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Federica Liberati, ex atleta dell’Esercito per un anno, si laurea per la seconda volta

(di Monica Palermo) Federica Liberati, ex atleta idonea per l’Esercito non arruolata poiché arrivata seconda al concorso VFP4 atleti, consegue la sua seconda laurea in “Management dello Sport”

 

Roma, 21 luglio 2017 – Roma, 20 luglio, piena giornata estiva, per strada poco traffico nonostante ci sia lo sciopero dei mezzi. Mi trovo fuori dall’Università degli studi del Foro Italico. Mi avvicino all’entrata.

Nell’ateneo oggi discuteranno le tesi sei futuri dottori in Management dello sport.

Io sono venuta per assistere a quella della già Dottoressa Federica Liberati, giovanissima atleta, scrittrice e musicista sempre sorridente e simpatica: è appunto pronta a prendere la sua seconda Laurea, con una tesi avente come relatore il magnifico rettore prof. Fabio Pigozzi della medesima università. La sala dove si discuteranno le tesi, l’aula Marinozzi, è gremita di parenti ed amici dei sei candidati. 

Federica è la prima, espone la sua tesi, ciascuno studente ha 10 minuti a testa per la presentazione: lei è precisa, puntuale. Il tema è “Le benzodiazepine: gestione dell’uso e dell’abuso nell’atleta di interesse internazionale”. Parla al microfono che all’improvviso cessa di amplificare la voce, senza titubanza continua nella sua esposizione, i minuti scorrono e il suo turno si conclude senza problemi.

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A turno tutti i candidati discutono la loro tesi. 

Appena tutti i ragazzi hanno terminato di esporre il proprio elaborato, i docenti della commissione valutatrice fanno allontanare loro e il pubblico presente dalla sala, al fine di rimanere da soli per trarre le conclusioni circa le valutazioni. Pertanto restano a porte chiuse. 

Nell’atrio si percepisce tensione, emozioni, trepidazione.

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Ecco che vengono invitati a rientrare. 

Gli studenti stanno in piedi di fronte alla commissione esaminatrice, li chiamano uno ad uno, vengono proclamati tutti dottori in Management dello Sport e viene detto loro il voto. Per prima sempre Federica Liberati, la quale si è laureata con 110 e lode. 

Le votazioni sono terminate, le tensioni si allentano e gli studenti escono per brindare e farsi le foto di rito con la corona di alloro in testa, insieme ai familiari e agli amici.

Piu tardi ho sentito Federica per complimentarmi con lei e le ho chiesto se potevo farle un’intervista, eccola.

– Federica può raccontare brevemente la sua esperienza con l’Esercito e come questa ha influito nella sua carriera?

“…è stata un’esperienza di vita bellissima! Non sono stata purtroppo arruolata poichè quando ho partecipato al concorso VFP4 atleti vi era un posto solo per la mia disciplina e io arrivai seconda. Allenarmi in caserma alla Cecchignola al fianco di atleti olimpici, andare ai raduni estivi, condividere con loro stanze, pasti, allenamenti, emozioni è stato qualcosa che difficilmente dimenticherò.

Ho imparato molto da loro, e la mia precisione e puntualità le devo prevalentemente a loro.

Penso sia soprattutto grazie all’Esercito e alle altre Forze armate che lo sport professionistico riesca ad andare avanti con onore.”

– Due anni fa la sua prima laurea, ricordiamo a chi ci legge su cosa era la sua tesi.

“Mi laureai in “Scienze motorie e sportive” con una tesi dal titolo “Dov’è il limite fra i benefici e i danni generati dall’esercizio fisico cronico? Relazioni fra pratica, dipendenza e funzioni cognitive.” Quindi tra la psicologia e la medicina dello sport.”

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– Cosa l’ha spinta a prendere la sua seconda laurea dottoressa Liberati?

