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Difesa: al via l’esercitazione Mare Aperto nel Mediterraneo

L’addestramento è indirizzato alle attività di sicurezza marittima a tutela degli interessi del paese

mare_aperto_foto di repertorio

Roma, 8 maggio 2017 – Inizia oggi nel Mediterraneo centrale la Mare Aperto, esercitazione interforze e internazionale che, condotta dal comandante in capo della squadra navale, rappresenta il primo evento addestrativo complesso annuale della Marina Militare italiana, con la partecipazione anche di assetti dell’Esercito e dell’Aeronautica Militare, oltre a unità navali dei due gruppi permanenti della NATO e della Forza Marittima Europea.

In mare opereranno la portaerei Cavour, con i velivoli AV8B imbarcati, navi e sommergibili della Marina Militare e 11 navi provenienti da Canada, Francia, Polonia, Portogallo, Spagna e Turchia, inquadrate nei gruppi marittimi permanenti della NATO e nella Forza Marittima Europea. La Marina, inoltre, schiererà la Brigata Marina San Marco. Prenderanno parte all’esercitazione anche velivoli Tornado, AMX, CAEW, Predator, KC 767 dell’Aeronautica Militare nonché il reggimento Lagunari, elicotteri AW-129, un posto comando di artiglieria terrestre ed un posto comando di artiglieria antiaerea dell’Esercito Italiano.

Per dieci giorni gli uomini e le donne imbarcati sulle navi, sui sommergibili e gli equipaggi di volo, si addestreranno nelle principali forme di lotta sul mare e dal mare, quali la difesa delle navi nella lotta antiaerea, antisommergibile ed antinave, il contrasto alle attività illegali sul mare, la gestione di situazioni di crisi in ambienti con presenza di minaccia convenzionale e asimmetrica e la proiezione di una forza anfibia dal mare su terra.

La “Mare Aperto” integra anche l’esercitazione di contromisure mine IT MINEX, coinvolgendo il comando delle Forze di Contromisure Mine della Marina e la forza permanente di contromisure mine della NATO.

La “Mare Aperto” è un’esercitazione mirata all’addestramento complesso della Marina Militare, in particolare, e delle Forze Armate in generale, finalizzata al mantenimento di elevati standard di interoperabilità ed integrazione delle forze nazionali e NATO, per la sicurezza marittima comune dell’Italia, europea e dell’Alleanza Atlantica.

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Fonte e immagine: Marina Militare
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Aeronautica militare, report 2014: un anno di impegno per la sicurezza dei cieli italiani

Roma, 2 dicembre 2015 – Gli interventi di soccorso aereo di questi giorni al traghetto Norman Atlantic e alle navi cargo di migranti nel Mar Adriatico sono solo le ultime di una lunga serie di operazioni aeree che nel corso del 2014 hanno caratterizzato l’impegno degli uomini e delle donne dell’Aeronautica Militare, una forza armata che fornisce servizi ai cittadini 24 ore su 24, 365 giorni all’anno e che ha nella sorveglianza e la difesa dello spazio aereo italiano la sua missione principale.

 “Voglio rivolgermi con orgoglio e soddisfazione a tutto il personale dell’Aeronautica Militare“, ha dichiarato il capo di stato maggiore AM, generale di squadra aerea Pasquale Preziosa nel tracciare un bilancio delle attività svolte nel corso dell’anno appena concluso. “Tutte cose – come ebbe a dire l’asso della caccia Luigi Gorrini, recentemente scomparso – che siamo pronti a rifare nel 2015 per un’Italia migliore e più sicura“.

Sono numerose le capacità dell’Aeronautica Militare, cosiddette duali, che diventano anche servizi essenziali per la collettività. Dal controllo del traffico aereo, al servizio meteorologico – che da oltre 50 anni opera per la collettività – al servizio di medicina aerospaziale e di emergenza. Costante, inoltre, l’impegno nella ricerca e soccorso e nei trasporti umanitari e sanitari d’urgenza, attività che vedono gli equipaggi dell’Aeronautica Militare pronti ogni giorno e ogni notte a decollare su richiesta delle Prefetture e degli ospedali nazionali. Si tratta di componenti che coniugano la dimensione umana e quella tecnologica, entrambe obbligate a migliorarsi giorno dopo giorno. Tecnologie che l’Aeronautica Militare contribuisce a sviluppare e ad innovare, anche in collaborazione con l’industria nazionale, come nel caso del volo umano nello spazio, che rappresenta per l’Aeronautica Militare la naturale estensione del proprio ambiente operativo e una fondamentale occasione di progresso tecnologico e scientifico per il Paese. Ne sono una chiara dimostrazione le recenti missioni di Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti.

