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Controlli ambientali dei Carabinieri del NOE di Udine: denunciati due imprenditori, sequestri di aree ed impianti.

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Udine, 25 maggio 2019 – I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Udine, disposti dal Comando Carabinieri Tutela Ambientale, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia, nell’ambito di una mirata serie di controlli di carattere ambientale e di ispezioni finalizzate al monitoraggio delle attività impegnate nel “ciclo del cemento” nell’ambito della provincia Isontina, hanno accertato nei giorni scorsi – unitamente al personale della sezione di P.G. della Procura di Gorizia – violazioni penali nei confronti di due società operanti nel settore dell’escavazione e del trattamento inerti.

Nello specifico, in un caso, i Carabinieri hanno riscontrato che all’interno di una società sita in Romans d’Isonzo (GO), erano stoccati 30.000 mc di rifiuti inerti in un’aerea di circa 20.000 mq, sottoposta a vincolo paesaggistico. L’area e quanto depositato, veniva quindi posta sotto sequestro probatorio come disposto dall’Autorità Giudiziaria procedente e deferito in stato di libertà il legale rappresentante della ditta per violazioni ai sensi del D.P.R. 380/2001 (assenza autorizzazione paesaggistica) e del D. L.vo 152/06 (gestione illecita di rifiuti).

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In un altro caso, invece, i militari davano esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Gorizia – Ufficio del GIP, presso una società di Fogliano Redipuglia (GO), operante nella produzione di micronizzati calcarei, sottoponendo a sequestro preventivo un impianto di macinazione calcarei ed un impianto di aspirazione polveri, risultati essere privi di autorizzazioni ambientali alle emissioni in atmosfera (valore degli impianti sottoposti a sequestro circa 400 mila euro). Nel contempo, veniva deferito in stato di libertà all’A.G. di Gorizia il legale rappresentante della società per il reato previsto dal D. L.vo 152/06 (mancanza atto autorizzativo emissioni in atmosfera).

I Carabinieri del NOE di Udine – competenti su tutta la Regione FVG – stanno proseguendo accertamenti e controlli su altre aziende operanti nel settore del “ciclo del cemento”.

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Fonte e immagini: Comando Generale Carabinieri
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Contrasto alla criminalità organizzata, Carabinieri sequestrano bunker con arsenale, soldi falsi e canapa indiana

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Reggio Calabria, 24 maggio 2019 – Continuano i servizi di contrasto alla criminalità organizzata disposti dal Gruppo Carabinieri di Locri ed effettuati dalle Compagnie di Locri, Bianco e Roccella Jonica. 

Negli ultimi giorni i Carabinieri della Locride e quelli dello Squadrone Carabinieri “Cacciatori” di Calabria supportati dal Nucleo Cinofili di Vibo Valentia hanno passato al setaccio centri abitati e campagne con perquisizioni e rastrellamenti nelle zone impervie pre-aspromontane controllando casolari e anfratti naturali.

In particolare, a Platì, i Carabinieri della Compagnia di Locri, nel corso di una serie di perquisizioni domiciliari e locali di immobili e terreni nella disponibilità di un 60enne del posto, hanno rinvenuto e sequestrato un bunker, largo circa 3 metri e lungo altrettanto, il cui accesso era abilmente occultato da un grosso blocco di cemento, scorrevole su dei binari in ferro grazie ad un meccanismo azionabile manualmente.

Lì vicino, inoltre, è stato rinvenuto anche un tubo in plastica contenente un sacchetto al cui interno vi erano oltre 50 mila euro in banconote da diverso taglio, alcune anche false, assieme a 50 munizioni calibro 9 ed un motociclo sprovvisto di targa e oggetto di furto a Milano nel dicembre 2018, nonché di circa 10 grammi di canapa indiana.

Al 60enne sono stati contestati detenzione abusiva di armi e munizioni, riciclaggio, ricettazione, falsificazione di monete, spendita e introduzione nello stato di monete falsificate, produzione, coltivazione e detenzione illecite di sostanze stupefacenti o psicotrope e abusivismo edilizio.

