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Libano, UNIFIL e Covid-19, sicurezza sanitaria nel territorio e controllo della Blue Line

09-fase del pattugliamento motorizzato

Shama, 5 maggio 2020 – Il generale Stefano Del Col, capo della missione e comandante UNIFIL dei caschi blu in Libano, in una campagna di sensibilizzazione rivolta agli oltre 11000 uomini e donne di UNIFIL avvenuta a fine marzo, ha sottolineato in un suo discorso che “L’emergenza sanitaria non deve distoglierci dai nostri compiti primari: la sicurezza nella zona sud del Libano e il controllo della Blue Line” e rivolgendosi ai peacekeepers ha ricordato che La prevenzione è la migliore arma”.

Nella sede del Sector West comandato dal generale di brigata Diego Fulco, proseguono i pattugliamenti sulla Blue Line, non si arresta né il supporto né le attività in stretto coordinamento con le LAF (Lebanese Armed Forces) chiamate in questo momento ad un controllo capillare del territorio.

I peacekeeper di UNIFIL continuano la propria missione mettendo in atto tutte le accortezze che mirano a prevenire la diffusione del virus.

Misure d’igiene, utilizzo di dispositivi di protezione individuale, rispetto costante e attento delle disposizioni sanitarie non fermano lo spirito di servizio che anima non solo i militari italiani, ma tutti i soldati dei 45 paesi contribuenti.

I caschi blu italiani del Sector West con il loro servizio onorano il mandato ricevuto dalle Nazioni Unite, un modo anche questo per essere vicini ai colleghi, in Italia, chiamati a far fronte all’emergenza pandemica.

Nella quotidianità del proprio servizio i nostri soldati hanno incrementato la propria sicurezza con l’uso di mascherine, guanti e gel igienizzante. All’entrata delle United Nation Positions, le basi di UNIFIL, viene rilevata la temperatura corporea di tutto il personale, civile e militare, primo screening per evidenziare eventuali contagiati. Vengono evitati gli assembramenti e rispettate con attenzione le norme igieniche.

Anche in Libano l’emergenza COVID-19 ha cambiato il modo di affrontare ogni singolo giorno, ma questo non intacca il senso del dovere e di servizio dei militari.

L’orgoglio italiano, passa anche dal Libano.

07-fase del pattugliamento

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L’Esercito Italiano compie 159 anni, discorso agli italiani del capo di SME, generale Salvatore Farina (video)

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Roma, 04 maggio 2020 – Dal 1861 l’Esercito Italiano è orgoglioso di servire il Paese con lo stesso spirito e gli stessi valori di sempre, ma oggi in emergenza Covid nessuna parata oggi, nessuno schieramento per celebrare il 159 l’anniversario della Costituzione dell’Esercito Italiano.

L’Esercito conta oggi circa 2.750 militari schierati in importanti missioni internazionali in oltre 15 Paesi tra cui Iraq, Libano, Afghanistan, Kosovo, Libia, Somalia, Niger, Mali e altre missioni internazionali con compiti che vanno dalla cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di stabilizzazione e ricostruzione, fino all’addestramento delle forze di sicurezza locali, ossia quella settore di attività noto come Security Force Assistance (SFA).

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I soldati impegnati in Italia nell’ambito dell’Operazione “Strade Sicure” sono invece stati incrementati a circa 7.200 che, in concorso alle Forze dell’Ordine per il presidio del territorio, attraverso idonee rimodulazioni del dispositivo, sono stati destinati anche a garantire il rispetto delle norme poste in essere dalle autorità governative, per contenere la diffusione del Covid 19.

La storia del nostro Esercito, pur avendo radici molto più lontane e profonde nel tempo, iniziava il 4 maggio 1861 data in cui un provvedimento del Ministro della Guerra Manfredo Fanti decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita dell’Esercito Italiano. Il contributo dato da tutti gli italiani che hanno avuto l’onore di servire il proprio Paese con l’uniforme dell’Esercito è incommensurabile e continua anche oggi in questo delicato periodo, che vede la Forza Armata schierata in prima linea al fine di contenere la diffusione del Covid-19.

Schermata 2020-05-04 alle 17.06.06Non potendo onorare questa data con nessuna cerimonia, in ottemperanza alle vigenti disposizioni di legge, in un video messaggio diffuso sui canali social come Facebook, YouTube, Instagram, il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Salvatore Farina rivolgendosi a tutti gli italiani ha affermato: “Noi soldati, donne e uomini dell’Esercito, siamo veramente orgogliosi di servire il nostro Paese; l’Esercito c’è oggi, ci è stato in passato, e ci sarà sempre, per voi e insieme a voi”.

