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Ragusa: scafista tunisino arrestato dalla polizia, aveva portato 250 migranti sulle coste siciliane

I MIGRANTI HANNO PAGATO UN “BIGLIETTO” DI 1.500$, ALL’ORGANIZZAZIONE NE SONO ANDATI 375.000$.

Lo scafista: “il compenso per un viaggio sono due anni del mio lavoro. Ho sistemato la famiglia”.

Ragusa, 20 luglio 2014 – Nei giorni scorsi, gli uomini della Polizia di Stato di Ragusa hanno arrestato un cittadino tunisino di 27 anni che, insieme da altri cittadini libici ancora in corso di identificazione, perché responsabile del reato di introduzione illegale di immigrazione clandestina.

Nella notte del 16 luglio il pattugliatore della Guardia Costiera A. Peluso di Messina ha intercettato nelle acque davanti le coste quelle libiche un barcone clandestino che versava in precarie condizioni di stabilità. Assicurato e messo in sicurezza dagli uomini della Guardia Costiera, il barcone è stato condotto nel porto di Pozzallo dove sono stati fatti sbarcare 251 persone di diversa nazionalità (224 uomini, 27 donne, di cui molti bambini).

Dopo le immediate attività di soccorso della Polizia di Stato, della Croce Rossa e della Protezione civile, gli uomini della Squadra mobile hanno identificato il cittadino tunisino quale scafista che aveva condotto l’imbarcazione lungo l’intera rotta.

L’arresto è stato possibile dalle testimonianze di alcuni migranti.

COME VENGONO ORGANIZZATI I VIAGGI

Particolarmente cruente ed emotivamente coinvolgenti, sono le modalità con cui vengono organizzati i viaggi, così come raccontato da un giovane migrante marocchino di appena 20 anni che ha riferito: ho atteso il mio turno insieme ai miei amici ed anche io ho preso posto su uno dei due gommoni per poi salire sull’imbarcazione di legno. Una volta sopra il natante fu un libico ad indicarmi il posto che mi era stato assegnato, ovvero in coperta nella parte centrale. I gommoni facevano altri tre o quattro viaggi, tra la terraferma e la barca, e durante tale attività non facevano altro che fare minacce e picchiare tutti coloro che non eseguivano alla lettera le loro disposizioni. Gli stessi libici erano particolarmente duri con le persone di colore che stavano imbarcando e talvolta usavano i lunghi coltelli, di cui erano in possesso, proprio per picchiarli. Il sovraffollamento sulla barca era tale che veniva difficoltoso anche sedersi e quando qualcuno lo faceva doveva necessariamente sopportare il peso di altri soggetti che, per mancanza di spazio, si ci sedevano di sopra. Alle persone, esclusivamente di colore, che si trovavano all’interno della stiva dell’imbarcazione, non veniva assolutamente permesso di salire in coperta, nemmeno per prendere una boccata d’aria e ciò nel timore che un ulteriore sovraffollamento su tale locale avrebbe pregiudicato la stabilità dell’imbarcazione e, conseguentemente, il suo ribaltamento.

Dopo l’arresto lo scafista tunisino ha dichiarato:“sapevo che in Libia cercavano scafisti, sono andato li e mi sono arruolato con loro per guadagnare soldi; faccio il pescatore ma quello che prendo in un solo viaggio per portare persone è lo stesso che guadagno in 2 anni”.

Dalle indagini effettuate è stato possibile accertare che i migranti pagavano per il viaggio un “biglietto” di 1.500 dollari per cui l’organizzazione avrebbe avuto un guadagno totale di 375.000 dollari.

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Fonte: Polizia di Stato (Questura di Ragusa)
Le immagini sono tratte dal video


Fermo di indiziato per un tunisino colpevole di maltrattamenti a minori

Foggia, 17 aprile 2014 – Fermo di indiziato della Polizia di Stato di Foggia, per un cittadino tunisino responsabile di gravissime lesioni e maltrattamenti a danno di due minori di 2 e 3 anni. Le indagini eseguite da personale della Squadra Mobile, hanno permesso di accertare che le lesioni erano state provocate dallo straniero di 29 anni.

A gennaio 2014 madre e figli si trasferiscono a casa della cognata, che conviveva con il tunisino e i loro due figli minori. Dopo un breve periodo di buona convivenza l’indagato inizia a manifestare un’aggressività spropositata verso i due bambini, provocandogli gravi lesioni per futili motivi. Ricoverata in Ospedale la bambina fece capire a gesti alla madre, che le lesioni erano provocate anche da un accendino. La madre dei minori segnalò inoltre che l’indagato le chiese di far dormire i suoi due figli con lui e che, per paura di essere picchiata, aveva acconsentito. La donna ha confessato inoltre di avere una relazione sentimentale con quell’uomo, e di non averlo mai denunciato per paura di ritorsioni, verso di lei e dei suoi figli.

Gravi le lesioni, tra cui ematomi, anche ai genitali, e fratture che furono riscontrate ai bambini durante un ricovero presso un ospedale di Foggia. Nel corso delle indagini fu sequestrato un cellulare dell’indagato, dove si intravedeva, nei filmati memorizzati nel telefono, uno dei minori che gioca con due panetti di droga, verosimilmente “hashish”, nonché cinture di pelle e metallo che l’uomo aveva nella sua camera da letto e che, così come sono state riconosciute dalla madre, erano le stesse che venivano utilizzate per frustare i due bambini. Ora i quattro minori sono stati affidati, con provvedimento di urgenza, agli assistenti sociali.

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Fonte: Polizia di Stato


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