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La Polizia di Stato accompagna i ciclisti del 105° Giro d’Italia

Avola (SR), 10 maggio 2022 – In partenza oggi da Avola (SR), il 105° giro d’Italia. La Polizia Stradale come ogni anno accompagnerà i ciclisti per tutti i 3.034 km della competizione attraversando 15 regioni e 38 province, con  un breve sconfinamento in Slovenia  per concludersi il prossimo 29 maggio a Verona.

Quest’anno la Polizia Stradale è presente con 40 motociclisti e 20 operatori in auto, che scorteranno il Giro dei professionisti per le 18 tappe che attraverseranno il nostro Paese, oltre al Giro E-bike ed alla carovana pubblicitaria.

Altre 17 unità saranno schierate in campo per curare i rapporti con le autorità di tutte le province che saranno attraversate dalle due competizioni, nonché con i mass media.

I poliziotti della Stradale, a bordo del Pullman Azzurro saranno presenti anche con “Biciscuola”, l’iniziativa in collaborazione con RCS rivolta agli studenti delle scuole elementari, finalizzata a far conoscere ai giovani il mondo e i valori del Giro d’Italia ed avvicinarli all’uso della bicicletta e della mobilità sostenibile. Gli agenti incontreranno le classi vincitrici delle scuole primarie che hanno partecipato al concorso, per condividere un momento di festa e, al tempo stesso, di formazione.

Saranno poi 7 le tappe nel corso delle quali verranno premiati gli operatori della Specialità nell’ambito della 11° edizione degli “Eroi della Sicurezza”, il riconoscimento di  Autostrade per l’Italia S.p.A, dedicato ai poliziotti che si sono distinti per dedizione e professionalità nelle attività di soccorso e nei compiti istituzionali. I premi saranno consegnati nelle tappe di Napoli del 14 maggio, Isernia del 15 maggio, Pescara del 17 maggio, S. Arcangelo di Romagna (RN) del 18 maggio, Parma del 19 maggio, Belluno del  28 maggio.


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: Polizia di Stato


L’Aja, forze di polizia di 21 paesi al secondo incontro del Law Enforcement Forum (LEF) sul Next Generation EU

L’Aja (Olanda), 31 marzo 2022 – Si è svolto oggi, 31 marzo 2022, a L’Aja in Olanda il secondo incontro del Law Enforcement Forum (LEF) sul Next Generation EU, tenutosi per la prima volta a Roma il 21 e 22 settembre scorso, che nasce da un’iniziativa della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, condivisa da Europol, con l’obiettivo di prevenire il rischio d’infiltrazione della criminalità organizzata nei fondi dei Recovery and Resilience Plans.

La minaccia e il punto di partenza dell’incontro è la metamorfosi della criminalità organizzata che investe fiumi di denaro sporco non soltanto in attività illecite (come il narcotraffico) ma che diventa essa stessa impresa, strozzando l’economia legale e i mercati finanziari.

Alla riunione hanno partecipatole le forze di polizia di 21 Paesi europei e diverse agenzie e istituzioni europee (DG HOME, DG ECFIN, EPPO, EUROJUST, OLAF, CEPOL, ENAA), con apertura e conclusione dei lavori a cura del vice direttore generale della Pubblica Sicurezza, prefetto Vittorio Rizzi e del direttore esecutivo di Europol, Catherine De Bolle.

L’incontro è stato caratterizzato da un approccio operativo basato su una preventiva analisi dei rischi per ciascun Paese beneficiario in relazione alle aree d’intervento previste dai Piani e ai presidi offerti dalle singole normative nazionali a protezione dell’economia legale.

L’idea è quella di intercettare la minaccia senza aspettare che l’infiltrazione della criminalità organizzata emerga da risultanze investigative: se queste evidenziassero già la commissione di reati la prevenzione non avrebbe funzionato e la mafia sarebbe già entrata nel circuito dell’economia legale, inquinando i mercati.

L’obiettivo è quello di giungere ad un action plan europeo, articolato e trasversale in grado di arginare il rischio di infiltrazione e preservare il benessere finanziario EU, perché le vulnerabilità di un Paese non si estendano con un effetto domino agli altri Stati e ciascuno possa, invece, beneficiare delle best practice esistenti, come patrimonio condiviso del law enforcement europeo.

La posizione italiana, espressa da rappresentanti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, si è focalizzata sulla necessità di un’efficiente scambio di dati di intelligence, ovvero d’informazioni a carattere preventivo e non necessariamente collegate ad indagini penali; sulla condivisione di best practices e indicatori per prevenire l’infiltrazione della criminalità organizzata con particolare focus connesso ai settori che riceveranno maggiori fondi dal Next Generation EU, come la green economy, e sulla promozione di banche dati strutturate sul modello italiano della Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici e della Banca Dati Unica per la Documentazione Antimafia, che consentono una visione integrata della spesa nazionale, il monitoraggio e il controllo dell’intero ciclo di vita degli appalti pubblici.

A margine del LEF si è svolto un incontro bilaterale tra il prefetto Rizzi e il direttore di Europol Catherine De Bolle: piattaforme criptate, crimini dell’odio, cyber attacchi, ricadute sulla sicurezza interna del conflitto russo-ucraino sono stati gli argomenti affrontati al fine di garantire una maggiore integrazione operativa in ambito europeo.

