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Carabinieri di Bagnoregio con un veicolo ad hoc per la sicurezza di Civita

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Viterbo, ­­­­17 marzo 2018 – Sorpresi ed incantati, questi i sentimenti dei turisti che in questi giorni si sono recati a visitare la celebre Civita di Bagnoregio quando, per le viuzze dello splendido borgo, hanno incontrato una pattuglia dei Carabinieri a bordo di un fuoristrada mai visto prima.

Da un paio di giorni, infatti, ha intrapreso servizio l’unico esemplare di veicolo pensato, testato ed acquistato dal Comando Generale dell’Arma specificatamente per le peculiari esigenze della “città che muore”.

Piccola, funzionale e maneggevole la “Polaris Ranger EV” a trazione integrale, dopo essere stata esaminata attentamente, anche attraverso una prova in loco, è stata assegnata alla Stazione Carabinieri di Bagnoregio che così potrà garantire tempi rapidi di intervento e di conseguenza maggiore presenza ed efficienza anche nei piccoli vicoli di Civita. Oltretutto, nel massimo rispetto dell’ambiente, il piccolo fuoristrada è totalmente “green” poiché dotato di un motore 100% elettrico con caratteristiche tecniche di ultima generazione che consentono di operare con estrema silenziosità e soprattutto a zero emissioni, perfettamente in linea con gli equilibri dell’ecosistema.

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I Carabinieri sono quindi pronti a garantire la sicurezza dei numerosi turisti italiani e stranieri che, con l’arrivo delle belle giornate, prenderanno d’assalto il famoso Borgo viterbese, candidato a ottenere il riconoscimento di patrimonio universale dell’Unesco, salvaguardando altresì la quiete e il relax dei visitatori.

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Fonte e immagini: Arma dei Carabinieri
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Intervista a Giulio Quintavalli, autore del libro “Da sbirro a investigatore. Polizia e investigazione dall’Italia liberale alla Grande guerra”

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(di Monica Palermo) – Giulio Quintavalli, da anni in servizio all’Ufficio Storico della Polizia di Stato, ha avuto modo di approfondire i molteplici aspetti della storia istituzionale del Corpo e di maturare specifiche competenze in materia di comunicazione storico-iconografica, raccogliendo un’ampia collezione di cartoline postali sulla Polizia. È laureato in Storia e Società

E’ autore e coautore di articoli tematici pubblicati su alcuni periodici delle Forze di Polizia e di alcune pubblicazioni, tra le quali «In Nome della Legge. Tracce Satiriche della Polizia italiana tra Otto e Novecento», a cura di Fabio Santilli, Roma, Ufficio Storico della Polizia di Stato – Centro Studi Gabriele Galantara, 2009. Ha anche collaborato con Gigi Simeoni nel romanzo a fiumetti «Gli occhi e il buio» (2007) della Bonelli Editore.

La nostra redazione lo ha intervistato per voi.

Giulio Quintavalli come nasce la passione per la storia?

Credo di averla sempre avuta, è parte integrante della mia vita.

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Catenelle e placca
Chiamate “rosario” dai delinquenti, utilizzate fino agli anni ’60 del ‘900, erano realizzate a mano dalle detenute del Carcere di Santa Maria Capua a Vetere.
Distintivo di riconoscimento per funzionario e agente di polizia in borghese: di
eccellente fattura, era fissato con bottone all’asola del risvolto del bavero dell’abito, rovesciato al momento per esibire il distintivo stesso. Era prodotto dalla Ditta F. Garrone di Roma

 Che cosa ti ha spinto a pubblicare questo libro?

Lo studio prende spunto dalla mia tesi di Laurea in Storia contemporanea sulla cultura professionale e la mentalità dell’investigatore, integrata e trasformata in questa pubblicazione su consiglio dell’Università.

Tento di individuare il processo storico tramite il quale il poliziotto diventa una professione socialmente apprezzata; cioè quando lo sbirro, analfabeta, manesco, ottuso e incapace, superata la cultura del sospetto e della prevaricazione, abbraccia quella dell’indagine sostenuta dalla scienza e dalla tecnica per trasformarsi, appunto, in investigatore, come il detective inglese, che adotta la moderna detection.

