Archivi del mese: settembre 2020

Accademia militare di Modena, brevetto di paracadutismo per i frequentatori del 200 corso “Dovere” e del 201 corso “Esempio”

Pisa, 22 settembre 2020 – Concluso a Pisa, presso il centro addestramento di paracadutismo della brigata “Folgore”, il corso per l’abilitazione all’aviolancio con la tecnica dell’apertura automatica svolto in favore degli ufficiali del Corpo Ingegneri del 200° corso“Dovere” e degli allievi ufficiali del 201° corso “Esempio” dell’Accademia Militare di Modena.

Il corso di paracadutismo,orientato in 3 settimane di attività addestrative, prevede lezioni teorico-pratiche, mirate all’apprendimento di tutte le fasi del lancio con il paracadute a calotta semi-sferica. La preparazione, l’utilizzo dei materiali, il comportamento da tenere a bordo del velivolo,la corretta tecnica di uscita dall’aereo, la discesa a paracadute aperto e in ultimo l’atterraggio, sono fasi che permettono ad ogni paracadutista militare di raggiungere il suolo in sicurezza, pronto per compiere la propria missione.

La brigata paracadutisti “Folgore”, unità da combattimento dell’Esercito Italiano, da sempre attenta alla formazione del personale, impiega le proprie migliori risorse per fornire il massimo dell’esperienza e della competenza ai frequentatori.

L’aviolancio, inserito all’interno di un’operazione militare, è un’attività complessa in cui la cooperazione e l’interoperabilità tra diverse unità consentono di condurre l’azione secondo quanto pianificato.

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Esercito italiano celebra il 150° anniversario della Breccia di Porta Pia alla presenza dei vertici della Difesa

Roma, 20 settembre 2020 – Questa mattina, a Roma, in occasione della ricorrenza per i 150 anni dalla breccia di Porta Pia, il Sottosegretario di Stato alla Difesa Onorevole Angelo Tofalo e il sindaco, dottoressa Virginia Raggi, accompagnati dal rappresentante della Regione Lazio dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli e dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Salvatore Farina, ha deposto una corona d’alloro in memoria dei caduti presso la lapide commemorativa della battaglia del 1870, lungo le mura aureliane. Presente alla cerimonia anche il presidente dell’Associazione Nazionale Bersaglieri (ANB) generale Ottavio Renzi (in quiescenza) e il medagliere dell’associazione.

Un picchetto armato di Bersaglieri, corpo dell’Esercito protagonista della presa di Roma, ha reso gli onori alle Autorità indossando l’uniforme storica in dotazione alle truppe dell’epoca.

Era il 20 settembre del 1870 quando i soldati italiani, sotto il comando del generale Raffaele Cadorna, a partire dalle 4 del mattino sferrarono l’attacco contro le milizie pontificie per entrare a Roma. Il primo colpo di cannone fu sparato alle 5.10, da una batteria di artiglieria comandata dal capitano Giacomo Segre e schierata a circa 500 metri dalle mura aureliane. In poco meno di 4 ore di cannoneggiamenti, il fuoco delle artiglierie italiane aprì una breccia di circa trenta metri nelle mura difensive, alla destra di Porta Pia. Fu in quel punto che le fanterie della 12ª divisione (12° bersaglieri e 2° battaglione del 41° fanteria) e la colonna di sinistra dell’11ª divisione (34° bersaglieri e parte del 19° fanteria) si scontrarono con gli zuavi al comando del generale Kanzler. Gli uomini della difesa pontificia si arresero all’avanzata dei Bersaglieri e la battaglia si concluse con decine di vittime in entrambi gli schieramenti: 49 caduti tra le fila dell’Esercito Italiano (il primo fu il maggiore Giacomo Pagliari) e 69, tra morti e feriti, nei ranghi papalini.

La breccia di Porta Pia è considerata l’ultima vera battaglia del Risorgimento e la prima che, a distanza di neppure dieci anni dall’unificazione d’Italia, vide combattere sotto la stessa bandiera soldati di ogni estrazione sociale, provenienti da tutte le regioni del Paese. Non fu dunque una guerra solo piemontese ma nazionale. Nelle Divisioni e nei Battaglioni che entrarono a Roma in quel 1870 ci fu infatti quella stessa mescolanza di uomini del nord e del sud che 45 anni più tardi si ritroverà nelle trincee della Prima guerra mondiale.

