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Truffe coronavirus, Squadra Mobile spezzina arresta due persone per rivendita mascherine rubate

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La Spezia, 18 marzo 2020 – Il personale della Squadra Mobile spezzina, grazie alla segnalazione di un cittadino dei giorni scorsi, è venuto a sapere che una persona aveva messo in vendita sul noto social network Facebook, numerose mascherine chirurgiche all’ingente prezzo di euro 20 cadauna insieme ad altro materiale sanitario, sempre con un costo spropositato rispetto al suo reale valore di mercato, approfittando del fatto che sono ormai divenute introvabili negli esercizi commerciali e nelle farmacie per via dell’emergenza sanitaria in corso legata al Coronavirus.

Schermata 2020-03-18 alle 13.29.54E’ stata allora attivata immediatamente attivata una indagine che, nello stesso pomeriggio, ha portato all’intercettazione dell’individuo proprio mentre stava cercando di finalizzare una vendita con un potenziale acquirente, che aveva aderito all’annuncio posto online. Il sospettato, come è poi emerso, era un giovane di 19 anni già conosciuto alle forze dell’ordine e stava utilizzando un profilo falso Facebook, che è stato trovato in possesso di venti mascherine chirurgiche, varie confezioni di guanti in lattice e salviette per la disinfezione ospedaliera. Con ulteriori accertamenti gli inquirenti sono risaliti alla persona che aveva procurato il materiale al diciannovenne; un uomo di 52 anni, già gravato da precedenti di Polizia, operante all’interno dell’Ospedale locale, dove, probabilmente era stato sottratto il materiale. Con un decreto di perquisizione ottenuto dalla locale A.G. nell’abitazione del 52enne è stato rinvenuto e sequestrato ulteriore materiale sanitario ed altre mascherine chirurgiche. Sono in corso mirati accertamenti atti a finalizzare e definire la certa provenienza del materiale sequestrato ed al momento i due fermati sono stati segnalati in stato di libertà per il reato di ricettazione.

L’operazione condotta dalla Squadra Mobile assume particolare rilievo alla luce dell’attuale emergenza epidemiologica connessa al Coronavirus, dal momento  che ha interrotto una azione criminosa particolarmente abietta, in quanto non solo garantiva agli autori di lucrare sui bisogni della gente, ma anche perché il materiale messo in vendita illecitamente era stato sottratto in ambito ospedaliero, quindi con grave danno per il sistema sanitario, in un momento in cui invece tale materiale è assolutamente indispensabile.

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Fano: italiano si fingeva funzionario d’ambasciata per raccogliere fondi illecitamente. Polizia lo arresta

 

Pesaro e Urbino, 18 novembre 2015 – La Polizia di Stato di Pesaro e Urbino, in collaborazione con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) della Direzione Centrale della Polizia Criminale, ha arrestato un 39enne italiano residente a Fano, ritenuto responsabile dei reati di truffa e sostituzione di persona.

L’arrestato, che deteneva un tesserino e di una placca metallica falsi allo scopo di simulare l’appartenenza alla Forze dell’Ordine, accreditandosi quale “Commissario di Polizia” in servizio presso l’Ambasciata d’Italia nel Regno Unito a Londra, con una lettera a firma dell’Ambasciatore, rivelatasi falsa, si fingeva incaricato della raccolta fondi, in favore della famiglia di un altro appartenente alla Polizia di Stato, anche questo in servizio presso l’Ambasciata, la cui figlia minore si sarebbe dovuta sottoporre ad un urgentissimo e costoso intervento chirurgico da effettuarsi negli Stati Uniti d’America, a causa di grave malformazione cardiaca.

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno accertato che con le stesse modalità, il soggetto aveva già truffato nel pesarese somme per alcune centinaia di euro e si apprestava a consumare analoghe truffe, tra cui una per un importo complessivo di 20.000 Euro.

Pochi giorni fa una delle persone contattate dal truffatore, ritenendo anomala tale procedura di raccolta fondi, contattava l’Esperto per la Sicurezza dello SCIP presso l’Ambasciata italiana a Londra, il quale immediatamente attivava l’intervento dello SCIP e della Questura di Pesaro.