Un salto in avanti che “riscrive“ dell’interessato quadri mentali, motivazioni, valori, capacità e fiducia in sé stesso.

Il titolo della pubblicazione, «Da sbirro a investigatore» e la copertina sintetizzano questa trasformazione, che è avvenuta a ridosso della Grande guerra.

GIGI SIMEONI Sbirro italiano e detective inglese medioGiulio Quintavalli quali sono gli aspetti che hai voluto evidenziare in questo libro?

Non ho considerato i poliziotti famosi e la letteratura d’evasione (gialli, polizieschi…) per dare parola alle fonti dell’epoca di carattere interno o vicino alla Polizia, e la memorialistica di poliziotti.

Ho tentato di tratteggiare le varie componenti della Polizia, uomini e saperi, tra la fine ‘800 e il Dopoguerra. Funzionari e agenti di vari gradi, diversissimi per istruzione, cultura, responsabilità, ma uniti nel servizio.

Ho individuato continuità e mutamenti nelle loro memorie, incarichi professionali…, a partire dai rispettivi programmi e manuali per le Scuole, un “termometro” per saggiare trasformazioni, progressi…

Nei primi del ‘900 emerge la fiducia nella scienza e nelle nuove pratiche di polizia scientifica, e la razionalizzazione delle pratiche tradizionali, codificate (verbali, interrogatori, perquisizioni…) e non (travestimenti, pedinamenti, appostamenti…). Il vento rinnovatore della polizia scientifica dilata gli orizzonti professionali del poliziotto, a partire dai servizi investigativi, che descrivo con particolare attenzione partendo “dal basso”, dalle guardie, perché la “squadra Polizia” è si costituita da validi funzionari ma anche da capaci agenti. Quel vento soffia anche sull’Arma dei Carabinieri, a cui rimando in moltissimi punti.

Come si sviluppa la ricerca?

Il libro è suddiviso in quattro capitoli. Il primo considera gli anni tra i primi anni ’80 e il 1897 e i primi tentativi di realizzare in Italia una figura analoga al detective anglosassone: la guardia investigatrice di polizia giudiziaria; descrivo i metodi di indagine, antiquati e insufficienti, e le prime proposte di migliorare la Polizia e di superare il dualismo CC-PS.

Il secondo si spinge fino al 1915, con la polizia scientifica e le prime forme di professionalizzare il poliziotto. Il terzo tratteggia l’impegno nella Grande guerra per la tenuta del fronte interno: «Salvaguardare le spalle all’esercito» fu il ruolo assegnato dal presidente del consiglio Orlando alla Polizia. Un severo test per l’Ufficio Centrale d’Investigazione (di Giovanni Gasti) e per l’Ufficio Centrale abigeato (di Augusto Battioni), che indagarono rispettivamente su attentati, sabotaggi, spy stories (fino all’entourage di Papa Benedetto XV), e sul triangolo mafia-diserzione-abigeato, nuova emergenza criminale nel Mezzogiorno. Qui oltre 1.000 tra poliziotti e carabinieri dell’Ufficio abigeato operano in strettissima sinergia con risultati entusiasmati; in pratica un’Antimafia antelitteram.

Concludo con il Dopoguerra e il governo che riforma la Polizia “riscrivendone” metodi, personale e professionalità. Ma le ricerche sull’UCI e sull’Ufficio abigeato (ricorre nel 2017 il loro centenario) sono veramente interessanti.

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Cartellino fotosegnaletico compilato durante la Grande guerra: contiene i contrassegni cromatici e salienti, precedenti di giustizia, foto, impronte digitali di Campanelle Giuseppe, condannato per mercato clandestino di bestiame (nome di fantasia)

Il volume sarà pieno di aneddoti che incuriosiscono i lettori, ce ne vuoi raccontare qualcuno?

L’ingegno italiano si afferma nella detection: come nella classificazione delle impronte digitali di Gasti, coniata nel 1910 circa e usata da moltissimi paesi fino alla fine degli anni 90; o alla trasmissione a distanza delle immagini (teleiconotipia o ellerogramma), straordinaria per l’epoca, dovuta al poliziotto Umberto Ellero.