Durante il suo intervento il cenerale Farina ha voluto sottolineare come in tutti questi anni i valori di amor di Patria, di responsabilità, di altruismo, di giustizia e di libertà trasmessi da chi ci ha preceduto siano rimasti intatti nel tempo e siano patrimonio anche dei soldati di oggi che compiono il loro quotidiano dovere in Italia e all’estero.

(Un omaggio social della banda dell’Esercito)

Un impegno poliedrico dell’Esercito, che evidenzia una eccezionale preparazione e competenza di tutti i suoi uomini e donne che, attraverso una formazione improntata allo spirito di sacrificio e alla dedizione per il proprio lavoro, forniscono allo Strumento Militare Terrestre, sia avanzate capacità di combattimento sul terreno, sia straordinarie possibilità di intervento, in Patria o all’estero, in situazioni emergenziali e di pubblica utilità.

Una presenza rassicurante, richiesta a gran voce da tutti i cittadini e dagli amministratori locali, soprattutto in questo particolare momento che vede l’Esercito impiegato su vari fronti come la sanificazione e igienizzazione di edifici pubblici, residenze sanitarie assistenziali e strade di vari comuni d’Italia, un contributo che non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato una preparazione e un addestramento costante nel tempo.

Continua anche il piano di trasporto multimodale effettuato, in supporto alla Protezione Civile Nazionale, per la distribuzione, non solo di materiale sanitario e dispositivi di protezione individuale ma anche di generi alimentari in favore dei cittadini più bisognosi. Un momento di difficoltà che sta evidenziando le particolari doti di altruismo e generosità dei soldati dell’Esercito che, con spiccata iniziativa si sono mobilitati per la raccolta di materiali e generi alimentari evidenziando un fortissimo senso civico che li contraddistingue.

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Un prezioso contributo è dato in questa emergenza, soprattutto dai circa 200, con punte massime di impiego fino a 260, tra medici e infermieri dell’Esercito, che operano costantemente in varie strutture militari e civili d’Italia, per alleviare il peso della pandemia sulle aziende sanitarie locali. A tal fine è stato da poco inaugurato presso il Policlinico militare Celio di Roma un’importante struttura Covid-Hospital realizzata grazie al pregevole contributo dei nostri soldati dell’Arma del Genio.

L’Esercito, che oggi ricorda i suoi 159 anni di storia al servizio dell’Italia, è una Istituzione cardine del sistema Paese, fondato su una salda base etico-valoriale, vicina al cittadino e in grado di rinnovarsi e adattarsi ai repentini mutamenti degli scenari di riferimento, una Forza Armata sempre pronta, capace, efficiente e coesa, basata sull’elemento umano e supportata da moderni sistemi e tecnologie. Mai come in questo momento il nostro grazie a tutti i soldati dell’Esercito Italiano!

 L’Esercito c’è oggi, c’è stato in passato, e ci sarà sempre, per voi e insieme a voi! 

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Raccolta fondi per Pasquale Apicella, il poliziotto deceduto per impatto frontale con l’autovettura dei fuggitivi

9178efed-0a6e-4af8-9a7f-f5eddc876690Napoli, 30 aprile 2020 – L’agente scelto di Polizia Pasquale Apicella, deceduto per impatto frontale con l’autovettura dei fuggitivi durante un inseguimento a bordo della sua volante per le strade di Napoli, per mano di cittadini Rom, lascia una moglie, Giuliana e due figli.

Di seguito i dati per poter fare una donazione alla famiglia di Pasquale, la beneficiaria sarà la moglie:

IBAN IT43C0310439950000000823930
beneficiaria Giuliana Ghidotti Apicella (moglie dell’agente Apicella)

o cliccare il pulsante qui sotto e si aprirà una pagina PayPal per la raccolta donazioni a favore della moglie e dei figli di Pasquale Apicella.

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Terminati i lavori di ampliamento del Celio pro Covid, il capo di SMD gen. Enzo Vecciarelli in visita con il ministro Difesa Lorenzo Guerini

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Roma, 29 aprile 2020 – Conclusi i lavori di ampliamento del Policlinico Militare il Celio di Roma in solo 22 giorni – ben una settimana prima del previsto, con interventi infrastrutturali per un rapido incremento delle capacità ricettive e terapeutiche per i malati di Covid 19, al fine di divenire un hub di riferimento nella capitale.

Il capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Enzo Vecciarelli ha ricevuto il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, al Policlinico di Roma “Celio”. Insieme al capo di Stato Maggiore dell’Esercito generale di corpo d’armata Salvatore Farina ed il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale di squadra aerea Alberto Rosso hanno visitato il nuovo reparto dedicato all’emergenza Covid.

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L’intervento nel suo complesso, progettato in sinergia con la Regione Lazio e il commissario straordinario per l’emergenza, ha aumentato le capacità ricettive per i malati di corona virus fino a 150 posti letto, di cui 50 modulabili tra terapia intensiva e subintensiva.