“Ho preso questo secondo titolo di studio poiché vorrei proseguire nel settore Universitario, tentando il concorso al dottorato di ricerca sperando in un futuro da docente universitaria”

– “Le benzodiazepine: gestione dell’uso e dell’abuso nell’atleta di interesse internazionale”, ce ne parli un po’, come è nata questa ricerca, chi sono i professori che l’hanno aiutata in questa sua impresa, di quali aiuti si è avvalsa?

“Questa è la prima pubblicazione al mondo che associa le benzodiazepine allo sport, mi ha fatto da relatore il magnifico rettore prof. Fabio Pigozzi, presidente di tutti i medici dello sport del mondo e membro fondatore della WADA (agenzia mondiale per l’anti doping). Bisogna studiare che effetti hanno questi farmaci sulla prestazione sportiva e io ho voluto introdurre l’argomento per proseguirlo nel dottorato di ricerca, ammesso che io passi il concorso. Sono stata seguita da 3 professionisti del settore, prof. Paolo Borrione, prof.ssa Emanuela Ciminelli e prof. Federico Quaranta: tre medici fantastici senza dei quali non avrei potuto compiere la mia impresa in questo modo e pertanto a loro, e al magnifico rettore prof. Fabio Pigozzi, vanno i miei più sentiti ringraziamenti.”

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– Ora cosa pensa di fare dopo questa seconda laurea? Ho percepito che vuole intraprendere il percorso del dottorato, ho sentito bene?

 “eheheh!!! si! Ha sentito benissimo. Il concorso sarà a Settembre e io adesso devo stendere un progetto di ricerca e appunto vorrei approfondire la correlazione tra Benzodiazepine e prestazione sportiva, assieme ad altri aspetti dell’attività fisica e dei benefici per la salute.”

– Vuole ringraziare qualcuno in particolare?

“Ringrazio il magnifico rettore prof. Fabio Pigozzi per avermi dato la possibilità di muovermi in tutta autonomia su questo settore inesplorato e per avermi fatto da relatore, cosa che non ha mai fatto. Poi i professori Borrione, Ciminelli e Quaranta che mi sono stati vicini fino alla fine. Ringrazio infine tutti coloro che mi sono stati vicini.”

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E noi della redazione non possiamo che augurare un Ad maiora! alla dottoressa Federica Liberati.

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Ma chi era Bud Spencer? Eccolo svelato in un’intervista fatta da Poliziamoderna

Roma, 29 giugno 2016 – In Campidoglio a Roma a ricordare Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer anche una delegazione delle Fiamme Oro, gruppo sportivo della Polizia di Stato, per omaggiare e deporre dei fiori ai piedi del feretro dell’attore scomparso il 27 giugno a Roma all’età di 86 anni. Carlo Pedersoli e’ stato un atleta di nuoto delle Fiamme Oro.  

Di seguito un’intervista rilasciata da Bud Spencer a Poliziamoderna, rivista ufficiale della Polizia di Stato.

Da recordman sportivo a cantautore, tutto quello che avreste voluto scoprire di Bud Spencer ma non avete mai avuto il coraggio di chiedergli

