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Esercitazione NATO Creval 2019, elevato stato di prontezza per la brigata Pinerolo

12_CREVAL 2019 STUDIO DELLA CARTA NELLA LIVEX 48H

Saragozza (Spagna), 15 novembre 2019 – E’ terminata nei giorni scorsi l’esercitazione NATO CREVAL per l’82° reggimento fanteria “Torino”. 

L’Italia, sulla base degli accordi internazionali esistenti in ambito NATO, si impegna a garantire pacchetti di forze ad elevato stato di prontezza per i quali deve essere mantenuto un notevole standard addestrativo, operativo e logistico. In tale contesto si inserisce la NATO CREVAL (Combat Readiness Evaluation Program), ovvero il processo di valutazione dello stato di prontezza.

L’unità nazionale designata è stata l’82° reggimento fanteria “Torino”, che ha visto esaminate le proprie capacità operative nelle aree Preparation, Operations, Support, CIS ed Administration, attraverso un’attività esercitativa specifica, che ha consentito di certificare il livello di prontezza.

L’attività si è sviluppata in due fasi distinte ed è stata svolta da un Evaluation Team, costituito da personale appartenente alla stessa nazione dell’unità in esame, in questo caso personale proveniente dal comando della brigata meccanizzata Pinerolo, integrato da osservatori alleati (NATO Monitor).

La prima fase (in Barracks Evaluation) che si è svolta nel mese di ottobre presso la sede dell’82° reggimento, è stata propedeutica alla seconda (Field Evaluation) condotta presso l’area addestrativa “San Gregorio” di Saragozza in Spagna, dove contestualmente si sta svolgendo anche l’esercitazione denominata “Toro 2019”. Durante questa fase, terminata con una Livex di 48H, sotto la supervisione di una direzione d’esercitazione (EXCON) e alla presenza dell’Evaluation Team, tutto il personale è stato sottoposto da parte delle Opposing Forces (OPFOR) a numerose attivazioni (come ad esempio attacco IED, fuoco diretto ed indiretto, attacco aereo, attacco CBRN, trattamento feriti, trattamento prigionieri di guerra, recupero automezzi). Le OPFOR sono assetti incaricati di rappresentare il nemico nelle esercitazione che nell’occasione sono stati costituiti con personale del 21° reggimento artiglieria “Trieste” e 11° reggimento Genio Guastatori. Al termine del Formal Report and Back-brief l’82° Reggimento è stato certificato “Combat Ready”.

I Monitor Nato, provenienti dall’Allied Land Command, comando che ha la sua sede a Izmir in Turchia, hanno espresso grande apprezzamento per il lavoro svolto dai militari della Pinerolo che hanno saputo concretizzare sul campo la professionalità espressa tutti i giorni dai militari Italiani che operano nei più complessi scenari internazionali.

11_ CREVAL 2019 FOTO DI GRUPPO FINE VALUTAZIONE

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Gli F-35a dell’Aeronautica Militare garantiranno la sorveglianza dello spazio aereo nato in Islanda

Roma, 5 ottobre 2019 – La TFA 32nd Wing formata da aerei F35A ha raggiunto la Full Operational Capability (FOC) e garantirà il servizio di sorveglianza dello spazio aereo in Islanda per tre settimane nell’ambito delle operazioni NATO di Air Policing. Si è dato così ufficialmente avvio all’operazione “Northern Lightning”. L’importante traguardo raggiunto, che vede l’Italia essere il primo Paese dell’Alleanza ad utilizzare assetti F-35 in operazione, è stato formalizzato da una cerimonia presenziata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Enzo Vecciarelli accompagnato dal capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale di squadra aerea Alberto Rosso.

“Oggi, con il raggiungimento della Full Operational Capability da parte della Task Force Air 32nd Wing – le parole del generale Vecciarelli – rinnoviamo il nostro impegno nel contribuire attivamente alla difesa collettiva. Il nostro Paese ha deciso di contribuire alle attività di Air Policing con le risorse più avanzate, gli F-35 A dell’Aeronautica Mlitare, che per la prima volta sotto il comando e il controllo del comando aereo alleato, garantiranno la sicurezza dello spazio aereo in una importante porzione strategica della regione euro-atlantica”.

La cerimonia si è conclusa con un alzabandiera solenne, dove è stata issato il vessillo NATO, consegnato al Comandante della TFA, dal vice comandante del Comando Aereo Alleato (AIRCOM), il lieutenant general Pascal Delerce che ha sottolineato come “Per la prima volta un caccia di quinta generazione, l’F-35, sarà impiegato dalla NATO per salvaguardare lo spazio aereo dell’Alleanza in una operazione di Air Policing. Questo evento rappresenta un grande passo verso l’integrazione dei moderni aerei da combattimento nelle missioni alleate, dimostrando la capacità dell’Alleanza di guardare al futuro, integrando le nuove tecnologie” .

