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Difesa: dal 6 novembre il generale Graziano guiderà il comitato militare dell’Unione Europea

Schermata 2018-10-05 alle 19.09.21Roma, 5 ottobre 2018 – Il prossimo 6 novembre il generale Claudio Graziano assumerà l’incarico di presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea (Chairman of the European Union Military Committee – CEUMC) lasciando quello di  capo di Stato Maggiore della Difesa italiano, che ricopre dal febbraio del 2015.

Lo scorso novembre i 27 capi di stato maggiore della Difesa dei Paesi membri dell’Unione europea hanno votato per l’elezione del nuovo presidente del comitato militare e il generale Claudio Graziano subentrerà al generale greco Mikhail Kostarakos in carica dal 6 novembre 2015.

Il presidente del comitato militare, incarico che il generale Graziano ricoprirà fino al 2022, rappresenta la più alta carica militare della UE. Sarà infatti il consulente militare dell’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione, e in più avrà il compito di presentare al Comitato Politico e di Sicurezza (PSC) i pareri e le decisioni di natura militare assunte dal Comitato Militare, oltre a fornire direttive e linee guida al direttore generale dello European Union Military Staff (EUMS).

 CURRICULUM del generale Claudio Graziano

Il generale Claudio Graziano, vanta un curriculum internazionale di primo piano, grazie alle esperienze fatte negli Stati Uniti come addetto militare e al comando in Mozambico, in Afghanistan e in Libano.

Il generale Graziano ha ricevuto il primo incarico nel 1976, in qualità di comandante di plotone fucilieri al battaglione alpini “Susa”. Successivamente vice comandante della compagnia contro carri della brigata alpina “Taurinense”, ha poi comandato la compagnia mortai e la compagnia alpini (fucilieri) della brigata alpina “Tridentina”. Dall’83 all’ 86, ha comandato la compagnia allievi ufficiali e la compagnia comando alpini di Aosta. Assegnato allo Stato Maggiore è stato poi riassegnato al battaglione Susa in qualità di comandante per poi essere schierato in Mozambico nell’ambito della missione Unomoz. Nel 2001 ha assunto l’incarico di addetto militare all’ambasciata d’Italia di Washington ed è stato promosso generale di Brigata nel 2002. Rientrato in Italia ha assunto il comando della Brigata alpina Taurinense. Nel 2005 ha assunto il comando della brigata multinazionale Kabul in Afghanistan e, con essa, la responsabilità dell’area d’operazioni della provincia di Kabul. Promosso generale di divisione nel 2006, gli è stato conferito nel 2007 dalle Nazioni Unite l’incarico di Force Commander e Capo della missione UNIFIL in Libano. Nel 2010 è stato promosso generale di corpo d’armata e nominato capo di Gabinetto del ministro della Difesa.

Dal 2011 al 2014 è stato capo di Stato Maggiore dell’Esercito.

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Fonte e immagine: Stato Maggiore Difesa
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Unione Europea: il generale Graziano nominato presidente del Comitato Militare

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Bruxelles, 7 novembre 2017 – Il generale Claudio Graziano, capo di Stato maggiore della Difesa, è stato nominato presidente del Comitato militare della UE.

Di seguito la sua prima dichiarazione dopo essere stato eletto presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea (Chairman of the European Union Military Committee – CEUMC) dai 27 capi di Stato Maggiore della Difesa dei Paesi membri dell’Unione Europea, riunitisi oggi a Bruxelles.

schermata-2017-11-02-alle-18-52-22.pngSono onorato della nomina a Presidente dello European Union Military Committee e ringrazio tutti i Capi di Stato Maggiore della Difesa dei Paesi dell’Unione per la fiducia accordatami. Desidero esprimere la mia gratitudine al Governo, e in particolare al Ministro della Difesa, Senatrice Roberta Pinotti, per il pieno supporto alla mia candidatura. All’attuale Chairman, il Generale Mikhail Kostarakos, rivolgo un caloroso ringraziamento per lo straordinario lavoro svolto. In attesa di assumere l’incarico, voglio rimarcare che continuerò ad assolvere, con assoluta dedizione e grande orgoglio, i compiti di Capo di Stato Maggiore della Difesa al servizio del Paese e confermo la mia ammirazione per tutti i militari italiani che quotidianamente, in Patria e all’estero, operano con grande e coraggio e abnegazione. Posso solo anticipare che, una volta in carica, mi impegnerò al massimo delle mie capacità per rafforzare ulteriormente l’autorevolezza del Comitato Militare, per contribuire fattivamente al progetto di realizzazione della Difesa europea e per garantire che l’Unione Europea sia pienamente in grado di rispondere a 360º alle nuove sfide alla sicurezza”.