Attualmente l’indagato è agli arresti domiciliari e sono in corso ulteriori accertamenti per  verificare l’eventuale consumazione di altre truffe, realizzate con le medesime modalità.

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Fonte e immagini: Polizia di Stato

 


Polizia arresta due nigeriani, per favoreggiamento all’immigrazione clandestina

Cagliari, 18 aprile 2015 – Arrestati due nigeriani dalla polizia di Cagliari, per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. I due nigeriani erano alla guida del gommone recuperato nei giorni scorsi dalla nave mercantile “Rizopon”, battente bandiera greca, al largo delle coste libiche. Sull’imbarcazione erano presenti numerosi cittadini extracomunitari, di cui 82 sono stati fatti sbarcare nel porto di Cagliari.

Grazie alle testimonianze raccolte dagli operatori della Squadra Mobile della Questura di Cagliari, è stata ricostruita la dinamica dello sventurato viaggio affrontato dai migranti, per la maggior parte di origine nigeriana, che è durato diversi giorni. A fronte del pagamento di 1.500 dollari cadauno, sono stati fatti imbarcare sul gommone diretto  verso le coste europee.

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Fonte e immagine: Polizia di Stato
(Squadra Mobile della Questura di Cagliari)

 

 


Esiti dell’attività investigativa della polizia di stato contro il traffico di migranti

 

Catania, 19 dicembre 2014 – Si è tenuta oggi a Catania una conferenza stampa nell’aula delle adunanze del palazzo di giustizia, alla presenza del Procuratore della Repubblica preso il Tribunale di Catania, dott. Salvi, del direttore del servizio centrale operativo della Polizia di Stato, dott. Raffaele Grassi e i dirigenti delle squadre mobili di Catania, Siracusa e Ragusa, durante la quale sono stati comunicati i dati relativi all’attività investigativa di contrasto al fenomeno del traffico di migranti. Nel corso degli ultimi 18 mesi, (1.6.2013 ad oggi) la Polizia di Stato, avvalendosi anche di gruppi di lavoro interforze, ha sottoposto a provvedimento restrittivo 705 soggetti, di cui 593 considerati scafisti e 112 trafficanti.

Quattro sono le operazioni investigative che in collaborazione con la procura distrettuale di Catania hanno trovato la conclusione.

Operazione MARKEB EL KHEBIR

Il 12 settembre 2013, in provincia di Siracusa, investigatori delle squadre mobili di Siracusa e Catania e del Servizio Centrale Operativo, hanno eseguito 20 fermi di indiziati di delitto nei confronti di altrettanti cittadini egiziani ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta di esseri umani, aggravati dal carattere transnazionale. Nel corso dell’operazione, in acque internazionali, è stata sottoposta a sequestro una “nave madre; il 14.9.2013, in provincia di Siracusa, sono sati eseguiti 3 ulteriori decreti di fermo nei confronti di altrettanti referenti dell’organizzazione criminale egiziana, operanti a Siracusa.      

Nel medesimo contesto investigativo, il 10 novembre 2013, a Catania, investigatori di quella squadra mobile e del servizio centrale operativo hanno eseguito 16 fermi di indiziato di delitto, nei confronti di altrettanti cittadini egiziani, ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I predetti sono stati individuati quali componenti dell’equipaggio di una seconda nave madre, con a bordo 176 migranti.
Inoltre, il 31 gennaio 2014, gli investigatori della squadra mobile di Catania e del servizio centrale operativo hanno eseguito un provvedimento di fermo d’indiziato di delitto, emesso dalla D.D.A. di Catania, nei confronti di 14 membri dell’equipaggio della nave madre sequestrata, il giorno precedente, a sud di Capo Passero, nel siracusano.      
Infine, nel corso dell’inchiesta, è stato identificato l’organizzatore di numerosissimi viaggi di clandestini attraverso il Mediterraneo, grazie anche a una proficua attività di cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria con l’Egitto, il cittadino egiziano HANAFY Farrag, destinatario di una misura restrittiva estesa in ambito internazionale e tuttora ricercato.

