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Fake news, e tu le sai individuare?

‘Fake News’? Non è una trappola per giovani: 9 su 10 sicuri di saper riconoscere una bufala online

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Roma, 1 dicembre 2017 – Gli under25 difficilmente cadono nel tranello delle notizie fake (false) sul web. E quando ne scovano una, il 18% la segnala, il 12% commenta avvisando gli altri utenti. Discorso totalmente opposto, invece, per chi ha più di trent’anni. L’ora di educazione digitale dovrebbe essere quindi estesa ai genitori? È quanto emerge da una web survey (sondaggio sul web) su 3.500 utenti di Skuola.net per conto della Polizia di Stato per l’iniziativa Una Vita da Social.

Esplode il dibattito sulle fake news (notizie false), sulla loro potenza mediatica, sulla capacità di influenzare l’opinione pubblica. Un argomento che, finalmente, diventa da prima pagina. Ma se, finora, i destinatari delle principali campagne di comunicazione anti-bufale online sono stati soprattutto i più giovani, bisognerà forse cambiare strategia. Gli utenti web, infatti, si dividono in due grandi emisferi: da una parte gli ‘under25’; dall’altra tutti gli altri: è il 93% dei ragazzi tra gli 11 e 25 anni a dire di saper distinguere tra una ‘fake news’ e una notizia vera. Ovviamente con dei distinguo: di questi, 1 su 3 si dichiara confidente di riuscire sempre a riconoscere la bufala, 2 su 3 spesso ma non sempre. Tra gli ‘over25’, invece, ben il 34% ammette di cascarci ogni volta (quota che sale al 55% se isoliamo chi ha più di 30 anni). È quanto emerge da una ricerca effettuata da Skuola.net su 3.500 utenti del portale, per conto della Polizia di Stato per Una Vita da Social, l’iniziativa itinerante per l’educazione al corretto uso della rete arrivata oggi alla quinta edizione.

La profonda conoscenza delle piattaforme social sembra permettere ai più giovani di fiutare subito la puzza di bufala. Il ‘click baiting’ è il primo campanello d’allarme: per il 25% dei ragazzi, se le notizie hanno titoli poco chiari, che invitano ad aprire il link, probabilmente si tratterà di ‘fake news’; così come – per il 19% – la presenza di immagini che spingono a cliccarci per approfondire deve mettere sull’attenti. Ma anche richieste esplicite di condividere il contenuto (13%), la condivisione da parte di pagine che hanno già pubblicato notizie false in passato (11%), titoli allarmistici o clamorosi (5%), grafiche e caratteri appariscenti (4%) sono segnali molto gettonati dai ragazzi. Per la cronaca, circa un quarto degli ‘over25’ non ha saputo indicare come individuare una bufala. Mentre tra gli under 25 scendono a 1 su 6.

Adulti che, inoltre, non si pongono il problema di verificare se una notizia che gira sui social network (o sul web) sia vera o meno. Anzi, non si pongono proprio il problema: la pensa così il 38% di chi ha più di 25 anni (il 59% tra gli ‘over30’). Mentre i più giovani controllano eccome: il 54% cerca su Internet per vedere se ci sono altri siti più attendibili che parlano dello stesso argomento (e nello stesso modo), il 31% controlla che la fonte che ha pubblicato la news sia conosciuta e affidabile. Solo 1 su 10, invece, è più tranquillo se la notizia ha ricevuto tanti like o condivisioni (4%) o se viene postata da persone affidabili (6%). Appena il 5% tende a fidarsi a scatola chiusa.

Per questo quasi 7 ragazzi su 10, prima di condividere sui social una notizia interessante o curiosa, verificano che sia effettivamente vera. E un altro 25% la verifica solo se gli sembra particolarmente strana. Solo il 6% non verifica mai, contro il 35% degli ‘over25’. Discorso simile per i commenti: il 66% degli ‘under25’ verifica che la notizia non sia una bufala prima di commentare un post (un altro 26% solo se è troppo strana); tra i più grandi, invece, il 35% non lo fa mai (il 60% tra gli ‘over30’). Ancora peggio se la notizia pubblicata richiede la lettura di un testo più o meno lungo: il 53% degli ‘over25’ (addirittura il 67% se si isolano solo gli ‘over30’) per decidere cosa fare legge solo il titolo senza badare al contenuto. Gli ‘under25’, al contrario, in 3 casi su 4 consultano il contenuto per intero.