Un 2014 ricco di sfide ed impegni operativi, sia in Italia che all’estero. Un anno nel quale i reparti della difesa aerea sono stati chiamati ad intervenire in diverse circostanze reali, come accaduto il 17 febbraio  quando due caccia Eurofighter del 36° Stormo di Gioia del Colle si sono alzati in volo per intercettare un B-767 della Ethiopian Airlines dirottato durante il volo da Addis Abeba a Fiumicino, o come il 14 settembre, con un analogo intervento di due Eurofighter del 4° Stormo di Grosseto per intercettare un Airbus 320 della compagnia aerea libanese “Middle East Airlines” in volo da Ginevra a Beirut con un bagaglio sospetto a bordo.

Circa 1000 ore di volo, 300 persone soccorse e oltre 30 tonnellate di materiali trasportati, questo il bilancio delle attività svolte a favore della collettività dalla 46^ brigata aerea di Pisa, sempre in prima linea in Italia e all’estero per il supporto alle missioni fuori dai confini nazionali e per le emergenze e calamità, dal 15° Stormo di Cervia – anche in queste ore impegnato a salvare vite umane nel Mar Adriatico – dal 14° Stormo di Pratica di Mare e dal 31° Stormo di Ciampino, reparti di punta per i trasporti sanitari di urgenza ed umanitari. Attività essenziali, soprattutto per le isole e le località più difficilmente raggiungibili sul territorio nazionale. Una menzione particolare all’operazione di rimpatrio del medico di Emergency dalla Sierra leone, primo malato italiano di ebola, avvenuta a fine novembre. La speciale operazione, svolta con un KC-767 con a bordo un team AM specializzato in trasporto aereo in bio-contenimento, ha confermato la leadership della FA e del Paese nel settore in ambito internazionale.

Tempo di bilanci e nuovi impegni anche in ambito internazionale. Il 2014 ha segnato, infatti, la conclusione della missione dei caccia AMX in Afghanistan, che hanno fatto rientro in Italia dopo cinque anni di attività a supporto della coalizione internazionale NATO ISAF e oltre 10000 ore di volo e 7500 target di ricognizione raggiunti insieme ai Tornado del 6° Stormo di Ghedi. Missione compiuta anche per la componente guerra elettronica C-27Jedi, per gli addestratori della base aerea di Shindand e gli aeromobili a pilotaggio remoto Predator del 32° Stormo di Amendola, anch’essi di rientro dopo oltre  14000 ore di volo di pattugliamento e sorveglianza del territorio  afgano a supporto del contingente italiano, delle organizzazioni governative e non e della popolazione locale.

Predator che sono già di nuovo in campo per una nuova missione, quella della lotta al terrorismo internazionale. Gli assetti UAV italiani stanno infatti operando sia nel Corno d’Africa, dallo scorso agosto a Gibuti, per il contrasto alla pirateria internazionale, sia in medio-oriente, insieme ai quattro caccia Tornado del 6° Stormo e al KC767 del 14° Stormo, schierati dallo scorso novembre in Kuwait con compiti di supporto, sorveglianza e ricognizione nell’ambito della coalizione internazionale impegnata a contrastare la minaccia terroristica dell’Isis.

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Fonte: Aeronautica Militare

Afghanistan/Task group Astore: ultimo volo operativo del Predator per la missione ISAF

Il Predator a Herat - Afghanistan

Il Predator a Herat – Afghanistan

Herat, 2 novembre 2014 – Ieri nel primo pomeriggio, un Predator B dell’Aeronautica Militare è atterrato per sulla pista dell’aeroporto di Herat, dopo aver condotto l’ultima missione operativa della durata di 5 ore e 35 minuti a favore delle Forze di Sicurezza Afghane e del contingente dell’International Security Assistente Force (ISAF).

