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Carabinieri smantellano spaccio di stupefacenti nel quartiere romano Monteverde/Marconi

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Roma, 30 novembre 2019 – I Carabinieri della Compagnia Roma Trastevere hanno smantellato piazza di spaccio nel quartiere Monteverde/Marconi

  • 10 indagati,
  • 4 persone arrestate
  • 2 ricercate all’estero.

I militari dell’Arma hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, nei confronti di 10 persone (di cui 5 destinatarie della custodia cautelare in carcere, 1 della misura cautelare degli arresti domiciliari e 4 sottoposte alla misura dell’obbligo di presentazione alla P.G.). Due indagati destinatari di misure coercitive si trovano all’estero e sono attivamente ricercati, attraverso l’attivazione dei canali di cooperazione internazionale di polizia.

Le indagini, condotte dai Carabinieri della Stazione Porta Portese e guidate dalla Procura della Repubblica di Roma (gruppo reati gravi conto il patrimonio e gli stupefacenti), sono state avviate nel febbraio 2018 e hanno consentito di accertare l’esistenza di una fitta rete di spacciatori, composta in prevalenza da cittadini nordafricani che operavano nella zona Monteverde/Marconi.

I riscontri investigativi, oltre a individuare l’area di smistamento di hashish, marijuana e cocaina al dettaglio, hanno consentito di acclarare una continua affluenza di consumatori abituali, i quali, sicuri di poter acquistare lo stupefacente, non avevano neppure la necessità di concordare gli appuntamenti, nella consapevolezza che sul posto avrebbero sempre trovato i pusher. Oltre agli spacciatori, “retribuiti” con 50 € al giorno, sono stati identificati altri soggetti con le funzioni di procacciatori di clienti o di vedetta, i quali, in cambio di 40 €, erano pronti a dare indicazioni sui luoghi degli incontri e ad assicurare una cornice di sicurezza allo svolgimento dell’attività delittuosa, eseguendo anche, in molti casi, controlli nelle strade limitrofe proprio per scongiurare la presenza delle forze dell’ordine.

La droga veniva nascosta dai pusher in aiuole, anfratti, carrozzeria di auto in sosta, a richiesta recuperata e consegnata agli acquirenti.

Nel corso dell’attività, a riscontro delle indagini, sono state arrestate 5 persone in flagranza di reato, sorprese a spacciare sostanze stupefacenti anche a minorenni, deferiti in stato di libertà ulteriori 9 soggetti e segnalate 7 persone al Prefetto ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. 309/90.

Gli arrestati, espletate le formalità di rito, sono stati tradotti presso la casa circondariale di Roma “Regina Coeli” ovvero sottoposti alla rispettiva misura cautelare personale diversa dal carcere.

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Fonte e immagini
: Arma dei Carabinieri
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Polizia di Stato e Fastweb SpA siglano l’accordo sulla prevenzione e il contrasto dei crimini informatici

Firma Convenzione CNAIPIC - FASTWEB

Roma, 23 novembre 2019 – E’ stato siglato ieri l’accordo tra la Polizia di Stato e Fastweb SpA per la tutela delle reti e dei sistemi informativi della società identificate di interesse nazionale per le funzioni istituzionali di enti pubblici e privati operanti nei settori strategici per il Paese.

La convenzione, firmata dal capo della Polizia – direttore generale della Pubblica Sicurezza Franco Gabrielli e da Alberto Calcagno, amministratore delegato di Fastweb, è finalizzata a sviluppare una collaborazione strutturata tra la Polizia di Stato e Fastweb  per l’adozione di strategie sempre più efficaci in materia di prevenzione e contrasto al cybercrime.

Tra le iniziative di collaborazione dell’accordo rientrano la condivisione costante e l’analisi delle informazioni per la prevenzione degli attacchi, lo scambio di segnalazioni relative a vulnerabilità e incidenti finalizzate all’individuazione dell’origine delle minacce contro infrastrutture critiche nonché di rapporti finalizzati al monitoraggio e allo studio dell’evoluzione della criminalità informatica.
Fastweb, con 2,6 milioni di clienti su rete fissa e 1,7 milioni su rete mobile, è uno dei principali operatori di telecomunicazione in Italia. L’azienda,  attraverso l’infrastruttura di rete nazionale in fibra ottica e i suoi sistemi informatici, offre una vasta gamma di servizi voce e dati, fissi e mobili, a famiglie,  imprese e pubbliche amministrazioni locali e centrali. 