L’HANAFY, peraltro, è ritenuto dalle autorità egiziane uno dei più pericolosi criminali di quel Paese. ricercato dalla polizia egiziana in quanto trafficante internazionale di stupefacenti e di armi, oltre che favoreggiatore dell’immigrazione clandestina e vertice del sodalizio incriminato.

Il 18 marzo 2014, nell’ambito della medesima operazione, investigatori delle squadre mobili di Siracusa, Catania e del servizio centrale operativo hanno dato esecuzione a 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Operazione TESSA

Il 29 gennaio 2013, a Catania, Siracusa e Milano, sono state eseguite 11 misure cautelari, nei confronti di altrettanti cittadini eritrei, responsabili di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e alla permanenza illegale di clandestini nel territorio nazionale. La complessa indagine, in particolare, ha consentito di individuare, nelle province menzionate, una rete criminale di cittadini eritrei dediti, dietro compenso, a fornire assistenza logistica ai connazionali giunti, con imbarcazioni provenienti dalle coste del Nord Africa. I destinatari delle misure restrittive accoglievano i migranti irregolari – fuggiti da strutture di accoglienza o sottrattisi alla individuazione delle Forze dell’ordine al momento dello sbarco – presso abitazioni o strutture fatiscenti nella loro disponibilità, provvedendo, dopo aver ricevuto somme di denaro, al loro trasferimento verso le destinazioni finali, solitamente individuati in Paesi del Nord Europa.

Operazione TOKHLA

Il 25 novembre 2014, nelle province di Catania, Milano, Roma e Trapani, investigatori della Polizia di Stato hanno eseguito 9 fermi di indiziati di delitto, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le indagini, hanno consentito di ricostruire, anche attraverso l’esperimento di mirate attività tecniche, la struttura organizzativa e le dinamiche criminali di un pericoloso network malavitoso transnazionale, composto da soggetti eritrei, che ha favorito, traendone ingenti profitti economici, l’immigrazione illegale di alcune migliaia di connazionali.

In particolare, le investigazioni, hanno evidenziato che alcuni dei trasferimenti via mare si sono conclusi con numerosi naufragi in cui hanno perso la vita centinaia di persone. Sono stati ricondotti al sodalizio menzionato 2 naufragi avvenuti, al largo delle coste libiche, il 13 maggio e il 28 giugno scorsi, a seguito dei quali sarebbero morti oltre 300 migranti.

Tra i soggetti appartenenti al sodalizio malavitoso in argomento figurano ulteriori 3 persone, sempre di origine eritrea, che operano stabilmente in Libia, nei confronti dei quali è tuttora in corso l’attività tesa alla compiuta identificazione.         
Durante l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi, peraltro, all’interno della base logistica catanese del sodalizio criminale, è stato rinvenuto il “libro mastro”, dell’associazione, e sono stati liberati 9 cittadini somali, di cui 8 minorenni, reclusi all’interno di una mansarda. Per tale motivo, si è provveduto all’arresto di un ulteriore complice, incriminato anche per sequestro di persona.
Infine, il 2 dicembre 2014, a Muncheberg, investigatori della “Bundespolizei”, del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Catania e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia è stato eseguito un mandato di arresto europeo nei confronti del cittadino eritreo TESFAMARIAM Measho, oggetto di due articoli sull’ESPRESSO, coinvolto in un naufragio in cui hanno perso la vita oltre 200 persone, e ritenuto uno degli elementi verticistici dell’associazione criminale in argomento.

Naufragio del 9 settembre 2014

A seguito del naufragio del 9.9.2014, quando è affondato un barcone partito da Damietta, in Egitto, con a bordo centinaia di clandestini, prevalentemente palestinesi,  sono state avviate indagini dal servizio centrale operativo della Polizia di Stato e dalla squadra mobile di Ragusa, coordinati dalla Procura Distrettuale di Catania, finalizzate all’individuazione dei responsabili dell’organizzazione criminale che ha organizzato il viaggio clandestino e i responsabili dell’affondamento del citato barcone.

In particolare, l’inchiesta presenta evidenti profili transnazionali, per cui tramite una proficua attività di cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria, con la Palestina e con l’Egitto, si è pervenuti all’identificazione di due trafficanti, organizzatori del viaggio conclusosi tragicamente e operanti in Egitto, nei confronti dei quali è stato emesso un provvedimento restrittivo dalla competente autorità giudiziaria, esteso in ambito internazionale. Sono tuttora in corso indagini, finalizzate all’individuazione di ulteriori complici e in ordine alle responsabilità per l’affondamento del barcone in argomento.