Alla nascita pesava sei chili e ora, poi ultraottantenne, centoventicinque. Per tutta la vita ha mantenuto una fisicità montagnosa. Impossibile non notarlo. Impossibile non riconoscerlo. Bud Spencer ha “riempito” i grandi schermi del pianeta con cazzotti e risate: i film da lui interpretati sono stati visti da Fidel Castro, come in tutti i Paesi Arabi e in Asia ha spopolato dopo Piedone ad Hong Kong. In Germania pullulano i fan club, mentre in Italia lo hanno finalmente omaggiato del David di Donatello alla carriera. Ma per chi ama lo sport rimane sempre il grandissimo nuotatore Carlo Pedersoli, il primo atleta nostrano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero, campione nazionale per dieci anni consecutivi, all’inizio dei quali mosse le sue potenti bracciate per il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, quando le Fiamme oro non esistevano ancora ma sarebbero nate di lì a poco. Nonostante siano trascorsi tanti anni da quando Carlo vestì la tuta dai colori cremisi, il suo legame con la Polizia di Stato è ancora fortissimo. Forse perché si riconosce più come sportivo che come attore. Anzi in lui lo sportivo confligge con l’attore. Tanto che per rimettere le cose a posto c’è voluto un libro autobiografico, scritto assieme a Lorenzo De Luca per i tipi della Aliberti editore, Altrimenti mi arrabbio. Titolo minaccioso di cui Poliziamoderna chiede timorosamente conto al mitico Bud-Carlo in un incontro nello studio di Via Archimede a Roma.
Perché si dovrebbe arrabbiare? Lei ha avuto una vita ricchissima, è stato un grande sportivo, ha scritto canzoni, fatto lo sceneggiatore, costruito strade, guidato aeroplani, girato il mondo a ritmo di ciack…
Come spiego nel libro è Carlo Pedersoli ad arrabbiarsi con Bud Spencer che lo oscura, pigliandosi troppo spazio e troppi onori immeritatamente. Bud Spencer è nato perché il pubblico lo ha creato e ne ha decretato il successo ma non mi appartiene, mentre Carlo Pedersoli è stato pugilatore, lottatore, rugbysta e, infine, atleta acquatico di rango olimpionico (Helsinki, Melbourne, Roma,): dieci anni centravanti del Settebello, la nazionale di pallanuoto, il primo a scendere sotto il minuto nello stile libero. Ho dato tanto allo sport e lo sport ha dato tanto a me, insegnandomi principi e valori su cui ho fondato la mia esistenza.

Qual è l’insegnamento cardine avuto dall’attività agonistica?

Paradossalmente la mia prima grande vittoria nello sport è stata imparare a perdere. Saper accettare la sconfitta. Riconoscere la bravura dell’altro e, di contro, i miei limiti. Quindi lavorare su di essi per migliorarmi. Sono pilastri su cui si è basato il mio percorso di crescita come persona.

Alla celebrazione del Cinquantenario delle Fiamme oro nel 2004, ai festeggiamenti per le favolose medaglie conseguite alle Olimpiadi del 2008, come ad altre manifestazioni importanti, lei è stato invitato ed ha sempre partecipato. La Polizia di Stato le è affezionata, ricambiata, non c’è che dire, dallo stesso calore. Come se lo spiega?

Sicuramente perché la mia appartenenza ai gruppi sportivi della polizia – andavo ad allenarmi nella piscina della Caserma di via Guido Reni – è stata un’esperienza fondante, seppur breve. Lì ho imparato a unire lo spirito agonistico dello sport al senso della legalità, della correttezza e del coraggio. Perciò sono rimasto sempre un atleta in maglia cremisi, almeno nell’animo e nei comportamenti. Da allora la divisa rappresenta per me qualcosa di pulito che, purtroppo, nella mia terra natìa, il napoletano, si sta volatilizzando.

Però i successi in piscina non sono bastati ad accontentare Carlo Pedersoli?

No, infatti. A 28 anni mi strappai dai Parioli e dalle feste romane del sabato sera. Era troppo splendente e allo stesso tempo troppo scontato quello che mi succedeva. Io non sapevo se ero coraggioso, geloso, pavido, insicuro, invidioso, iroso… Fino a quel momento avevo vissuto nell’ovatta meravigliosa di campione, con belle donne, lussuosi alberghi, viaggi in tutto il mondo: mi sono dovuto mettere alla prova per capire me stesso. Perciò sono partito per il Venezuela andando a vendere automobili a Caracas, prima, e poi a lavorare per una società che costruiva strade in Amazzonia. Anni duri che mi hanno fatto scoprire chi fossi nel bene e nel male.

Tutti vorrebbero avere un amico come Bud Spencer che li proteggesse dalle ingiustizie. Nei film il suo personaggio è sempre dalla parte dei più deboli. È così anche nella vita?