Diverso, tuttavia, è anche l’uso che adulti e ragazzi fanno delle piattaforme: il 57% dei più grandi dice di non leggere mai notizie o curiosità sui social (il 69% tra chi ha più di 30 anni). Così, quelle rare volte che s’imbattono in ‘fake news’, le subiscono senza fare nulla (si comporta così il 66% degli ‘over 30’). Se proprio devono agire, smettono di seguire quella pagina: lo fa il 50% degli ‘over 25’. Le nuove generazioni, invece, vivono in un altro mondo: il 31% s’informa sempre attraverso le piattaforme sociali, il 49% ogni tanto. Ma se si accorgono che è una bufala in tanti sanno cosa fare: il 18% la segnala agli amministratori del sito (tra i grandi lo fa solo il 5%), il 12% la commenta per avvertire che si tratta di un fake (tra gli adulti il dato è del 4%), solo il 29% smette di seguire la pagina.

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Fonte e immagine: Polizia di Stato
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Polizia postale: al via la 5^ edizione di “Una vita da social”, campagna educativa itinerante sui social network e contro il cyberbullismo

Preoccupa in maniera più forte il fenomeno del cyberbullismo: circa 2 ragazzi su 3 dichiarano di aver avuto esperienza diretta o indiretta di fenomeni di questo tipoUn tour itinerante di 47 tappe sul territorio nazionale e europeo

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Roma, 01 dicembre 2017 – Riparte dal Maker Faire a Roma la più importante e imponente campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete per i minori, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Quest’anno arricchita con il nuovo fenomeno delle Fake news: da una ricerca di Skuola.net, 1 adolescente su 3 si dichiara certo di saper riconoscere la bufala, 2 su 3 non sempre. Tra gli ‘over25’, invece, ben il 34% ammette di cascarci ogni volta (quota che sale al 55% se isoliamo chi ha più di 30 anni).

Un progetto al passo con i tempi delle nuove generazioni, che nel corso delle precedenti edizioni ha raccolto un grande consenso: gli operatori della Polizia Postale e delle comunicazioni hanno incontrato oltre 1 milione e 300 mila studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 109.125 genitori, 61.451 insegnanti per un totale di 9748 istituti scolastici, 39.000 km percorsi e 190 città raggiunte sul territorio e due pagine Twitter e Facebook con 121.000 like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online.

Ancora una volta aziende come Baci Perugina, Facebook, Fastweb, Google, Italiaonline, Lenovo, Microsoft, Poste Italiane, Tim, Norton by Symantec, Skuola.net, Vodafone, Wind Tre, Youtube e società civili scendono in campo insieme alla Polizia di Stato per un solo grande obiettivo: “fare in modo che il dilagante fenomeno del cyberbullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto delle tecnologie, non faccia più vittime”.

L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è quello di prevenire episodi di violenza, vessazione, diffamazione, molestie online, attraverso un’opera di responsabilizzazione in merito all’uso della “parola”. Gli studenti attraverso il diario di bordo e l’hastag #unaparolaeunbacio potranno lanciare il loro messaggio positivo contro il cyberbullismo.

Da Roma a Grosseto, Montepulciano (Siena), Volterra (Pisa), Livorno, Massa Carrara, Sanremo (Imperia), Torino, Varazze (Savona), Cuneo, Genova, Romagnano (Novara), Domodossola (Verbano Cusio Ossola), Como, Milano, Brescia, Verona, Chioggia (Venezia), Cittadella (Padova), Trento, Trieste, Firenze, Cortina D’Ampezzo (Belluno), Vicenza, Ferrara, Bologna, Città di Castello (Perugia), Pesaro, Ancona, Pescara, Teramo, Bari, Matera, Campobasso, San Giovanni in Fiore (Cosenza), Reggio Calabria, Lecce, Caltanissetta, Agrigento, Catania, Trapani, Palermo, Cagliari, Siniscola (Nuoro), Bosa (Oristano), Caserta e Roma, gli operatori della Polizia Postale, attraverso un truck allestito con un’aula didattica multimediale, incontreranno studenti, genitori e insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma esplicito adatto a tutte le fasce di età.

