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Archivi tag: Nucleo Investigativo

Terracina: operazione antidroga, carabinieri sequestrano piu di 8 kg di sostanza stupefacente e 4000 euro. Quattro persone arrestate

Terracina (LT), 21 agosto 2014 – Nelle prime ore della notte i militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei Carabinieri di Latina, nel corso di predisposto servizio antidroga, hanno arrestato 3 persone incensurate: P.G. 19enne, P.L. 22enne, M.S. 19enne e D.G.L. 22enne, con precedenti di polizia.

I quattro giovani, durante una perquisizione domiciliare sono stati trovati in possesso di 8 kg circa di marijuana, contenuta in vari involucri di cellophane, 5 kg di hashish divisa in panetti e circa 458 gr di mdma (ecstasy) parzialmente divisa in singole dosi. I militari dell’Arma hanno inoltre trovato materiale che era servito per confezionare le dosi, e 4.000 euro in contanti, quasi certamente provento di attività illecita.

Il tutto è stato sequestrato, e gli arrestati sono trasferiti presso la casa circondariale di Latina.

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Fonte: Arma dei Carabinieri
(Comando provinciale di Latina)

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Fano: scoperti gli autori e i mandanti dell’incendio del ristorante “Pesce Azzurro”

Fano (PU), 26 luglio 2014 – Quattro anni fa a Fano, un incendio di vaste proporzioni e di difficile spegnimento aveva provocato la completa distruzione del ristorante all’insegna Pesce Azzurro, circa 1.600 mq di superficie, causando danni alla Coomarpesca per almeno 500.000 euro. Una grande perdita per l’attività, in aggiunta pure al mancato guadagno: circa 1.000 pasti al giorno a 10 euro l’uno. Per questo motivo la Coomarpesca ha cercato di riaprire una ventina di giorni dopo, anche se in maniera provvisoria.

Clamore e allarme tra la popolazione, e non solo a Fano, perché il Pesce Azzurro un tipico locale della marineria fanese, frequentatissimo sia dalla popolazione locale che dai numerosissimi forestieri di passaggio per turismo o lavoro. Caratteristica del locale era di servire specialità di pesce fresco, pescato nel mare della zona, dalla marineria fanese e offerto a buon mercato, per questo motivo, negli orari di apertura, si potevano notare all’ingresso del ristorante grandi file di persone.

Sul posto sono intervenuti subito i militari del Nucleo Operativo della Compagnia CC di Fano e di quelli del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Pesaro e Urbino. Facile intuire che l’incendio era di origine dolosa. A protezione dell’attività erano installate delle telecamere, i cui filmati sono stati subito sequestrati. Dalle immagini si potevano notare due figure scavalcare la recinzione per entrare nell’area, e pochi minuti dopo il bagliore dell’incendio e, quasi contemporaneamente, le stesse due figure saltare velocemente la recinzione e allontanarsi per la stessa via dalla quale si erano introdotte.

In quello stesso punto, a ridosso del muro di recinzione, nella parte esterna, è stata trovata una tanica di plastica da 5 litri, contenente circa 4 litri di benzina verde, anch’essa sequestrata. Come già noto agli inquirenti, alcuni ristoranti della zona della Sassonia di Fano non navigavano in buone acque, scarsamente frequentati causa l’elevatissimo numero di persone richiamate dalla concorrenza, costituita dal limitrofo locale “Pesce azzurro”.

Questo è stato senza dubbio un valido movente per l’incendio doloso, la distruzione del locale sarebbe stata certamente risolutiva per le sorti commerciali della concorrenza. Altra considerazione degli inquirenti è stata a proposito della tanica di carburante, che poteva avere un un forte collegamento con un personaggio di origini pugliesi, da tempo residente a Fano e altri personaggi collegati al suo entourage. Gli investigatori hanno quindi avviato, con carattere d’urgenza, una serie di attività info-investigative coordinate dalla Locale Procura della Repubblica riferibili alle persone sottoposte ad indagini.

Le successive complesse e articolate indagini hanno permesso di appurare che i responsabili di tale barbaro gesto facevano parte di un sodalizio criminoso incardinato in Puglia. Per questo motivo per cui, nel mese di febbraio 2011, la locale Procura della Repubblica ha trasmesso gli atti per competenza alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Del fascicolo trasmesso a Bari facevano parte anche gli atti e i risultati delle indagini sull’incendio del noto locale ristorante “Pesce azzurro”, la direzione dell’attività quindi veniva assunta dalla suddetta Autorità Giudiziaria.

Nel successivo mese di maggio 2012, a seguito dello stralcio della posizione riguardante l’incendio del ristorante Pesce azzurro, gli atti pertinenti a quell’episodio sono stati restituiti all’Autorità Giudiziaria di Pesaro che ha iscritto il nuovo procedimento penale, delegando i Carabinieri della Compagnia di Fano e quelli del Nucleo Investigativo di Pesaro ad eseguire delle indagini supplementari. Nel corso delle indagini sono state raccolti inconfutabili indizi di colpevolezza, che hanno reso i soggetti sopradescritti responsabili dell’incendio.