Firma Convenzione CNAIPIC - FASTWEB

La tutela di clienti e infrastrutture, che richiede l’intervento di tutti gli attori coinvolti nella sicurezza cibernetica, rende necessaria dunque una stringente condivisione informativa che si pone, oramai, quale strumento essenziale per rispondere con tempestività ed efficacia alla minaccia informatica, sempre più insidiosa e pericolosa, e per intensificare le attività di prevenzione e di analisi dei rischi.
Per la Polizia di Stato tale compito viene assicurato dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni che da anni si occupa della tutela delle reti informatiche di realtà, sia pubbliche che private, di rilievo nazionale e di importanza strategica per il paese.
Fastweb invece, oltre a mettere a disposizione un centro di competenza dedicato alla progettazione di soluzioni di IT Security, è dotata di un  Security Operations Center dedicato esclusivamente alla gestione dei servizi di sicurezza per le amministrazioni pubbliche e le aziende, attivo 24 ore su 24 per respingere attacchi e prevenire minacce. Un polo di eccellenza nel quale confluiscono le competenze e le tecnologie più avanzate con l’obiettivo di fornire i più elevati livelli di protezione informatica alle migliaia di piattaforme e collegamenti telematici che Fastweb fornisce a  istituzioni e aziende clienti.

Firma Convenzione CNAIPIC - FASTWEB

Alla firma della convenzione erano, inoltre, presenti per il dipartimento della Pubblica Sicurezza, il direttore centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato Armando Forgione e il Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, Nunzia Ciardi. Per Fastweb, Sergio Scalpelli, Direttore delle relazioni esterne e istituzionali, Luca Merzi, security & real estate Officer, e Giuseppe Putrino, Head of authority operations.

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Fonte
: Polizia di Stato – Immagini: M. Losito per Polizia di Stato
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Polizia postale contro il cybercrime, operazione People1 arrestato un italiano, a rischio banche dati di pubbliche amministrazioni e cittadini

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Roma 22 novembre 2019 – La Polizia di Stato, sotto la direzione della Procura di Roma, ha portato a termine una della più articolate attività di indagine nel settore del cybercrime, l’operazione PEOPLE 1.

Centinaia di credenziali di accesso a dati sensibili, migliaia di informazioni private contenute in archivi informatici della pubblica amministrazione, relativi a posizioni anagrafiche, contributive, di previdenza sociale e dati amministrativi appartenenti a centinaia di cittadini e imprese del nostro Paese: è quanto è stato scoperto dagli investigatori specializzati del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, che hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere e proceduto ad eseguire 6 decreti di perquisizione sul territorio nazionale; destinatarie anche diverse agenzie investigative.

Il principale sospettato, R.G., cittadino italiano di anni 66 originario della provincia di Torino, residente in Sanremo con un know how informatico di altissimo livello e numerosi precedenti penali e di polizia, è stato posto in arresto su provvedimento del GIP presso il Tribunale di Roma.

I numerosi indizi raccolti durante le indagini indicano il soggetto come il principale responsabile di ripetuti attacchi ai sistemi informatici di numerose amministrazioni centrali e periferiche italiane, attraverso i quali sarebbe riuscito ad intercettare illecitamente centinaia di credenziali di autenticazione (userID e password).

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Foto di Pete Linforth

Dapprima attaccando i sistemi informatici di alcuni Comuni italiani, il sospettato è riuscito ad introdursi in banche dati di rilievo istituzionale, appartenenti ad Agenzia delle Entrate, INPS, ACI ed Infocamere, veri obiettivi finali dell’attività delittuosa, da questi esfiltrando preziosi dati personali di ignari cittadini ed imprese italiane.

Denunciati a piede libero, per le medesime violazioni, 6 complici dell’arrestato, tutti a vario titolo impiegati all’interno di note agenzie investigative e di recupero crediti operanti in varie città d’Italia.