Il fenomeno Internet” afferma Nunzia Ciardi – direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – offre indubbie opportunità di crescita, ma pone gli adolescenti di fronte a rischi spesso sottovalutati. Compito degli adulti è non lasciare soli i ragazzi ma aiutarli a muoversi nel mondo virtuale proteggendosi e al tempo stesso coltivando la proprie emozioni. La nostra responsabilità – conclude la Ciardi – è quella di continuare a diffondere una cultura della sicurezza in Rete e in questo contesto si inserisce l’iniziativa di ‘Una vita da social’ che indirizza i ragazzi verso un uso consapevole del web.”

Dai dati in nostro possesso e dagli incontri nelle scuole di ogni ordine e grado, si evince l’importanza delle attività di informazione e sensibilizzazione per far si che la rete possa essere per i ragazzi una grande opportunità e non un limite.

I social network infatti sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità dei teenager.

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Fonte: Polizia di Stato
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Polizia postale smaschera dirigente sportivo che adescava minori in chat con falsi profili femminili

Finisce nella rete della Polizia di Stato un giovane dirigente sportivo che adescava minori in chat mediante l’uso di profili fake femminili

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Torino, 27 giugno 2017 – La Polizia Postale di Torino ha eseguito un´ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un 24enne residente nel cuneese, direttore sportivo di una squadra di calcio giovanile, responsabile di aver adescato per oltre 3 anni più di 100 minori.
I ragazzi caduti nella trappola del loro aguzzino sono quasi tutti appartenenti al mondo del calcio giovanile e militavano in varie squadre.

Il modus operandi utilizzato dal giovane adescatore era molto semplice: con alcuni stratagemmi riusciva sistematicamente a fingersi donna sui social Facebook, Whatsapp, Kik e Telegram con i ragazzi per avere contatti “privilegiati” con gli stessi. Successivamente si impossessava dei selfie erotici che di volta in volta venivano dagli stessi prodotti su richiesta del giovane adescatore.
Una volta ottenuto il materiale pedopornografico, in molti casi scattava il ricatto: dichiarando di essere una persona diversa dall´avvenente interlocutrice, il criminale induceva minacciosamente i minori a produrne ancora, in cambio del suo silenzio.
In altre situazioni il criminale proponeva invece un fantomatico “mènage à trois”, salvo poi tirarsi apparentemente indietro in modo da proporre alle vittime di incontrare solo il suo fidanzato, cioè egli stesso. Ciò, comunque, non è mai avvenuto, così come non è intervenuto alcun rapporto fisico tra l´adescatore e le sue vittime.

L´indagine è partita dalla sezione Polizia Postale di Asti circa due anni fa, quando un giovane calciatore in erba, allora 14enne, aveva raccontato agli investigatori di essere stato oggetto di tentativi di adescamenti secondo le predette modalità ad opera dalla sedicente “coetanea” con artifici e lusinghe, e quindi di essere stato costretto dall’abile “seduttrice” a inviare altro materiale dietro la minaccia di diffusione delle foto appena inviate.

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Grazie ad un´importante attività investigativa, si è subito compreso che quanto denunciato dal minore non era un caso isolato. Infatti una serie di episodi addebitabili alle diverse identità fake sono state ricondotte allo stesso soggetto, riuscendosi in tal modo ad enucleare con certezza le utenze telefoniche da cui erano state effettuate le connessioni internet.
Ne è seguita una perquisizione a carico dell´indagato, la prima di tre complessivamente eseguite dai poliziotti presso la sua abitazione, sulla base dell´ipotesi – poi confermata – di reiterazione delle condotte criminali contestate.
La successiva analisi del materiale sequestrato ha consentito di ricostruire compiutamente l´attività criminale del giovane dirigente sportivo: lo stesso utilizzava ben 4 diverse identità femminili nella sua disponibilità e selezionava tra i minori i target da colpire per soddisfare, sempre e solo attraverso l´invio di materiali pedopornografici,  le proprie perversioni sessuali.
L´attività degli investigatori si è pertanto concentrata sulla identificazione delle numerose vittime, più di un centinaio, tutte di sesso maschile, contattate e sentite nelle forme dell´audizione protetta affinché spiegassero quanto accaduto online, a conferma dell´iter criminoso di tipo seriale.
Per tali motivi, considerata la gravità dei fatti e la sussistenza delle esigenze cautelari previste per legge, la procura della repubblica di Torino ha richiesto e ottenuto la misura cautelare degli arresti domiciliari per il giovane, nel corso della cui esecuzione si sono riscontrati ulteriori elementi probatori a suo carico, a conferma della reiterazione dei fatti delittuosi.