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Fonte e immagini: Ministero dell’Interno / Polizia di Stato
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Commemorazione della strage di via Fani, tre poliziotti e due carabinieri furono uccisi (video)

Roma, 16 marzo 2022 – Questa mattina a Roma è stata commemorata la strage di via Fani dove, il 16 marzo 1978, furono uccisi tre agenti di polizia e due carabinieri che componevano la scorta dell’onorevole Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. Il politico, in quella circostanza, fu rapito da appartenenti all’organizzazione terroristica Brigate Rosse.

Durante la cerimonia, un picchetto interforze, composto da personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, ha reso omaggio al vicebrigadiere di pubblica sicurezza Francesco Zizzi, alle guardie di pubblica sicurezza Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, al maresciallo maggiore dei carabinieri Oreste Leonardi e all’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci.

Sul luogo dell’eccidio sono state deposte delle corone d’alloro da parte del presidente della Repubblica, degli altri organi costituzionali dello Stato e delle Autorità locali.

Anche il capo della Polizia Lamberto Giannini e il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Teo Luzi, presenti alla cerimonia, hanno deposto due corone in ricordo dei poliziotti e dei carabinieri uccisi nell’attentato terroristico.

I 3 giovani poliziotti, il 16 febbraio del 1979 furono insigniti della Medaglia d’oro al Valor civile, e i loro nomi sono incisi anche nelle piccole lapidi del Sacrario presente alla Scuola superiore di Polizia.

La storia

Roma, ore 9 del 16 marzo 1978. In via Mario Fani, l’auto con a bordo Aldo Moro e quella della scorta, furono bloccate all’incrocio con via Stresa da un commando delle Brigate Rosse. I terroristi aprirono immediatamente il fuoco, e in pochi secondi uccisero i cinque uomini della scorta e sequestrarono Moro, lo statista della Democrazia Cristiana poi ucciso dopo 55 giorni di prigionia.

la strage di via Fani
© Maurizio Riccardi, gentile concessione dell’Archivio Riccardi

Sul luogo della strage furono trovati, dentro un’Alfa Romeo Alfetta, il cadavere della guardia di pubblica sicurezza Giulio Rivera e il corpo agonizzante del vicebrigadiere di pubblica sicurezza Francesco Zizzi; nella Fiat 130, su cui viaggiava Moro e che precedeva l’Alfetta, i cadaveri dell’appuntato dei Carabinieri Domenico Ricci e del maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi; a terra, vicino all’auto, la guardia di pubblica sicurezza Raffaele Iozzino.

Alle 9.03 una telefonata anonima al 113 informava di una sparatoria con numerosi colpi di arma da fuoco esplosi in via Fani.

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Cliccare per vedere l’intero servizio di Maurizio Riccardi il giorno della strage
Photogallery della strage dell’archivio Riccardi

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: Polizia di Stato
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Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Polizia presenta la nuova brochure “Questo non è amore 2021” (video)

Catania, 24 novembre 2021 – In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato ha presentato a Catania la 5ª edizione della brochure “…Questo non è amore”, campagna nazionale permanente finalizzata a prevenire la violenza di genere. L’evento si è tenuto a Catania alla presenza del ginistro dell’Interno prefetto Luciana Lamorgese e del Capo della Polizia, direttore generale della Pubblica Sicurezza prefetto Lamberto Giannini.

Con questo progetto la Polizia di Stato rinnova il proprio impegno a sensibilizzare, in modo semplice e lineare, le vittime di violenza e non solo, nella convinzione che la lettura delle storie raccontate nella brochure, purtroppo tutte vere, rappresenti uno stimolo a chiedere aiuto e a denunciare.

Sono 89 al giorno, infatti, le donne vittime di reati di genere che si contano in Italia, secondo le segnalazioni raccolte dalle Divisioni Anticrimine delle Questure; nel 62% di casi si tratta di maltrattamenti in famiglia.

Il tasso più alto di donne che si rivolgono alle Forze dell’ordine per le richieste di ammonimento si registra nelle regioni del sud, in particolare in Sicilia; e proprio da questa regione, da Catania, città scossa nel recente passato da alcuni gravi episodi di femminicidio, che è necessario dire basta!

Grazie alle iniziative già realizzate dalla Polizia di Stato sul campo della prevenzione, è stato possibile registrare una leggera diminuzione dell’andamento degli omicidi di donne rispetto agli omicidi in genere: se nel periodo gennaio-agosto 2020 le donne vittime di femminicidio erano il 48% di tutte quelle uccise, nell’analogo periodo del 2021 l’indice scende al 41%.

Nel 72% dei casi l’autore è il marito o l’ex marito; in 1 caso su 2 ha usato un’arma da taglio; il 70% delle vittime erano italiane.

Sale il dato delle donne che lasciano figli piccoli: nel gennaio-agosto 2020 era del 25%, mentre nell’analogo periodo del 2021 del 31%; è del 40% se si considerano gli omicidi commessi fino alla data della pubblicazione della brochure.