I lavori di implementazione, sono stati portati a termine dal Genio dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare (6° reggimento pionieri dell’Esercito e 2 reparto genio – 8 Gruppo Genio Campale dell’Aeronautica Militare), sotto la guida del Comandante del Comando Logistico dell’Esercito, ed ha interessato 5 fabbricati preesistenti con il potenziamento della centrale di fornitura di gas e aria medicale.

Tale ampliamento è derivato dallo sforzo profuso dalla Difesa e più in particolare dalla Sanità militare a sostegno del Servizio Sanitario Nazionale nel contrasto all’emergenza COVID che ha visto, sin dall’ inizio dell’emergenza, l’immediata operatività del Policlinico di Roma “Celio” quale importante elemento di riferimento istituzionale per garantire una risposta immediata alle esigenze sanitarie.

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Nell’ambito della gestione dell’emergenza, il Policlinico è pienamente inserito nella rete del Sistema Sanitario Regionale, grazie ad un accordo quadro siglato nel 2017 e convenzioni attuative del 2019 che hanno comportato un incremento di ospedalizzazione per 40 persone con una riduzione delle liste di attesa e con un ritorno per le Forze Armate in termini di formazione professionale.

Dallo scorso 16 marzo, nell’ambito dell’applicazione del misure di contrasto al COVID 19, il Policlinico di Roma “Celio” in coordinamento con l’Istituto Spallanzani aveva già attivato un’area dedicata all’esigenza con 36 posti letto di cui 6 per la terapia intensiva, ove operano 39 Ufficiali medici e 61 Sottufficiali Infermieri e messo inoltre a disposizione anche dell’Azienda Ospedaliera S. Giovanni Addolorata, le proprie capacità di ricovero e cura nei settori clinici d’urgenza.

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Italia setacciata dai NAS per contrastare il commercio delle mascherine e test Covid non conformi alle normative vigenti

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Roma, 29 aprile 2020 – Continua ininterrotta l’attività dei NAS (Nuclei Antisofisticazione e Sanità) sul territorio nazionale per contrastare il commercio delle mascherine e dispositivi facciali di protezioni non conformi alle normative.

Soltanto negli ultimi giorni i Carabinieri dei Nuclei Antisofisticazione e Sanità hanno sequestrato oltre 360.000 mascherine di varia tipologia, dalle chirurgiche alle filtranti tipo FPP 2, per un valore commerciale di oltre 700.000 euro.

Tra le irregolarità riscontrate ci sono la commercializzazione di dispositivi di protezione privi del marchio CE o con falsa dichiarazione di conformità e la commercializzazione di mascherine prive delle informazioni minime sul prodotto o con presenza di informazioni soltanto in lingua straniera in contrasto con le norme del Codice del consumo.

I Carabinieri hanno sequestrato anche 180 test per diagnosi rapida per Covid-19 privi delle informazioni sul prodotto in lingua italiana.

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Lettera dalla figlia di uno “sbirro”

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Rigirata alla redazione da un lettore, è la lettera di una ragazza di 16 anni figlia di un poliziotto.

Scusami. Scusatemi tutti, resterei in silenzio se solo l’ansia non mi divorasse e le mani non mi tremassero, è così da 16 anni ormai, ma oggi tutti i brutti pensieri che mi tormentavano quando ero piccola, sono diventati realtà.

Poche persone in questo momento si sentono come mi sento io, c’è chi è mortificato, chi non fa altro che piangere, c’è chi ha già dimenticato tutto e chi non li dimenticherà mai. Io tremo, come ogni volta che squilla il telefono di casa quando papà è a lavoro, tremo quando non torna in orario, quando parte in anticipo. Tremo per notti intere quando ha il turno serale, e per lunghe mattinate date dalle notti insonni. Voi non lo sapete cosa significhi aspettare due minuti al telefono perché dall’altra parte nessuno risponde, magari era in bagno o a prendere un caffè, ma i figli delle forze dell’ordine non pensano mai a queste cose.

Io sono cresciuta così.

Mio padre era presente a tutti i compleanni, è sempre riuscito a dividere lavoro e famiglia, ma io avrei voluto che a lavoro non ci tornasse mai. I miei amici lo guardavano sempre pietrificati quando veniva a prendermi a scuola in divisa, era l’eroe delle fiabe che tutti ammiravano, per me invece era un pó come la nonna di Cappuccetto Rosso, per quanto cercasse di salvare la nipotina, il lupo ebbe la meglio su di lei. È sempre toccato a me difendere il suo mestiere davanti a quei quattro cretini che mi urlavano: “Stai zitta tuo padre fa lo sbirro.”