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Fonte: Polizia di Stato
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Polizia Postale: termina la campagna educativa itinerante “Una vita da social”

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Roma, 19 maggio 2017 – Si è conclusa  a Roma la più importante e imponente campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, in collaborazione con il ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e con il patrocinio dell’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della rete per i minori.

Questa mattina il truck  di “Una vita da social” è stato in piazza Monte Grappa  al convitto Vittorio Emanuele II per incontrare alunni e insegnanti.

Il progetto, al passo con i tempi delle nuove generazioni, nel corso delle tre edizioni precedenti ha raccolto un grande consenso: gli operatori della specialità hanno incontrato oltre 1 milione di studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 106.125 genitori, 59.451 insegnanti per un totale di 8.548 istituti scolastici, 30.000 km percorsi e 150 città raggiunte sul territorio e una pagina facebook con 108.000 like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online. E proprio a dicembre 2016, “Una Vita da Social”, è stata selezionata dalla commissione europea tra le migliori pratiche a livello europeo. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di prevenire episodi di violenza, prevaricazione, diffamazione, molestie online attraverso un’opera di responsabilizzazione in merito all’uso della “parola”.

Attraverso un truck allestito con un’aula didattica multimediale, gli operatori della Polizia di Stato incontrano studenti, genitori e insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma esplicito adatto a tutte le fasce di età. I dati registrati nel corso degli incontri nelle scuole, evidenziano che le competenze digitali degli studenti provengono in tutto o quasi da esperienze di apprendimento extra scolastico. Ne deriva, pertanto, l’importanza delle attività di formazione e sensibilizzazione degli studenti per far sì che la rete possa essere per loro una grande opportunità e non un limite, ma anche rivolte ai genitori e agli insegnanti. I social network infatti sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità di tutti.

Il fenomeno preoccupa in maniera più forte il fenomeno del cyberbullismo: circa 2 ragazzi su 3 dichiarano di aver avuto esperienza diretta o indiretta di fenomeni di questo tipo. Per questo motivo accolgono con favore gli incontri gli operatori della Polizia Postale per formare/informare all’uso dei social. E proprio successivamente a questi incontri è stato riscontrato un aumento consistente delle denunce di minori nei confronti di coetanei per episodi di bullismo e cyberbullismo.

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DICHIARAZIONI DEL DIRETTORE DEL SERVIZIO POLIZIA POSTALE
DOTT.SSA NUNZIA CIARDI

Una Vita da Social è un progetto indirizzato principalmente ai giovani – dichiara il direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni Nunzia Ciardi – che sono i principali fruitori della rete”. “L’iniziativa, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con il patrocinio del garante per l’infanzia e l’adolescenza, vuole fare in modo che Internet possa essere vissuto come un’opportunità e non come un pericolo”.

“Il divario fra la conoscenza digitale dei giovani e degli adulti è enorme ed è per questo indispensabile fornire loro tutti quegli strumenti utili ad evitare le insidie che la rete può nascondere”.

Una Vita da Social – conclude la Ciardi – rappresenta inoltre un esempio positivo di collaborazione fra pubblico e privato perché unisce competenze e conoscenze di importanti Aziende del settore a disposizione dei giovani, dei loro genitori ed insegnanti”.

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RETTORE DEL CONVITTO NAZIONALE  DI ROMA
PROF. PAOLO MARIA REALE

“La giornata odierna, organizzata qui al convitto in collaborazione con la Polizia Postale, nasce dall’esigenza di dare un segnale forte e inequivocabile ai nostri studenti e alle loro famiglie circa l’impegno di questa comunità educante nel contrasto a qualsiasi forma di prepotenza, la si chiami bullismo o, nella sua versione digitale e virtuale, cyberbullismo.