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Fonte: Polizia di Stato
(Questura di Catania)

 

 

 


Polizia italiana arresta pericoloso latitante nigeriano

Perugia, 29 ottobre 2014 – Grazie all’ampia collaborazione tra la Polizia Italiana e quella Irlandese è stato arrestato in Irlanda un pericoloso latitante nigeriano, ricercato poiché destinatario di mandato di arresto europeo e ritenuto un vero e proprio riferimento nell’ambito del narcotraffico.

manetteInsieme allo straniero è stata catturata anche la moglie, anche lei ricercata in ambito internazionale. L’uomo, nato nel 1967, pluripregiudicato, colpito da due diversi ordini di  carcerazione definitivi emessi dalle autorità Italiane, deve scontare complessivamente 22 anni di reclusione. Le indagini a suo carico hanno consentito di accertare che lo stesso ha costituito, promosso ed organizzato vere e proprie “associazioni” criminali dedite al narcotraffico mentre la moglie, per motivi analoghi, deve scontare 20 anni di reclusione, anch’essa in virtù di condanne divenute ormai esecutive. La coppia per i loro comuni trascorsi criminali e giudiziari, è considerata di “massima pericolosità” e la latitanza dei due risale all’anno 2000.

Il soggetto, pur continuando a gestire i suoi traffici di droga, sarebbe stato assunto quale addetto alla sicurezza in un centro commerciale, mentre la donna, sotto falso nome avrebbe dissimulato  la sua illecita attività assumendo la carica di Presidente di un gruppo Etnico nigeriano.

L’operazione è stata portata a termine grazie alla sinergia tra la polizia irlandese, quella britannica e quella italiana, rappresentata dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile della Questura di Perugia, con il raccordo dell’Interpol che, per la parte italiana, opera all’interno del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Nei confronti dei due soggetti, attualmente a disposizione delle autorità irlandesi, sarà  avviato il protocollo necessario alla loro estradizione.

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Fonte: Polizia di Stato
(Questura di Perugia)

 

 


Torino: rapinavano farmacie a volto coperto armati di pistola o coltello. Arrestati dagli agenti della squadra mobile (video)

Torino, 11 Settembre 2014 – A volto coperto, armati di pistola o di coltello, entravano nelle farmacie, minacciavano i titolari e i clienti presenti per impossessarsi di tutti i soldi contenuti nelle casse. Succedeva tra aprile e giugno 2013. Si tratta di una banda di 4 rapinatori, tutti torinesi, che sono stati arrestati ieri mattina dalla squadra mobile di Torino.

Gli investigatori sono riusciti a risalire ai colpevoli attraverso le immagini degli impianti di video-sorveglianza, le foto di soggetti noti per reati della stessa specie e con servizi di pedinamento e di osservazione.

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Fonte: Polizia di Stato

Violenza sessuale a una donna romana sulla “spiaggia di Montalbano” da un tunisino. La polizia lo arresta

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Ragusa, 5 agosto 2014 – Violentata la scorsa notte una turista romana di 37 anni sulla spiaggia delle Anticaglie, località Punta Secca, chiamata la “spiaggia di Montalbano” perché ci sta la villetta, dimora del commissario, della fiction ispirata ai romanzi di Andrea Camilleri. La squadra mobile di Ragusa ha fermato un tunisino, responsabile dell’aggressione.

La 37enne romana, insieme a due amiche si erano accampate con una tenda proprio davanti alla “casa di Montalbano”. Una di loro, mentre dormiva, si è sentita palpeggiare e ha urlato. Le amiche allora si sono svegliate e una di loro ha impugnato il bastone dell’ombrellone e ha iniziato a colpire il maniaco, che ha reagito schiaffeggiandola con violenza.