In particolare è emerso che una coppia, di origine pugliese e residente a Fano, proprietaria di un ristorante, aveva ideato il piano per eliminare la concorrenza. A tal proposito i coniugi si sono rivolti a un malavitoso della zona di Barletta, affinché li supportasse nel loro intento, individuando soggetti capaci di eseguirlo materialmente. Dalle indagini è emerso che i due erano socialmente pericolosi, grazie anche da indicazioni fornite da persone a conoscenza dei fatti. A finanziare il reato è stato un imprenditore fanese, anche lui intenzionato ad eliminare la concorrenza. Due pluripregiudicati pugliesi si sono adoperati per ingaggiare gli autori materiali dell’incendio, individuati nel territorio di loro influenza, supportandoli e mantenendo contatti con loro per tutta la durata della trasferta, finalizzata ad eseguire l’azione delittuosa. Inoltre due pluripregiudicati, che hanno eseguito materialmente l’azione, con lo scopo di eludere qualsiasi controllo, hanno utilizzato come mezzo di spostamento il treno dalla stazione ferroviaria di Rimini, due ore dopo l’incendio. Località quest’ultima raggiunta in macchina per il tramite dei mandanti.

L’azione, che ha provocato un ingentissimo danno economico alle vittime, e grave pericolo causato dalla vastità dell’incendio prodotto, e che ha distrutto un’area di notevoli dimensioni, ha visto coinvolti soggetti che sono inseriti in un ambiente criminale consolidato, nell’ambito del quale si sono dimostrati profondamente introdotti ed operanti. Il locale imprenditore, che inizialmente sembrava estraneo dell’ambiente, aveva tuttavia dimostrato di sapersi destreggiare bene con certe dinamiche tipiche della malavita pugliese. È quindi emerso il suo coinvolgimento diretto, che, unita alle prove raccolte che lo avevano fatto ritenere un favoreggiatore, lo inseriscono pienamente nel ruolo di concorrente nel reato.

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Font: Arma dei Carabinieri
(Comando provinciale di Pesaro e Urbino)


Carabinieri di Caserta arrestano latitante colpevole di violenza sessuale di gruppo (video)

COLPEVOLE DI VIOLENZA SESSUALE DI GRUPPO E LATITANTE DA 3 ANNI, ARRESTATO DA I CARABINIERI DI CASERTA NELLE VELE DI SCAMPIA 

Caserta, 18 luglio 2014 – Da maggio 2011 F.M. classe 1938, riconosciuto colpevole di violenza sessuale di gruppo, si era reso latitante, riuscendo a evadere dagli arresti domiciliari. Due notti fa però la sua latitanza è terminata.

L’uomo, dopo essere stato individuato in Napoli Secondigliano quartiere Scampia, all’interno di uno degli stabili che costituiscono il complesso delle cosiddette vele, è stato arrestato, durante la notte del 16 luglio, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, coadiuvati dai colleghi del luogo e coordinati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Per la sua cattura sono stati impiegati circa 25 uomini.

L’arrestato dovrà scontare una pena di anni 10, mesi 10 e gg. 15 di reclusione.

 

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Fonte: Arma dei Carabinieri
(Comando provinciale Caserta)

 

 


Operazione Kura: i carabinieri arrestano banda criminale georgiana specializzata in furto e ricettazione in Nord Italia

Città e aree di azione del gruppo criminale

Città e aree di azione del gruppo criminale

Novara, 2 luglio 2014 – Quarantaquattro persone di nazionalità georgiana, croata, peruviana, bulgara e quattro italiani sono state arrestate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Novara, nell’ambito dell’operazione KURA.

Piemonte, Lombardia e Veneto erano le regioni prese di mira dagli arrestati, appartenenti ad agguerrite bande specializzate in furto ed abili ad aprire qualsiasi tipo di porta, che hanno depredato abitazioni e ville, anche in altre regioni italiane.

Le indagini sono iniziate nel luglio del 2013, e fanno parte di attività avviate dal 2008, nel serrato contrasto ai reati predatori, diventati nell’ultimo periodo una vera emergenza nazionale, favoriti anche dal perdurare del grave stato di crisi economica.

Destinazione finale dei beni intercettati

Destinazione finale dei beni intercettati

Dieci mesi di attività investigative, pedinamenti, operazione tecniche hanno permesso agli inquirenti di individuare sia gli esponenti apicali dell’organizzazione criminale georgiana, sia la filiera della ricettazione dei preziosi rubati fino ad arrivare a due fratelli italiani B. L. e B. G. Proprio su di loro, negli ultimi mesi, si sono concentrate le attenzioni degli investigatori. I militari dell’arma hanno seguito il  il percorso della ricettazione della merce rubata dalle squadre georgiane e sono riusciti a localizzare il punto di snodo dei preziosi rubati in buona parte d’Italia. Nel frattempo hanno fatto irruzione nei due negozi compro oro, organicamente inseriti nella filiera della ricettazione, e hanno sequestrato un vero e proprio tesoro: oltre 45 kg di monili in oro, costituito in prevalenza da bracciali, collane, anelli, collier di altissima fattura corredati da pietre preziose, nonché da oltre 37.000 euro in contanti. Le perquisizioni sono state estese anche alle cassette di sicurezza dove era occultata la merce più interessante, che sarebbe poi stata portata in Svizzera.