Niente è più efficace del truck della polizia che sosta nel cortile del Convitto fin da ieri sera, per far capire ai numerosi alunni dell’Istituto la portata della legge di recentissima approvazione che per la prima volta introduce nell’ordinamento la definizione legislativa di bullismo telematico, inteso come ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto o furto di identità realizzata sul web a danno di minori. La nuova cornice giuridica rafforza  e incoraggia l’impegno quotidiano di tutti coloro che operano nella scuola, nell’accompagnamento costante ma discreto dei tanti, bambini e ragazzi, che spesso non fanno un uso consapevole dei molteplici device di cui dispongono.

Non posso poi non esprimere apprezzamento per tutte le occasioni, e oggi è una di quelle, in cui si sperimenta l’efficacia della sinergia interistituzionale: scuola, Polizia di Stato, movimenti e associazioni dei genitori, sono un’alleanza  educativa strategica per combattere un fenomeno oltremodo insidioso come quello del cyberbullismo che si alimenta della paura e dell’omertà. La vera occasione, che anche la legge approvata alla Camera sembra rappresentare, è promuovere nuove sfide educative, instillare nei giovani la fiducia nel mondo degli adulti per orientarsi, come con una bussola, nel mare magnum del web”.

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Fonte e immagini: Polizia di Stato
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Polizia postale: attacco hacker a livello globale

La Polizia di Stato pubblica, sul proprio sito istituzionale www.poliziadistato.it e sulle piattaforme Twitter, Instagram e Facebook, tutte le informazioni e consigli utili per contenere i rischi ed evitare gli effetti ai sistemi informatici dell’attacco hacker che ha interessato oltre cento Paesi nel mondo.  Viene spiegato, in particolare a tutti coloro che dopo il week-end torneranno in ufficio e riaccenderanno il pc, come riconoscere e decifrare il malware, come prevenire l’attacco e quali comportamenti adottare per evitare perdita di dati o danni a sistemi e reti.

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Roma, 14 maggio 2017 – In relazione alla notizia dell’attacco hacker  a livello globale  compiuto attraverso un ransomware noto coi nomi WCry, WannaCry e WanaCrypt0r e rilevato a partire dal febbraio scorso, la Polizia Postale e delle Comunicazioni e in particolar modo il Centro nazionale Anticrimine Informatico per la protezione delle Infrastrutture Critiche – CNAIPIC,  sta costantemente analizzando il fenomeno, intensificando le attività di monitoraggio e le procedure atte a  garantire la massima sicurezza delle infrastrutture informatiche del Paese.

Dalla serata di venerdì 12 maggio la Sala Operativa del CNAIPIC è in costante contatto con i referenti tecnici delle infrastrutture critiche informatizzate e, tramite il Nucleo Sicurezza cibernetica, con i componenti dell’Architettura di difesa Cyber nazionale.

Costante il rapporto con gli organismi di cooperazione internazionale ed in particolare con il centro EC3 di Europol.

Diramati dal CNAIPIC diversi alert di sicurezza con gli indicatori di compromissione relativi all’attacco hacker, utili per l’innalzamento del livello di sicurezza dei sistemi informatici

Dai primi  accertamenti effettuati e dalle risultanze raccolte ad oggi, sebbene l’attacco sia presente in Italia dal primo pomeriggio di venerdì, non si hanno al momento evidenze  di gravi danni ai sistemi informatici o alle reti telematiche afferenti le  infrastrutture informatiche del Paese.

In generale i comportamenti rilevati vedono:

  1. le vittime ricevono il malware via rete (non si hanno al momento evidenze di mail vettore dell’infezione).
  2. Il malware si installa infatti nella macchina “vittima” sfruttando il noto bug EternalBlue e deposita l’eseguibile mssecsvc.exe nella directory di sistema C:\windows.
  3. Si installa quindi come servizio e procede ad eseguire due attività parallele utilizzando diversi eseguibili.
  4. La prima attività consiste nel cifrare determinate tipologie di file come da link; https://gist.github.com/rain-1/989428fa5504f378b993ee6efbc0b168.
  5. La seconda provvede a propagare il malware sulla eventuale LAN presente sfruttando la vulnerabilità suddetta del protocollo SMB con le porte TCP 445 e 139. Questa seconda componente inoltre effettua scansioni in rete alla ricerca di nuovi target da infettare via SMB porta 445.
  6. Funziona in Ring 0, quindi potenzialmente foriero di maggiori danni di quanti fatti con la sola attività di cifratura. Non è ancora noto se è anche installato la backdoor DoublePulsar o altro.