Concluso l’evento si è svolta una sobria cerimonia alla presenza del Comandante del Train Advise and Assist Command West (TAAC-W) generale Maurizio Angelo Scardino e del comandante della Joint Air Task Force (J.A.T.F.) colonnello Paolo Latini nella cui componente aerea nazionale ed interforze del contingente italiano in Afghanistan hanno operato i Predator italiani inquadrati nel Task Group Astore.

Durante la cerimonia è stato simbolicamente ammainato lo stendardo del Gruppo a significare il saluto definitivo al territorio afgano.

Il Predator a Herat - Afghanistan

Il Predator a Herat – Afghanistan

Negli oltre 7 anni di impiego operativo a favore della missione ISAF (dal giugno 2007), i Predator italiani, nelle versioni “A+” e “B”, hanno contribuito in maniera decisiva al raggiungimento di importanti obiettivi operativi, svolgendo missioni di “intelligence”, sorveglianza, ricognizione ed acquisizione di obiettivi su tutto il territorio afgano effettuando un totale 1576 sortite e di 14191 ore di volo con le quali sono state supportate 37 Task Force di tutto il contingente internazionale.

I Predator provenienti dal 28° Gruppo Volo del 32° stormo dell’Aeronautica Militare di stanza ad Amendola (FG), supportati da uomini e donne provenienti da altri reparti della forza armata, hanno operato mettendo a sistema capacità e competenze umane e tecnologiche, che l’Aeronautica Militare esprime nell’ambito dei velivoli a pilotaggio remoto (APR).

CONTRIBUTO AERONAUTICA MILITARE GRUPPO ASTORE

Le missioni svolte dai velivoli Predator sono state condotte principalmente per assicurare protezione alle isolate “Forward Operational Base (FOB)” così come alle basi sedi dei delle truppe della coalizione, per controllare percorsi che sarebbero stati successivamente interessati dal passaggio di convogli del contingente internazionale e ad acquisire informazioni “Intelligence” di aree di particolare interesse. In ogni missione condotta, i Predator hanno fornito un utilissimo e necessario supporto alle forze impiegate in attività sul terreno, essendo in grado con i propri sensori di bordo di avvistare pericoli ben oltre la portata dell’occhio umano e poterle rapidamente trasmettere e condividere con le unità supportate, aiutandole a prevenire e meglio reagire contro azioni condotte dalle forze ostili aumentandone la così detta “Situational Awareness” e cioè la conoscenza dell’ambiente circostante in cui si è chiamati ad operare.

Il Predator a Herat - Afghanistan

Il Predator a Herat – Afghanistan

Di grande rilevanza nel recente periodo e per la prima volta in un contesto operativo reale, è stata l’attività integrata, che ha visto i Predator protagonisti assieme ad altri assetti aerei tra cui gli AMX italiani schierati sempre ad Herat, finalizzata alla neutralizzazione dei ripetitori radio utilizzati dai talebani per coordinare gli attacchi contro le forze di sicurezza afgane e di “ISAF”. In questo contesto, i Predator italiani sono stati chiamati sia ad analizzare attentamente le aree circostanti confermando la completa assenza di civili che potessero in qualche modo essere danneggiati dalle operazioni condotte e sia ad effettuare la designazione dei bersagli necessaria alla guida dell’armamento di precisione impiegato dagli altri assetti aerei.

I Predator dell’Aeronautica Militare hanno conseguito traguardi prestigiosi tra cui il numero complessivo di ore di volo effettuate, con una sola tipologia di velivolo, a favore della missione ISAF, nonché i record di volo raggiunti con i velivoli “A+” e “B”, rispettivamente di 26 ore e 42 minuti e 20 ore e 12 minuti, registrati come unici a livello internazionale.

Il Predator a Herat - Afghanistan

Il Predator a Herat – Afghanistan

La missione “ISAF” dei Predator Italiani in numeri:

  1. Primo volo operativo: 08 Giugno 2007;
  2. Ultimo volo operativo: 01 Dicembre 2014;
  3. Ore di volo totali: 14194;
  4. Durata media singola missione operativa: 9 ore;
  5. Sortite volate: 1576;
  6. Task Force supportate: 37.

Schede velivoli:

  1. MQ-1C Predator A+
  2. MQ-9A Predator B
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Fonte: Stato Maggiore della Difesa

Sicurezza: siglato accordo aeronautica militare – carabinieri – polizia di stato per uso predator  

Roma, 27 novembre 2014 – È stato firmato ieri 26 novembre a palazzo aeronautica, a Roma, un accordo che prevede il concorso con Aeromobili a Pilotaggio Remoto Predator dell’Aeronautica Militare ad attività istituzionali della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri.