Se quella notte avevano dormito tranquilli nel loro letto, era grazie agli sbirri. Se i loro genitori avevano ritrovato il portafoglio rubato, era grazie agli sbirri. Se non erano morti per droga o alcol, o se la zia spaventata era tornata a casa sana e salva, era solo grazie agli sbirri. Scusatemi se ancora parlo, ma se smettessi probabilmente non ricorderei nemmeno il mio nome.

Stanotte è morto un poliziotto, è morto un uomo che lavorava insieme a mio padre. Io non lo conoscevo, non avevo mai sentito parlare di lui. So che aveva 37 anni, che aveva deciso di tornare a Napoli per la sua famiglia, che fino a poco tempo fa lavorava al centralino. So che sua madre non era molto felice quando ha saputo che volesse fare il poliziotto, e che la moglie stanotte non riusciva a dormire. So che il bambino di tre mesi non ricorderà nulla del padre, e quello di sei anni non riuscirà mai a dimenticare i suoi abbracci. So che si chiamava Pasquale, e che ha dato la sua vita al lavoro per un misero stipendio a fine mese. Non voglio parlare di soldi, per noi i soldi sono solo una presa in giro.

Nessuno vuole diventare poliziotto, carabiniere, guardia di finanza o vigile del fuoco per denaro o fama, ma tutti da giovani desideravano di cambiare il mondo, senza rendersi conto che sarebbe stato il mondo a cambiare loro.

Scusami se ancora parlo, ma stanotte Pasquale è morto. I suoi colleghi non trovano le parole adatte e tu nemmeno ti ricordi come si fa a parlare, forse in questa storia sono l’unica che abbia veramente il diritto di dire qualcosa. In quella macchina poteva esserci mio padre, sarebbe sceso ieri sera alle 20:30 e non sarebbe più tornato, io avrei sentito giornalisti, medici, testimoni parlare di lui, ma nessuno sapeva cosa stessi passando io, non so cosa tu stia passando, ma per tutte le volte che ho immaginato succedesse a me, quasi riesco a sentire il tuo dolore.

Non è giusto, perché io ho 16 anni e ho ancora la speranza di credere al lieto fine, perché ho 16 anni ed ho ancora l’ingenuità di credere in questo paese. Sono arrabbiata, ma non so con chi esserlo, quasi odio mio padre. Voglio urlare, ma nessuno capirebbe le mie grida. Non so se riuscirò mai a stare tranquilla quando papà non è a casa, Secondigliano mi mette più paura della Siria, forse perché questa sarà per sempre la mia guerra, stanotte Pasquale l’ha persa.Mi ha ricordato di quanto sia importante abbracciare mio padre prima di scendere, guardarlo per avere sempre i suoi occhi dentro i miei.Sono mortificata, non smetto di piangere, l’ho già dimenticato o non lo dimenticheró mai? Scusami,scusatemi tutti.

Firmato: la figlia di uno “sbirro”


I Carabinieri nella presentazione del concorso fotografico Siena Awards 2020

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Siena, 27 aprile 2020 – Presentata oggi la 6^ edizione di Siena Awards, evento fotografico in programma a Siena dal 23 ottobre al 29 novembre 2020, dal titolo “L’immaginazione non si ferma”. La manifestazione è stata presentata da Luca Venturi che, insieme al colonnello Stefano Di Pace, comandante provinciale dei Carabinieri di Siena, ha voluto commentare la copertina della manifestazione.

La foto è dedicata alla speranza e ritrae la spontaneità di una bambina, che indossa una mascherina nell’epoca del corona-virus, nel momento in cui dona un fiore ad un carabiniere, quasi a volerlo ringraziare per il servizio che svolge.

Il Siena Awards, tra i 5 più importanti concorsi fotografici al mondo, vede la partecipazione di 160 paesi ed ha visto, tra l’altro, l’adesione di Ami Vitale, Randy Olson, Brendt Stirton, Mary Calvert, Paula Bronstein, Greg Lecoeur, Alain Schroeder, Timothy Allen, nonché la presenza in giuria di rappresentanti delle più importanti testate internazionali, tra cui New York Times, The Guardian, National Geographic, Bloomberg, Lonely Planet, The Times, Daily Mirror, El Pais.

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La foto scelta per la presentazione, scattata da un carabiniere, Giuseppe Ulizio, ritrae la dolcezza del gesto della bambina, verso la quale protende il militare, condividendo il gesto di positività e di fiducia, in una azzeccata sovrapposizione cromatica che vede sovrapporsi i colori dell’abitino e dell’uniforme.

Si tratta di un semplice ma importante riconoscimento a tutti i carabinieri che, anche in questo momento di difficoltà, in ogni parte d’Italia, accanto a medici, infermieri e agli altri operatori della sicurezza, hanno continuato a svolgere il loro servizio nelle Comunità e per le Comunità” ha detto il colonnello Di Pace, ringraziando Luca Venturi della bella iniziativa e del riconoscimento dato all’Arma.

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