DSC_2015Stranamente, il codice sorgente contiene una richiesta Open_Internet (non proxy aware) verso un sito pubblico che, se raggiunto, blocca la seconda attività, quella di diffusione sulla rete.

Non si escludono ulteriori problematiche legate alla propagazione di un’ulteriore versione di “WannaCry” 2.0, ovvero al riavvio delle macchine per la giornata di domani, inizio della settimana lavorativa.

Pertanto per difendersi dall’attacco, oltre ad eseguire affidabili backup al fine di  ripristinare facilmente i sistemi interessati in caso di cifratura da parte di WannaCry,  si consiglia  quanto prima di:

Lato client/server

  • eseguire l’aggiornamento della protezione per sistemi Microsoft Windows pubblicato con bollettino di sicurezza MS17-010 del 14 Marzo 2017
  • aggiornare il software antivirus
  • disabilitare ove possibile e ritenuto opportuno i servizi: Server Message Block (SMB) e Remote Desktop Protocol (RDP)
  • il ransomware si propaga anche tramite phishing pertanto non aprire link/allegati provenienti da email sospette
  • il ransomware attacca sia share di rete che backup su cloud quindi per chi non l’avesse ancora fatto aggiornare la copia del backup e tenere i dati sensibili isolati

Lato sicurezza perimetrale

  • eseguire gli aggiornamenti di sicurezza degli apparati di rete preposti al rilevamento delle intrusioni (IPS/IDS)
  • ove possibile e ritenuto opportuno bloccare tutto il traffico in entrata su protocolli: Server Message Block (SMB) e Remote Desktop Protocol (RDP)

La lista degli indicatori è reperibile sul sito www.commissariatodips.it

Il CNAIPIC

Nel quadro delle strategie di protezione delle infrastrutture critiche informatizzate, l’istituzione, all’interno del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) si propone come modello operativo di assoluto carattere innovativo, anche in relazione al contesto internazionale.

Ai sensi dell’art. 7 bis della legge 31 luglio 2005 n. 155 (che ha convertito con modificazioni il decreto legge 27 luglio 2005 n. 144, recante “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) il CNAIPIC è incaricato, in via esclusiva, dello svolgimento di attività di prevenzione e contrasto dei crimini informatici, di matrice criminale comune, organizzata o terroristica, che hanno per obiettivo i sistemi informatici o le reti telematiche a supporto delle funzioni delle istituzioni e delle aziende che erogano o gestiscono servizi o processi vitali per il Sistema Paese, convenzionalmente definite infrastrutture critiche informatizzate e che, sempre ai sensi della citata norma di legge, sono state individuate come tali con il decreto del ministro dell’Interno del 09 gennaio 2008.

Il CNAIPIC interviene, quindi, in favore della sicurezza di una gamma di infrastrutture connotate da una criticità intersettoriale (in virtù dei sempre più stretti vincoli diinterconnessione ed interdipendenza tra i differenti settori infrastrutturali) e su una tipologia di minaccia che può avere tanto un’origine extraterritoriale quanto una proiezione ad “effetto domino” e transnazionale delle sue conseguenze.

Il modello operativo si fonda, inoltre, sul principio delle partnership “pubblico-privato”: il CNAIPIC, infatti, assume (mediante un Sala operativa disponibile h24 e 7 giorni su 7) una collocazione centrale all’interno di un network di realtà infrastrutturali critiche (istituzionali ed aziendali), ed opera in stretto collegamento con organismi di varia natura (nazionali ed esteri), impegnati tanto nello specifico settore quanto sul tema della sicurezza informatica, con i quali intrattiene costanti rapporti di interscambio informativo e provvede (attraverso Unità di intelligence e di analisi) alla raccolta ed all’elaborazione dei dati utili ai fini di prevenzione e contrasto  della minaccia.