Che riscontro ha avuto il tuo studio, finora, nel mondo della divisa?

Sono autore e coautore dii alcuni articoli su «Fiamme d’Oro», «Polizia Moderna», «Fiamme d’Argento», «Il Nastro Azzurro»; mi hanno gratificato con recensioni molto favorevoli. Polizia, Finanza, Arma, «Rivista Marittima», a breve «Italia Contemporanea» e «Rivista Aeronautica», ma anche importanti siti internet di storia mi stanno dando spazio e opportunità: grazie di cuore.

Un aneddoto: «Rivista Marittima» recensendo «Da Sbirro a investigatore» si è complimentata per la scientificità del lavoro.

Spero che il lettore troverà interessante lo studio, che arricchisce la conoscenza della storia delle Forze di polizia rinforzandone il senso di appartenenza.

E’ rivolto a studiosi, storici, storici militari, della detection, della polizia giudiziaria, dell’intelligence, di Polizia e Arma. La prefazione è del direttore dell’Ufficio Storico, I° Dirigente P. di S. dr. Raffaele Camposano, che ringrazio sinceramente. Uno studio scritto con cuore e rigore storiografico che odora di bombetta, revolver, catenelle e tesserino…

Il volume è stato presentato al salone Più libri, più libri di Roma, nello stand della Polizia di Stato l’otto dicembre 2017, dove sono stato a contatto con il pubblico dando spiegazioni rispondendo alla domande del pubblico.

Come acquistarlo?

Da Aviani & Aviani editori, 2017 (c/o Arti grafiche Fulvio srl), e-mail: avianifulvio@gmail.com, o sul sito www.avianieditori.com

È ordinabile anche su IBS e in alcune librerie di storia militare.

E’ un volume di 280 pagine formato A4, con 80 immagini, oltre 900 note, appendice iconografia a colori, indice dei nomi, delle leggi, bibliografia di 500 opere, e sitografia.

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Cartolina postale del Corpo delle guardie di città (Polizia di Stato) raffigurante agenti in area urbana, in scalo portuale e di scorta ciclistica ad autorità. Primi del 900, edita dallo Stabilimento A. Marzi – Roma, illustrazione di Rinaldi. Un “pezzo” raro che rappresenta un’istituzione di uomini capaci, curati nella persona e nell’uniforme, ma le cronache coeve e le fonti archivistiche ci restituiscono un’immagine ben diversa. Di rilievo la scorta ciclistica alla carrozza reale, istituita nei primissimi del 900 nel Regio Commissariato di P.S. presso la Real Casa. (Questa e altre rare cartoline della Polizia, di fine Ottocento, integrano l’opera)

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Carabinieri recuperano 37 opere d’arte rubate da chiese della provincia de L’Aquila

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Roma, 14 marzo 2018 – Conferenza stampa ieri presso il  comando dei Carabinieri del reparto operativo del comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC), che ha illustrato come sono arrivati a sequestrare 37 opere d’arte di epoca compresa tra il XVI e XX sec., tra cui spiccano, per importanza, 5 pale d’altare sottratte da due chiese della provincia de L’Aquila, chiuse al culto perché dichiarate inagibili, a seguito del sisma del 2009 ed un dipinto attribuito al Maestro Guido Reni.

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Il generale di brigata Fabrizio Parrulli

Relatori della conferenza il dottor Luigi Cannavale, procuratore aggiunto della procura della Repubblica di Salerno; la dottoressa Catia Cardillo, pubblico ministero presso la procura della Repubblica di Salerno; la dottoressa Tiziana Coccoluto, vice capo di Gabinetto vicario del MiBACT; il generale di brigata Fabrizio Parrulli, comandante del comando CC TPC; il tenente colonnello Nicola Candido, comandante del reparto operativo CC TPC.

Il gruppo criminale, effettuava furti di pregevoli opere d’arte che poi andavano ad arricchire l’arredo di alcune ville di lusso della costiera amalfitana, accrescendo il loro fascino per i turisti stranieri, che ne beneficiavano nei loro soggiorni di vacanza.

