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Archivi del mese: giugno 2016

Girandola michelangiolesca, l’Esercito in piazza del Popolo

Roma, 30 giugno – Si è svolta ieri sera a Piazza del Popolo, in occasione delle celebrazioni per i patroni della città e della cristianità, i Santi Pietro e Paolo, la storica manifestazione della Girandola michelangiolesca, spettacolo pirotecnico che ha visto la partecipazione dell’Esercito con la Musica d’Ordinanza del 1º Reggimento Granatieri di Sardegna e con 4 binomi a cavallo del Reggimento Lancieri di Montebello (8°).

Binomi a cavallo dell'8° reggimento Lancieri di Montebello

Binomi a cavallo dell’8° reggimento Lancieri di Montebello

La banda (Musica d’Ordinanza) del 1º Reggimento Granatieri di Sardegna, in uniforme storica del 1848, ha intrattenuto il numeroso pubblico romano e straniero accorso per l’occasione, eseguendo brani del Risorgimento e chiudendo l’evento, dopo i fuochi artificiali, sulle note dell’inno di Mameli.

La partecipazione dell’Esercito alla Girandola michelangiolesca ha suggellato il forte connubio esistente tra la Forza Armata e la collettività, testimoniato dagli interventi nei casi di pubblica utilità che vedono, solo per l’Operazione Strade Sicure, oltre 7.000 uomini e donne affiancare le forze di polizia in  attività di presidio del territorio a cui si aggiungono  oltre 850 operazioni di bonifica di ordigni risalenti alle Guerre Mondiali, già effettuati nel corso del 2016.

La banda del 1° reggimento Granatieri di Sardegna

La banda del 1° reggimento Granatieri di Sardegna

La Musica d’Ordinanza del 1º Reggimento Granatieri di Sardegna fu fondata nel 1786 ed è la più antica formazione musicale dell’Esercito. Si esibisce in occasione di visite ufficiali di Capi di Stato e di governo, incontri sportivi e internazionali oltre che in molteplici manifestazioni militari e civili.

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Fonte e immagini: Stato Maggiore dell'Esercito
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Esercito: iniziato in Abruzzo il tour promozionale estivo

 

L’Aquila, 30 giugno 2016 – Il 28 giugno i militari dell’info-team del Comando Militare Esercito “Abruzzo”, schierati all’interno del centro commerciale “il Nuovo Borgo” di Sulmona, hanno fornito ai giovani le informazioni e chiarimenti utili riguardo le procedure e le modalità per la presentazione delle domande di partecipazione ai concorsi per arruolamento nell’Esercito.

Sono stati illustrati i compiti, le responsabilità, i requisiti e i vantaggi che derivano dalla consapevole scelta di appartenere a una delle categorie all’interno dell’Esercito Italiano, quali gli ufficiali, i marescialli e i volontari in ferma prefissata di 1 anno (VFP1).

È stato dato ampio risalto anche alle modalità di accesso al bacino della Riserva Selezionata che è risultata di particolare interesse da parte di alcuni professioni intervenuti.

La prossima tappa del Tour Promozionale Estivo in Abruzzo si svolgerà il 14 luglio presso il centro commerciale “I Marsi” di Avezzano (AQ).

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Fonte e immagini: Comando Militare Esercito Abruzzo


Afghanistan: esercitazione di evacuazione sanitaria

Herat, 30 giugno 2016 – Nei giorni scorsi, alcuni reparti italiani del contingente nazionale che opera in Afghanistan hanno condotto una complessa esercitazione di Aeromedical Evacuation – MEDEVAC per testare le procedure, il coordinamento e le tempistiche di reazione di tutti i vari assetti che devono  intervenire in caso di trasporti sanitari d’urgenza effettuati con l’utilizzo di elicotteri. Una capacità di intervento molto importante nel delicato teatro afgano, che deve essere mantenuta sempre ai massimi livelli di efficienza e prontezza.