Sul fronte della prevenzione continua ad essere l’ammonimento del Questore il provvedimento più efficace: secondo il Direttore Centrale Anticrimine, Prefetto Francesco Messina, “La sfida contro il femminicidio si gioca esclusivamente nel campo della prevenzione”, ed infatti l’intervento repressivo, ovvero l’arresto di chi arriva a compiere un atto del genere, assume un valore del tutto relativo poiché avviene laddove gli strumenti preventivi non abbiano avuto efficacia.

Il numero più alto di ammonimenti per atti persecutori si registra al sud; quello degli ammonimenti per violenza domestica, invece, nelle regioni del nord Italia.

Aumenta di poco il numero delle recidive nei casi di violenza domestica: i soggetti denunciati successivamente all’irrogazione dell’ammonimento passano dal 7% al 9%; diminuiscono sensibilmente invece le recidive per atti persecutori: dall’11% al 6%.

Nel 49% dei casi i soggetti ammoniti, sia per stalking che per violenza domestica, vivono o hanno vissuto con la vittima.

Si offre, però, anche una mano agli uomini maltrattanti, a coloro che agiscono violenza senza ancora sfociare in un reato più grave che richiede un intervento di polizia giudiziaria. La Polizia di Stato, grazie al protocollo Zeus, indica anche agli uomini un percorso utile per uscire dal ciclo della violenza, una strada per gestire la loro rabbia.

La Polizia di Stato rappresenta, in questo senso, uno snodo fondamentale di una rete composta da istituzioni, enti locali, centri antiviolenza e di recupero dei maltrattanti, associazioni di volontariato che si impegnano ogni giorno per affermare un’autentica parità di genere, contro stereotipi e pregiudizi.

App YouPol per chiedere aiuto. In un periodo storico caratterizzato da emergenze che hanno segnato la storia di tutto il mondo, la Polizia di Stato ha adattato il suo approccio operativo attualizzandolo con nuovi strumenti tecnologici, come l’app YouPol, che tuttavia non sostituisce – per i casi gravi – la chiamata al Numero di Emergenza Unico Europeo “112” e/o 113, soprattutto nei casi di pericolo imminente. Questo numero è sempre attivo, 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, però YouPol può aiutare le vittime e i testimoni di atti di violenza domestica a chiedere aiuto.

L’opuscolo “…questo non è amore”, elaborato dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, è stato studiato per offrire alla cittadinanza un servizio di informazione, sensibilizzazione ed aiuto sui temi del contrasto alla violenza di genere, anche per l’emersione del “sommerso”, con l’obiettivo di aiutare le donne a difendersi da violenze fisiche, psicologiche, verbali ed economiche.

Spesso il primo passo è il più difficile: la paura di essere giudicate, la vergogna di raccontare dettagli della propria vita privata, il timore di rimanere sole. A volte però basta solo una spalla a cui appoggiarsi, qualcuno con cui parlare, una rete di sostegno indispensabile per iniziare un nuovo percorso di vita libero dalla violenza e dal dolore.

La campagna “…questo non è amore” non si ferma al 25 novembre, poiché è fondamentale che l’azione di prevenzione e di informazione sia portata avanti costantemente, tutto l’anno; ed infatti la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato coordina a livello nazionale il progetto “Camper”, con cui équipe multidisciplinari composte da funzionari di polizia, medici, psicologi, rappresentanti di centri antiviolenza e ad altre istituzioni e associazioni impegnate su questi temi, distribuiscono la brochure nelle piazze (durante il lockdown nei supermercati), mettendo a disposizione le proprie competenze per aiutare le donne a sentirsi meno sole e a liberarsi di violenze e sopraffazioni, a volte nascoste e vissute il solitudine.

#essercisempre è un impegno costante perché, come affermato dal Prefetto Lamberto Giannini, “il silenzio aiuta l’aguzzino, mai la vittima”.

#aiutiamoledonneadifendersi


Polizia e sindacati, al via l’atteso congresso nazionale SIAP giunto alla IX edizione

Tre giorni dedicati alla sicurezza, all’ordine pubblico e alla tutela dei disagi del personale di Polizia

Roma, 12 settembre 2021 – Al via i lavori del IX Congresso Nazionale SIAP, dal titolo “Le sfide della Sicurezza nella società che muta” che saranno articolati in tre giorni, in due location di prestigio, quali il Teatro Brancaccio di Roma dove si apriranno i lavori il 14 settembre, e l’Hotel Quirinale per il 15 e il 16.

A darne notizia dell’evento è il dirigente Siap Francesco Paolo Russo che sarà presente al congresso.

Interventi del 14 settembre

La prima giornata del convegno “Le sfide della Sicurezza nella società che muta” avrà come protagonisti, con i loro interventi, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il ministro delle Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando, l’europarlamentare Carlo Calenda e il capo della Polizia Lamberto Giannini. L’incontro sarà moderato da Gian Marco Chiocci, direttore dell’agenzia Adnkronos.