Il suddetto rapporto di partenariato trova il proprio momento di formalizzazione nella stipula di specifiche convenzioni; dal 2008 ad oggi sono state stipulate convenzioni, tra le altre, con i seguenti enti ed aziende: ENAV, TERNA, ACI,  TELECOM, VODAFONE, FFSS, UNICREDIT, RAI, CONSOB, ANSA, ATM – AZIENDA TRASPORTI MILANESI, ABI, BANCA D’ITALIA, SIA SSB, INTESA SANPAOLO, ENEL, FINMECCANICA, H3G, ATAC, EXPO 2015.

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Fonte: Polizia di Stato
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Attenzione al Cryptolocker. La Polizia di Stato mette in allerta gli utenti della rete

 

Roma, 10 febbraio 2016 – Negli ultimi giorni la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha registrato una nuova ondata di attacchi attraverso invio di mail contenenti il già noto virus Cryptolocker, che imperversa ormai da un po’ di tempo sul web.

Purtroppo, nonostante gli sforzi investigativi abbiano già consentito di individuare diversi individui e gruppi organizzati, sia italiani che stranieri, impegnati nella  organizzazione e realizzazione di simili campagne malevole, la estesa diffusione del fenomeno e la costante per cui l’attacco si rivela possibile, sempre e comunque grazie ad un comportamento disattento dell’utente, hanno indotto la Specialità ad aumentare le misure di prevenzione attraverso ogni strumento utile a garantire la sicurezza di chi naviga in Rete.

Lo scenario è il seguente: l’ignaro utente riceve sulla propria casella di posta elettronica un messaggio che fornisce indicazioni ingannevoli su presunte spedizioni a suo favore oppure contenente un link o un allegato a nome di Istituti di credito, Aziende, Enti, gestori e fornitori di servizi noti al pubblico.

Cliccando sul link oppure aprendo l’allegato (solitamente un documento in formato .pdf o .zip), viene iniettato il virus che immediatamente cripta il contenuto delle memorie dei computer, anche di quelli eventualmente collegati in rete.

A questo punto si realizza il ricatto dei criminali informatici che richiedono agli utenti, per riaprire i file e rientrare in possesso dei propri documenti, il pagamento di una somma di alcune centinaia di euro in bitcoin* a fronte del quale ricevere via e-mail un programma per la decriptazione.

E’ importante non cedere al ricatto, anche perché non è certo che dopo il pagamento vengano restituiti i file criptati!

Tenere sempre aggiornato il software del proprio computer, munirsi di un buon antivirus, fare sempre un backup, ovvero una copia dei propri file, ma soprattutto fare attenzione alle mail che ci arrivano, specialmente se non attese, evitando di cliccare sui link o di aprire gli allegati, sono i consigli più importanti da seguire per impedire l’infezione del Cryptolocker.

Per maggiori informazioni e assicurare un contatto diretto e continuativo con il cittadino, si può fare riferimento anche al Commissariato di P.S. on line, per tutti coloro che frequentano la rete, caratterizzato da innovativi sistemi di interattività con l’utente, reperibile all’url: www.commissariatodips.it.

Il portale è stato integrato con apposita “app” scaricabile gratuitamente dal proprio smartphone o dall’ipad per consentire di venire incontro alle crescenti richieste di assistenza e di aiuto degli utenti della Rete, in tempo reale, e di conoscere sempre di più il mondo del web, i suoi rischi e le sue opportunità.

In tale contesto, la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha concluso, alla fine dello scorso anno, alcune attività che hanno permesso di sgominare un’organizzazione criminale per associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo informatico, estorsione on line e riciclaggio degli illeciti proventi realizzati mediante la diffusione del virus in argomento, di cui sono rimaste vittima privati cittadini ma anche aziende, private e pubbliche.

* (Il Bitcoin è una moneta virtuale, esprimibile con un numero a 8 cifre decimali. Non esiste un’autorità centrale che la distribuisce e che ne traccia le transazioni in quanto le operazioni sono gestite collettivamente dal network attraverso dei siti c.d. exchanger che rilasciano monete virtuali incamerando moneta proveniente da carte di credito o altri strumenti elettronici di pagamento, ossia codici che a loro volta possono essere convertiti in denaro contante). Il valore di un BTC è stabilito dal mercato, come per ogni altro bene (attualmente 1 BTC corrisponde a circa 217 euro, ma tale valore è destinato ad aumentare, considerando che il numero massimo di BTC producibili attraverso il cd. processo di “mining” cui possono partecipare tutti i nodi della rete, è fissato a 21 milioni).

