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Il prefetto di Pesaro e Urbino nominato socio simpatizzante dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri

 

Pesaro e Urbino, 18 novembre 2015 – Oggi il prefetto di Pesaro, dott. Luigi Pizzi, nel corso di un incontro tenutosi presso la sede della prefettura, ha ricevuto dall’ispettore regionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri Marche, generale Tito Baldo Honorati, la tessera di “Socio Simpatizzante”. I rappresentanti dell’Associazione Nazionale dei Carabinieri (ANC) hanno voluto anche donare al neo socio una raffigurazione in metallo della famosa carica di Pastrengo e il crest dell’associazione.

Al termine della breve cerimonia, l’autorità ha rivolto un sentito ringraziamento all’ispettore regionale ed ai rappresentanti dei circa 500 appartenenti all’Arma in congedo, nei confronti dei quali ha espresso la propria simpatia, oltre che sentimenti di orgoglio per la “nomina” e di condivisione dei valori propri da sempre dell’associazione.

Prima di concludere il prefetto Pizzi ha altresì rinnovato la stima verso l’Istituzione e l’apprezzamento per il lavoro svolto, rivolgendosi direttamente al comandante della legione “Marche” di Ancona, generale di brigata Marco Mochi, al comandante provinciale, tenente colonnello Marco Filoni, al comandante del reparto operativo,tenente colonnello Antonio Sommese, presenti alla cerimonia unitamente al numeroso personale in servizio ed in congedo dell’Arma della provincia.

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Fonte e immagini: Arma dei Carabinieri
(Nucleo Informativo Cdo Prov. Pesaro e Urbino)

Fano: italiano si fingeva funzionario d’ambasciata per raccogliere fondi illecitamente. Polizia lo arresta

 

Pesaro e Urbino, 18 novembre 2015 – La Polizia di Stato di Pesaro e Urbino, in collaborazione con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) della Direzione Centrale della Polizia Criminale, ha arrestato un 39enne italiano residente a Fano, ritenuto responsabile dei reati di truffa e sostituzione di persona.

L’arrestato, che deteneva un tesserino e di una placca metallica falsi allo scopo di simulare l’appartenenza alla Forze dell’Ordine, accreditandosi quale “Commissario di Polizia” in servizio presso l’Ambasciata d’Italia nel Regno Unito a Londra, con una lettera a firma dell’Ambasciatore, rivelatasi falsa, si fingeva incaricato della raccolta fondi, in favore della famiglia di un altro appartenente alla Polizia di Stato, anche questo in servizio presso l’Ambasciata, la cui figlia minore si sarebbe dovuta sottoporre ad un urgentissimo e costoso intervento chirurgico da effettuarsi negli Stati Uniti d’America, a causa di grave malformazione cardiaca.

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno accertato che con le stesse modalità, il soggetto aveva già truffato nel pesarese somme per alcune centinaia di euro e si apprestava a consumare analoghe truffe, tra cui una per un importo complessivo di 20.000 Euro.

Pochi giorni fa una delle persone contattate dal truffatore, ritenendo anomala tale procedura di raccolta fondi, contattava l’Esperto per la Sicurezza dello SCIP presso l’Ambasciata italiana a Londra, il quale immediatamente attivava l’intervento dello SCIP e della Questura di Pesaro.

Attualmente l’indagato è agli arresti domiciliari e sono in corso ulteriori accertamenti per  verificare l’eventuale consumazione di altre truffe, realizzate con le medesime modalità.

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Fonte e immagini: Polizia di Stato

 


Fano: scoperti gli autori e i mandanti dell’incendio del ristorante “Pesce Azzurro”

Fano (PU), 26 luglio 2014 – Quattro anni fa a Fano, un incendio di vaste proporzioni e di difficile spegnimento aveva provocato la completa distruzione del ristorante all’insegna Pesce Azzurro, circa 1.600 mq di superficie, causando danni alla Coomarpesca per almeno 500.000 euro. Una grande perdita per l’attività, in aggiunta pure al mancato guadagno: circa 1.000 pasti al giorno a 10 euro l’uno. Per questo motivo la Coomarpesca ha cercato di riaprire una ventina di giorni dopo, anche se in maniera provvisoria.

Clamore e allarme tra la popolazione, e non solo a Fano, perché il Pesce Azzurro un tipico locale della marineria fanese, frequentatissimo sia dalla popolazione locale che dai numerosissimi forestieri di passaggio per turismo o lavoro. Caratteristica del locale era di servire specialità di pesce fresco, pescato nel mare della zona, dalla marineria fanese e offerto a buon mercato, per questo motivo, negli orari di apertura, si potevano notare all’ingresso del ristorante grandi file di persone.