Pochi giorni dopo la “breccia”, un plebiscito popolare sanciva l’annessione di Roma al Regno d’Italia e l’anno successivo, a febbraio, la Città Eterna veniva ufficialmente proclamata Capitale d’Italia.

Tra i primi a entrare a Roma furono i Bersaglieri, Corpo militare istituito il 18 giugno 1836 per regio decreto di re Carlo Alberto di Savoia, su proposta dell’allora Capitano delle Guardie Alessandro Ferrero della Marmora. In origine truppe scelte dell’allora Armata Sarda, poi Regio Esercito Italiano, ed espressione di velocità, alta mobilità e capacità di tiro. Da allora i fanti piumati hanno scritto le pagine più importanti del Risorgimento e della storia d’Italia: dalle guerre di indipendenza ai primi interventi in aiuto alla popolazione, come per i soccorsi prestati a Reggio Calabria e Messina per il terremoto del 1908; dalle due guerre mondiali alle attuali operazioni internazionali all’estero, sino all’impiego all’interno dei nostri confini in supporto alle Forze dell’Ordine o per casi di pubblica calamità. I Bersaglieri sono oggi una specialità dell’Arma di Fanteria ricca di storia e tradizioni, ammirati dagli italiani per la loro caratteristica corsa al suono della fanfara, apprezzati per la loro presenza sul territorio, per il sostegno offerto ai cittadini, nonché per la generosità, l’altruismo e l’amore di Patria che da sempre caratterizzano questo storico Corpo dell’Esercito Italiano.

Anche l’Artiglieria è cambiata e si è evoluta dal 1870 a oggi. Da sempre Arma deputata al Supporto al combattimento per le fanterie, i cannoni a tiro diretto delle guerre dell’800 hanno ceduto il passo ai moderni obici montati su affusti ruotati o mezzi cingolati, che permettono di colpire le linee avversarie fino a oltre 40 km di distanza e con munizionamento particolare anche 70 e 100 km. L’impiego dell’Artiglieria continua a variare nel tempo con l’acquisizione di materiali sempre più sofisticati ed efficienti. E se una volta il tiro poteva essere diretto dallo schieramento dei pezzi, oggi l’aumento delle gittate ha richiesto la costituzione di unità agili e capaci di infiltrarsi nel territorio, controllarlo e acquisire obiettivi in profondità.

In sintesi la conquista di Roma e l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia fu il risultato di uno sforzo corale pluriarma del giovane Esercito Italiano ma fu anche un evento che sortì il consenso del popolo romano, che con il successivo plebiscito sancì l’unità di intenti e di armonica compartecipazione tra Esercito e cittadini.

Esercito italiano celebra il 150° anniversario della Breccia di Porta Pia alla presenza dei vertici della Difesa

COMFOTER di Supporto, il generale di corpo d’armata Giuseppenicola Tota cede il comando al parigrado Massimo Scala

Verona, 19 settembre 2020 – Alla presenza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Salvatore Farina, si è svolta la cerimonia di avvicendamento al vertice delle Forze Operative Terrestri di Supporto tra il generale di corpo d’armata Giuseppenicola Tota e il parigrado Massimo Scala, nell’Auditorium del Palazzo della Gran Guardia.

Il passaggio di consegne, avvenuto nel rispetto delle misure di distanziamento sociale previste dalle normative in vigore, è stato ufficializzato alla presenza dei comandanti posti alle dirette dipendenze del COMFOTER di Supporto.

Presenti alla cerimonia le più alte autorità civili, militari e religiose del capoluogo scaligero, tra le quali il sindaco della città, avvocato Federico Sboarina, il prefetto di Verona, dott. Donato Cafagna, il presidente della Provincia di Verona, dott. Manuel Scalzotto, il vicepresidente del Consiglio Regionale del Veneto, Massimo Giorgetti e i generali di corpo d’armata Roberto Perretti ed Enzo Bernardini, rispettivamente comandanti delle Forze Operative NORD dell’Esercito Italiano e del Comando Interregionale Vittorio Veneto dell’Arma dei Carabinieri, che hanno voluto rivolgere un sincero e affettuoso saluto al Generale Tota e dare il benvenuto al Generale Scala.