L’incarico, di durata triennale, sarà ricoperto a partire dal mese di novembre 2018, quando il generale Graziano succederà all’attuale presidente, il generale Mikhail Kostarakos, in carica dal 6 novembre 2015.

Il presidente del Comitato Militare è la più alta autorità militare della UE e, come tale, è il consulente militare dell’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione, ma ha anche il compito di presentare i pareri e le decisioni di natura militare, assunte dal Comitato Militare, presso il Comitato Politico e di Sicurezza (PSC), nonché di fornire direttive e linee guida al direttore generale dello European Union Military Staff (EUMS).

Il Comitato Militare è stato istituito, con decisione del Consiglio dell’Unione Europea, il 22 gennaio 2001, con il compito di dirigere tutte le attività militari nel quadro dell’UE, con particolare riferimento alla pianificazione e l’esecuzione delle missioni militari. L’Italia aveva già ottenuto la guida dell’alto consesso con il Generale Rolando Mosca Moschini, che fu in carica dall’aprile 2004 al novembre 2006.

L’odierna nomina, oltre a confermare la chiara professionalità del Generale Graziano e la stima di cui gode a livello internazionale, è anche una preziosa conferma di quanto sia apprezzato l’impegno delle Forze Armate italiane nel mondo. I militari italiani garantiscono infatti un contributo fondamentale per l’Unione Europea, non solo in termini di partecipazione numerica, ma anche per la qualità professionale dimostrata in decenni di partecipazione alle operazioni della UE. Parimenti, la nomina del Generale Graziano è anche un riconoscimento del ruolo politico-strategico giocato dal nostro Paese, che crede profondamente nella necessità della creazione di un sistema di Difesa europea.

 © All rights reserved
Fonte e immagini: Stato Maggiore della Difesa 
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Centrafrica: prima missione per i militari italiani del genio

Bangui, 3 settembre 2014 – I genieri italiani hanno completato ieri la loro prima attività, portando a termine dei lavori di miglioramento dell’accesso all’aeroporto della capitale. 
Nell’arco di una settimana, una squadra specializzata dell’8° reggimento della brigata paracadutisti Folgore ha riparato e consolidato, utilizzando diverse macchine operatrici, il tratto stradale all’ingresso dell’aeroporto M’Poko di Bangui, attualmente sorvegliato dalle forze di EUFOR.

L’accesso più scorrevole e sicuro alla zona aeroportuale, unico terminale di collegamento del Paese con l’esterno, porterà benefici anche alle migliaia di persone fuggite nei mesi scorsi dalle zone colpite dal conflitto, che hanno trovato sistemazione di fortuna nei campi profughi assistiti da organizzazioni umanitarie, a ridosso dello scalo.
Nelle prossime settimane, oltre a lavori per il rafforzamento della sicurezza del contingente europeo, i genieri dell’Esercito condurranno in parallelo diversi progetti a impatto immediato a favore della popolazione di Bangui.

Cinquanta sono militari dell’Esercito Italiano attualmente impegnati nella missione multinazionale EUFOR RCA, per un totale di 750 unità operanti nella capitale del Paese africano dallo scorso 15 giugno. L’obiettivo è quelloo di creare un ambiente sicuro e di consentire l’assistenza umanitaria alla popolazione civile, facendo da ponte alla missione delle Nazioni Unite MINUSCA che inizierà a schierarsi nelle prossime settimane.

Il contingente italiano dispone di un importante parco macchine operatrici del genio e di un congruo numero di veicoli blindati Lince dotati di torretta remotizzata Hitrole, il sistema d’arma italiano ad elevata tecnologia sviluppato per la protezione degli equipaggi.

Nei giorni scorsi, le capacità del distaccamento genio italiano sono state presentate al comandante operativo della missione EUFOR RCA, il generale francese Philippe Pontiès, in visita a Bangui, che ha sottolineato l’impatto positivo che i militari italiani apporteranno a favore della popolazione nell’ambito della missione dell’Unione Europea.