Questi, in particolare, commissionavano a R.G. gli accessi abusivi ed il furto delle preziose credenziali, per poi farne uso nelle rispettive attività professionali di investigazione privata, in tal modo riuscendo a profilare illecitamente, a loro insaputa, centinaia di cittadini e imprese.

L’attività investigativa condotta dagli uomini del CNAIPIC ha permesso di ricostruire come R.G., nel corso degli anni, avesse ingegnerizzato un vero e proprio sistema di servizi, tra cui il portale illecito “PEOPLE1”, commercializzato clandestinamente ed offerto alle agenzie interessate, le quali, pagando una sorta di canone, potevano istallare il software con una semplice pen-drive USB, e riuscire così a connettersi clandestinamente alle banche dati istituzionali e fare interrogazioni dirette.

Per ottenere l’accesso clandestino a tali banche dati, il gruppo criminale utilizzava sofisticati virus informatici, con i quali infettava i sistemi degli Uffici pubblici riuscendo ad ottenere le credenziali di login degli impiegati.

La tecnica utilizzata a tal proposito prevedeva, anzitutto, il confezionamento di messaggi di posta elettronica (phishing), apparentemente provenienti da istituzioni pubbliche, ma in realtà contenenti in allegato pericolosi malware. I messaggi arrivavano a migliaia di dipendenti di Amministrazioni centrali e periferiche, in particolare a quelli dei piccoli Comuni e dei patronati, che venivano, con l’inganno, portati a cliccare sull’allegato malevolo aprendo così la porta al sofisticato virus informatico che, in poco tempo, consentiva agli hacker di assumere il controllo dei computer.

A questo punto il gruppo criminale, potendo contare su una rete vastissima di computer infettati, li metteva in rete sommandone le potenze di calcolo, costruendo quella che, tecnicamente, è definita una BOTNET, controllata da remoto dall’indagato R.G. grazie ad una centrale (cosiddetta Command and Control) che egli aveva installato su server all’estero.

La potente rete di computer infetti veniva quindi utilizzata dall’indagato per sferrare gli attacchi informatici massivi, compromettere i database delle Amministrazioni pubbliche ed esfiltrare i dati personali dei cittadini.

La persistenza delle attività illecite era in particolare assicurata dallo stesso malware, che arrivava a modificare le chiavi di registro in modo da eseguire automaticamente, all’avvio della macchina infettata, specifici programmi in grado di autoinstallarsi sul computer della vittima e registrare, tra l’altro, i caratteri digitati sulla tastiera (keylogging) tra i quali, appunto, le credenziali di autenticazione alle banche dati centralizzate.

I dati venivano poi inviati su una serie di server all’estero, principalmente in Canada, Russia, Ucraina ed Estonia, direttamente gestiti, come dimostrato nel corso di complesse attività di intercettazione telematica e telefonica, da R.G., e quindi utilizzati per accedere abusivamente alle banche dati di interesse pubblico ed eseguire la profilazione di imprese e privati cittadini.

Tale stabile infrastruttura informatica rappresenta il core della complessa piattaforma realizzata dal sodalizio criminale, che consentiva migliaia di illeciti accessi nelle banche dati istituzionali, detentrici di informazioni sensibili.

Target finale dell’attacco erano, ovviamente, i cittadini e le Pubbliche amministrazioni,  le cui banche dati istituzionali, il cui accesso deve essere strettamente riservato a funzionari autorizzati, rappresentano uno strumento indispensabile per il corretto funzionamento dei servizi resi alla collettività grazie ai moderni sistemi di  e-government.

Il destinatario della misura cautelare si è avvalso nel corso della sua attività criminale anche della “consulenza” di hacker freelance stranieri ingaggiati all’interno del Darkweb, allo stato in fase di identificazione.

Gli hacker, dietro pagamento, sviluppavano righe di comando attraverso le quali la piattaforma veniva implementata proprio per aggirare le misure di sicurezza delle piattaforme obiettivo dell’attività criminale.

Le articolate e complesse indagini sono iniziate nel mese di maggio 2017, a seguito di una segnalazione della società di sicurezza informatica TS-WAY (che per prima ha individuato la minaccia sul territorio nazionale) nella quale veniva evidenziata una campagna di spear-phishing volta a diffondere codici malevoli ed avente quale primo obiettivo i sistemi informatici di numerose infrastrutture critiche italiane.