Il capo di Stato Maggiore dell’Esercito nel corso del suo intervento, ha ringraziato il comandante uscente per la professionalità, l’alto senso del dovere, l’esempio e la motivazione con cui ha svolto l’incarico evidenziando poi come “lo spirito di coesione e di continuità, il gioco di squadra e la disciplina partecipativa abbiano consentito alle Forze Terrestri di Supporto di assolvere appieno i compiti e rispondere con professionalità e immediatezza alle emergenze. Valori che coltiviamo nell’Esercito con l’esempio, il dialogo e il continuo addestramento, nella convinzione di fare “Di più insieme” con le altre Istituzioni del nostro Paese e con tutti i concittadini”.

Il generale GiuseppenicolaTota, ha voluto improntare il suo intervento rimarcando i valori che contraddistinguono un soldato e, in particolare, un comandante, dopo aver salutato le 26 bandiere di guerra e d’istituto dei comandi dipendenti dalle Forze Operative Terrestri di Supporto le cui foto scorrevano sul maxi schermo, insieme ai comandanti delle Unità, ha sottolineato “esse rappresentano i simboli che ci riportano alla mente il sacrificio dei nostri padri e ci incitano a compiere il nostro dovere”. Infine, al collega e amico Massimo Scala ha augurato un periodo di comando pieno di soddisfazioni.

Il generale Giuseppenicola Tota, in poco più di due anni di comando, oltre ad aver instaurato un profondo e intenso legame con la città di Verona, ha coordinato i reparti del Genio impegnati nell’operazione “Sabina”, avviata in seguito al terremoto dell’agosto 2016, l’approntamento e la preparazione delle unità delle Forze Terrestri di Supporto impegnate in operazioni in Kosovo, in Libia e in Libano. Inoltre, sotto la sua guida sono state sviluppate le esercitazioni “Eagle Meteor”, “Atlante” (2018 e 2019) e “Argo 2020”, è stato organizzato il Seminario “Io sono un Soldato – Il Valore dei Valori”. Altro importante successo, la costituzione del Centro di Eccellenza Counter Mini/Micro Aeromobili a Pilotaggio Remoto presso la sede del Comando Artiglieria Controaerei in Sabaudia e del Reparto di Sicurezza Cibernetica presso la sede del Comando Trasmissioni in Roma. Per ultime, ma non per importanza, la sottoscrizione dei Protocolli d’Intesa con le Regioni Campania, Veneto, Puglia e Friuli Venezia Giulia, finalizzati ad attivare percorsi di formazione professionalizzante per giovani militari da impegnare nelle azioni umanitarie sia in ambito nazionale che internazionale e la stipula di una Convenzione per favorire il reinserimento socio-lavorativo delle persone private della libertà personale, nonché la costituzione dell’Ambasciata dell’Impegno, promossa dal Parlamento della Legalità Internazionale.

Il sindaco di Verona ha ringraziato il generale Tota per quanto fatto in questi due anni e per il profondo e intenso legame instaurato con la città, fornendo il prezioso contributo degli uomini e delle donne dell’Esercito Italiano in ogni circostanza, quando e dove ce ne fosse bisogno e si è compiaciuto con il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, sia per aver scelto un altro capacissimo Generale al comando nella città di Verona, sia per quanto l’Esercito Italiano ha fatto per l’Italia e per la città scaligera.

Il generale di corpo d’armata Massimo Scala è stato direttore generale della Direzione dei Lavori e del Demanio (GENIODIFE) di Roma, un ruolo prestigioso e impegnativo, svolto in un periodo particolarmente delicato che ha richiesto un’azione attenta e lungimirante. Nel suo discorso ha enunciato le linee programmatiche che saranno perseguite durante il suo periodo di comando, improntate alla valorizzazione del personale, dell’addestramento e delle infrastrutture.

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Comando logistico Folgore, il colonnello Salvatore Pisciotta cede il comando al parigrado Guido Bulsei

2 passaggio della Bandiera di Guerra tra il Comandante cedente ed il Comandante subentrante

Pisa, 19 settembre 2020 – Cerimonia di avvicendamento del comandante del reggimento logistico “Folgore” ieri mattina nella caserma “A. Bechi Luserna” di Pisa, alla presenza del comandante della brigata paracadutisti “Folgore”, generale di brigata Beniamino Vergori.