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Fonte: Polizia di Stato
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Polizia di Stato e Polizia rumena smantellano falsa agenzia di viaggi on-line che vendeva biglietti aerei

Roma, 10 ottobre 2015 – La Polizia Postale e delle Comunicazioni, congiuntamente alla Polizia rumena ed al Centro Europeo per la lotta al Cybercrime di Europol, ha arrestato 50 persone, tra cui 4 leader di un gruppo di criminalità organizzata rumena, in quanto responsabili del reato transnazionale di frode informatica.
I criminali erano  infatti autori di frodi con carte di credito clonate, poi utilizzate per l’acquisto in internet di beni di vario tipo, tra i quali anche biglietti aerei, attraverso la creazione di una agenzia di viaggi on-line che gestiva il commercio illegale a livello internazionale.

Durante l’operazione, portata a termine nella parte meridionale della Romania, sono state eseguite 16 perquisizioni domiciliari al termine delle quali si è proceduto al sequestro di una enorme quantità di dispositivi digitali, tra i quali numerosi PC, laptop, telefoni cellulari, schede SIM, schede di memoria e altra documentazione. Su tutto il materiale si provvederà adesso ad effettuare delle accurate analisi forensi alla ricerca di ulteriori prove dei reati commessi.

Le attività criminali andavano avanti dal 2013 causando danni a privati cittadini, compagnie private ed istituzioni bancarie per diverse centinaia di migliaia di Euro. L’organizzazione criminale, che operava su internet, otteneva i dati delle carte di credito e altri dati personali appartenenti ai titolari delle carte di credito da vari Paesi e, successivamente, li utilizzava per acquistare beni e servizi di alto valore, tra cui biglietti aerei (il più delle volte), scommesse sportive, apparati elettronici, gioielli, macchine agricole e immobili. Inoltre, l’organizzazione criminale utilizzava i proventi delle frodi on-line per facilitare altri reati a livello nazionale e internazionale.

L’illecito utilizzo dei dati delle carte di credito per l’acquisto illegale di biglietti aerei è un fenomeno in aumento che comporta non solo enormi perdite finanziarie per le compagnie aeree ed il settore della monetica, ma facilita anche altre forme di illecito, fornendo mezzi di trasporto a livello globale e generando fondi per il finanziamento della criminalità organizzata.

Con riferimento ai biglietti aerei acquistati in frode, peraltro la Polizia Postale italiana, è già scesa in campo diverse volte per la tutela del commercio elettronico su scala mondiale attraverso altre operazioni, l’ultima delle quali effettuata nel giugno scorso, in partnership con Europol, Interpol ed Ameripol.

In tale circostanza, la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha coordinato i propri Uffici sul territorio italiano negli aeroporti di Milano Malpensa, Milano Linate, Venezia Marco Polo, Bologna Guglielmo Marconi, Roma Fiumicino, Roma Ciampino, Napoli Capodichino, Catania Fontanarossa, Palermo Punta Raisi, attraverso una propria sala operativa istituita presso il Servizio Centrale, laddove per l’operazione congiunta ne sono state allestite altre tre a Singapore, Bogotà e l’Aja.

Il bilancio complessivo a livello globale è stato veramente consistente: 130 le persone tratte in arresto delle quali 101 in Europa, 11 tra Asia e Oceania, 9 nei Paesi dell’America Latina, 6 in Canada e 2 negli Stati Uniti.

Fondamentale per il buon esito delle indagini è stata l’ottimale interazione con le diverse compagnie aeree e il settore dei pagamenti, vittime del reato, che hanno lavorato a stretto contatto con le polizie europee.

DSC_6611 Roberto Sgalla“L’odierna operazione – spiega Roberto Sgalla, direttore delle specialità della Polizia di Stato – è il frutto di una efficace attività di prevenzione e della consolidata collaborazione tra pubblico e privato, sia con le compagnie aeree che con gli uffici antifrode delle varie società emittenti ed intermediarie delle carte di credito, ma anche della costante e qualificata collaborazione con i collaterali organi di polizia stranieri e con le organizzazioni di cooperazione internazionale di polizia Europol ed Interpol”.

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Fonte: Polizia di Stato

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