Sì, ci sono diventano dopo quell’esperienza in Sudamerica. Tra i tanti premi, certificati, diplomi, fotografie con dediche importanti che sono in questa stanza quello a cui tengo di più è l’attestato d’investitura ad ambasciatore Unesco nel mondo per la difesa dei diritti umani in particolari dei bambini che sono fonte di verità e bellezza. Ho avuto la gioia di tre figli e cinque nipoti e amo passare il tempo con i più piccoli oltre a fare qualcosa per loro. Per esempio, ho appena terminato una campagna d’informazione sulle miopie gravi nelle scuole elementari, patrocinata dall’Unione italiana cechi. E adesso mi accingo a farne un’altra contro la droga. Ho già partecipato ad un incontro con il campione del pallone Ivan Cordoba, organizzato da Polizia di Stato e Ambasciata colombiana per lanciare una campagna contro la cocaina. Posso dire sinceramente che non mi sono mai drogato né ubriacato. Ho sempre voluto essere cosciente e lucido, preferendo assumermi la responsabilità dei miei sbagli: è il concetto che vorrei trasferire ai giovani.

Inevitabile chiederle quanto vede in pericolo lo sport a causa del doping.

Il colore della cocaina l’ho visto per la prima volta nella mia vita sul set di Piedone lo sbirro perché né in piscina né in altri ambienti agonistici ai miei tempi ho mai scoperto qualcuno a drogarsi. Purtroppo lo sport adesso è quasi finito, ormai è solo spettacolo, decine e decine di atleti si sono usurati e intossicati per la smania e l’ossessione di vincere. Perché in questo star system che è diventato lo sport chi arriva secondo è un imbecille. Trovo pericolosi tutti quei commenti esacerbati sulla nazionale di calcio alla World Cup: condannare i giocatori perché “devono” dare dei risultati significa pretendere che siano macchine, perfetti, infallibili. A un calciatore che costa 9 milioni di euro gli guardano in bocca come ai cavalli per vedere se ha problemi di salute, altrimenti non viene comprato… Non siamo forse ritornati al mercato degli schiavi?! Schiavi d’oro, in questo caso.

A primavera a lei e a Terence Hill è stato consegnato il David di Donatello quale riconoscimento della lunga carriera, dal ’67 al ’94, da attori di spaghetti western. Come spiega il successo di questo filone oltre che della vostra coppia?

Tengo più all’Unesco che al David, però ammetto che è stato un premio importante visto che in realtà non sono mai stato un attore professionista bensì un dilettante. Due anni dopo la serie di Trinità, il signor Mel Brooks fece lo sceriffo negro con la sella di Gucci in Mezzogiorno e mezzo di fuoco. Per me e Terence Hill è stato un orgoglio aver creato un genere, il comic western, dove non moriva nessuno e nessuno si faceva male veramente. Durante le scazzottate tutti si rimettevano in piedi, senza spargimento di sangue. Il pubblico godeva del fatto che menavamo a tizi arroganti e prepotenti che se la prendevano con le donne, i bambini, gli anziani, i malati. Ma non c’era giustizialismo violento in questo. Era tutto comico pur non essendo né io né Terence realmente comici. Abbiamo copiato dal cinema muto, da Buster Keaton, Chaplin, Oliver Hardy che non parlavano però quello che facevano era comico: comicità gestuale, questo il nostro segreto. A noi ci veniva naturalmente.

Il cazzottone a rincarcagnata è l’unica arma, peraltro vincente, che sfodera nei film. Che rapporto ha avuto nella vita con pistole, fucili e coltelli?
Ho il porto d’armi e una pistola calibro 9 che sta smontata in seimila pezzi e i proiettili in un altro posto. Ma cerco di non usarla: prima vado con le mani. Mi conforta la forza fisica sviluppata con lo sport. Ne ho fatti di tutti i colori sono nato pugilatore, poi ho fatto il lottatore e il rugby. Le armi non le amo e in particolare leverei di mezzo tutti i cacciatori.