Il giorno 14 dalle ore 15,00 dopo la relazione del Segretario Generale SIAP Giuseppe Tiani, saranno affrontati i delicati e complessi temi della sicurezza, della gestione dell’ordine pubblico e delle tutele per tutte le poliziotte e i poliziotti in un periodo storico di oggettiva difficoltà. Le tensioni sociali, il malcontento, la pandemia, la crisi afghana, l’incertezza del futuro, saranno le argomentazioni e i temi da sviscerare affinché il Paese possa affrontare la tanto auspicata rinascita. È previsto l’intervento del segretario generale Confsal Angelo Raffaele Margiotta.

Delegazioni di poliziotti e poliziotte di ogni ruolo e qualifica provenienti da ogni provincia d’Italia presenzieranno i lavori, nonché gli esponenti dei COCER e le delegazioni delle maggiori organizzazioni sindacali del Comparto Sicurezza e Difesa;

  • SIULP, SAP, ANFP e USIP (Polizia di Stato);
  • SNADIP (Sindacato dei Dirigenti Prefettizi);
  • USIC (1° Sindacato dell’Arma dei Carabinieri);
  • USIF e SINAFI (Rispettivamente il 1° e 2° Sindacato della Guardia di Finanza);
  • SAPPE e UIL Penitenziari (Rispettivamente il 1° e 2° Sindacato della Polizia Penitenziaria);
  • COCER e neo Sindacati dell’Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare e Capitaneria di Porto;
  • UIL VF e CONFSAL VF (Sindacati dei Vigili del Fuoco).

Inoltre parteciperanno le seguenti organizzazioni sindacali in rappresentanza del mondo del lavoro:

  • SNALS (Sindacato dei lavoratori della Scuola, Professori, Docenti Universitari e personale ATA);
  • FAST (Sindacato dei Trasporti e Logistica);
  • FISMIC (Sindacato dei Metalmeccanici);
  • UNSA (Sindacato dei lavoratori delle Funzioni Centrali);
  • LIBERSIND (Sindacato dei Giornalisti RAI, Spettacolo e Cultura);
  • CONFSAL – Poste; FIALS (Sanità);
  • FNA (Agricoltura);
  • FEDR.AGRI. (Sviluppo e Agricoltura aderente al Movimento Cristiano Lavoratori);
  • UNISIN (Bancari).

Interventi del 15 e 16 settembre

I lavori proseguiranno il 15 e 16 settembre presso l’Hotel Quirinale in via Nazionale 7, dove autorevoli presenze il 15 settembre dalle 9,00 si alterneranno per il confronto interno del sindacato.

Nella mattinata del 15 sono programmati gli interventi del prefetto Franco Gabrielli, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, autorità delegata per la sicurezza della Repubblica e dell’onorevole Enrico Borghi responsabile delle politiche della sicurezza del PD, nonché la partecipazione dell’onorevole Emanuele Fiano, l’europarlamentare Dino Giarrusso e il vice presidente del CESI Roberto Di Maulo.

Il pomeriggio vedrà come relatori il sottosegretario agli Interni onorevole Nicola Molteni, il sottosegretario alla Giustizia onorevole Francesco Paolo Sisto e il senatore Maurizio Gasparri.

Il 16 settembre dalle 9,00 il Convegno riprenderà con gli interventi del segretario generale della UIL Pierpaolo Bombardieri e l’onorevole Nunzio Angiola componente della VI Commissione Finanze, per poi concludere con l’elezione dei nuovi organismi centrali del Sindacato (Segretario Generale, Segretaria Nazionale e Direzione Nazionale).

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Fonte
: SIAP
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POLIZIA DI STATO, A ROMA IL 1° SEMINARIO SUL TEMA “GLI ATTI INTIMIDATORI NEI CONFRONTI DEI GIORNALISTI: UNA MINACCIA ALLA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE”

Roma, 18 luglio 2021 – Il primo seminario sul tema “Gli atti Intimidatori nei confronti dei giornalisti: una minaccia alla libertà di espressione”, si è svolto nei giorni scorsi presso la sala conferenze dell’Hotel Massimo d’Azeglio di Roma.

L’incontro, organizzato dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ha visto la partecipazione di qualificati relatori delle Forze di polizia e di giornalisti vittime di minacce.

L’incontro è stato preceduto da un intervento del dott. Carlo Verna – presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e del prefetto Rizzi, vice direttore generale della Pubblica Sicurezza – direttore centrale della Polizia Criminale, nonché presidente dell’organismo di supporto al centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti.

Il prefetto Vittorio Rizzi nel suo intervento, nel ricordare che il fenomeno delle minacce nei confronti dei giornalisti è costantemente all’attenzione del Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, ha ribadito la necessità che il cronista denunci sempre gli atti intimidatori alle Forze di polizia, al fine di individuare i c.d. “leoni da tastiera”, ridefiniti per l’occasione come “iene da tastiera”, che sulla rete si nascondono spesso dietro un nickname.

Per i giornalisti hanno presentato le proprie riflessioni Antonella Napoli, direttrice del quotidiano “Focus on Africa”;  Asmae Dachan, scrittrice, esperta di Medio Oriente e dialogo interreligioso; Nello Scavo, reporter internazionale e collaboratore di diverse testate estere ed attualmente inviato per “Avvenire”; Michele Albanese, del “Quotidiano del Sud” e collaboratore de “L’Espresso” e Antonio Sanfrancesco, di Famiglia Cristiana.