Su delega della Procura della Repubblica di Roma, il CNAIPIC, grazie ad un’articolata attività di indagine sulla tipologia ed il funzionamento di tale virus e sulla provenienza delle suddette e-mail di spear phishing, resa possibile da servizi di intercettazione telematica attiva delle comunicazioni tra i componenti del sodalizio criminale, è riuscito infine a chiarire l’esatta portata e dinamica dei fatti, accertando le responsabilità penali della complessa infrastruttura informatica illegale scoperta.

I cyber-investigatori della Postale, in tal modo, sono stati in grado di ricostruire e studiare il funzionamento della piattaforma utilizzata dagli indagati, i legami tra di essi, le metodologie di attacco ai sistemi informatici ed alle banche dati, le risorse ed i canali telematici attraverso i quali venivano gestiti e trasferiti i dati personali illecitamente acquisiti,  nonché gli ingenti flussi finanziari ottenuti grazie a tali condotte delittuose.

Le attività di indagine hanno reso inoltre necessario l’avvio di attività di cooperazione internazionale con numerosi Paesi esteri, in particolare con la polizia del Canada, il cui apporto indispensabile ha consentito di congelare e preservare il core della struttura informatica principale, sul quale si poggia la piattaforma illegale.

L’attività, ancora in corso, ha consentito l’acquisizione degli elementi di prova informatica detenuti dalle società estere coinvolte nella fornitura dei servizi informatici al sodalizio criminale.

Non si escludono, a questo punto, ulteriori sviluppi circa la completa ricostruzione della vasta rete di clienti del sodalizio criminoso (società di investigazione privata e di riscossione dei crediti).

Ingenti i proventi dell’attività criminale, se si pensa alle decine di migliaia di interrogazioni illecite su commissione già accertate e  che una singola interrogazione delle banche dati istituzionali veniva venduta  a partire da 1 euro “a dato”, anche attraverso sistemi di pagamento evoluto e attraverso l’acquisto in modalità prepagata di “pacchetti di dati sensibili”.

Per l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi e di perquisizione, oltre che per l’espletamento della preliminare attività informativa, il CNAIPIC si è avvalso della collaborazione del personale dei Compartimenti di Polizia Postale di Roma, Milano, Napoli, Venezia, Genova e della Sezione di Imperia. 

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Carabinieri e guardia di finanza impegnati in sequestro record di cocaina nel porto di Gioia Tauro, 1200kg di sostanza purissima nascosta tra banane

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Reggio Calabria, 14 novembre 2019 – I carabinieri del R.O.S. e del comando provinciale di Reggio Calabria, unitamente ai finanzieri del comando provinciale della Guardia di Finanza, con il supporto dei funzionari dell’Agenzia delle dogane di Gioia Tauro e l’operatività dei funzionari Europol, lunedi mattina hanno sequestrato 1.176 chili di cocaina, occultata in 144 imballi celati in un container refrigerato adibito al trasporto di banane.

Il contenuto del container, proveniente dal Sud America e sbarcato a Gioia Tauro, era suddiviso in cartoni destinati in Germania.

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L’imponente risultato è frutto dello sforzo congiunto e sinergico di più componenti operative attive nel contrasto ai grandi traffici di sostanze stupefacenti:

  • da una parte le risultanze della cooperazione internazionale di polizia assicurata dalle componenti dell’Arma, grazie al supporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga ed Europol;
  • dall’altro una convergente e approfondita analisi di rischio effettuata dai finanzieri e dai funzionari doganali sull’intero carico trasportato dalla portacontainer in arrivo allo scalo portuale di Gioia Tauro nella notte di sabato scorso, a seguito della quale è stato enucleato un ristretto numero di box per i quali veniva riconosciuto un possibile rischio di contaminazione.

In tutte le fasi, le operazioni sono state eseguite in perfetta sinergia con i funzionari dell’Agenzia delle Dogane di Gioia Tauro. Gli operanti hanno infatti scoperto l’ingente quantitativo di droga a seguito di scansione radiogena eseguita mediante le sofisticate attrezzature in dotazione all’Agenzia delle Dogane.