In loro aiuto sono arrivati dei venditori ambulanti del Bangladesh, mentre l’aggressore approfittando della situazione è fuggito. Il tunisino, di 33 anni, è stato subito rintracciato dagli agenti della Polizia di Stato di Ragusa, in un casolare della zona mentre stava facendo le valigie per prepararsi a fuggire. Arrestato è stato portato al carcere di Ragusa e dovrà rispondere di violenza sessuale aggravata e lesioni personali.

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Fonte: Polizia di Stato
(Questura di Ragusa)


Fiumicino: Domenico Loiaconi, latitante dal 1992, è ora scortato dall’Interpol italiana e dominicana.

Fiumicino, 23 luglio 2014 – Ore 18,00, è appena giunto presso l’aeroporto di Fiumicino, scortato da personale dell’Interpol italiana e dominicana, il latitante Domenico Loiaconi, che sarà preso in consegna dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Palmi (RC) e del Servizio Centrale Operativo (S.C.O.), e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria italiana.

Loiaconi, irreperibile dal novembre 1992 è stato rintracciato e catturato nel pomeriggio di domenica 20 luglio 2014, presso l’Aeroporto di Santo Domingo – Santo Domingo Las Americas airport. Dapprima ricercato sul territorio nazionale e poi  anche all’estero, è stato individuato dall’INTERPOL di Washington (USA) mentre si imbarcava sul volo Fort Launderdale (USA) / Santo Domingo (Repubblica Dominicana), lo scorso 15 luglio. Aveva prenotato, a suo nome, il volo di ritorno verso gli Stati Uniti d’America proprio per il 20 luglio 2014.

Nello stato caraibico, la localizzazione del ricercato è stata possibile solo grazie a prolungati servizi di osservazione e pedinamento svolti da apposito team investigativo allestito dal collaterale organo di Polizia del luogo, sotto il coordinamento dell’INTERPOL, specializzato nella ricerca di latitanti, sulla base delle risultanze dell’attività investigativa, coordinata dal Servizio Centrale Operativo, dalla Squadra MobileSez. Catturandi di  Reggio Calabria e dal Commissariato di Palmi.

L’uomo, che secondo quanto emerso avrebbe trascorso la sua latitanza negli Stati Uniti d’America, in Florida, deve scontare una pena di 9 anni e 7 mesi di reclusione, rideterminata a seguito di condono, in 6 anni e 7 mesi di reclusione, 41.000 euro di multa con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, per traffico illecito di sostanze stupefacenti, per fatti risalenti al 1992.

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Fonte: Polizia di Stato


DDA di Napoli, operazione Vanvitelli: sequestrati beni per 16 milioni di euro, emesse 9 ordinanze di custodia cautelare (video)

Napoli, 21 luglio 2014 – Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta, compagnia di Marcianise, dei Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta e della Squadra Mobile della Questura di Caserta, oggi hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari, emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Napoli, nei confronti di 9 indagati, su conforme richiesta dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di diversi imprenditori della provincia di Caserta tra i quali A. Grillo, già detenuto al regime di cui all’art. 41 bis o.p., per il delitto di concorso esterno nella associazione camorristica denominata clan Belforte.

Gli inquirenti, nel corso delle indagini sono riusciti ad acquisire gravi indizi dei reati, commessi dal 1995 al 2010, di riciclaggio, reimpiego di ingenti somme di denaro nonché fittizia intestazione di beni, tutti aggravati dalla finalità di aver agevolato il gruppo camorristico dei Belforte, operante in Marcianise (conosciuti anche come “Mazzacane”). Altre 13 persone risultano indagate.

L’operazione ha evidenziato come il clan dei Belforte, nonostante i diversi arresti e sequestri patrimoniali subiti negli ultimi anni, abbia ancora la capacità di rigenerarsi economicamente ed essere ancora pienamente operativo sul territorio.

L’ennesimo colpo al clan camorristico è stato possibile anche grazie all’apporto di vari collaboratori di giustizia che hanno rivelato, con puntuali e precisi riferimenti e dichiarazioni convergenti, l’enorme volume di investimenti effettuati dai Belforte nei diversi settori dell’economia apparentemente “sana”, primo fra tutti quello dell’edilizia.