L’attività coordinata dal Train Advise Assist Command West (TAAC W), comando a guida italiana inserito nella missione Resolute Support in Afghanistan, ha visto la partecipazione di molte componenti: elementi delle Forze Speciali, del 4° reggimento alpini paracadutisti, elicotteri NH 90 del Task Group Fenice, assetti del 66° Reggimento Fanteria Aeromobile “Trieste”, team Medevac, due equipe chirurgiche dell’Ospedale Role 2, elementi di sicurezza areale della Task Force Arena del 7° reggimento bersaglieri e del Base Operation Center (B.O.C.) dell’Aeronautica Militare per il monitoraggio e la regolamentazione del traffico aereo civile all’interno dell’Aeroporto di Herat.

Il comandante del TAAC W, generale Gianpaolo Mirra, ha seguito da vicino lo sviluppo di tutte le attività esprimendo soddisfazione per il buon andamento dell’addestramento che è stato condotto con un alto elevato livello di realismo e  con  tempi di reazione dei vari team, benché estremamente ristretti, tutti pienamente rispettati.

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Fonte e immagini: Stato Maggiore della Difesa

Alpini: pochi giorni al via dell’esercitazione “5 Torri 2016”

L’importante evento, che vedrà la presenza di soldati provenienti da 15 Nazioni ed al quale sono attese le massime Autorità civili e militari, sarà trasmesso in diretta streaming sui siti dell’Esercito (www.esercito.difesa.it) e dell’Associazione Nazionale Alpini (www.ana.it)

Bolzano, 29 giugno 2016 – Il prossimo 7 luglio (con inizio dalle ore 10.30), nel cuore delle Dolomiti bellunesi si svolgerà l’esercitazione alpinistica internazionale “5 Torri 2016”, organizzata dal Comando Truppe Alpine ed a cui è possibile assistere accedendo in zona di esercitazione dall’ampio parcheggio libero della Baita Bai de Dones/Rifugio Scoiattoli (lungo la strada che collega Cortina al Passo Falzarego).

Un evento sempre molto atteso ed il cui interesse è accresciuto dal fascino del luogo in cui si svolge, oggi patrimonio dell’UNESCO e “museo a cielo aperto” della Prima Guerra Mondiale, in quanto sono tutt’ora ben visibili e visitabili gli imponenti sistemi di trincee e di fortificazioni realizzate 100 anni fa; sul versante nord delle 5 Torri era infatti posizionato il Comando dell’artiglieria italiana, da dove era in grado di controllare e battere con il fuoco dei cannoni le postazioni nemiche.

L’esercitazione militare si svilupperà in due fasi distinte, che vedranno lo svolgimento prima delle attività alpinistiche e di soccorso in parete sul versante sud delle Torri (inizio ore 11.00) e, successivamente, di una dimostrazione tattico-operativa nell’ampio spiazzo antistante il Rifugio Scoiattoli (inizio ore 11.45), a cui assieme agli Alpini prenderanno parte anche gli elicotteri dei reggimenti AVES “Altair” e “Antares”, i Ranger delle Forze per Operazioni Speciali dell’Esercito e gli assetti cinofili del Centro Militare Veterinario di Grosseto.

Per seguire da vicino e in sicurezza tutte le attività, si consiglia di avere al seguito il caschetto da alpinismo.

Per informazioni e accrediti stampa:
Maggiore Stefano Bertinotti
Comando Truppe Alpine
Tel: 320 4261116
mail: comalp.pi@libero.it

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Fonte e immagini: Comando Truppe Alpine

Ma chi era Bud Spencer? Eccolo svelato in un’intervista fatta da Poliziamoderna

Roma, 29 giugno 2016 – In Campidoglio a Roma a ricordare Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer anche una delegazione delle Fiamme Oro, gruppo sportivo della Polizia di Stato, per omaggiare e deporre dei fiori ai piedi del feretro dell’attore scomparso il 27 giugno a Roma all’età di 86 anni. Carlo Pedersoli e’ stato un atleta di nuoto delle Fiamme Oro.  