Per le Forze di Polizia sono intervenuti il dirigente superiore della Polizia di Stato Stefano Delfini ricordando l’importanza anche in questo ambito dell’analisi strategica interforze, il generale di brigata dei Carabinieri Giuseppe De Riggi sull’emersione del fenomeno degli atti intimidatori e la limitazione dei casi di omessa denuncia da parte delle vittime; il dirigente superiore della Polizia di Stato Nunzia Ciardi sul contrasto ai crimini cibernetici e alla minacce sulla rete; il dirigente superiore della Polizia di Stato Eugenio Spina sulle minacce di matrice politica e il colonnello della Guardia di Finanza Massimiliano di Lucia sulle connessioni tra le attività investigative del Corpo e gli atti intimidatori.

L’evento ha rappresentato l’occasione per condividere il report del primo semestre dell’anno in corso, relativo al monitoraggio degli atti intimidatori subiti dai professionisti dell’informazione in Italia.

L’analisi dei dati dei primo semestre conferma la tendenza all’aumento del fenomeno in osservazione: nel 2021 sono stati censiti 110 episodi (+11% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente allorquando si erano registrati 99 episodi) di cui 18 riconducibili a contesti di criminalità organizzata (16%), 36 a contesti politico/sociali (33%) e 56 riferibili ad altre fattispecie (51%). Sono monitorate con attenzione anche le intimidazioni avvenute tramite web che ammontano a 55, pari al 50% del totale.

Le regioni che nello stesso periodo hanno fatto registrare il maggior numero di eventi sono il Lazio, Lombardia, Sicilia, Toscana ed Emilia Romagna.

Si registra anche un significativo aumento delle giornaliste minacciate.

A conclusione dell’incontro il presidente Carlo Verna ha manifestato la propria soddisfazione per gli interventi dei relatori che hanno esaltato l’importanza dell’etica del giornalista nello svolgimento del proprio lavoro.

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Fonte
: Polizia di Stato
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POLIZIA, IL COMMISSARIO MASCHERPA SPECIAL GUEST A COMICSPONDE, IL FESTIVAL DEL FUMETTO SUL LAGO MAGGIORE

Varese, 18 luglio 2021 – A Laveno Mombello, tra fumetto, animazione, manga e videogiochi, arriva per la prima volta “ComicSponde,  la manifestazione che prevede una serie di attività che spaziano da mostre di autori di fumetti e illustratori a incontri tematici e team work.

Dal 1981 al 2002 Laveno Mombello è stata sede del famoso weekend degli umoristi, ed oggi, ComicSponde, propone un programma più ampio con un palinsesto originale, orientato a valorizzare le connessioni tra fumetti illustrazione e game arte e videogame con la partecipazione di 36 artisti provenienti da tutta Italia con le loro opere.

Nella giornata di ieri, sabato 17 luglio, si è tenuta l’apertura delle mostre presso Villa Frascoli Fumagalli con le autorità e gli artisti. Sono state esposte tavole e quadri delle varie tecniche di disegno dal fumetto ai videogame, dalla concept art alla virtual photography.

Oggi, domenica 18 luglio, alle ore 11.00, la manifestazione si è aperta con le autorità, i curatori e gli artisti della mostra “20 anni con il Weekend degli Umoristi”. Sono esposti materiali di archivio della storica manifestazione lavenese: foto, pubblicazioni, tavole, piatti in ceramica delle 20 edizioni.

In particolare, l’appuntamento è con il Commissario Mascherpa, il primo fumetto della Polizia pubblicato su Poliziamoderna, mensile ufficiale dell’istituzione, illustrato da Daniele Bigliardo, storico disegnatore della scuderia Bonelli, e sceneggiato da Luca Scornaienchi, direttore del museo del fumetto di Cosenza.

A presentare la graphic novel, il questore di Varese Michele Morelli insieme alla direttrice responsabile di Poliziamoderna Annalisa Bucchieri.

Alla ricerca di nuove e più agili forme di comunicazione rivolte ai ragazzi, in grado di trasmettere loro il rispetto delle regole e la cultura della legalità, nonché di avvicinarli a tematiche impegnative come quella della lotta alla mafia,  la Polizia di Stato, tramite Poliziamoderna, ha voluto investire nel fumetto un linguaggio diretto, capace di arrivare ai lettori più giovani e di coinvolgerli.

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Fonte
: Polizia di Stato
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Polizia di Stato, presentato il volume “INVESTIGARE 4.0 – Criminologia e Criminalistica – Viaggio nel mondo delle indagini

Roma, 8 luglio 2021 – Il volume “INVESTIGARE 4.0 – Criminologia e Criminalistica – Viaggio nel mondo delle indagini”, è stato presentato oggi presso l’aula magna del Rettorato della Sapienza, Università di Roma, dal vice capo della Polizia Vittorio Rizzi e la professoressa Anna Maria Giannini.

Presenti all’evento il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza Lamberto Giannini, la rettrice Antonella Polimeni e numerose altre autorità istituzionali e accademiche.

Il testo offre uno spaccato sulla criminologia e criminalistica più attuali da parte di professionisti che lavorano quotidianamente per assicurare giustizia e sicurezza.