I militari italiani sono inquadrati nella missione dell’Unione Europea nella Repubblica Centrafricana EUFOR RCA.

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Fonte: EUFOR

 


Conclusa l’esercitazione Combined Joint European Exercise – CJEX 2014

Roma, 16 maggio 2014 – Gestire una crisi secondo i principi della politica di sicurezza e difesa europea, questo il tema dell’esercitazione, conclusa ieri, la “Combined Joint European Exercise – CJEX 2014”.

Avviata lo scorso 5 maggio l’esercitazione è stata condotta contemporaneamente dagli Ufficiali di alcuni Istituti militari europei: Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Spagna. Un’attività che ha visto addestrarsi e confrontarsi, per dieci giorni consecutivi, più di 900 Ufficiali esercitati, 50 tra docenti e specialisti, 15 differenti Agenzie e Organizzazioni non Governative.

In Italia, presso l’Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI), hanno lavorato insieme oltre agli Ufficiali italiani e stranieri del 16° corso ISSMI, le delegazioni dei paesi partecipanti all’esercitazione multinazionale e i funzionari diplomatici in prova dell’Istituto Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri. Insieme hanno affrontato, la pianificazione per l’intervento di una Forza multinazionale in una eventuale area di crisi, secondo l’approccio tipico della Politica di Sicurezza e Difesa Europea: multidimensionale, interforze e interagenzia.

Per l’esercitazione è stato ipotizzato, per tutti gli istituti partecipanti, un comune scenario di crisi in cui veniva autorizzato, in base ad una risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l’intervento militare iniziale dell’Unione Europea a premessa dello schieramento di un contingente multinazionale di Caschi Blu ONU.

La CJEX è stata certamente un’occasione di accrescimento professionale ma anche e soprattutto un momento di confronto e di conoscenza reciproca – come ha sottolineato il direttore dell’ISSMI, generale di divisione aerea Pierluigi Leornaduzzi, al termine dell’esercitazione – durante il quale, militari con identità nazionali e culture diverse, hanno saputo valorizzare il comune background di cultura militare per lavorare e condividere procedure che permettono di trovare soluzioni semplici a problemi complessi”.

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Fonte: Stato Maggiore Difesa
Foto: © Stato Maggiore Difesa


Internazionalizzato il caso dei due fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Coinvolti ONU e Unione Europea

L'Aula del Senato - immagine di repertorio

L’Aula del Senato – immagine di repertorio

Roma, 24 aprile 2014 – Il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha illustrato questa mattina, a Palazzo Madama, alle Commissioni congiunte Difesa ed Esteri di Camera e Senato gli aggiornamenti relativi alla vicenda dei Fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India da oltre due anni.

Sulle vicenda dei marò il Governo italiano ha intrapreso la via dell’arbitrato internazionale obbligatorio, ai sensi della Convenzione dell’ONU sul Diritto del Mare.

È quanto ha affermato il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, questa mattina, nel corso dell’audizione davanti alle Commissioni congiunte Difesa ed Esteri di Camera e Senato, riferendo della vicenda dei due Fucilieri di Marina.

Il Governo – ha detto il Ministro – fin dall’atto del suo insediamento ha dichiarato il caso dei due Fucilieri di Marina ingiustamente trattenuti in India come la sua priorità”.

A tale proposito – ha aggiunto – basta ricordare che il Presidente del Consiglio, a poche ore dal suo giuramento, ha personalmente chiamato Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per ribadire il perdurante impegno del suo Governo a riportarli a casa nel più breve tempo possibile. Io stessa pochi giorni dopo mi sono recata in India”.

Illustrando l’attuale fase “ispirata anche dalle risultanze della visita compiuta a Delhi alla fine dello scorso gennaio di una autorevole delegazione parlamentare italiana, nella quale erano rappresentati tutti i partiti”, il Ministro ha evidenziato l’intendimento del Governo, nella sua interezza, di portare avanti una strategia poggiata sull’internazionalizzazione della vicenda.

Richiamando il sostegno ricevuto da parte dell’Unione Europea, della NATO, delle Nazioni Unite e dei rispettivi vertici – sostegno che dimostra “la giustezza della nostra scelta e la forza delle nostre argomentazioni” – il Ministro ha affermato che il corollario della strategia dell’internazionalizzazione è il rifiuto della giurisdizione indiana sul caso.