Di seguito un’intervista rilasciata da Bud Spencer a Poliziamoderna, rivista ufficiale della Polizia di Stato.

Da recordman sportivo a cantautore, tutto quello che avreste voluto scoprire di Bud Spencer ma non avete mai avuto il coraggio di chiedergli

Alla nascita pesava sei chili e ora, poi ultraottantenne, centoventicinque. Per tutta la vita ha mantenuto una fisicità montagnosa. Impossibile non notarlo. Impossibile non riconoscerlo. Bud Spencer ha “riempito” i grandi schermi del pianeta con cazzotti e risate: i film da lui interpretati sono stati visti da Fidel Castro, come in tutti i Paesi Arabi e in Asia ha spopolato dopo Piedone ad Hong Kong. In Germania pullulano i fan club, mentre in Italia lo hanno finalmente omaggiato del David di Donatello alla carriera. Ma per chi ama lo sport rimane sempre il grandissimo nuotatore Carlo Pedersoli, il primo atleta nostrano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero, campione nazionale per dieci anni consecutivi, all’inizio dei quali mosse le sue potenti bracciate per il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, quando le Fiamme oro non esistevano ancora ma sarebbero nate di lì a poco. Nonostante siano trascorsi tanti anni da quando Carlo vestì la tuta dai colori cremisi, il suo legame con la Polizia di Stato è ancora fortissimo. Forse perché si riconosce più come sportivo che come attore. Anzi in lui lo sportivo confligge con l’attore. Tanto che per rimettere le cose a posto c’è voluto un libro autobiografico, scritto assieme a Lorenzo De Luca per i tipi della Aliberti editore, Altrimenti mi arrabbio. Titolo minaccioso di cui Poliziamoderna chiede timorosamente conto al mitico Bud-Carlo in un incontro nello studio di Via Archimede a Roma.
Perché si dovrebbe arrabbiare? Lei ha avuto una vita ricchissima, è stato un grande sportivo, ha scritto canzoni, fatto lo sceneggiatore, costruito strade, guidato aeroplani, girato il mondo a ritmo di ciack…
Come spiego nel libro è Carlo Pedersoli ad arrabbiarsi con Bud Spencer che lo oscura, pigliandosi troppo spazio e troppi onori immeritatamente. Bud Spencer è nato perché il pubblico lo ha creato e ne ha decretato il successo ma non mi appartiene, mentre Carlo Pedersoli è stato pugilatore, lottatore, rugbysta e, infine, atleta acquatico di rango olimpionico (Helsinki, Melbourne, Roma,): dieci anni centravanti del Settebello, la nazionale di pallanuoto, il primo a scendere sotto il minuto nello stile libero. Ho dato tanto allo sport e lo sport ha dato tanto a me, insegnandomi principi e valori su cui ho fondato la mia esistenza.

Qual è l’insegnamento cardine avuto dall’attività agonistica?

Paradossalmente la mia prima grande vittoria nello sport è stata imparare a perdere. Saper accettare la sconfitta. Riconoscere la bravura dell’altro e, di contro, i miei limiti. Quindi lavorare su di essi per migliorarmi. Sono pilastri su cui si è basato il mio percorso di crescita come persona.

Alla celebrazione del Cinquantenario delle Fiamme oro nel 2004, ai festeggiamenti per le favolose medaglie conseguite alle Olimpiadi del 2008, come ad altre manifestazioni importanti, lei è stato invitato ed ha sempre partecipato. La Polizia di Stato le è affezionata, ricambiata, non c’è che dire, dallo stesso calore. Come se lo spiega?