Quanto il lavoro delle forze di polizia somiglia alle storie che raccontano omicidi e indagini, che appassionano il pubblico con film, libri e serie tv in tutto il mondo? E quanto contano la preparazione, la scienza, il rispetto delle regole, l’umanità, la motivazione e certamente l’intuito per garantire attenzione e giustizia alle vittime?

A queste e tante altre domande risponde il volume “INVESTIGARE 4.0 – Criminologia e Criminalistica – Viaggio nel mondo delle indagini”, edito da Piccin, curato dal prefetto Vittorio Rizzi, vice direttore generale della Pubblica Sicurezza, insieme alla professoressa Anna Maria Giannini, docente di Psicologia generale presso la Sapienza, presentato oggi l’Aula Magna del Rettorato della Sapienza, Università di Roma.

Il libro è un’opera corale scritta, oltre che dai curatori, da altri venticinque professionisti, tra cui diciotto dirigenti della Polizia di Stato, che lavorano quotidianamente per garantire sicurezza: un percorso che, attraverso tante storie di indagine, parte dal sopralluogo, per passare alle scienze forensi, all’esame dei crimini più gravi fino ad arrivare ai temi della vittimologia, della nascita della violenza, della comunicazione e del giornalismo investigativo per offrire lo spaccato più attuale della criminologia e della criminalistica.

Temi che spesso vengono proposti al grande pubblico con sensazionalismo e scarsa aderenza ai principi della scienza e che nel libro vengono affrontati facendo riferimento alla cornice normativa, alle scienze forensi e all’analisi dei fenomeni criminali, coniugando l’approccio teorico con quello pratico” nelle parole di Rizzi, investigatore di grande esperienza con un percorso professionale speso nel mondo delle indagini.

La soddisfazione più grande è che ad un anno dall’inaugurazione del corso di laurea in Psicologia giuridica, forense e criminologica, che mi onoro di presiedere, la Sapienza promuova la pubblicazione di un libro che segna le basi della criminologia e criminalistica più attuali” sottolinea la Professoressa Giannini, voce autorevole del mondo scientifico nello studio dei comportamenti umani.

A pochi giorni dall’uscita, il volume ha già ricevuto un ampio apprezzamento, trasversale a diversi ambienti: in quarta di copertina i giudizi entusiasti della giornalista Federica Sciarelli, per cui Rizzi e Giannini sono una garanzia, dello scrittore Gianrico Carofiglio, che avvicina lo scienziato all’investigatore nel coltivare il dubbio come strumento di lavoro, al Segretario generale di Interpol Jurgen Stock, che ha sottolineato come il testo esprima l’eccellente professionalità delle forze di polizia italiane.

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: Polizia di Stato
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POLIZIA DI STATO, SI CHIUDE L’ANNO ACCADEMICO DEL XXXVI CORSO DI ALTA FORMAZIONE

Roma, 24 giugno 2021 – La cerimonia di chiusura dell’Anno Accademico 2020/2021 si è svolta questa mattina presso l’Auditorium “Prefetto Carlo Mosca” della  Scuola di perfezionamento per le Forze di Polizia del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, alla presenza del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, del capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza Lamberto Giannini, del  direttore della Scuola Generale di Divisione dell’Arma dei Carabinieri Giuseppe La Gala, del comandante Interregionale “Podgora” dell’Arma dei Carabinieri generale di corpo d’armata Carmelo Burgio, del comandante in seconda della Guardia di Finanza generale di corpo d’armata Giuseppe Vicanolo, del direttore generale della formazione del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria consigliere Riccardo Turrini Vita e del direttore del Master Universitario di secondo livello in “Sicurezza, Coordinamento interforze e Cooperazione internazionale” presso l’Università “Sapienza” di Roma Mihaela Gavrila.

La Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia è la struttura istituzionalmente deputata, secondo un modello unico in Europa, a curare la formazione dell’alta dirigenza della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria in una prospettiva interforze che valorizza il modello di coordinamento.

La scuola ammette anche funzionari e ufficiali superiori di Polizia provenienti da altre nazioni e rappresenta un punto di riferimento significativo per l’intero sistema della sicurezza attraverso lo svolgimento di corsi di alta formazione, corsi di aggiornamento in materia di coordinamento interforze e di cooperazione internazionale e corsi di analisi criminale di I e II livello. Presso la Scuola vengono altresì organizzati incontri e convegni di studio, con la collaborazione di università, istituti culturali ed enti specializzati nella formazione, sia italiani che stranieri.

I frequentatori del XXXVI Corso di Alta Formazione hanno ricevuto il diploma ed il distintivo del corso di alta formazione nonché il Diploma del Master Universitario di secondo livello. Agli uditori provenienti da Albania, Kosovo, Niger, Brasile e Stati Uniti d’America sono stati consegnati dai rispettivi rappresentanti diplomatici presenti all’evento.

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: Polizia di Stato
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Studio della Polizia di Stato, durante la pandemia emozioni negative per l’80% di bambini e adolescenti

Roma, 9 maggio 2021 – Prosegue la collaborazione della Polizia di Stato e Skuola.net nella realtà “social” dei più giovani che quest’anno si arricchisce del contributo scientifico della Società Italiana di Pediatria.