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L’operazione, avviata a settembre 2017, s’inquadra nelle attività preventive e repressive attuate dal comando TPC e, in particolare, in quelle info-operative svolte sul mercato clandestino di beni d’arte, che hanno permesso di acquisire elementi su imprenditori che avevano, nella loro disponibilità, numerosi beni di natura antiquariale di probabile provenienza furtiva. Gli ulteriori approfondimenti investigativi, coordinati della procura della Repubblica di Salerno, hanno consentito di identificare sia personaggi dediti alla ricettazione di opere d’arte antica, sia collezionisti, pronti ad acquistare beni culturali senza verificarne, pur di ampliare la loro raccolta, la lecita provenienza. Le successive perquisizioni e la comparazione delle immagini dei beni rinvenuti con quelli censiti nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal comando TPC, hanno confermato la corrispondenza di 37 opere, permettendo di risalire a 16 furti effettuati negli ultimi 20 anni, in varie province italiane e di denunciare a piede libero 3 persone.

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Questo importante recupero consentirà, a breve, di rendere nuovamente fruibile al pubblico opere d’arte di inestimabile valore storico, artistico e devozionale, tra cui si evidenziano, per importanza, le cinque pale d’altare risalenti al XVII-XVIII sec., sottratte in data antecedente al dicembre 2012, dalle chiese di San Nicola a Capestrano (AQ) e San Giacomo Apostolo a Scoppito (AQ), due tavole del XVI sec., parte del polittico della Chiesa di “San Rocco” di Formia (LT) dell’artista Gerolamo Stabile e il dipinto, raffigurante “Cristo che prega nell’orto” attribuito al pittore bolognese Guido Reni, sottratto nell’agosto del 2012 a una famiglia nobiliare napoletana.

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Conferenza stampa per comunicare il ritrovamento delle opere

 

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Fonte: Arma dei Carabinieri - Immagini: Ph. Monica Palermo
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All’Olimpico la Security Cup & Partita Mundial 2018 organizzata dalla SAP Lazio

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Roma, 6 marzo 2018  – Mercoledì 21 marzo allo stadio Olimpico di Roma, avrà luogo la manifestazione di calcio spettacolo denominata la “Partita Mundial” Italia vs resto del mondo & Security Cup con il SAP Lazio e l’Assocentauri Calcio

Alle ore 20.45 vecchie glorie e campioni del momento di calcio con cantanti, attori, personaggi dello spettacolo, italiani ed internazionali, daranno vita ad una sfida di calcio con unico scopo la solidarietà.

Alcuni nomi dei calciatori ed artisti aderenti alla partita mundial, in attesa di altre importanti conferme: Gabriel Omar Batistuta, Aldair, David Suazo, Marcelo Salas, Ciro Ferrara, Luca Toni, Simone Perrotta, Vincent Candela, Giuseppe Favalli, Damiano Tommasi, Marco Delvecchio, Antonio Di Natale, Marco Amelia, Bruno Giordano, Nicola Legrottaglie, Christian Chivu, Massimo Oddo, Totò Schillaci, Francesco Toldo, Luciano Zauri, Ivan Cordoba, Ledian Memushaj, Sinisa Mihajlovic, Luis Oliveira, Sergio Taddei, Igli Tare, Leandro Castan, Javier Zanetti.

Non mancheranno anche personaggi del mondo del cinema e dello spettacolo come: Giorgio Pasotti, Giulio Base, Bruno Cabrerizo, Danilo Brugia, Carlo Verdone, Enrico Montesano, Pino Insegno.

Margherita Granbassi, campionessa olimpica, sarà l’allenatrice della squadra di calcio italiana.

Subito prima la partita madre, per la Security Cup si incontreranno le squadre del SAP Lazio il sindacato autonomo di Polizia e l’Assocentauri Calcio appartenenti alla Polizia di Stato, ovvero il mondo della sicurezza a difesa delle donne.