Nel corso del medesimo servizio, oltre al rinvenimento in area demaniale di diversi tubi in plastica contenenti circa 400 grammi di canapa indiana e varie banconote false, è stato eseguito anche un controllo presso un circolo ricreativo di proprietà di un 24enne del posto, dove i carabinieri hanno rinvenuto 25 munizioni calibro 9 occultate all’interno di un forno a legna.

Tutto il materiale rinvenuto è stato sequestrato e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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Fonte e immagine: Comando Provinciale CC di RC
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Al Quirinale una mostra con alcune delle opere ritrovate dal comando Carabinieri TPC in cinquant’anni di attività

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Vice comandante Carabinieri TPC generale Alberto Deregibus

(di Monica Palermo)
Roma, 06 maggio 2019 –
Inaugurata al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella la mostra “L’arte di salvare l’arte. Frammenti di storia d’Italia”, con alcuni dei ritrovamenti effettuati dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) che in questi giorni ha celebrato il 50° anniversario dalla loro costituzione.

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Il comandante carabinieri TPC, generale b. Fabrizio Parrulli durante un’intervista

 

L’esposizione, allestita nella Palazzina Gregoriana e curata dal prof. Francesco Buranelli, raccoglie alcuni dei più significativi beni culturali recuperati dal Comando dei Carabinieri in mezzo secolo di attività investigativa, unitamente a opere restituite al patrimonio artistico nazionale grazie all’azione messa in atto di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali.

Il comando TCP è un reparto specializzato dell’Arma istituito per contrastare i crimini a danno del nostro patrimonio storico artistico.

Mezzo secolo di indagini, viaggi, scambi diplomatici hanno consentito ai militari del Comando dei Carabinieri il recupero di queste opere di inestimabile valore artistico, nonché economico. Durante la presentazione alla stampa della mostra il comandante carabinieri TPC, generale di brigata Fabrizio Parrulli ha sottolineato che è importante la sensibilizzazione dell’opinione pubblica evidenziando che “i Carabinieri lo fanno proprio per rendere consapevoli, soprattutto i più giovani, di quanto sia importante il nostro patrimonio culturale. Lo facciamo anche con delle mostre, come in questo caso, per far vedere il nostro lavoro, i risultati in tanti anni di attività, non solo investigativa, ma anche dell’attività della diplomazia culturale, nonché quella del recupero delle opere colpite da calamità naturali disastrose, come il terremoto che ha colpito l’Italia nel 2016“. Il contributo del generale termina con un elogio ai Carabinieri TPC per il lavoro svolto.

I militari del TPC fanno parte dei “Caschi blu della cultura” una task force italiana costituita in seguito all’approvazione da parte del Consiglio Esecutivo dell’UNESCO della Risoluzione presentata dall’Italia, composta da Carabinieri TPC ed esperti del Ministero per i beni e le attività culturali.

Al passo coi tempi il Comando TPC ha digitalizzato tutte le schede un tempo cartacee con riportate le opere sottratte, disponendo così, già dagli anni ’80, di un database con elenco dettagliato e immagini di beni culturali da recuperare, di provenienza italiana o internazionale. 

Un App per cellulare, iTPC Carabinieri, è stata inoltre attivata a utilizzo del cittadino per verificare se un’opera rientra tra quelle ricercate dal Comando. Molte delle opere ricercate fanno parte del database virtuale. Si fotografa un’opera, quadro, scultura, gioiello e si può vedere se rientra tra quelle rubate da ritrovare. L’ideale quando si va per mercatini in cerca di un’occasione.

In 50 anni di attività il patrimonio informatico del database ad oggi è costituito da:

  • 189.624 eventi trattati;
  • 6.506.846 oggetti descritti;
  • 65.122 totale dei furti denunciati: 
  • 59.745 furti denunciati in Italia;
  • 5.377 furti denunciati all’estero;
  • 700.725 immagini memorizzate
  • 1.249.100 oggetti asportati censiti.

Si evince quindi una intensa attività investigativa e di salvaguardia per il patrimonio artistico italiano.

Di seguito alcune opere che si potranno ammirare nella mostra.

Informazioni per visitare la mostra:

  • Giorni di apertura:
    dal 5 maggio al 14 luglio 2019 nei giorni di martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica. Orario: dalle ore 10.00 alle 16.00 (ultimo ingresso ore 15.00).
  • Giorni di chiusura:
    lunedì e giovedì. La mostra sarà chiusa anche dal 31 maggio al 2 giugno 2019.