Sicuramente perché la mia appartenenza ai gruppi sportivi della polizia – andavo ad allenarmi nella piscina della Caserma di via Guido Reni – è stata un’esperienza fondante, seppur breve. Lì ho imparato a unire lo spirito agonistico dello sport al senso della legalità, della correttezza e del coraggio. Perciò sono rimasto sempre un atleta in maglia cremisi, almeno nell’animo e nei comportamenti. Da allora la divisa rappresenta per me qualcosa di pulito che, purtroppo, nella mia terra natìa, il napoletano, si sta volatilizzando.

Però i successi in piscina non sono bastati ad accontentare Carlo Pedersoli?

No, infatti. A 28 anni mi strappai dai Parioli e dalle feste romane del sabato sera. Era troppo splendente e allo stesso tempo troppo scontato quello che mi succedeva. Io non sapevo se ero coraggioso, geloso, pavido, insicuro, invidioso, iroso… Fino a quel momento avevo vissuto nell’ovatta meravigliosa di campione, con belle donne, lussuosi alberghi, viaggi in tutto il mondo: mi sono dovuto mettere alla prova per capire me stesso. Perciò sono partito per il Venezuela andando a vendere automobili a Caracas, prima, e poi a lavorare per una società che costruiva strade in Amazzonia. Anni duri che mi hanno fatto scoprire chi fossi nel bene e nel male.

Tutti vorrebbero avere un amico come Bud Spencer che li proteggesse dalle ingiustizie. Nei film il suo personaggio è sempre dalla parte dei più deboli. È così anche nella vita?

Sì, ci sono diventano dopo quell’esperienza in Sudamerica. Tra i tanti premi, certificati, diplomi, fotografie con dediche importanti che sono in questa stanza quello a cui tengo di più è l’attestato d’investitura ad ambasciatore Unesco nel mondo per la difesa dei diritti umani in particolari dei bambini che sono fonte di verità e bellezza. Ho avuto la gioia di tre figli e cinque nipoti e amo passare il tempo con i più piccoli oltre a fare qualcosa per loro. Per esempio, ho appena terminato una campagna d’informazione sulle miopie gravi nelle scuole elementari, patrocinata dall’Unione italiana cechi. E adesso mi accingo a farne un’altra contro la droga. Ho già partecipato ad un incontro con il campione del pallone Ivan Cordoba, organizzato da Polizia di Stato e Ambasciata colombiana per lanciare una campagna contro la cocaina. Posso dire sinceramente che non mi sono mai drogato né ubriacato. Ho sempre voluto essere cosciente e lucido, preferendo assumermi la responsabilità dei miei sbagli: è il concetto che vorrei trasferire ai giovani.

Inevitabile chiederle quanto vede in pericolo lo sport a causa del doping.

Il colore della cocaina l’ho visto per la prima volta nella mia vita sul set di Piedone lo sbirro perché né in piscina né in altri ambienti agonistici ai miei tempi ho mai scoperto qualcuno a drogarsi. Purtroppo lo sport adesso è quasi finito, ormai è solo spettacolo, decine e decine di atleti si sono usurati e intossicati per la smania e l’ossessione di vincere. Perché in questo star system che è diventato lo sport chi arriva secondo è un imbecille. Trovo pericolosi tutti quei commenti esacerbati sulla nazionale di calcio alla World Cup: condannare i giocatori perché “devono” dare dei risultati significa pretendere che siano macchine, perfetti, infallibili. A un calciatore che costa 9 milioni di euro gli guardano in bocca come ai cavalli per vedere se ha problemi di salute, altrimenti non viene comprato… Non siamo forse ritornati al mercato degli schiavi?! Schiavi d’oro, in questo caso.

A primavera a lei e a Terence Hill è stato consegnato il David di Donatello quale riconoscimento della lunga carriera, dal ’67 al ’94, da attori di spaghetti western. Come spiega il successo di questo filone oltre che della vostra coppia?

