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Vicenza: polizia arresta un italiano responsabile di omicidio. Rinvenuto un cadavere nei pressi di Chioggia (video)

Vicenza, 18 ottobre 2014 – La Polizia di Stato di Vicenza ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un cittadino italiano ritenuto responsabile di concorso in omicidio volontario, occultamento di cadavere e rapina.

Le complesse indagini, avviate a seguito della denuncia di scomparsa presentata dalla sorella di un cittadino moldavo, Homencu Vitalie, hanno permesso di scoprire che l’indagato, assieme ad un altro concittadino già fermato lo scorso 1 ottobre, aveva tentato una rapina nei confronti del moldavo che però era degenerata nell’omicidio dello straniero e nell’occultamento del suo cadavere.

Gli investigatori hanno poi rinvenuto resti di un corpo umano, con elevata probabilità di Homencu, presso la riserva naturale “Bosco Nordio” nei pressi di Chioggia, grazie all’ausilio di Orso e Dogan, i due cani molecolari delle unità cinofile della Polizia di Stato di Milano Malpensa addestrati nella ricerca di persone.

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Fonte: Polizia di Stato
(Questura di Vicenza)

 


Estradato anche l’ultimo componente della banda responsabile di un omicidio a Forte dei Marmi

Lucca, 24 settembre 2014 – La Polizia di Stato  ha chiuso il cerchio sulla vicenda dell’omicidio a scopo di rapina di Mariani Luana Maria, avvenuto a Forte dei Marmi (LU) il 5 aprile scorso, per cui dopo appena 1 mese erano già stati tratti in arresto 4 rumeni. Stavolta a finire in galera, su mandato di arresto europeo emesso dal GIP presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze è stato il quinto ed ultimo componente della banda di rom, residenti in un vicino campo nomadi e che, dopo aver brutalmente assassinato l’ anziana, fuggirono la notte stessa in Romania.

Si tratta di un 15enne, che le indagini hanno dimostrato aver fattivamente compartecipato al pestaggio ed al soffocamento della anziana vittima. Tre dei 4 maggiorenni arrestati a maggio sono già stati estradati in Italia e si trovano ristretti in alcune carceri toscane. Il minore sarà estradato il prossimo 1 ottobre, con volo diretto Bucarest-Roma, accompagnato da agenti Interpol e dai poliziotti della Squadra Mobile lucchese.

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Fonte: Polizia di Stato
(Questura di Lucca)

Uccisi circa 60 migranti e poi gettati in mare. Responsabili 5 cittadini extracomunitari. Arrestati dalla polizia (video)

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Messina, 22 luglio 2014 – Sbarco di domenica. Arrestati ieri 5 cittadini extracomunitari, dalla Polizia di Stato di Messina, con l’accusa di omicidio plurimo aggravato, presunti responsabili della morte di decine di persone, individuati grazie ai racconti agghiaccianti di chi è riuscito ad arrivare incolume.

Un palestinese, un arabo saudita, un siriano e due marocchini che, attraverso le indagini, compiute a tempo record dagli investigatori della Squadra Mobile, indicano come i presunti assassini di decine di profughi partiti dalle coste africane con i 561 arrivati a Messina domenica a bordo della Torm Lotte.
Le testimonianze tra chi su quel barcone c’era e ce l’ha fatta concordano sulle modalità con cui decine di profughi sono state ammassate all’interno della stiva del barcone e chiuse dentro.
È stata tolta la scala interna e chiusa la porta dall’esterno eliminando così l’unica presa d’aria alla stiva. In pochi minuti il calore è diventato insopportabile e l’aria irrespirabile a causa dei gas di scarico del motore. La disperazione ha spinto quindi i prigionieri a forzare la porta e salire in coperta dove si è consumata la tragedia.