L’attività, di cui è stata data tempestiva comunicazione alla locale Direzione Distrettuale Antimafia diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, è stata propiziata dalla collaborazione, anche internazionale, tra le forze in campo nel contrasto al narcotraffico, come testimoniato dalla presenza sul campo dell’Agenzia Europea di Polizia, che ha confermato la centralità della piana e del porto di Gioia Tauro, quale nodo di transito prioritario per i grandi traffici di cocaina, in linea con gli esiti di pregresse indagini condotte dall’Arma dei Carabinieri in direzione di sodalizi di matrice ‘ndranghetistica sistematicamente attivi nel traffico internazionale di cocaina (in particolare le indagini DECOLLO, SOLARE, CRIMINE TRE, ACERO e ARES).

Ad analoghe ed univoche conferme, circa l’operatività delle principali cosche di ‘ndrangheta operanti nella piana, depongono gli esiti di importanti attività antidroga concluse dal GOA della Guardia di Finanza nei tempi recenti (quali ad esempio, le operazioni PUERTO LIBERADO, RIO DE JANEIRO, PUERTO CONNECTION, VULCANO e BALBOA).

Da sottolineare, infine, il ruolo fondamentale del sistema di controllo preventivo e di analisi del rischio posto in essere dalle forze presenti all’interno del Porto di Gioia Tauro, bacino che rimane strategico nelle rotte dello stupefacente, che ha consentito alla Guardia di Finanza ed all’Agenzia delle Dogane – solo negli ultimi 12 mesi – di sequestrare oltre 2,5 tonnellate di cocaina.

Si tratta di uno dei sequestri più ingenti mai effettuati nel territorio nazionale: la cocaina, purissima, una volta tagliata ed immessa sul mercato, avrebbe fruttato oltre 250 milioni di euro ai trafficanti.

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Fonte e immagini (prese dal video): Comando generale dell’Arma
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Napoli: eccellenze militari italiane per la Festa delle Forze Armate a disposizione della cittadinanza partenopea

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Napoli, 9 novembre 2019 – Le eccellenze delle quattro Forze Armate, Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, e della Guardia di Finanza sono state in mostra nel capoluogo partenopeo per quattro giorni nella splendida location di piazza del Plebiscito. Molti i cittadini che sono stati attirati dall’evento e hanno curiosato tra gli stand, facendo domande  e testando “sul campo” le diverse discipline.

Per l’Esercito i militari della Folgore, Bersaglieri e Alpini hanno illustrato a grandi e piccini le attività sportive quali combattimento militare, arrampicata, e ginnastica, attrezzature per disinnescare IED e ordigni chimici; mezzi militari quali il Lince in versione non tattica e la blindo utilizzata delle missioni di pace, mentre i piloti dell’Aves presenti con un simulatore aereo, dopo aver fatto provare l’ebbrezza di un decollo o un atterraggio, rilasciavano un attestato di partecipazione.

La Marina era presente con il personale del reggimento San Marco che in uno stand illustrava l’equipaggiamento bellico in dotazione ai militari, e uno stand del reparto speciale del COMSUBIN la cui eccellenza era un equipaggiamento da palombaro per perlustrare fondali marini, fino a 12 ore di autonomia per un peso di circa 300 kg.

L’Aeronautica era presente con un velivolo delle Frecce Tricolori, dove a turno i visitatori potevano salire per osservare la strumentazione e un drone Predator in dotazione al 32° stormo di Amendola (FG).

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Stand dell’Arma dei Carabinieri con militari e mezzi di trasporto da antichi a contemporanei, una sezione dedicata all’investigazione scientifica e una dedicata alla tutela del patrimonio, al contrasto alla contraffazione di banconote e monete, e una rappresentanza della forza speciale d’assalto dell’Arma.

Infine, last but not least, uno stand esplicativo della Guardia di Finanza, per illustrare attività collegata agli illeciti marittimi (la GdF è l’unica forza di Polizia per contrastare crimini in mare), un elicottero di search and rescue e il fiore all’occhiello del drone Colibrì, pilotabile fino a un km di distanza, sempre per il contrasto all’illegalità.