L’accesso alla mostra non comprende la visita al Palazzo del Quirinale ed è gratuita, previa prenotazione obbligatoria al costo di € 1,50.

Occorre prenotarsi con le seguenti modalità: on line sul sito http://palazzo.quirinale.it, tramite Call Center, tel. 06 39.96.75.57, o presso l’Infopoint, salita di Montecavallo 15.

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Immagini: Ph. Monica Palermo
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Carabinieri del NOE di Trento sequestrano centro abusivo per gestione illecita di rifiuti cimiteriali

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Trento, 19 aprile 2019 – Nei giorni scorsi Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico – NOE di Trento, congiuntamente ai colleghi della compagnia di Borgo Valsugana e alla Polizia Locale della Valsugana e Tesino, hanno rinvenuto in Scurelle (TN) località Asola, all’interno di un capannone dell’area artigianale “ex Samatex”, n. 27 bare contenenti resti di persone estumulate / esumulate da numerosi cimiteri del Veneto.

In particolare il personale della Polizia Locale, dopo aver notato che all’interno del capannone, apparentemente in stato di abbandono, si trovavano delle persone intente in attività lavorative, non avendo ricevuto da queste esaustive spiegazioni su quanto stavano effettuando e considerato anche che dall’interno dello stabile provenivano emissioni odorigine sgradevoli, ha allertato i Carabinieri del NOE di Trento e della compagnia di Borgo Valsugana per gli accertamenti del caso.

I Carabinieri del NOE, appena giunti sul posto unitamente ai colleghi dell’Arma Territoriale, hanno immediatamente verificato che all’interno del capannone si trovavano delle salme umane e dunque richiedevano l’intervento di personale dell’Ufficio di Igiene e Sanità pubblica provinciale, con il quale accedevano ai locali.

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In una condizione di generale degrado, sono state così individuate, accatastate una sopra l’altra, n. 24 bare contenenti le spoglie di defunti provenienti da differenti aree cimiteriali del Veneto, mentre altre 3 casse in zinco si trovavano aperte sul pavimento.

Accertamenti successivi hanno permesso di stabilire che una cooperativa sociale della Valsugana, in possesso delle autorizzazioni per il trasporto dei defunti, anziché portare come previsto le salme dai cimiteri ai forni crematori, le depositava presso il capannone di Scurelle ove provvedeva a separare le spoglie dei defunti dalla casse funebri in legno/zinco, ricollocandole quindi in sacchi di nylon che venivano successivamente riposti in scatole di cartone che, una volta sigillate, venivano inviate al forno crematorio. Le casse funebri, invece, dopo essere state sezionate e separate dalle parti metalliche venivano avviate a smaltimento in centri della zona. Tale modalità di gestione permetteva di ottenere alla cooperativa dell’alta Valsugana un vantaggio economico dovuto dai minori costi di cremazione, stimato in circa 400 euro a salma.

Il sindaco del Comune di Scurelle ha autorizzato lo spostamento delle salme nella locale area cimiteriale in attesa del loro trasferimento presso i forni crematori.

E’ al vaglio degli inquirenti la documentazione amministrativa – ambientale acquisita nel corso delle attività dalle quale, al primo esame, si ritiene che negli ultimi mesi siano transitate dal capannone di Scurelle più di 300 salme.

Della vicenda è stato immediatamente avvisato anche il Procuratore Distrettuale dott. Sandro Raimondi e il PM di turno, dott.ssa Licia Scagliarini, che hanno disposto il sequestro del capannone.

Le ipotesi di reato, al vaglio della Procura della Repubblica di Trento, sono di vilipendio di cadavere e gestione illecita di rifiuti.

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Fonte e immagini: Comando Generale Carabinieri
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Catania: Carabinieri sequestrano cava abusiva in area sottoposta a vincolo paesaggistico del “parco dell’etna”

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Belpasso (CT), 2 febbraio 2019 – I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Catania (NOE) di Catania hanno sequestrato una cava abusiva ed impianto di frantumazione in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico del “Parco dell’Etna”. Denunciata la titolare della società.