Proprio in quest’ultimo campo che il clan ha posto in essere condotte illecite più consistenti, attraverso il reimpiego di massicce risorse economiche illecite derivanti dalle più disparate attività criminali, in vaste speculazioni edilizie realizzate con la compiacenza di imprenditori collusi e politici corrotti.

Le investigazioni, eseguite con perfetto coordinamento e divisioni di ruoli in maniera minuziosa dalle tre forze di polizia, attraverso attività di pedinamento ed osservazione e penetranti attività tecniche, hanno consentito di individuare a Marcianise, in località Macello, un imponente complesso residenziale, denominato Centro Direzionale Vanvitelli, direttamente riconducibile a soggetti vicini clan Belforte.

L’intervento edilizio, finanziato illecitamente fin dall’inizio dagli esponenti apicali del clan, fra i quali i fratelli Domenico e Salvatore Belforte, è stato attuato attraverso l’acquisizione e la demolizione di un vecchio opificio dismesso dalla società “Cavilfratta S.r.l.”, interamente sostituito dal nuovo ed imponente complesso immobiliare.

Gli accertamenti effettuati hanno inoltre consentito di appurare plurime condotte di rilascio di illegittime autorizzazioni edilizie, ad opera di tecnici e professionisti compiacenti, che hanno consentito l’esecuzione dell’opera edilizia.

Il massiccio utilizzo dei proventi illeciti del clan è stato accertato anche attraverso il monitoraggio di decine e decine di conti correnti intestati sia alle persone fisiche che alle società coinvolte nella realizzazione dei lavori e vicini al clan Belforte.

La delicata e difficile situazione in cui verte il clan, a seguito dei numerosi pentimenti di esponenti di spicco, che ne hanno minato dall’interno l’equilibrio affettivo economico, ha determinato il sodalizio criminale ad operare diverse alienazioni di immobili per eludere la confisca dei reimpieghi del patrimonio illecito, in particolare la vendita di alcuni locali, facenti parte del complesso “Vanvitelli”.

Tutti gli indagati sono stati oggetto di meticolosi accertamenti patrimoniali e finanziari, che hanno dimostrato la loro incapienza reddituale in relazione agli investimenti effettuati.

L’attività investigativa si è conclusa, oltre che con l’esecuzione delle ordinanze di cui sopra,anche con il sequestro preventivo di 213 tra appartamenti, garage e locali commerciali tutti facenti parte del Centro Residenziale Vanvitelli e di 11 unità immobiliari, 19 rapporti bancari, 2 società, 08 quote societarie, tutte riconducibili ai patrimoni personali degli indagati per un valore complessivo stimato in circa 16 milioni di euro.

Le indagini dell’operazione sono state coordinate da: dott. Giovanni Colangelo, procuratore capo; dott. Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto; dott. Giovanni Conzo, sostituto procuratore; dott. Luigi Landolfi, sostituto procuratore e dal dott. Annamaria Lucchetta, sostituto procuratore.

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Fonte: Arma dei Carabinieri
(Comando provinciale di Caserta)
Le immagini sono tratte dal video


Operazione Homo Novus: attività investigative della polizia di Enna a tutela dell’imprenditoria locale

polizia

Enna, 7 luglio 2014 – La Polizia di Stato di Enna ha eseguito 3 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di soggetti indagati per estorsione tentata, continuata e aggravata dal metodo mafioso ai danni di imprenditori locali.

L’operazione è il seguito e lo sviluppo di quella denominata Homo Novus, che il 20 settembre 2013, a conclusione di articolate e complesse attività investigative condotte dal Commissariato di P.S. di Leonforte e dalla Squadra Mobile ennese, ha portato al fermo di diverse persone.

Le indagini avevano evidenziato come si fosse costituita sul territorio un’associazione a delinquere di tipo mafioso, dedita alla commissione di delitti di ogni genere e, più specificatamente, estorsioni, traffico di stupefacenti e danneggiamenti, al fine di acquisire, in modo diretto e indiretto, la gestione o comunque il controllo di attività economiche, per realizzare profitti di vario genere per loro e per altri.

Il prosieguo delle attività investigative hanno messo in luce altri tentativi di estorsione operati dai tre arrestati ai danni di altri imprenditori di Leonforte.

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Fonte: Polizia di Stato (Squadra mobile di Enna)


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