La fortunata serie di film con Piedone lo sbirro, il serial tv Detective Extralarge, in ultimo I delitti del cuoco. Molte sue fiction la vedono poliziotto. Se l’avesse fatto nella vita che tipo sarebbe stato?

Anni fa avrei fatto l’agente che sta in strada, come in molti miei film. Adesso con gli avanzamenti della scientifica, ma anche con l’avanzamento dell’età, mi affascinerebbe stare in laboratorio tra microscopi e apparecchi tecnologici. Pur non essendo un poliziotto nella mia esistenza di delinquenti ne ho incontrati molti, soprattutto in Sudamerica, quando lavoravo nella giungla amazzonica. Ho sperimentato che l’uomo tende a dimenticare, pur avendo fatto cose tremende si autogiustifica. Per cui ho coniato due aforismi “rivisitati”: Ave canem e cave caesar, Mangio ergo sum. In pratica quello a cui bisogna fare attenzione è l’uomo, l’unico animale veramente pericoloso per la sua stessa razza, perché la parte istintuale è sempre predominante nell’essere umano.

Visto che lei è un pilota provetto e ha posseduto una società di aeromotori, ci saremmo aspettati che avesse voluto fare l’elicotterista della Polizia di Stato…

Beh, certo sarei in grado. So pilotare il 212 e sono stato il primo ad usare il 412 appena uscito dalla fabbrica che è quello in dotazione alla polizia. Nel mio parco di aeroveicoli c’erano il 109, il dophen bimotore, l’ecureuil (lo scoiattolo). Poi ho anche competenza acquisita nella aereonautica. In tutto conto 2.000 ore di volo di cui 1.200 di jet e 800 di elica. Il club aereonautico mondiale mi ha conferito il diploma per aver sorvolato l’Atlantico in solitaria con un mezzo piccolo ad elica. Naturalmente a mia moglie quella volta dissi: «Cara sto via qualche giorno per sbrigare un affare in Canada».

Re dell’acqua e re dell’aria. E con le automobili come si comporta? Ha tutti i punti della patente?

Amo correre ma lo faccio solo nelle competizioni sportive. Ho disputato gare con la Renault, per esempio la Caracas-Maracaibo, il giro del Tigre in Venezuela. Mentre nella guida “civile” sono tranquillo. Ho tutti i punti della patente. Anzi sono una vittima della strada. Qualche anno fa mi hanno investito e rotto il femore ed ora ho una protesi di titanio.

Ha vissuto intensamente, cimentandosi in prove sportive e non. Nessun rimpianto?

Sì, uno. Il fatto di essere arrivato nono su 1.500 atleti alle Olimpiadi, che non è malaccio come risultato, ma sarei stato fra i primi 4 o 5 se non avessi fumato. Nello sport mi sono tolto grandi soddisfazioni, ho persino vinto un campionato di vela. L’unica cosa che non ho mai praticato è il calcio (ma non m’importa niente) e l’equitazione, per evidenti problemi di physique du role. Per il resto, forse mi manca da fare il cantante d’opera. Sebbene in campo musicale abbia prodotto diverse cose. Pochi sanno che ho scritto le parole di molte canzoni per Nico Fidenco e per Ornella Vanoni. Ad ottobre esce il mio primo cd autoprodotto. Tutte canzoni in napoletano. Napoli è sempre nel mio cuore.

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Fonte e immagini: Polizia di Stato

Oggi prova di sorvolo su Roma di due velivoli delle frecce tricolori

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Roma, 1 giugno 2016 – Due aerei MB-339 della Pattuglia Acrobatica Nazionale proveranno il sorvolo sui Fori Imperiali in vista della rivista militare per la Festa della Repubblica.