Effetto pandemia su stili di vita e benessere psico-fisico di bambini e adolescenti.

E’ aumentato a dismisura, soprattutto tra i più piccoli, il tempo trascorso davanti agli schermi, per molti unica “finestra sul mondo”. E, nonostante i device siano stati utilizzati soprattutto per restare in contatto con gli amici e con il mondo esterno, bambini e adolescenti si sono sentiti lo stesso isolati, stressati e tristi.

Questo in estrema sintesi il loro racconto dei mesi passati in ‘isolamento’, così come emerge da un sondaggio condotto da Società Italiana di Pediatria, Polizia di Stato e Skuola.net su un campione di 10 mila studenti – di cui 6.500 ragazzi tra 15 e 18 anni e 3.500 tra 9 e 14 anni – costituito per il 65% da ragazze e per il 35% da ragazzi, rappresentativo di tutto il territorio nazionale. Obiettivo dell’indagine: indagare il rapporto con le nuove tecnologie in tempo di pandemia, ma anche far emergere dalla voce dei diretti interessati le emozioni e le abitudini di vita in questo periodo così particolare e provante.

Stili di vita insostenibili per la salute fisica e psicologica,
ora è importante recuperare abitudini più sane e incentivare
le attività motorie all’aperto

Società Italiana di Pediatria

Il sondaggio è stato condotto a marzo 2021 e i risultati sono stati messi a confronto con una ricerca analoga, condotta sempre da SIP, Polizia di Stato e Skuola.net a ottobre 2019, ossia prima che bambini e adolescenti italiani conoscessero la lunga fase di confinamento dovuta al virus SARS CoV-2, con la chiusura delle scuole, la didattica a distanza, il diradarsi delle relazioni sociali e delle occasioni di socialità. 

I dati emersi consentono, quindi, di valutare quale è stato l’impatto della pandemia nella loro relazione con i media device e costituiscono, in qualche modo, il loro punto di vista dell’emergenza, la loro diretta esperienza.

I PRINCIPALI RISULTATI

Oltre 8 ore al giorno davanti a uno schermo per 1 su 2. 
Il primo importante dato riguarda il tempo trascorso sui dispositivi tecnologici. Ben il 54% del campione dichiara di usare i media device per più di tre ore al giorno, oltre al tempo trascorso in DAD (il 50% nella fascia 9-14 anni, il 57% in quella 15-18 anni). Nel 2019, questa percentuale era pari al 41% ma, a ben vedere l’aumento ha riguardato soprattutto i giovanissimi, ossia i 9-14enni. Passa, infatti, dal 32 al 50% – dunque da una proporzione di 1 su 3 a un rapporto di 1 su 2 – la quota di bambini e preadolescenti che trascorre sui device più di tre ore al giorno oltre alle attività scolastiche. Se a queste ore si sommano quelle impegnate in DAD, circa 5 al giorno, è facile “tirare le somme”: 1 intervistato su 2 passa almeno 8 ore al giorno davanti a un dispositivo. E questo nella migliore delle ipotesi, ossia che le ore extrascolastiche trascorse su smartphone e tablet non siano più di tre. Un tempo che, inoltre, tende a crescere ulteriormente con l’età. 

Ma cosa fanno gli studenti davanti a smartphone, tablet e pc? 
Al di fuori della didattica, i dispositivi vengono usati prevalentemente per comunicare con gli amici (36%), usare i social (24%), guardare video o film (21%), giocare ai videogame (11%), solo marginalmente per fare ricerche (8%). Rispetto ai dati del 2019, passa dal 24 al 36% la quota di coloro che usano la tecnologia per comunicare con gli amici e si riduce dal 19 all’8% la quota di quelli che usano le risorse digitali per fare ricerche o approfondire argomenti di interesse.

Le relazioni nello spazio digitale non bastano: l’80% vive emozioni negative. 
In mancanza della scuola e di altri ritrovi abituali (palestre, piscine, laboratori teatrali, ecc. la tecnologia, come era prevedibile, si afferma come strumento di “sopravvivenza”, unica strada per costruire o mantenere relazioni umane, seppur mediate. Ma gli schermi non bastano a simulare la realtà. Così, il 25% degli intervistati dichiara di sentirsi più isolato e avverte la mancanza di una relazione in presenza, il 24% si sente più stressato, il 18% più triste, il 14% dichiara di aver paura per i propri familiari e per il proprio futuro, appena il 6% afferma che i rapporti interpersonali sono migliorati grazie alla tecnologia. Soltanto il 13% dichiara di non aver sperimentato nessuna delle emozioni appena elencate. E mentre i più grandicelli (15-18 anni) si sentono maggiormente stressati (27% contro 18%) e preoccupati (15% contro 11%), i più piccoli (9-14 anni) si sentono un po’ più isolati (28% contro 24%).

Pochi libri, molte serie tv. 
Solo eccezionalmente la pandemia ha rappresentato l’occasione per consolidare relazioni familiari. Alla domanda “durante questi mesi cosa hai fatto di più?” il 37% risponde di aver visto più serie tv, il 13% di aver giocato in rete con gli amici, il 12% ha giocato ai videogiochi da solo, soltanto l’11% ha letto più libri, solo il 12% ha parlato di più con la sua famiglia e appena il 3% dichiara di aver giocato più del solito a giochi di società con la famiglia.