Il colonnello Salvatore Pisciotta dopo oltre tre anni di intense attività operative, logistiche e addestrative, ha ceduto il comando dell’unità al colonnello Guido Bulsei.

Una cerimonia svolta in pieno rispetto delle norme anticovid previste, a cui hanno preso parte le autorità civili e i rappresentanti delle diverse Forze Armate e Corpi Armati dello Stato che operano nella provincia pisana, a dimostrazione del forte legame tra la cittadinanza ed il reparto dell’Esercito.

6 allocuzione del Colonnello Pisciotta_

Il comandante della brigata, rivolgendosi al colonnello Salvatore Pisciotta e ai paracadutisti del Logistico, durante il suo intervento ha espresso gratitudine, profonda stima e orgoglio per lo straordinario impegno e i risultati raggiunti, sia in Patria che all’estero. Obiettivi raggiunti sicuramente per l’elevato spirito di servizio e alla forte motivazione che ha contraddistinto e continua a contraddistinguere il personale del reparto che ha saputo affrontare con la massima professionalità le sfide connesse agli impegni di una brigata d’élite come la “Folgore”.



Il personale del Reggimento Logistico è una famiglia e tutti apparteniamo alla grande famiglia della Folgore”, con queste parole il comandante di reggimento ha salutato i propri baschi amaranto, ringraziandoli per la professionalità dimostrata nel corso dei numerosi impegni che hanno visto coinvolto il reggimento.

In particolare, sotto la guida del colonnello Salvatore Pisciotta, il reggimento ha schierato il Combat Service Support Battalion nell’Operazione UNIFIL “Leonte 23” in Libano, il Gruppo Supporto Aderenza nell’Operazione KFOR “Joint Enterprise” in Kosovo, compagnie ed assetti specialistici in Iraq e Libia. Sul fronte nazionale l’Unità è stata impiegata nell’Operazione “Strade Sicure”, a garanzia dell’ordine pubblico e della sicurezza, nella Regione Toscana e nella Regione Marche.  In aggiunta agli impegni istituzionali il Reparto ha proseguito con successo sul percorso di acquisizione delle peculiari capacità operative tipiche delle unità paracadutiste.

Il contributo degli uomini e delle donne del Reggimento è stato di particolar rilievo nelle operazioni di supporto alla popolazione civile: durante la piena dell’Arno per far fronte al forte rischio di esondazione e nell’ambito dell’emergenza Covid-19, che ha visto, per oltre un mese, i paracadutisti dell’unità schierati in prima linea nella lotta al virus, operando senza sosta in concorso al Dipartimento della Protezione Civile. Il contributo fornito è stato reale e tangibile: il Reggimento ha provveduto al trasporto di oltre sedici milioni di mascherine, oltre 310.000 tra tamponi e reagenti, e decine di migliaia tra camici, tute protettive e diversi altri dispositivi, fondamentali nello sviluppo di tutte le forme di contrasto all’epidemia durante la cosiddetta fase 2. Inoltre, prezioso è stato l’intervento degli infermieri specializzati del reparto nell’Ospedale militare da campo di Piacenza e nel basso lodigiano, con particolare riferimento al Comune di Codogno.

Al comandante subentrante, colonnello Guido Bulsei, proveniente dal 1° reggimento “Antares”, che ha ricoperto numerosi incarichi presso unità operative, il compito di guidare il reggimento nelle sfide future.

Il reggimento logistico “Folgore” è l’unità ad alta specializzazione logistica della brigata paracadutisti “Folgore” che, con elevate capacità e mediante l’impiego delle proprie componenti trasporti, rifornimenti, mantenimento, ne garantisce il supporto in Patria ed all’estero. 

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La brigata Granatieri di Sardegna dona nuovo lustro al Forte Tiburtino

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Roma, 11 settembre 2020 – Da qualche giorno militari della brigata Granatieri di Sardegna e del 6 reggimento Genio, con ruspe e camion stanno ripulendo l’area del Forte Tiburtino, lasciata incolta per parecchio tempo.

Il Forte Tiburtino, ubicato all’interno della caserma A. Ruffo, sede del Reparto comando e supporti tattici dei Granatieri di Sardegna, per anni abbandonato, sta avendo nuovo lustro grazie ai lavori di bonifica al comando del tenente colonnello Alessandro Passaseo della Granatieri.