Tengo più all’Unesco che al David, però ammetto che è stato un premio importante visto che in realtà non sono mai stato un attore professionista bensì un dilettante. Due anni dopo la serie di Trinità, il signor Mel Brooks fece lo sceriffo negro con la sella di Gucci in Mezzogiorno e mezzo di fuoco. Per me e Terence Hill è stato un orgoglio aver creato un genere, il comic western, dove non moriva nessuno e nessuno si faceva male veramente. Durante le scazzottate tutti si rimettevano in piedi, senza spargimento di sangue. Il pubblico godeva del fatto che menavamo a tizi arroganti e prepotenti che se la prendevano con le donne, i bambini, gli anziani, i malati. Ma non c’era giustizialismo violento in questo. Era tutto comico pur non essendo né io né Terence realmente comici. Abbiamo copiato dal cinema muto, da Buster Keaton, Chaplin, Oliver Hardy che non parlavano però quello che facevano era comico: comicità gestuale, questo il nostro segreto. A noi ci veniva naturalmente.

Il cazzottone a rincarcagnata è l’unica arma, peraltro vincente, che sfodera nei film. Che rapporto ha avuto nella vita con pistole, fucili e coltelli?
Ho il porto d’armi e una pistola calibro 9 che sta smontata in seimila pezzi e i proiettili in un altro posto. Ma cerco di non usarla: prima vado con le mani. Mi conforta la forza fisica sviluppata con lo sport. Ne ho fatti di tutti i colori sono nato pugilatore, poi ho fatto il lottatore e il rugby. Le armi non le amo e in particolare leverei di mezzo tutti i cacciatori.

La fortunata serie di film con Piedone lo sbirro, il serial tv Detective Extralarge, in ultimo I delitti del cuoco. Molte sue fiction la vedono poliziotto. Se l’avesse fatto nella vita che tipo sarebbe stato?

Anni fa avrei fatto l’agente che sta in strada, come in molti miei film. Adesso con gli avanzamenti della scientifica, ma anche con l’avanzamento dell’età, mi affascinerebbe stare in laboratorio tra microscopi e apparecchi tecnologici. Pur non essendo un poliziotto nella mia esistenza di delinquenti ne ho incontrati molti, soprattutto in Sudamerica, quando lavoravo nella giungla amazzonica. Ho sperimentato che l’uomo tende a dimenticare, pur avendo fatto cose tremende si autogiustifica. Per cui ho coniato due aforismi “rivisitati”: Ave canem e cave caesar, Mangio ergo sum. In pratica quello a cui bisogna fare attenzione è l’uomo, l’unico animale veramente pericoloso per la sua stessa razza, perché la parte istintuale è sempre predominante nell’essere umano.

Visto che lei è un pilota provetto e ha posseduto una società di aeromotori, ci saremmo aspettati che avesse voluto fare l’elicotterista della Polizia di Stato…

Beh, certo sarei in grado. So pilotare il 212 e sono stato il primo ad usare il 412 appena uscito dalla fabbrica che è quello in dotazione alla polizia. Nel mio parco di aeroveicoli c’erano il 109, il dophen bimotore, l’ecureuil (lo scoiattolo). Poi ho anche competenza acquisita nella aereonautica. In tutto conto 2.000 ore di volo di cui 1.200 di jet e 800 di elica. Il club aereonautico mondiale mi ha conferito il diploma per aver sorvolato l’Atlantico in solitaria con un mezzo piccolo ad elica. Naturalmente a mia moglie quella volta dissi: «Cara sto via qualche giorno per sbrigare un affare in Canada».

Re dell’acqua e re dell’aria. E con le automobili come si comporta? Ha tutti i punti della patente?

Amo correre ma lo faccio solo nelle competizioni sportive. Ho disputato gare con la Renault, per esempio la Caracas-Maracaibo, il giro del Tigre in Venezuela. Mentre nella guida “civile” sono tranquillo. Ho tutti i punti della patente. Anzi sono una vittima della strada. Qualche anno fa mi hanno investito e rotto il femore ed ora ho una protesi di titanio.