Nella tarda mattinata di oggi, mercoledì 1° giugno, due velivoli della Pattuglia Acrobatica Nazionale effettueranno una serie di sorvoli su Roma in preparazione del tradizionale passaggio tricolore della formazione al completo in programma domani per la Festa della Repubblica del 2 Giugno.

I velivoli MB-339PAN decolleranno, intorno alle 11,30, dalla base aerea di Pratica di Mare, dove da oggi il team è rischierato.

Per il 2 Giugno, il primo passaggio della formazione è in programma intorno alle 9,15 sull’Altare della Patria, per gli onori delle massime autorità al Sacello del Milite Ignoto; il secondo passaggio ci sarà invece al termine della rivista militare, intorno alle ore 11,00, per gli onori al Presidente della Repubblica. A dirigere da terra la formazione, come di consueto, ci sarà il comandante delle Frecce Tricolori, il tenente colonnello Jan Slangen, che dalla terrazza più alta del complesso monumentale del Vittoriano sarà in contatto radio con il capo formazione e gli altri velivoli del team.

Le “Frecce Tricolori” sono uno dei reparti di volo dell’Aeronautica Militare, con sede nell’aeroporto militare di Rivolto (Udine). Il reparto ha il compito di rappresentare, con le proprie esibizioni, le capacità degli uomini e le donne dell’Aeronautica Militare e di portare in alto nei cieli di tutto il mondo i colori dell’Italia.

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Fonte: Aeronautica Militare – Immagine: Ph. Monica Palermo

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Info per chi va alla parata, chiusura metro 2 giugno

Roma, 1 giugno 2016 – Per chi deve andare domani alla parata informiamo che la fermata metro Colosseo e Circo Massimo saranno chiuse, pubblichiamo ciò che ci ha risposto ATAC. 

Grazie a  per la cortese e celere risposta.

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Ad Asiago il 32° raduno dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna

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Asiago, 29 maggio 2016 – Il 4 e il 5 giugno Asiago ospiterà Granatieri provenienti da tutta Italia, per celebrare il 100° anniversario della battaglia sul Monte Cengio in concomitanza con il 32° raduno dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna (ANGS). 

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XXIX Raduno Nazionale degli Artiglieri d’Italia: in oltre 7000 hanno sfilato lungo le vie cittadine

Lo schieramento allo stadio comunale

Lo schieramento allo stadio comunale

Darfo Boario Terme (BS), 9 maggio 2016 – La memoria del passato ci guida al futuro. E certamente nel futuro della città di Darfo resterà la memoria dei quattro intensi giorni che hanno visto lo svolgimento del XXIX Raduno Nazionale degli Artiglieri d’Italia, raduno che l’Arma Dotta ha voluto rivestire di significato storico, raccogliendosi in Valle Camonica per ricordare i cento anni dall’inizio della Guerra Bianca in Adamello, e rendere omaggio ai Caduti e ai valori in cui essi hanno creduto.

Quattro giorni in cui la popolazione di Darfo e della Valle si è stretta con affetto attorno agli Artiglieri giunti da ogni parte d’Italia, condividendo cerimonie, momenti di riflessioni e momenti ricreativi; un’atmosfera entusiasmante e toccante insieme, che testimonia la vicinanza del Paese alle sue Forze Armate, in una terra, la Lombardia, a forte vocazione artiglieresca.

Imponente è stata l’affluenza: circa 7000 gli Artiglieri che hanno sfilato – distribuiti in 215 sezioni -, affiancati da rappresentanze di nuclei di ufficiali, sottufficiali e militari di tutte le armi e corpi, dall’Aeronautica, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, al Corpo Forestale dello Stato. Inoltre hanno sfilato le Sezioni A.N.A. di Salò, Brescia e Valle Camonica, un drappello dell’Associazione Nazionale del Fante, dei Bersaglieri, dei Lagunari, dell’Arma di Cavalleria, nonché dei Vigili del Fuoco, delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, dell’Associazione Guardie d’Onore del Pantheon, dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci e dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani.