Apertura cancelli ore 18,00

L’incasso dell’evento sarà devoluto interamente in beneficenza alle numerose associazioni no profit ed Onlus che aderiranno all’iniziativa.

Sponsor che hanno contribuito all’evento:
Garbo Surgelati, Michelino Fish pescheria ristorante pesce, Caffè Circi, TAP Air Portugal, ADland

Pagina Facebook  https://www.facebook.com/securitcuppartitamundial2018/
Evento Facebook
https://www.facebook.com/events/149357809084587/?notif_t=plan_user_associated¬if_id=1519323468903389

Per info e partecipazioni:
+39 3931634631 (solo WhatsApp)
lazio@sap-nazionale.org

PREZZI BIGLIETTI (per intero evento 18.00 – 23.00)
CURVE: € 2,50
TRIBUNA TEVERE: € 5,00
TRIBUNA MONTE MARIO: € 10,00
TRIBUNA D’ONORE: € 20,00

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Polizia: celebrato l’anniversario della morte di Nicola Calipari

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Roma, 4 marzo 2018 – E’ stato ricordato oggi alle ore 17.00, il dott. Nicola Calipari, nel tredicesimo anniversario della morte.

Alla cerimonia commemorativa presso la questura di Roma hanno preso parte, la vedova e i figli del dirigente della Polizia di Stato ucciso nel 2005 a Baghdad, il capo della Polizia direttore generale della P.S. prefetto Franco Gabrielli, il direttore generale del D.I.S. prefetto Alessandro Pansa, il questore di Roma Guido Marino, i rappresentanti delle altre forze di polizia e numerosi funzionari della questura.

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“Nicola Calipari (Reggio Calabria, 23 giugno 1953 – Baghdad, 4 marzo 2005) è stato un poliziotto, funzionario e agente segreto italiano, ucciso da soldati statunitensi in Iraq, nelle fasi immediatamente successive alla liberazione della giornalista de il manifesto Giuliana Sgrena.” (wikipedia)

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Fonte e immagini: Polizia di Stato
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Carabinieri: sgominata la “banda delle colf”, dedita al traffico di droga tra l’Italia e le Filippine

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Roma, 23 febbraio 2018 – Sgominata dai carabinieri la “banda delle colf”. Nove gli arresti per traffico internazionale di droga tra l’Italia e le Filippine, tra gli arrestati ci sono anche collaboratori domestici della “Roma bene”. 

Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Roma Trionfale stanno dando esecuzione ad un’ordinanza che dispone misure cautelari nei confronti di 9 cittadini filippini (4 in carcere e 5 agli arresti domiciliari), molti dei quali collaboratori domestici di professionisti e imprenditori romani, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma a seguito degli sviluppi di un’attività investigativa coordinata e diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della procura della Repubblica di Roma.

I destinatari delle misure restrittive sono ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere, finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e spaccio.

L’indagine, avviata nel mese di marzo 2016, ha già determinato l’arresto di altre 6 persone, in flagranza di reato, ed il recupero di più di due chili, precisamente 2,258 kg, di shaboo, che ha costituito un sequestro record in Italia e uno dei più importanti in Europa per questo particolare tipo di sostanza stupefacente che, immessi sul mercato, avrebbero fruttato più di milione di euro.

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L’attività investigativa dei Carabinieri della compagnia Trionfale ha consentito di ricostruire l’organigramma dell’associazione criminale. Dal piccolo spacciatore nella Capitale fino ad arrivare al cartello nelle Filippine, che inviava la sostanza stupefacente in Italia mediante aerei, con voli di linea, fino a Milano e da qui veniva trasportata a Roma da alcuni appartenenti all’organizzazione, che poi rifornivano i pusher per la vendita al dettaglio a domicilio o lungo le strade.

La sostanza stupefacente Shaboo, che essendo inodore non viene rilevata dal fiuto dei cani antidroga, giungeva in Italia in bustine di plastica, avvolte nella carta carbone per eludere i controlli aeroportuali ai raggi X, custoditi all’interno di confezioni di carne in scatola, perfettamente sigillate.