La brigata Granatieri di Sardegna in accordo con lo Stato Maggiore dell’Esercito ha deciso questa bonifica al mero fine di restituire la bellezza ab origine di questo fortino.

Militari con ruspe e camion trasportano da giorni la terra per ripulire l’area travolta da una folta vegetazione cresciuta negli anni, un’area di grande interesse storico per la città di Roma.

Il forte Tiburtino, che si estende su una superficie di circa 24 ettari, fu costruito tra il 1880 e il 1884 e per realizzarlo vennero spese Lire 1.253.376.

Unico del suo genere, per la possibilità di schieramento di militari e postazioni difensive, è l’unico che conserva la struttura fortificata originaria complete, senza quindi alterazioni dovute a variazioni d’uso successive alla dismissione funzionale avvenuta nei primi anni del ‘900. Anche successivamente, quando fu concesso in uso ad un reggimento carri negli anni ’40 e ad un Reparto Bersaglieri nel dopoguerra, non ha subito evidenti modifiche e gli tutti gli ambienti sono rimasti conformi al progetto originale. Fu dismesso negli anni ’80 del secolo scorso.

Il forte, ubicato al quarto km della via Tiburtina, ha una forma di trapezio isoscele con le due fiancate che hanno un’angolazione di 120° rispetto all’esterno e 60° rispetto al lato verso la città di Roma. Tutto intorno un fossato di 7,50 mt che era con continuo controllo armato era protetto da postazioni di fucilieri e difeso, sui tre lati esterni, da postazioni scoperte di artiglieria.

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APPROFONDIMENTI sul forte Tiburtino
(redatto da un iscritto all’ANGS di Roma esperto in storia dei Granatieri di Sardegna, traendo spunto dai volumi “I forti di Roma” di Michele Carcani e “Il Forte di Pietralata. L’esercito nella tutela del patrimonio storico e ambientale” di Armando Iones – Angelo Piergentili)

Perché vennero costruiti i forti a Roma

Il 1° luglio 1871 Roma venne proclamata capitale del Regno d’Italia, e già nel novembre dello stesso anno il Parlamento esaminò un progetto della Commissione permanente per la Di­fesa generale dello Stato, datato 11 luglio 1871, che prevedeva la costru­zione: di una cittadella fortificata su Monte Mario, di 7 forti di primo ordine e 16 forti staccati di secon­do ordine, e in più di rafforzare l’esistente cinta mu­raria intorno a Roma.

Seguiranno altri studi e progetti tendenti soprattutto, a contenere la spesa ritenuta eccessiva. Nell’aprile del 1873 – qualche mese dopo sarà ap­prontato il primo piano regolatore di Roma capita­le – con un progetto compilato dalla Giunta del­la Camera dei Deputati si giunse a ridurre il preven­tivo di spesa per la realizzazione del campo trincera­to, comprendendovi la costruzione di una cinta di forti staccati e sempre il potenziamento della cinta mura­ria esistente.

Nell’ottobre dello stesso anno la Direzione del Ge­nio Militare, per incarico del ministero della Guer­ra, presentò un progetto in cui si proponeva l’erezione di forti e batterie occasionali.

L’inasprirsi delle relazioni politiche con tutta l’Eu­ropa, in special modo con la Francia, dalla quale si temeva un attacco finalizzato alla restaurazione del potere papale e dello Stato Pontificio, influì fortemente sulla necessità di fortificare Roma, così nel­l’agosto del 1877, si dispose per legge la realizzazio­ne del campo trincerato della capitale.

La progettazione venne messa a punto nell’ottobre dello stesso anno e nel periodo a cavallo tra il novem­bre e il dicembre successivi iniziò la costruzione dei forti: Monte Mario, Braschi, Boccea, Aurelia Antica, Bravetta, Portuense e Appia Antica. Nel 1879, iniziarono i lavori per la costruzione dei forti Ardeatina, Casilina, Prenestina, Tiburtina, Pietralata e Monte Antenne.
Con Regio Decreto 1° novembre 1882 venne dato loro un nome.

I forti di Roma sono dislocati ad una distanza dai 2 ai 5 chilometri dalle mura an­tiche della città. Per essi si scelsero posizioni che si considerarono opportune e atte a difendere le probabili vie di accesso alla città. Uno degli elementi fondamentali posti a base del progetto era che tra essi fosse necessario stabilire un collegamento visivo e perseguire soluzione di continuità della cintura di fuoco.