Dopo un’attività di controllo avviate già da tempo nel territorio di alcuni comuni che fanno parte dell’estensione del parco dell’Etna, i militari hanno proceduto al sequestro d’iniziativa di una cava di materiale basaltico-lavico posta in località contrada Fra Diavolo del comune di Belpasso.

La cava, dove erano in corso manovre di lavorazione di materiale basaltico, ricade all’interno della cosiddetta zona “D” del parco dell’Etna, zona sottoposta a speciale vincolo naturalistico e paesaggistico, dove è assolutamente vietato condurre alcuna attività che ne possa modificare o alterare l’aspetto, men che meno quella estrattiva.

La verifica della documentazione dell’azienda operante nel sito ha consentito di rilevare l’assenza di un’autorizzazione valida ad effettuare tali lavori. La titolare della cava è stata quindi denunciata per aver condotto dei lavori di sbancamento all’interno di un’area sottoposta a vincolo in assenza della prescritta concessione estrattiva, di competenza del distretto minerario, oltre che per violazione dell’art. 734 del codice penale, per aver causato il deturpamento dei luoghi sottoposti a speciale tutela di tipo paesaggistico, con altre responsabilità di carattere penale per quanto attiene l’impianto di frantumazione dell’azienda, sequestrato, in quanto risultato sprovvisto della prescritta autorizzazione alle emissioni in atmosfera. Sequestrato inoltre un escavatore munito di martello pneumatico.

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Nel corso dell’ultimo anno, i Carabinieri del NOE di Catania nell’area Etnea hanno posto sotto sequestro 5 aziende, 9 cave abusive, 4 impianti di frantumazione e produzione di calcestruzzi trovati privi delle necessarie autorizzazioni per le emissioni in atmosfera, nonché decine di escavatori, pale meccaniche e camion utilizzati per le illecite attività.

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Fonte e immagini: Comando Generale dei Carabinieri
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Carabinieri contrastano associazione criminale nigeriana a Messina, dedita al traffico della prostituzione

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Messina, 25 gennaio 2019 – Ordinanza di custodia cautelare in carcere per di 5 persone componenti di una cellula criminale di matrice nigeriana eseguita questa mattina dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina. L’associazione criminale era dedita all’organizzazione di viaggi dall’Africa centrale all’Italia di giovani minorenni da avviare alla prostituzione. L’ordinanza è stata emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina su richiesta della locale procura della Repubblica – D.D.A.

L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Messina con il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia, è stata avviata sulla base dei comportamenti sospetti di una giovane nigeriana, ospite di un centro di accoglienza per minori non accompagnati di Messina, la quale è risultata operare per conto di una più vasta organizzazione criminale transnazionale, con base in Nigeria. La giovane donna si occupava di reclutare giovani ragazze minorenni da trasferire in Europa passando dalla città libica di Sabratha, ove si avvaleva dell’apporto di un collegato gruppo criminale libico operante nell’organizzazione delle partenze dei natanti carichi di migranti diretti in Italia.

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Il sodalizio aveva realizzato un collaudato sistema attraverso il quale, nel periodo 2015 – 2017 – reclutava ed avviava alla prostituzione giovani nigeriane, convinte ad abbandonare il paese di origine con la promessa di un lavoro dignitoso in Europa. Una volta giunte in Italia, invece, le giovani venivano costrette a prostituirsi per riscattare i costi del trasferimento, chiamati in gergo “Balance”, anticipati dalla stessa organizzazione.

Per ottenerne l’assoggettamento, le giovani venivano sottoposte, prima della partenza dalla Nigeria, a riti tribali di “magia nera” (quali il rito animista del cd. “Juju”). Alle vittime venivano impartite dettagliate istruzioni su come ottenere celermente i documenti di soggiorno, spiegando che dovevano riferire alle autorità italiane di essere minorenni ma in procinto di raggiungere la maggiore età, in modo da sfruttare il canale preferenziale riservato ai minori ed, al contempo, divenire autonome al compimento dei 18 anni e potersi sottrarre ai controlli più stringenti vigenti nelle comunità di accoglienza per minori non accompagnati. Ottenuti i documenti di soggiorno, le vittime venivano avviate alla prostituzione per ripagare il debito verso l’organizzazione. Parte dei proventi delle attività delittuose venivano reimpiegate in Nigeria per finanziare l’acquisto e la costruzione di immobili e parte venivano reimpiegate per finanziare i viaggi di ulteriori vittime da avviare alla prostituzione.