A fronte di questi dati la Società Italiana di Pediatria sottolinea i possibili risvolti negativi di stili di vita sbagliati sulla salute fisica e mentale di bambini e adolescenti e auspica il recupero al più presto di abitudini più salutari.  Spiega Annamaria Staiano, Vicepresidente SIP: “La brusca sospensione di tutte le attività sociali, incluse le attività scolastiche e le attività all’aperto si è associata, negli ultimi mesi, ad un cambiamento in negativo dello stile di vita. I dati sull’utilizzo dei dispositivi elettronici rappresentano un ulteriore pericoloso campanello d’allarme. Numerosi studi clinici hanno già evidenziato quanto, rispetto al periodo precedente la pandemia, negli ultimi mesi si sia verificato un importante peggioramento delle abitudini alimentari, associato ad una significativa riduzione dell’attività fisica. Tali comportamenti scorretti, ai quali si aggiunge l’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi, incrementano notevolmente il rischio di sviluppare obesità, che può essere ormai considerata come una seconda pandemia, forse più silenziosa, ma egualmente preoccupante se teniamo conto degli effetti negativi a lungo termine sulla salute dell’individuo.Sarebbe, pertanto, auspicabile – aggiunge la Vicepresidente SIP – incentivare l’attività fisica e motoria all’aperto per contrastare la sedentarietà e favorire uno stile di vita sano.”

Tra gli altri dati che devono preoccupare di più vi è anche l’aumento dal 38 al 56%, in meno di due anni, dell’utilizzo del telefonino prima di andare a dormire (52% tra i più piccoli, 59% tra i più grandi). “Recenti ricerche confermano che l’uso dello smartphone nelle ore serali interferisce non solo con l’addormentamento, ma anche con la qualità del sonno”, aggiunge Elena Bozzola Segretario Nazionale SIP. “La deprivazione del sonno, tra l’altro, aumenta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, disfunzioni metaboliche, diabete mentale; inoltre, una sua scarsa qualità può comportare stanchezza, depressione, disturbi con l’alcol, disturbi ossessivo-compulsivi, abuso di sostanze, risultati scolastici scadenti”.

E proprio con riferimento al benessere psicologico di bambini e adolescenti il consiglio degli esperti è quello di porre la massima attenzione alle situazioni di fragilità. Spiega Carmela Bravaccio, docente di neuropsichiatra infantile, presso l’Università Federico II di Napoli: “In linea generale gli adolescenti, se cresciuti in un contesto sano, sono resilienti e hanno risorse per affrontare situazioni difficili. La pandemia ha più che altro “slatentizzato”, ossia ha fatto emergere, quelle situazioni di fragilità che magari sarebbero venute fuori in altre occasioni (una delusione amorosa o scolastica) e che ora stanno esplodendo e alle quali bisogna prestare massima attenzione. E’ importante, in generale, che i nostri ragazzi recuperino quegli spazi che li aiutano a riappropriarsi di un senso di normalità: oltre alla scuola, gli spazi all’aperto in cui poter fare attività sportiva con allenatori e compagni o attività ricreative, lo scoutismo, ma anche la piscina. Altrimenti il rischio è ritrovarsi davanti ad altri problemi di salute perché anche l’adolescente più sano alla fine non ce la fa più. Il compito di aiutarli non può essere delegato solo alla scuola e ai genitori, le istituzioni devono occuparsene. Le famiglie sono molto provate, molte hanno attraversato lutti, malattia, perdita del lavoro, problemi economici. E come dimostrano questi dati, solo la famiglia del Mulino Bianco la sera gioca a Monopoli”.

“L’avvento della pandemia – dichiara Nunzia Ciardi, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – ha di fatto bruciato le tappe di una progressione della diffusione dell’uso delle nuove tecnologie in fasce di età sempre più precoci: per riempire i lunghissimi pomeriggi chiusi in casa, per compensare la mancanza di contatti con coetanei e familiari, moltissimi bambini hanno acquisito, in pochi mesi, una dimestichezza maggiore all’uso di tablet e smartphone, in un’età in cui si è particolarmente vulnerabili ai rischi della Rete. I bambini – conclude Ciardi – che si muovono sui social network rivelano la loro spiccata fragilità per inesperienza, per immaturità cognitiva ed emotiva e sono, inevitabilmente, molto esposti a tutti i reati di aggressione on line”.

“Questi dati non fanno che ribadire l’importanza di una corretta educazione al digitale, che deve partire sin dalla preadolescenza, visto che l’uso prolungato delle nuove tecnologie, pur partendo da buone premesse come la voglia di socialità, produce spesso e volentieri l’effetto contrario” spiega Daniele Grassucci, Founder e Direttore di Skuola.net. “L’onere di questa educazione non può essere demandata esclusivamente alle famiglie, seppur centrali. Un ruolo importante deve essere giocato necessariamente dalla scuola, che conoscendo forse meglio i nostri ragazzi, se non altro per il tempo passato a contatto con loro, sa quali tasti spingere per centrare l’obiettivo”.

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Fonte
: Polizia di Stato
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