A conferire alla manifestazione un carattere internazionale, la presenza della Féderation National d’Artillerie francese, della delegazione ANArtI di Melbourne, e di rappresentanze associative austriache, svizzere e spagnole, per rafforzare la fratellanza d’armi e lo spirito di cameratismo in un’Europa fondata sulla pace.

LO SVOLGIMENTO DEL RADUNO

Una solenne cerimonia militare, tenutasi allo stadio comunale di Darfo Boario Terme, ha segnato il momento culminante del XXIX Raduno Nazionale degli Artiglieri d’Italia, che è tornato in Lombardia dopo la parentesi in Toscana del 2013. Ognuna delle sezioni era presente con il suo labaro, schierato sul terreno accanto alla Bandiera di Guerra e al Medagliere dell’Artiglieria.

Durante la solenne cerimonia militare sono stati resi gli onori al capo di Stato Maggiore, ai labari e alla Bandiera di Guerra, da parte di una batteria mista, formata da un plotone del 121° Rgt. Artiglieria c/a, e un plotone del Rgt. Artiglieria a Cavallo “Voloire”. Molte le autorità militari presenti, oltre al generale Battisti: il gen. c.a. (aus.) Mario Roggio – già decano Arma Artiglieria, il gen. b. Fabio Giambartolomei, ispettore dell’Arma di Artiglieria, generale div. (art. da montagna) Amedeo Sperotto, capo di Stato Maggiore Comando Forze Operative Terrestri di Verona, gen. B. Bernardo Barbarotto, comandante dell’Artiglieria Contraerea, e il col. a. Michele Strippoli comandante del 121° Reggimento a. c/a “Ravenna”; oltre al prefetto di Brescia, al presidente della Provincia, al sindaco di Darfo Boario Terme, Ezio Mondini, e ai sindaci degli altri comuni della Valcamonica. Ricordiamo anche la presenza di quattro parlamentari.

Il generale Rocco Viglietta durante la sua   allocuzione

Il generale Rocco Viglietta durante la sua allocuzione

Il generale Rocco Viglietta, presidente Nazionale A.N.Art.I., ha letto il messaggio del presidente della repubblica Sergio Mattarella, il quale ha inviato il suo caloroso saluto a tutti gli Artiglieri, e ha elogiati i valori di amor di Patria e di impegno senza riserve cui da sempre si ispira, e che le hanno permesso di scrivere onorevoli e prestigiose pagine della storia del nostro Paese, in Patria come all’estero. Ha poi proseguita la sua allocuzione esprimendo ringraziando gli Artiglieri arrivati da ogni parte d’Italia, e ricordando i valori su cui si fonda l’Associazione, fra cui l’amor di Patria e il senso del dovere.

Il sindaco Ezio Mondini ha ricordata l’importanza che il Raduno ha avuta per la città, e ha espressa soddisfazione per l’atmosfera che si è respirata in questi giorni, come per l’entusiasmo con cui la città ha risposto al Raduno. Da parte sua, il generale c.a. Giorgio Battisti, comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina e decano dell’arma di artiglieria, in rappresentanza del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha espresso un sentito ringraziamento all’operato dell’Artiglieria, e a tutti gli artiglieri, in servizio e in congedo, ricordando il valore che l’arma ha saputo esprimere nel corso della sua lunga storia, dall’Unità d’Italia alle missioni fuori area. Nel corso della cerimonia sono state consegnate benemerenze e attestati a quegli artiglieri che si sono distinti in servizio, così come all’interno dell’Associazione. In particolare, troviamo doveroso ricordare che un Diploma d’Onore, con medaglia, è stato consegnato alla sig.ra Lidia Laviano, in memoria del padre, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, caduto nel 1942 sul fronte russo.