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I Carabinieri del Nucleo Operativo della compagnia di Roma Trionfale hanno accertato che al vertice dell’organizzazione criminale, per la parte romana, vi era una donna filippina di 52 anni. Il cartello filippino si occupava di procacciare la sostanza stupefacente, inviarla in Italia monitorandone lo spaccio, ricevere il denaro provento della vendita al dettaglio, indicare agli associati in Italia nuovi canali con i quali inviare i soldi al fine di occultarne i flussi, assicurare adeguata tutela legale e giudiziaria agli associati.

Sono stati inoltre individuati e tracciati i flussi di denaro da e per le Filippine, tramite i circuiti di “money transfer”, dove venivano effettuati versamenti grazie all’utilizzo di documenti forniti da prestanomi compiacenti.

Cosa è lo shaboo

Lo shaboo si è diffuso in Italia nella comunità filippina ma oggi sempre più consumatori sono anche italiani che si sono avvicinati a questa droga per i suoi forti effetti, cui segue una costante e forte dipendenza.

Il prezzo di un grammo di shaboo varia tra i 350 ai 450 euro e per una dose singola ne bastano solo 100 milligrammi (0,100 grammi).

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Altri termini con cui viene identificata questa droga sono “Ice”, “Shabu” (in uso nelle Filippine) e ” Crystal meth”. E’ la forma più pura della metanfetamina, ovvero cristalli, solitamente limpidi, di d-metanfetamina cloridrato (che ricordano il ghiaccio e il sale grosso). E’ una droga proveniente dalle Filippine, ma è diffusa anche in Giappone e Corea. Viene generalmente fumata per mezzo di piccole pipette di vetro, ma può anche essere iniettata, masticata, assunta tramite la pelle o se ne possono respirare i vapori riscaldandola all’interno di un recipiente di vetro. Allontanando la fonte di calore, la sostanza si solidifica e può essere riutilizzata per nuove assunzioni. L’effetto è eccitante come quello prodotto dalla cocaina, ma molto più lungo e intenso (dalle 8 alle 24 ore). Per questa caratteristica molti consumatori preferiscono questa sostanza alla cocaina. Provoca euforia, eccitamento, abbassamento dei freni inibitori, innalzamento massimo del livello di attenzione associati a inappetenza, aumento del battito cardiaco e affanno. Così come per le anfetamine, lo shaboo può causare insufficienza renale e complicazioni cardiache. A livello psicologico si sono registrati, nei consumatori abituali, casi di marcata aggressività, allucinazioni, comportamenti violenti, paranoia e umore depresso dovuti all’instaurarsi di uno stato di dipendenza.

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Fonte e immagini: Arma dei Carabinieri
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Polizia ferroviaria salva quattro cagnolini abbandonati

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Caltanissetta, 12 gennaio 2018 – Salvataggio del tutto particolare quello fatto da una pattuglia della  Polizia Ferroviaria (Polfer) di Caltanissetta.

Durante un servizio di pattugliamento della linea ferrata Caltanissetta-Serradifalco, volto al contrasto dei reati a danno delle infrastrutture ferroviarie, in prossimità del cavalcavia che sovrasta la strada provinciale 5, gli agenti della Polizia Ferroviaria hanno notato, su un muretto adiacente la carreggiata, un sacchetto di plastica al cui interno si udivano dei guaiti .

All’interno dello stesso c’erano 4 cuccioli di meticcio di grossa taglia, di non più di venti giorni. I cagnolini, infreddoliti, tremanti ed affamati, erano stati abbandonati in una zona isolata e poco trafficata e pertanto avrebbero avuto scarse possibilità di sopravvivenza se non avessero incontrato, sulla loro strada, gli agenti della Polfer.

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Poco distante, infatti, avvolta in un altro sacchetto, è stata rinvenuta la carcassa di un cane maschio, meticcio, di età adulta.

I cuccioli, anche grazie all’intervento della locale Polizia Municipale, sono stati collocati presso il canile convenzionato con il comune di Caltanissetta, in attesa di trovare sistemazione in qualche calorosa famiglia disposta a prendersene cura.

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Fonte e immagini: Polizia di Stato
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