I protocolli d’intesa, frutto di una sinergia e di un processo di analisi già in atto tra comparti della pubblica amministrazione, sono stati siglati dal capo di stato maggiore dell’aeronautica militare, generale di squadra aerea Pasquale Preziosa, rispettivamente con il capo della polizia – direttore generale della pubblica sicurezza, prefetto Alessandro Pansa, e con il comandante generale dell’arma dei carabinieri, generale c.a. Leonardo Gallitelli.

Aeromobili a Pilotaggio Remoto – Predator

Il velivolo APR (Aeromobile a Pilotaggio Remoto) “Predator” (nelle versioni A e B) del 32° Stormo dell’Aeronautica Militare, con sede ad Amendola (Fg), viene impiegato per l’effettuazione di missioni di ricerca, sia puntiforme che d’area, grazie all’impiego di avanzati sistemi di scoperta elettro-ottici ed infrarosso, diurno e notturno, radar per l’individuazione di obiettivi di superficie con capacità NRT FMV (Near Real Time e Full Motion Video).

Il Predator costituisce, di fatto, un On Scene Eye. Una delle caratteristiche più importanti degli APR è la persistenza, cioè la capacità di rimanere in volo per lungo tempo (oltre 20 ore) nell’area di operazione, con possibilità di essere dirottato in volo in qualsiasi momento verso nuovi obiettivi.

Il sistema Predator viene impiegato per svolgere missioni di ricognizione, sorveglianza e acquisizione obiettivi. Il velivolo ha capacità di volo a media ed alta quota, garantisce una grande autonomia di volo, permettendo di ottenere elevate prestazioni sia nella condotta di missioni di sorveglianza e ricognizione, e sia nell’ambito di operazioni di Pattugliamento, Ricerca e Soccorso. I Predator dell’Aeronautica Militare sono in grado di assolvere un’ampia gamma di compiti dimostrando elevate doti di flessibilità, versatilità ed efficacia. È possibile, ad esempio, rilevare la presenza di minacce quali ordigni esplosivi improvvisati che rappresentano il pericolo più insidioso e diffuso nei teatri operativi odierni. Possono inoltre essere effettuate missioni in ambienti operativi ostili, in presenza di contaminazione nucleare, biologica, chimica o radiologica, oppure acquisire dati ed informazioni relativi ad obiettivi di piccole e grandi dimensioni in zone potenzialmente oggetto di operazioni.

I velivoli Predator permettono, inoltre, di contribuire in modo unico alla creazione e mantenimento della cosiddetta Situational Awareness, ovvero al controllo dell’evoluzione della situazione da parte delle autorità responsabili del comando delle attività. Le caratteristiche di autonomia, velocità, persistenza e raggio d’azione, unite ai bassi costi di esercizio, rendono il sistema uno degli strumenti migliori per il controllo dei confini, il monitoraggio ambientale, il supporto alle forze di polizia e l’intervento in caso di calamità naturali.

Il Predator si è rivelato alquanto versatile ed è stato impiegato anche in attività non tipicamente militari in supporto di altre componenti sia del dicastero difesa sia di altri dicasteri. Difatti, è stato impiegato per contribuire alla sicurezza interna in occasione di alcuni “grandi eventi” (ad esempio il vertice intergovernativo Russia–Italia, tenutosi a Bari nel marzo 2007 o del G8 dell’Aquila del 2009).

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Fonte: Aeronautica Militare
(Ufficio Generale per la Comunicazione)


Gibuti: primi 15 giorni di impiego operativo del Predator


Incidente aereo tra due caccia, ritrovato il corpo di uno dei piloti dispersi

Ascoli, 20 agosto 2014 – Aggiornamento delle ore 12,45 – L’Aeronautica Militare conferma il ritrovamento di un corpo senza vita di uno dei piloti dispersi a seguito dell’incidente aereo. Il ritrovamento è avvenuto nella zona dove c’è stato l’impatto. Le esercitazioni dei due caccia erano di due missioni separate. I due Tornado erano decollati ieri dalla base del 6° Stormo di Ghedi, in provincia di Brescia, per una missione addestrativa pianificata ed approvata secondo le regole del volo, propedeutica ad un’esercitazione NATO in programma nel prossimo autunno.