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La redazione di MNFI ringrazia i responsabili della pubblica informazione: il maresciallo Matera, il capitano Bellusci e il capitano Giampietro per il supporto dato per il tour e per la loro disponibilità.

(di Monica Palermo)

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A sei bandiere di guerra la medaglia dell’Ordine Militare d’Italia durante la cerimonia del 4 novembre a Napoli (video)

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Napoli, 8 novembre 2019 – Le Forze Armate quest’anno hanno celebrato la loro festa e l’unita d’Italia a Napoli sotto richiesta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per donare ulteriore lustro alla città. Mezzi militari, sfilamento di reparti interforze, associazioni d’arma, hanno “invaso” la città, da largo Diaz a Piazza del Plebiscito, dando cosi possibilità ai napoletani di avvicinarsi alla Marina Militare, Aeronautica, Esercito, Carabinieri e alla Guardia di Finanza, l’unica forza di polizia adibita al controllo Marittimo.

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Una cerimonia ufficiale per commemorare la giornata si è svolta tra lungomare Caracciolo e largo Diaz dove militari uomini e donne delle quattro Forze Armate, Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, la Guardia di Finanza si sono ammassati di fronte alle numerose autorità militari, civili e religiose.

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La cerimonia è stata presenziata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini e da capo di Stato Maggiore generale di squadra aerea Enzo Vecciarelli. Presenti i capi di Stato Maggiore dell’Esercito generale di corpo d’armata Salvatore Farina, della Marina Militare ammiraglio ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, dell’Aeronautica Militare generale di squadra aerea Alberto Rosso, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri generale Giovanni Nistri e il comandante della Guardia di Finanza generale di corpo d’armata Giuseppe Zafarana.

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Nel corso della cerimonia 6 bandiere di guerra sono state onorificate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la medaglia dell’Ordine Militare d’Italia:

  • Bandiera di guerra della Marina Militare e delle Forze Navali,
  • Bandiera di guerra del 151° reggimento Fanteria “Sassari”
  • Bandiera di guerra del 4° reggimento Alpini Paracadutisti,
  • Bandiera di guerra del 51° stormo dell’Aeronautica Militare,
  • Bandiera di guerra del 7° reggimento Carabinieri “Trentino Alto Adige”,
  • Bandiera di guerra del 13° reggimento Carabinieri “Friuli Venezia Giulia”.

Nel dettaglio le motivazioni dell’onorificenza:

Bandiera di guerra della Marina Militare e delle Forze Navali, 
Mar Mediterraneo, 12 marzo 2015 – 31 dicembre 2018

Gli equipaggi delle Forze Navali della Marina Militare, impegnati nell’Operazione “Mare Sicuro”, conducevano con abnegazione, elevata professionalità, perizia marinaresca, ed eccezionale umanità e spirito di servizio, una meritoria missione di contrasto all’uso illegittimo dell’alto mare.

Hanno assicurato il necessario livello di sicurezza marittima per la tutela dei molteplici interessi nazionali esposti a crescenti rischi e incertezze causati dall’aggravarsi della minaccia terroristica.

Sovente esponevano la propria vita a manifesto pericolo per la cattura di unità ed il fermo degli equipaggi appartenenti a organizzazioni criminali dedite ai traffici illeciti, raccogliendo, altresì, informazioni utili a comprendere l’andamento della crisi mediterranea. In tale ambito gli equipaggi delle Forze Navali della Marina Militare hanno meritato il plauso della Nazione tutta e della Comunità Internazionale, dando lustro e prestigio alla Forza Armata.

Bandiera di guerra del 151° reggimento fanteria “Sassari”
Afghanistan, Libano e Iraq, 2007 – 2018 

Prestigiosa unità che per oltre un decennio ha condotto molteplici attività di elevata valenza per la sicurezza e la stabilizzazione di territori caratterizzati da diffusa violenza interetnica e significativa minaccia terroristica.

Nel solco delle più fulgide tradizioni della Fanteria italiana, il 151°, costantemente animato da abnegazione e saldezza morale, ha dato prova di audacia e altissimo senso del dovere conducendo con magistrale perizia operazioni ad elevato rischio in contesti impervi quali l’Afghanistan, il Libano e l’Iraq. In questa ultima regione i fanti della Sassari, a presidio della strategica diga di Mosul, hanno dato ennesima prova di perizia e dedizione al dovere.