Tutte le strutture del Campo trincerato di Roma furono, però, poco o per nulla utilizzate. La loro ultimazione coincise infatti con la profonda crisi morale ed economica sofferta dall’Italia dopo il fallimento dell’impresa in Abissinia (1895 – 1896), che stornò da questi impianti le risorse finanziarie necessarie. Inoltre l’eccessiva vicinanza alla città e l’evoluzione dei sistemi balistici a maggiore gittata che li avrebbero facilmente scavalcati, li resero militarmente superati. Furono, pertanto, utilizzati come caserme e depositi militari.

La storia del forte Tiburtino

Il Forte Tiburtino fu costruito a circa quattro chilometri dalla Porta Viminale di Servio, in prossimità dell’attuale Stazione Ferroviaria, a ed a cinquecento metri sulla destra della via Tiburtina, nella tenuta di Grotte di Gregna, alla distanza di due chilometri a Nord Ovest di Forte Prenestino. Al momento della costruzione con il fuoco era in grado di battere la Tiburtina ed il ponte sull’Aniene. La sua planimetria è a forma trapezoidale isoscele, con il fronte esterno e quello di gola rettilinei e con i due fianchi con un’angolazione di 120 gradi rispetto all’esterno e 60 gradi rispetto al lato verso la città. Il fossato, della stessa dimensione sul fronte, fianchi e gola (metri 7.50), su ogni lato del forte era protetto e controllato da postazioni continue per fucilieri e difeso, sui tre lati esterni, da postazioni scoperte di artiglieria. Il progetto planimetrico, comprensivo di tutti gli elementi difensivi possibili, porta a ritenerlo uno dei forti più efficienti e validi.

Il 9 giugno 1924 divenne sede del “Reparto carri armati”, prima Unità carrista italiana, costituita nel 1923, ed il 1º ottobre 1927 in esso venne costituito il “Reggimento carri armati”. Nel secondo dopoguerra, esattamente il 1º gennaio 1953 all’interno del Forte, denominato Caserma Albanese Ruffo, in onore del Capitano medaglia d’oro al valor militare dei bersaglieri Albanese Ruffo, effettivo nel 1941 all’VIII° Battaglione Bersaglieri Corazzato ed ucciso in combattimento a Got el Ualeb il 29 maggio dello stesso anno, venne ricostituito il 1º Reggimento Bersaglieri che quando si trasferì ad Aurelia, lasciò in loco il Battaglione Addestramento Reclute dei Bersaglieri.

Il 30 settembre 1976 la Caserma divenne sede del 2° battaglione Granatieri “Cengio” e quando quest’ultimo, ormai 2° Reggimento “Granatieri di Sardegna”, nel 1996 si trasferì in Spoleto, divenne sede, e lo è tuttora, del Reparto Comando e Supporti Tattici della Brigata “Granatieri di Sardegna”.

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Formula 1, Monza: le Frecce Tricolori danno il via al Gran Premio d’Italia

 

IMG_20200906_164419_043Monza, 06 settembre 2016 – Semaforo con fumi verdi bianchi e rossi, così le Frecce Tricolori dell’Aeronautica Militare hanno dato il via al Gran Premio d’Italia di Formula 1

Per il sesto anno consecutivo la formazione di nove MB339PAN della Pattuglia Acrobatica Nazionale hanno steso subito dopo l’Inno di Mameli il Tricolore sull’autodromo nazionale di Monza in occasione della tappa italiana del campionato di Formula 1.

Uno sorvolo insolito, senza pubblico, dettato dal perdurare  dell’emergenza sanitaria da COVID-19 ma che vuole rappresentare un messaggio di speranza e ripresa.

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Esercito, pattuglia del raggruppamento Campania soccorre un uomo caduto in mare

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Caserta, 06 settembre 2020 – Una pattuglia del raggruppamento “Campania”, impegnata nel servizio di vigilanza presso l’area del porto “Calata di Massa”, allertata dal personale in attesa d’imbarco, ha prestato soccorso oggi pomeriggio ad un uomo che, sporgendosi dalla banchina, è caduto in mare.

