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Alcune riflessioni sulla parata del 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica

di Monica Palermo

Roma, 9 giugno 2014 – Difficile descrivere la parata del 2 giugno senza cadere nel didascalico, reparti militari che marciano, mezzi storici, il palco presidenziale, personalità del mondo civile e militare, istituzioni. Ma la parata del 2 giugno va oltre, racchiude il nostro passato, la nostra storia, sono uomini e donne che hanno giurato fedeltà alla Patria, alla nazione, che salvaguardano la democrazia e il popolo.

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Nel vederli marciare si nota la loro fierezza, il loro orgoglio, in ognuno di loro ci sono regole, ci sono valori che portano dentro e cercano di trasmettere. Si sono addestrati a lungo affinché tutto possa procedere al meglio. Durante le prove generali della parata camminai tra i reparti, osservandoli durante le esercitazioni e parlai con loro. Mi avvicinai a un militare che teneva la bandiera, senza puntale, chiedendogli se potevo fotografarlo, la sua risposta fu negativa: “sa, sul puntale ci sta scritta tutta la storia del nostro reparto, e fotografarmi cosi non va bene”, rispettai la sua richiesta. Forse per chi non ha fatto vita militare, come la sottoscritta, certe cose sono difficili da capire.

Due sono le cose che mi colpiscono del militare e della sua vita, il rispetto e le regole. Iniziando col rispettare ciò che si è giurato entrando in un corpo, il rispetto per la bandiera, il rispetto per un superiore, il rispetto per l’altro. Non da meno sono le regole, senza le quali la “macchina” militare non potrebbe andare avanti. Sono concetti difficili da capire per chi ne sta al di fuori. Obbedire a un ordine non credo sia una cosa facile. Tempo fa mi sono trovata a parlare proprio di questo con un militare, facendo domande per soddisfare le mie lacune, una risposta che mi è rimasta impressa: “In che modo si può riuscire a seguire delle regole senza sentirsi sopraffatti? – la sua risposta fu concisa, ma altrettanto esaustiva – Rispettare le regole è solo una questione di allenamento e disciplina”. Ci penso spesso a quella risposta.

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Nello stesso modo che, mi viene da pensare, ci si allena per un’operazione o per una “semplice” parata. Ed eccoci di nuovo a parlare della parata. Il comandante seguito dalla bandiera di guerra, che racchiude tutto il credo del reparto, scortata da militari, a seguito il reparto che marcia. Il momento piu importante è stato davanti al palco presidenziale per il saluto alle istituzioni, alle alte cariche civili e militari e alla figura militare che stava li a rappresentarli, il capo di stato maggiore della difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. Mentre sugli attenti salutava i suoi uomini, il suo sguardo era come se dicesse loro di non preoccuparsi che potevano contare su di lui. Penso che, per i militari, il saluto sugli attenti sia il momento più significativo della parata, un riconoscimento verso qualcuno che li guida e da cui si sentono rappresentati.

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Foto: Ph. Monica Palermo


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