“Non ci è rimasta pertanto altra via – ha concluso il Ministro – che ricorrere allo strumento dell’arbitrato internazionale obbligatorio, ai sensi della Convenzione dell’ONU sul Diritto del Mare”.

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Fonte: Ministero della Difesa
Foto: © Ministero della difesa


Europol: oltre 5000 persone in Italia sotto protezione, circa 100 esperti riuniti in un meeting a Roma

Roma, 8 aprile 2014 – Le procedure di selezione del personale incaricato della protezione dei testimoni, le nuove sfide e tendenza nel mondo cibernetico e la reintegrazione sociale dei collaboratori di giustizia sono stati tra i temi principali affrontati nel corso della 15 Riunione degli esperti Europol di alto livello sulla protezione dei testimoni svoltasi a Roma, Italia, l’8 e il 9 aprile 2014.

Nel corso della Conferenza, della durata di due giorni, gli esperti di alto livello del settore hanno discusso delle procedure di selezione e delle necessità formative del personale incaricato della protezione. Tale personale si trova a dover assolvere un’ampia gamma di compiti, quale punto di contatto con le persone protette 24 ore al giorno 7 giorni su 7. Considerato che nella maggior parte dei casi si tratta di collaboratori di giustizia, il personale della protezione deve essere selezionato sulla base di metodologie multidisciplinari.

Tale personale si trova infatti a dover svolgere giornalmente mansioni complesse che richiedono una serie di competenze tipiche del profilo dell’assistente sociale, dello psicologo, della guardia del corpo e dell’esperto nel campo dell’informatica e delle comunicazioni. I loro compiti, impegnativi e logoranti a un tempo, richiedono quindi una selezione e una supervisione attente e professionali.

Il crimine organizzato e il terrorismo richiedono un approccio transfrontaliero e una visione condivisa. La protezione dei testimoni nell’Unione Europea rappresenta un modello di tale cooperazione, ed Europol quale ufficio di polizia europeo dell’unione, sostiene con forza tale progetto.

Il programma di protezione italiano deve essere considerato come un sistema di riferimento a livello europeo poiché l’Italia è stato il primo paese del continente a introdurre tale strumento nel proprio ordinamento giuridico in maniera sistematica, ha dichiarato Rob Wainwright, direttore di Europol che ha inoltre ribadito l’importanza di questa collaborazione tra paesi che “condividono le best practises per la protezioni dei testimoni”.

PansaIl capo della Polizia italiana, prefetto Alessandro Pansa, ha dichiarato che “la scelta della sede italiana per il 15° meeting è la testimonianza che il nostro paese è uno dei primi in Europa che si è confrontato con questa realtà, poiché tutela una grossa comunità composta da oltre 5000 persone tra quelle direttamente protette e i loro familiari”. La collaborazione con gli altri paesi si rivela molto importante per il prefetto Pansa, perché “il problema della criminalità non è solo nazionale e le esperienze maturate in Italia sulla protezione dei testimoni devono essere condivise. Inoltre la  ricollocazione dei testimoni all’estero può, a volte, facilitare l’azione di protezione nei loro confronti”.

Alla conferenza annuale hanno partecipato circa 100 esperti di alto livello nell’ambito della protezione dei testimoni, provenienti da quasi tutti i paesi dell’Unione Europea, e anche da altri continenti. Inoltre erano presenti le delegazioni provenienti dal Tribunale Penale Internazionale, dal Tribunale Penale Internazionale per la ex Iugoslavia, dai Tribunali speciali, dalla Commissione Europea e dall’Ufficio delle Nazioni Unite per le droghe ed il crimine.

Il network Europol sulla protezione testimoni è stato istituito nel 2000, ed è formato da esperti designati di alto livello provenienti da 64 nazioni, da organizzazioni internazionali e da tribunali speciali. Il gruppo di esperti di alto livello si incontra con scadenza regolare, allo scopo di standardizzare ed armonizzare le procedure e le metodologie relative alla protezione di testimoni. Si tratta del più vasto network di collaborazione a livello mondiale nel settore della protezione dei testimoni.

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Fonte: Polizia di Stato

 

 


Antonella Lallo

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