L’impatto è avvenuto in una zona collinare piena di alberi. Poche ore fa, appena i Vigili del Fuoco sono riusciti a domare l’incendio, sono iniziate le ricerche di perlustrazione per ritrovare i membri degli equipaggi dispersi. Dalle 05,00 di questa mattina a coadiuvare le ricerche anche un Predator, velivolo a pilotaggio remoto, del 32° Stormo, decollato dalla base aerea di Amendola (FG), per supportare l’attività di ricognizione dall’alto.

Le ricerche sul terreno riprenderanno, sotto il coordinamento della Prefettura e della locale Protezione Civile, non appena ultimato lo spegnimento degli ultimi focolai di incendio nella zona boschiva dove è avvenuto l’impatto.

Per la dinamica dell’incidente è attiva una commissioned’inchiesta nominata dalla Forza Armata per fare luce sull’accaduto, che riuscirà a dare spiegazioni dettagliate appena verranno ritrovate le due scatole nere.

Non è al momento possibile stabilire l’identità del militare.

Le ricerche proseguono congiuntamente alle squadre di soccorso a terra.

 

 

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Fonte: Stato Maggiore dell'Aeronautica (Ufficio Pubblica Informazione)

© Ph. Gian Luca Onnis (per gentile concessione)
Le fotografie di Gian Luca Onnis sono visionabili CLICCANDO QUI

Missione compiuta per la Task Force “Genio” del contingente italiano di ISAF

Herat (Afghanistan), 7 agosto 2014 –  Garantire la mobilità delle truppe della coalizione di ISAF e delle forze di sicurezza afgane, proteggere la popolazione civile dalla minaccia degli ordigni esplosivi improvvisati (IED), potenziare il livello di protezione della base e contribuire allo sviluppo delle capacità militari dei genieri afgani al fine consentirne la piena autonomia. Questi i compiti che i militari italiani della Task Force Genio, su base 5° reggimento genio guastatori di Macomer (NU), hanno svolto per sei mesi nella regione occidentale dell’Afghanistan in cui opera il Train Advise Assist Command West, il comando del contingente italiano di ISAF a guida brigata Sassari responsabile del consolidamento del processo di transizione in corso nel paese asiatico che, entro la fine del 2014, vedrà l’assunzione di responsabilità della sicurezza da parte delle autorità locali. 

Per scongiurare la minaccia degli ordigni esplosivi improvvisati e garantire la libertà di movimento lungo gli itinerari stradali, la Task Force Genio, comandata dal tenente colonnello Stefano Messina, ha condotto specifiche attività denominate C.A.R.C.O., acronimo di Combined Arms Route Clearance Operations, operazioni che consistono nell’individuazione e disattivazione degli “IED” mediante l’impiego sul terreno, oltre che della componente genio, di assetti della Transition Support Unit (su base 152° reggimento fanteria “Sassari”), di personale specializzato nell’interagire con aerei ed elicotteri in missione di supporto tattico alle forze di terra e di velivoli a pilotaggio remoto Predator.

I militari della Task Force Genio, di cui fanno parte anche assetti dell’esercito statunitense ed ucraino, hanno percorso 19.147 chilometri, condotto 83 attività di bonifica di ordigni esplosivi e 144 operazioni di bonifica C.A.R.C.O., effettuato 26 ricognizioni tecniche, ispezionato 240 canali di drenaggio delle acque (culverts) e utilizzato alcuni sistemi sperimentali di nuova generazione quali, ad esempio, il mini Unmanned Aircraft System (UAS) Bramor.

Numerose sono anche le iniziative promosse dallala Task Force Genio per lo sviluppo delle capacità militari e l’acquisizione della piena autonomia delle forze di sicurezza afgane, tra le quali si segnalano la realizzazione della Striscia Counter-IED, un’area addestrativa nella quale i genieri afghani potranno esercitarsi nell’acquisizione e nel perfezionamento delle conoscenze teorico-pratiche per il contrasto della minaccia degli ordigni esplosivi improvvisati.

Ai militari del 5° reggimento genio guastatori di Macomer subentrano i genieri del 21° reggimento guastatori della brigata bersaglieri Garibaldi di stanza a Caserta.

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Fonte e immagini: Stato Maggiore della Difesa


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