In tanti raccontano dei cinque arrestati (tra cui un imbianchino, un operaio ed un commerciante), che, scegliendo a caso le vittime, già in coperta o emersi dalla stiva, uomini o donne che fossero, hanno ucciso un numero che si aggira intorno alle 60 persone, poi buttate in mare.
I sopravissuti hanno visto i corpi di connazionali, amici e parenti, accoltellati o storditi a mani nude, scomparire in mare. Impotenti perché minacciati a non muoversi, pena la stessa sorte.
I cinque arrestati, sbarcati in Sicilia, hanno provato a farla franca, nascondendosi tra i profughi accolti a Messina. Tre di loro hanno poi cercato di scappare ma sono stati bloccati dai poliziotti, pronti a partire con un biglietto in tasca del pullman per Milano.
Tre cittadini di nazionalità tunisina arrestati domenica per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina sono stati portati presso la casa circondariale locale.

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Fonte: Polizia di Stato


Pesaro: arrestato 27 anni dopo per l’omicidio della moglie

Pesaro, 18 luglio 2014 – Questa notte i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Pesaro Urbino, diretti dal comandante provinciale tenente colonnello Marco Filoni, unitamente a personale del Reparto Territoriale Carabinieri di Gela, hanno arrestato Vincenzo S., classe 1958, ritenuto responsabile di omicidio premeditato ed aggravato per aver ucciso e sotterrato nell’aprile del 1987 sua moglie Rosaria P., all’epoca ventiduenne. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari, dott. Fabrizio Molinari, su richiesta della Procura della Repubblica di Gela

L’uomo è un personaggio già noto nel panorama criminale gelese, abituato a delinquere sin da adolescente, ben presto si è avvicinato alla famiglia mafiosa di Riesi. Nel 1988 viene arrestato, in quanto sospettato di essere l’autore di un omicidio, ma viene assolto anche grazie alle dichiarazioni di R. T., già reggente di cosa nostra gelese ed ora collaboratore di giustizia.

Quando la donna scomparve nessuna denuncia venne presentata dal marito: ai parenti che gli chiedevano notizie, rispondeva che sua moglie era fuggita con un altro uomo. Pochi giorni dopo la scomparsa, Vincenzo S. è andato però a convivere con la giovane cugina della donna, dando adito a comprensibili sospetti che non si sono però mai tradotti in input investigativi, in linea con la tradizionale abitudine alla reticenza che caratterizzava la Sicilia profonda di quegli anni.

La riapertura delle indagini è stata innescata da un interessamento del figlio della donna uccisa, finalizzato ad ottenere una dichiarazione di morte presunta, necessaria per entrare in possesso dei beni di proprietà della madre. L’interessamento del figlio della scomparsa ha costituito per i militari un’occasione per rivisitare una vicenda mai approfondita.

Le indagini, iniziate a gennaio di quest’anno, sono durate sei mesi, e si sono sviluppate ricorrendo a metodiche investigative tradizionali e di tipo tecnico. L’intento degli investigatori era quello chiarire la dinamica della scomparsa della donna.

Sono stati ascoltati sulla vicenda tutti i familiari della scomparsa e dell’arrestato, e gli amici di entrambi. Le testimonianze raccolte hanno consentito di delineare un quadro indiziario di assoluta gravità. Sono emerse numerose incongruenze della versione “ufficiale” (quella del marito tradito ed abbandonato dalla moglie) che il sig. Vincenzo aveva da sempre fornito al figlio e ai familiari più stretti. Ma lo scenario si è delineato ben diverso: l’uomo avrebbe ucciso la giovane moglie per costruirsi liberamente una vita con la cugina di lei, considerato, tra l’altro, che quest’ultima era rimasta incinta di un figlio nato nei primi mesi dell’anno successivo alla scomparsa di Rosaria.

Sono stati inoltre raccolti significativi elementi tramite attività investigative mirate, che hanno confermato quanto emerso nei numerosi interrogatori svolti. Decisive infine le conferme giunte da alcuni collaboratori di giustizia a conoscenza della vicenda. L’uomo è stato quindi portato la casa circondariale di Pesaro a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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Fonte: Arma dei Carabinieri
(Comando provinciale di Pesaro e Urbino)


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