Nel corso dell’indagine, è stato accertato come l’organizzazione abbia gestito il trasferimento di almeno 15 minori stranieri non accompagnate dalla Nigeria – attraverso Messina – in vari Paesi dell’Unione Europea, avvalendosi anche dell’apporto garantito da un cittadino italiano – responsabile di un’associazione di volontariato impegnata nell’assistenza – il quale forniva notizie utili al rintraccio delle minori gestite dal sodalizio criminale una volta sbarcate in Italia e partecipava all’avviamento alla prostituzione di quelle che venivano ospitate nei centri di accoglienza messinesi.

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Nel corso dell’indagine è emerso anche come alcuni dei soggetti nigeriani indagati fossero dediti anche al traffico internazionale di sostanze stupefacenti del tipo eroina, effettuato tramite corrieri che trasportavano il narcotico in corpore in ovuli termosaldati ingeriti alla partenza e consegnati a connazionali di stanza nel casertano. A riscontro di questa attività illecita, a maggio del 2017, su richiesta del Nucleo Investigativo di Messina, i Carabinieri di Firenze arrestarono uno degli indagati, il nigeriano IMARHAGHE Monday che era sbarcato all’aeroporto di Firenze, proveniente da Dusseldorf (Germania), trasportando all’interno della propria cavità intestinale 110 ovuli contenenti 1,2 kg di eroina.

Il delitto associativo è stato contestato ai nigeriani IHAMA Rita 38enne e IMARHAGHE Monday, 32enne, promotori e organizzatori dell’associazione, al 72enne messinese BUSCEMI Giovanni ed ad una quarta persona attivamente ricercata.

Il quarto arrestato è il 20enne nigeriano IGBINOMWANHIA Precious Ovbokhan, destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare per il reato di tratta di persone.

Gli arrestati sono stati associati alla casa Circondariale di Messina a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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Fonte e immagini: Legione Carabinieri Sicilia
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Carabinieri scoprono giro di prostituzione a Pomezia con ragazze anche sposate, 5 gli arrestati

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Pomezia (RM), 16 marzo 2018 – Questa mattina, i Carabinieri della Compagnia di Pomezia hanno arrestato 5 persone, di nazionalità italiana e domiciliate nel comune di Pomezia, ritenute responsabili dei reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Gli arrestati, quattro uomini e una donna, sono accusati di aver trasformato due abitazioni prese in affitto, una a Pomezia l’altra a Roma, in centri massaggi e pubblicizzati come tali, mentre in realtà erano luoghi dove giovani donne si prostituivano, sia italiane che dell’est Europa, alcune anche sposate e all’insaputa dei loro mariti. I clienti potevano richiedere, oltre ai massaggi, che venissero eseguite dalle donne anche delle prestazioni sessuali.

L’attività investigativa, condotta dai Carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Pomezia, è scaturita dalla denuncia presentata da una giovane ragazza che, dopo aver risposto ad un’offerta di lavoro online come “segretaria”, recatasi all’appuntamento con i gestori dei centri massaggi, aveva scoperto che in realtà sarebbe stata assunta per eseguire delle prestazioni sessuali.

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L’indagine ha permesso di dimostrare l’attività di sfruttamento della prostituzione per i gestori dei centri massaggi, due uomini di 42 e 32 anni entrambi residenti a Pomezia che sono stati tradotti presso il carcere di Velletri. I due si facevano consegnare dalle giovani donne il 60% di quello che guadagnavano ed organizzavano la loro attività. Gli altri tre arrestati invece, due uomini di 50 e 65 anni ed una donna di 41 anni, favorivano l’attività di prostituzione delle giovani, portando nelle abitazioni quello di cui avevano bisogno e gestendo gli appuntamenti e la contabilità, sono stati portati presso i loro domicili in regime di arresti domiciliari.

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Fonte e immagini: Legione carabinieri “Lazio” / Compagnia di Pomezia
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Antonella Lallo

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