Tra i georgiani arrestati, spiccano, per la loro dimensione criminale europea, le figure di due Ladri in legge (conosciuti nel linguaggio europeo come Thieves in law), il primo E.A., arrestato a fine gennaio a Verona, ed il secondo M.G., arrestato a marzo a Cernusco sul naviglio (MI).
Dopo accertamenti investigativi, i due georgiani sono stati individuati come gli esponenti chiave dell’organizzazione criminale della mafia russa attiva in Europa.

I paesi stranieri in contatto con il capo dell'organizzazione criminale

I paesi stranieri in contatto con il capo dell’organizzazione

Nell’ambito dell’operazione “KURA“ le varie attività di contrasto del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Novara hanno permesso di deferire alla competente Autorità Giudiziaria in stato di libertà 36 persone e di arrestare in totale 44 soggetti. Gli investigatori hanno sequestrato in totale  45 Kg di oro, oltre 2 quintali di suppellettili vari in argento,  93.000 euro e valuta straniera in contanti, crogioli per fondere i metalli nonché cinque serrature da “allenamento“, con le quali i soggetti georgiani mantenevano costantemente la manualità necessaria ad operare su qualsiasi porta, blindata e non. Tutti gli arrestati sono stati fermati per Associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione Ricettazione aggravataPossesso ingiustificato di chiavi alterate e grimaldelli e documenti falsi idonei all’espatrio.

I Carabinieri di Novara invitano tutte le persone che hanno subito furti dall’inizio del 2014 a contattare il numero 0321/3791 per visionare la merce recuperata.

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Fonte: Arma dei Carabinieri / Centrale operativa di Novara
Immagini: © Centrale operativa di Novara


Operazione “sledgehammer”: carabinieri e polizia arrestano gli autori della rapina a Mercatone Uno

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Trento, 3 aprile 2014 – La Polizia di Stato di Trento ed i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento, a conclusione di un’articolata attività d’indagine denominata Sledgehammer – ad indicare i martelli utilizzati nella commissione della rapina al Mercatone Uno – hanno disarticolato una pericolosa associazione per delinquere, interamente composta da italiani nomadi sinti, dedita alla commissione di rapine e furti principalmente in danno di rappresentanti di gioielli e preziosi attiva in tutto il nord Italia.

Le indagini hanno permesso di individuare un pericoloso sodalizio criminale, composto interamente da soggetti italiani nomadi e hanno consentito di attribuire ai sodali chiare responsabilità in merito alla rapina “al Mercatone uno”.

La complessa attività d’indagine ha consentito anche di appurare che il sodalizio era composto da 11 persone – 10 uomini ed 1 donna – tutti italiani nomadi sinti in larga parte con rapporti di parentela e affinità ed appartenenti a veri e propri Clan collegati.

Si tratta di soggetti pregiudicati, dimoranti principalmente presso campi nomadi tra Padova e Milano, e presso abitazioni di Trento e Treviso.

Gli associati si erano già resi responsabili, a vario titolo, di altri delitti del medesimo tipo che sono stati minuziosamente ricostruiti dagli investigatori. Le attività svolte hanno altresì permesso di chiarire le dinamiche delinquenziali del sodalizio, facendo comprendere come, sebbene residenti in luoghi geograficamente distanti tra loro, erano in realtà in continuo contatto e progettavano la commissione di rapine e furti in tutto il nord-est Italia, forti di uno stretto vincolo parentale.

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Fonte: Polizia di Stato


Usavano esplosivo per rapinare bancomat e supermercati, polizia e carabinieri arrestano i 5 responsabili

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Trieste, 12 marzo 2014 – La Polizia di Stato e i Carabinieri di Trieste hanno tratto in arresto 5 persone resesi responsabili della commissione di furti ai danni di bancomat e casse continue di supermercati attraverso l’utilizzo di miscele esplosive come tritolo e polvere pirica.

Le attività congiunte tra la Squadra Mobile e i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trieste hanno permesso di individuare gli appartenenti alla banda e di prevenire il futuro colpo che stava per essere messo a punto ai danni di un supermercato di Belluno.

Le indagini dell’operazione denominata Last bang, coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, sembrerebbero dimostrare la responsabilità dei 5 appartenenti (tre veneti, un friulano e un uomo originario della provincia di Ferrara) di una serie di colpi messi a punto da settembre scorso in Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna.

Nel corso delle perquisizioni nei confronti degli arrestati sono stati rinvenuti: un panetto di 200 grammi di sostanza esplosiva, presumibilmente tritolo, materiale da innesco, arnesi da scasso e oggetti da travisamento.

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Fonte: Polizia di Stato


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