Ha vissuto intensamente, cimentandosi in prove sportive e non. Nessun rimpianto?

Sì, uno. Il fatto di essere arrivato nono su 1.500 atleti alle Olimpiadi, che non è malaccio come risultato, ma sarei stato fra i primi 4 o 5 se non avessi fumato. Nello sport mi sono tolto grandi soddisfazioni, ho persino vinto un campionato di vela. L’unica cosa che non ho mai praticato è il calcio (ma non m’importa niente) e l’equitazione, per evidenti problemi di physique du role. Per il resto, forse mi manca da fare il cantante d’opera. Sebbene in campo musicale abbia prodotto diverse cose. Pochi sanno che ho scritto le parole di molte canzoni per Nico Fidenco e per Ornella Vanoni. Ad ottobre esce il mio primo cd autoprodotto. Tutte canzoni in napoletano. Napoli è sempre nel mio cuore.

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Fonte e immagini: Polizia di Stato

Carabinieri: presentata l’opera del Maestro Michelangelo Pistoletto alla caserma Salvo D’Acquisto

Roma, 24 giugno 2016 – Alle ore 10.00, presso la sede del comando unità mobili e apecializzate “Palidoro”, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e il Maestro Michelangelo Pistoletto, hanno presentato l’opera “Terzo Paradiso” realizzata all’interno del giardino della caserma Salvo D’Acquisto.

“Terzo Paradiso” è la riconfigurazione del segno matematico dell’infinito. Due cerchi esterni rappresentano rispettivamente il primo paradiso, quello naturale, e il secondo paradiso, quello artificiale della scienza e della tecnica. Un anello centrale, unendo i due cerchi, crea l’armonia tra natura e artificio e regola l’equilibrio tra tutti i segni opposti. Questo emblema si propone come impegno di equità, reciprocità e rispetto nella prospettiva del futuro.

L’opera è realizzata con siepe di bosso e frammenti di monumenti romani che rappresentano la natura e la storia umana. Al centro è posta una scultura in acciaio che rappresenta la Fiamma, simbolo dell’Arma dei Carabinieri, realizzata dall’artista Fiamma Zagara.

Con questa opera il Maestro ha voluto esprimere a fondo il connubio tra arte e società. Come da lui affermato il simbolo del Terzo Paradiso “nel giardino della caserma dei Carabinieri Salvo D’Acquisto, indica il passaggio verso una nuova era di equilibrio e armonia dell’intera società. L’opera realizzata in questo luogo esprime a fondo il connubio tra arte e società a cui dedico la mia intera attività. Il sodalizio tra creazione artistica e la vita dell’Arma dei Carabinieri, totalmente consacrata al bene della società umana, viene suggellato dal simbolo del Terzo Paradiso, e diviene auspicio di progresso e di pace per il futuro della civiltà”.

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Fonte e immagini: Arma dei Carabinieri
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Il generale Graziano in visita in Turchia incontra il capo delle Forze Armate turche

Kahramanmaras, 23 giugno 2016 – Il generale Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa, in Turchia per una visita ufficiale, ha incontrato questa mattina il generale Hulusi Akar, capo delle Forze Armate turche.

Durante la riunione bilaterale i due generali si sono confrontati sui principali temi di attualità relativi alla sicurezza internazionale e al ruolo delle Forze armate. Al centro dei colloqui le principali operazioni in cui sono impiegate le rispettive Forze armate, il fianco Sud dell’Alleanza con i rischi che da esso provengono e la cooperazione tra Italia e Turchia.

Nel pomeriggio il generale Graziano, accompagnato dall’ambasciatore italiano ad Ankara Luigi Mattiolo, ha visitato i militari italiani che operano nell’ambito  dell’operazione “Active Fence”, lanciata nel 2012 dalla NATO per proteggere la popolazione turca dal lancio di missili provenienti dalla Siria.

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Fonte e immagini: Ministero della Difesa
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