Sul posto sono intervenuti subito i militari del Nucleo Operativo della Compagnia CC di Fano e di quelli del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Pesaro e Urbino. Facile intuire che l’incendio era di origine dolosa. A protezione dell’attività erano installate delle telecamere, i cui filmati sono stati subito sequestrati. Dalle immagini si potevano notare due figure scavalcare la recinzione per entrare nell’area, e pochi minuti dopo il bagliore dell’incendio e, quasi contemporaneamente, le stesse due figure saltare velocemente la recinzione e allontanarsi per la stessa via dalla quale si erano introdotte.

In quello stesso punto, a ridosso del muro di recinzione, nella parte esterna, è stata trovata una tanica di plastica da 5 litri, contenente circa 4 litri di benzina verde, anch’essa sequestrata. Come già noto agli inquirenti, alcuni ristoranti della zona della Sassonia di Fano non navigavano in buone acque, scarsamente frequentati causa l’elevatissimo numero di persone richiamate dalla concorrenza, costituita dal limitrofo locale “Pesce azzurro”.

Questo è stato senza dubbio un valido movente per l’incendio doloso, la distruzione del locale sarebbe stata certamente risolutiva per le sorti commerciali della concorrenza. Altra considerazione degli inquirenti è stata a proposito della tanica di carburante, che poteva avere un un forte collegamento con un personaggio di origini pugliesi, da tempo residente a Fano e altri personaggi collegati al suo entourage. Gli investigatori hanno quindi avviato, con carattere d’urgenza, una serie di attività info-investigative coordinate dalla Locale Procura della Repubblica riferibili alle persone sottoposte ad indagini.

Le successive complesse e articolate indagini hanno permesso di appurare che i responsabili di tale barbaro gesto facevano parte di un sodalizio criminoso incardinato in Puglia. Per questo motivo per cui, nel mese di febbraio 2011, la locale Procura della Repubblica ha trasmesso gli atti per competenza alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Del fascicolo trasmesso a Bari facevano parte anche gli atti e i risultati delle indagini sull’incendio del noto locale ristorante “Pesce azzurro”, la direzione dell’attività quindi veniva assunta dalla suddetta Autorità Giudiziaria.

Nel successivo mese di maggio 2012, a seguito dello stralcio della posizione riguardante l’incendio del ristorante Pesce azzurro, gli atti pertinenti a quell’episodio sono stati restituiti all’Autorità Giudiziaria di Pesaro che ha iscritto il nuovo procedimento penale, delegando i Carabinieri della Compagnia di Fano e quelli del Nucleo Investigativo di Pesaro ad eseguire delle indagini supplementari. Nel corso delle indagini sono state raccolti inconfutabili indizi di colpevolezza, che hanno reso i soggetti sopradescritti responsabili dell’incendio.

In particolare è emerso che una coppia, di origine pugliese e residente a Fano, proprietaria di un ristorante, aveva ideato il piano per eliminare la concorrenza. A tal proposito i coniugi si sono rivolti a un malavitoso della zona di Barletta, affinché li supportasse nel loro intento, individuando soggetti capaci di eseguirlo materialmente. Dalle indagini è emerso che i due erano socialmente pericolosi, grazie anche da indicazioni fornite da persone a conoscenza dei fatti. A finanziare il reato è stato un imprenditore fanese, anche lui intenzionato ad eliminare la concorrenza. Due pluripregiudicati pugliesi si sono adoperati per ingaggiare gli autori materiali dell’incendio, individuati nel territorio di loro influenza, supportandoli e mantenendo contatti con loro per tutta la durata della trasferta, finalizzata ad eseguire l’azione delittuosa. Inoltre due pluripregiudicati, che hanno eseguito materialmente l’azione, con lo scopo di eludere qualsiasi controllo, hanno utilizzato come mezzo di spostamento il treno dalla stazione ferroviaria di Rimini, due ore dopo l’incendio. Località quest’ultima raggiunta in macchina per il tramite dei mandanti.

L’azione, che ha provocato un ingentissimo danno economico alle vittime, e grave pericolo causato dalla vastità dell’incendio prodotto, e che ha distrutto un’area di notevoli dimensioni, ha visto coinvolti soggetti che sono inseriti in un ambiente criminale consolidato, nell’ambito del quale si sono dimostrati profondamente introdotti ed operanti. Il locale imprenditore, che inizialmente sembrava estraneo dell’ambiente, aveva tuttavia dimostrato di sapersi destreggiare bene con certe dinamiche tipiche della malavita pugliese. È quindi emerso il suo coinvolgimento diretto, che, unita alle prove raccolte che lo avevano fatto ritenere un favoreggiatore, lo inseriscono pienamente nel ruolo di concorrente nel reato.

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Font: Arma dei Carabinieri
(Comando provinciale di Pesaro e Urbino)


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