Reggimento da sempre riconosciuto quale unità d’eccellenza della nostra Fanteria, fedele al proprio motto “sa vida pro sa patria”, ha contribuito a dare lustro all’Esercito e all’Italia in ambito internazionale.

Bandiera di guerra del 4° reggimento Alpini Paracadutisti
Mozambico, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Afghanistan, Libano, Iraq, Libia e Somalia, 2002 – 2018

Unità delle Forze Speciali, impiegata in molteplici e rischiosi Teatri Operativi, si prodigava con altissima professionalità e indiscusso coraggio nel compimento delle ardue missioni assegnate, esercitando con straordinaria efficacia la propria limpida, ardita e intelligente azione militare in ogni situazione operativa di particolare complessità e delicatezza.

Animati da abnegazione, valore e ardimento, spesso schierati in condizioni operative e ambientali di elevato rischio, gli Alpini del 4°, fedeli al proprio motto “in adversa ultra adversa”, hanno ottenuto importanti risultati operativi consentendo il raggiungimento di obiettivi di rilevanza strategica.

Ammirevole esempio di Reparto che, per audacia e altissimo senso del dovere, ha contribuito ad accrescere il prestigio dell’Esercito Italiano in contesti internazionali dando lustro alla Nazione.

Bandiera di guerra del 51° stormo dell’Aeronautica Militare
Cieli dell’Afghanistan, della Libia e dell’Iraq, 2015 – 2019

Prestigiosa unità di volo dell’Aeronautica Militare, dalle gloriose tradizioni, impiegata senza soluzione di continuità, nei vari teatri di crisi al servizio della comunità internazionale.

Dopo aver operato nell’ambito dell’operazione ISAF in Afghanistan e aver partecipato all’operazione UNIFIED PROTECTOR in Libia, il 51° Stormo, a brevissima distanza dal proprio rientro, è stato dapprima rischierato sulla base di Trapani, per oltre un anno, per il monitoraggio della delicata e contingente situazione politica nel Mediterraneo. Successivamente ha sostenuto con i propri velivoli, in totale autonomia e con ingenti sacrifici da parte del proprio personale, l’operazione PRIMA PARTHICA, per contrastare la minaccia del terrorismo islamico in terra irachena.

Il valore, le spiccate virtù militari, l’amor Patrio, lo straordinario spirito di sacrificio e l’esemplare efficienza che da sempre contraddistinguono questo glorioso Reparto, hanno permesso di totalizzare oltre 11000 ore di volo in operazioni reali e di pervenire a risultati di grande rilievo, oggetto di numerosi riconoscimenti in ambito internazionale.

Bandiera di guerra del 7° reggimento Carabinieri “Trentino Alto Adige”
Territorio estero, 1982 – 2018

Reggimento Carabinieri di spiccata preparazione ed efficienza, impiegato in numerose missioni all’estero per il mantenimento della pace e per la protezione delle sedi diplomatiche nazionali nelle aree di maggiore instabilità, dava prova di perizia e di ardimento, nel solco delle più fulgide e gloriose tradizioni militari dell’Arma.

Dalle martoriate terre balcaniche ai remoti territori iracheni e afgani, conduceva molteplici attività per ristabilire condizioni di sicurezza, operando con fermezza e determinazione, non disgiunte da eccezionale umanità. Ovunque necessario, agiva a salvaguardia degli interessi nazionali, tutelando l’esercizio delle funzioni del Corpo diplomatico.

L’instancabile e meritorio impegno rendeva testimonianza dell’ammirevole tenacia e della straordinaria capacità del Reparto, che guadagnavano il plauso degli alleati e della comunità internazionale, accrescendo il lustro delle Forze Armate italiane e della Nazione.

Bandiera di guerra del 13° reggimento Carabinieri “Friuli Venezia Giulia”
Territorio estero, 1991 – 2018

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Reggimento Carabinieri di spiccata preparazione ed efficienza, nel solco delle gloriose tradizioni militari dell’Arma, offriva reiterate prove di ammirevole valore e lodevole determinazione in molteplici missioni condotte all’estero per il mantenimento della pace e nella protezione delle sedi diplomatiche nazionali nelle aree di maggiore instabilità.