Immediatamente il capo pattuglia e il suo vice, resosi conto delle difficoltà dell’uomo nel rimanere a galla, si tuffavano in mare per trarre in salvo il malcapitato turista. La prontezza dei militari dell’Esercito rendeva possibile il salvataggio.

Tale intervento si inserisce nel più ampio contesto di concorso alle Forze dell’Ordine, che i militari impegnati nell’ambito dell’Operazione “Strade Sicure” assicurano quotidianamente nella provincia di Napoli e su tutto il territorio nazionale.

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Aeronautica Militare, “scramble” di due Eurofighter per intercettare velivolo civile dopo l’interruzione delle comunicazioni

Roma, 06 settembre 2020 – Due caccia F-2000 Eurofighter dell’Aeronautica Militare, in servizio di allarme per la difesa dello spazio aereo nazionale, hanno compiuto oggi, domenica 6 settembre, alle 13:00 circa, un intervento su ordine di decollo immediato (in gergo militare detto “scramble”) per intercettare e verificare un velivolo civile che aveva perso il contatto radio con gli enti del traffico aereo.

I due caccia intercettori del 4° stormo di Grosseto, una volta accertato in pochissimi minuti che i contatti radio fossero stati ripristinati e che non sussistesse alcuna situazione di pericolo o di emergenza, hanno ripreso il loro servizio di sorveglianza dello spazio aereo nazionale.

Il velivolo, appartenente ad una compagnia civile di nazionalità austriaca, stava attraversando lo spazio aereo italiano lungo la direttrice Mosca-Olbia, quando ha interrotto le comunicazioni, facendo così scattare la procedura di allarme e intercettazione.

La missione operativa è stata attivata a seguito dell’ordine di scramble pervenuto dal CAOC (Combined Air Operation Center) di Torrejon, ente NATO responsabile per la sorveglianza dei cieli di quell’area e si è svolta sotto il controllo delle sale operative del sistema di sorveglianza e difesa aerea dell’Aeronautica Militare

L’Aeronautica Militare assicura senza soluzione di continuità la sorveglianza dello spazio aereo nazionale. Il sistema di Difesa Aerea nei confronti della minaccia militare, fin dal tempo di pace, è sotto il controllo della NATO che tramite il Combined Air Operation Centre (CAOC) di Torrejon (Spagna), effettua la sorveglianza dello spazio aereo a sud delle Alpi, dalle isole Canarie alla Turchia e dalle isole Azzorre alla Romania.

Il servizio è garantito – per la parte sorveglianza, identificazione e controllo – dall’11° gruppo Difesa Aerea Milssilistica Integrata (DAMI) di Poggio Renatico (Fe) e dal 22° gruppo Radar di Licola (Na), mentre l’intervento in volo è assicurato da quattro basi: 4° stormo di Grosseto, 36° stormo di Gioia del Colle e 37° stormo di Trapani Birgi e 51° stormo di Istrana, quest’ultimo stabilmente a partire dall’aprile 2020. Tutti gli stormi citati sono equipaggiati con velivoli caccia di quarta generazione Eurofighter.

L’Aeronautica Militare, insieme alle forze aeree di altri Paesi alleati, concorre anche a fornire la sorveglianza dello spazio aereo delle Nazioni appartenenti alla NATO sprovviste di un sistema di Difesa Aerea adeguato, come nel caso dell’Islanda, dove l’Italia ha effettuato diverse operazioni di air policing (pattugliamento aereo) fin dal 2013. Nei due ultimi turni di air policing (fine 2019 ed estate 2020) il servizio di pattugliamento e sorveglianza è stato effettuato con i nuovi avanzatissimi velivoli di quinta generazione F-35 del 32° Stormo di Amendola.

L’Air Operation Centre nazionale svolge compiti fondamentali nell’organizzazione del servizio di difesa aerea ed effettua una costante attività di supervisione sull’intero dispositivo. In caso di minaccia non militare allo spazio aereo italiano, l’IT-AOC riprende il comando dei velivoli intercettori affidati alla NATO, per la successiva azione di contrasto. Ciò avviene quando un velivolo civile in transito nello spazio aereo nazionale evidenzi una condotta anomala e, quindi, potenzialmente pericolosa per la sicurezza, oppure qualora necessiti di supporto aereo per problemi tecnici che ne compromettano la sicurezza del volo, come nel caso odierno, dovuto alla perdita di comunicazioni radio.

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