Ill Medagliere Nazionale dell'ANARtI sfila scortato dal  generale Pierluigi Genta

Ill Medagliere Nazionale dell’ANARtI sfila scortato dal generale Pierluigi Genta

Particolarmente suggestiva la sfilata militare per le vie cittadine, arricchita dalla presenza di tutti i labari delle Sezioni, e da varie bande militari, fra cui quella dell’Artiglieria Contraerea di Sabaudia. A seguire il Medagliere dell’Arma Artiglieria, le 215 sezioni che hanno preso parte al Raduno, fra le quali hanno spiccato per numerosità dei membri, quelle della Federazione di Brescia.

Il Raduno ha avuto un carattere internazionale, grazie alla presenza di una delegazione della Federation Nationale de l’Artillerie, omologa francese dell’A.N.Art.I, accompagnata fra gli altri dal generale Jean-Pierre Meyer, attuale presidente, seguita da rappresentanze associative austriache, svizzere, spagnole e sanmarinesi, a ricordare la necessità della fratellanza d’armi e dello spirito di cameratismo, in un’Europa che si vuole fondata sulla pace. Inoltre, a rappresentare la Sezione di Melbourne dell’A.N.Art.I. – l’unica ancora attiva all’estero -, il presidente Epifanio Naselli, che ha sfilato con il suo labaro.

La presidenza nazionale A.N.Art.I e il delegato regionale per la Lombardia, dottor Giordano Pochintesta, esprimono il loro sentito ringraziamento a tutti i volontari che hanno prestata la loro opera per la buona riuscita del Raduno, che, ripetiamo, ha vista la calorosa accoglienza riservata dalla città agli Artiglieri.

Un momento della cerimonia militare allo Stadio  Comunale

Un momento della cerimonia militare allo Stadio Comunale

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 Fonte e immagini: Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia
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Roma: presentazione del volume “La guerra. Una storia siciliana” di Tony Gentile e Davide Enia

Roma, 3 marzo 2016 – Mercoledì 9 marzo 2016 alle 19.00 a Roma, a Spazio5 (via Crescenzio 99/d, a pochi passi da piazza Risorgimento), Tony Gentile presenta “La guerra. Una storia siciliana” (Postcart, 2015). Insieme al celebre fotoreporter interviene Davide Enia, autore del racconto omonimo all’interno del volume.

Fotografia e Memoria, queste le colonne portanti del libro. “La guerra. Una storia siciliana” è il reportage di Tony Gentile, che racconta attraverso le immagini il quotidiano di una città, Palermo e di un’isola piena di contraddizioni: vita di strada, politica, omicidi, fino alla testimonianza diretta e inconsapevole di una guerra non dichiarata. Ma anche di una vita che scorre e colta nei momenti più diversi, intimi e divertenti. In parallelo alle fotografie, il racconto di Davide Enia accompagna passo dopo passo lo scorrere di una città e dei suoi abitanti che dal 1989 al 1996 hanno vissuto una realtà di sconvolgimenti politici, di violenza e di stragi mafiose, ma anche di reazione e rabbia della società civile e dello Stato contro la straripante violenza. I fotogrammi, messi insieme uno dopo l’altro a distanza di 25 anni, ricostruiscono un piccolo frammento di storia del nostro Paese.

Tra le immagini raccolte nel volume, scattate dal fotoreporter, ce n’è una particolarmente celebre, un’icona che ha fatto il giro del mondo e diventata il simbolo della rinascita della Sicilia contro la Mafia. Era il marzo 1992, si stava svolgendo un incontro pubblico a Palermo: i due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che si guardano e sorridono, di lì a poco sarebbero stati uccisi. 

Tony Gentile è uno dei fotoreporter più celebri di Reuters, cresciuto nelle strade di Palermo, negli anni in cui i corleonesi di Riina, Bagarella e Brusca sparavano quasi ogni giorno.

Davide Enia è drammaturgo, attore teatrale e scrittore. Anche lui ha vissuto a Palermo gli stessi anni raccontandoli dal punto di vista di un Bambino che diventa adolescente in una città in guerra.    

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