Dalle martoriate terre balcaniche ai remoti territori iracheni e afgani, assolveva ai compiti assegnati con risoluta fermezza e ammirevole capacità, non disgiunte da eccezionale umanità, operando in contesti ambientali, sempre caratterizzati da elevato rischio. Ovunque necessario, agiva a salvaguardia degli interessi nazionali tutelando l’esercizio delle funzioni del Corpo diplomatico.

Il tenace impegno e l’appassionata dedizione del Reparto, uniti agli straordinari risultati operativi conseguiti, riscuotevano il plauso degli alleati e della comunità internazionale, accrescendo il lustro delle Forze Armate italiane e della Nazione.

Nel video le sei bandiere di guerra di posizionano davanti al palco d’onore

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Immagini di Monica Palermo
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Carabinieri rinvengono armi e una piantagione di canapa indiana nel reggino

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Reggio Calabria, 22 ottobre 2019 – Servizi straordinari di controllo del territorio predisposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria in collaborazione con personale dei “Cacciatori” di Vibo Valentia, sono stati effettuati nei giorni scorsi per individuare presenza occulta di armi, munizioni e sostanze esplosive presenti sul territorio della provincia con particolare attenzione alle zone impervie e di difficile raggiungimento.

In particolare, i carabinieri delle stazioni di Cardeto e Cataforio supportati da personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, hanno rinvenuto in area boschiva di ardua praticabilità abitualmente frequentata da cacciatori, all’interno di un casolare in stato di abbandono ubicato in località “Campicelli” terreno di proprietà dell’Ente Urbano del Territorio di Cardeto (ex demanio), una camera d’aria del tipo utilizzato per mezzi agricoli, abilmente occultata tra rovi e felci, contenente una pistola priva di marca e matricola comprensiva di un caricatore, un fucile sovrapposto cal. 12 marca Lamies senza matricola, tre fucili doppietta cal. 12 senza marca e senza matricola, un fucile semi automatico cal. 12 con canna mozzata senza marca e priva di matricola, un carabina priva di matricola mono colpo, un fucile artigianale privo di matricola composto da canna e sistema di armamento mono colpo e numerose cartucce.

Quanto rinvenuto e sequestrato è stato posto a disposizione delle autorità competenti per le successive determinazioni per verificare se sono state utilizzate per eventuali azioni criminali.

Inoltre a Roccaforte del Greco, i carabinieri della locale stazione, assieme ai colleghi cacciatori di Vibo Valentia, durante un rastrellamento in area aspromontana impervia, hanno trovato, in località Tumbolo, una piantagione di “cannabis indica” e, in località Santa Trada, una carabina con matricola abrasa e un centinaio di cartucce di vario calibro.

La piantagione, composta da quasi 100 arbusti alti circa un metro, era alimentata da un sistema d’irrigazione che attingeva l’acqua da un vicino ruscello. Nelle immediate vicinanza era presente anche un essiccatoio, costruito con pali e teli, perfettamente mimetizzato nella vegetazione, al cui interno sono stati rinvenuti quasi 5 kg di marjuana già essiccata.

In un anfratto naturale coperto da pietre, invece, è stato rinvenuto un tubo in plastica al cui interno erano celati una carabina Tonsper cal. 303, con matricola abrasa e comprensiva di caricatore, nonché quasi 100 cartucce di vario calibro. L’arma sequestrata sarà sottoposta ad ulteriori accertamenti per stabilirne l’esatta provenienza.

Questi tipi di rinvenimento non sono insoliti nell’area grecanica, infatti già nel luglio scorso i carabinieri di Roccaforte del Greco ed i Cacciatori di Calabria avevano rinvenuto nella località Punta Rossa di Roghudi una piantagione di cannabis indica composta da quasi 400 arbusti mentre, in agosto, i militari della stazione di Condofuri San Carlo avevano rinvenuto nella località Bandiera di quel centro, abilmente occultati in un cespuglio, due doppiette a canne mozze con matricola abrasa e circa 150 cartucce.

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Fonte e immaginiComando Provinciale CC di Reggio Calabria
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