Approfondimenti

La missione della TFA 32nd Wing ha come obiettivo quello di preservare l’integrità dello spazio aereo della NATO, rafforzando l’attività di sorveglianza dei cieli dell’Islanda che non possiede capacità e strutture per la difesa aerea autonoma. L’Aeronautica Militare italiana partecipa all’operazione di Air Policing in Islanda con sei velivoli F-35A. Piloti, controllori della Difesa Aerea, personale tecnico, logistico e della Force Protection assicureranno il Servizio di Sorveglianza dello spazio aereo islandese per tre settimane, conducendo, nel frattempo, attività addestrativa congiunta con il personale della Icelandic Coast Guard.

L’attività di Air Policing è condotta sin dal tempo di pace e consiste nella continua sorveglianza dell’integrità dello spazio aereo della NATO nonché nell’identificazione di eventuali sue violazioni all’integrità, dinnanzi alle quali devono scattare appropriate azioni di contrasto, come, ad esempio, il decollo rapido di velivoli caccia intercettori, che in termini tecnici è definito scramble. L’Air Policing viene svolta nell’ambito dell’area di responsabilità del Comando Operativo Alleato della NATO (Allied Command Operation – ACO) di stanza a Bruxelles e viene coordinata dal Comando Aereo (AIRCOM) di Ramstein (GER).

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Fonte e immagini
: Stato Maggiore Difesa
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Islanda: operazione NATO  Northern Lightning, F-35 italiani assicureranno la difesa dello spazio aereo

ISLANDA: AL VIA L'OPERAZIONE NATO "NORTHERN LIGHTNING" 

Keflavik (Islanda), 29 settembre 2019 – Con un alzabandiera solenne nell’aeroporto militare di Keflavik in Islanda, è iniziata ufficialmente l’operazione NATO di Interim Air Policing denominata Northern Lightning.

Per la prima volta un caccia di quinta generazione sarà impiegato in una missione di air policing, dando all’Italia il privilegio di essere il primo paese dell’Alleanza ad impiegare in un’operazione NATO il velivolo F-35.

Saranno infatti sei i caccia F-35, provenienti dal 32° stormo di Amendola, che avranno il compito di preservare l’integrità dello spazio aereo della NATO, rafforzando l’attività di sorveglianza dei cieli dell’Islanda che non possiede capacità e strutture per la difesa aerea autonoma.

Gli assetti dell’Aeronautica Militare pertanto assicureranno la sorveglianza dello spazio aereo islandese per circa tre settimane, conducendo, nel frattempo, attività addestrativa congiunta con il personale della Icelandic Coast Guard.

ISLANDA: AL VIA L'OPERAZIONE NATO "NORTHERN LIGHTNING"

La Task Force Air (TFA) 32nd Wing, costituita sulla base aerea di Keflavik (ISL) sarà alle dirette dipendenze del Comando Operativo di vertice Interforze (C.O.I.) e sarà costituita, oltre che dal Task Group Lightning, anche da personale tecnico e logistico e da un team di Controllori della Difesa Aerea del Comando Operazioni Aeree di Poggio Renatico. Questi, in coordinamento con la Coast Guard Islandese, assicureranno le funzioni proprie della difesa aerea, dalla sorveglianza e identificazione al controllo degli intercettori nell’Area di Responsabilità (AOR – Area of Responsability) oltre ai collegamenti con il CAOC (Combined Air Operation Center) di Udem.

Per garantire la necessaria cornice di sicurezza sarà inoltre impiegato un team costituito da personale del 16° Stormo “Fucilieri dell’Aria” dell’Aeronautica Militare di Martina Franca (TA), che sarà coadiuvato da personale “Force Protection” del 32° Stormo.

Importante il contributo fornito da altri reparti della Forza Armata che hanno garantito il rischieramento della TFA. La 46^ Brigata Aerea di Pisa ed il 14° Stormo di Pratica di Mare, grazie all’utilizzo dei vettori C-130J e KC 767, hanno effettuato il trasporto di personale e materiale, garantendo inoltre il rifornimento in volo ai velivoli F-35 ed il 41° Stormo di Sigonella che con il pattugliatore P-72 ha effettuato l’importante compito di SAR (Search And Rescue) oceanico assicurando la prevista cornice di sicurezza nella traversata verso l’Islanda.

Come in ogni rischieramento, inoltre, il personale dei reparti dipendenti dalla 3ª Divisione del Comando Logistico, è intervenuto approntando le attrezzature necessarie per coprire e organizzare l’ampio e fondamentale settore delle telecomunicazioni e dell’assistenza al volo.

L’Aeronautica Militare italiana partecipa con continuità all’Interim Air Policing in Albania a partire dal 2009, in Slovenia dal 2004, in Montenegro dal 2018, mentre è già stata impegnata in Islanda per quattro volte a partire dal 2013.

L’Air Policing (AP) è una capacità di cui si è dotata la NATO a partire dalla metà degli anni cinquanta e consiste nell’integrazione in un unico sistema di difesa aerea e missilistico della NATO dei rispettivi e analoghi sistemi nazionali messi a disposizione dai paesi membri. L’attività di Air Policing è condotta sin dal tempo di pace e consiste nella continua sorveglianza e identificazione di tutte le violazioni all’integrità dello spazio aereo NATO alle quali si fa fronte prendendo le appropriate azioni utili a contrastarle, come ad esempio il decollo rapido di velivoli caccia intercettori, il così detto scramble.

ISLANDA: AL VIA L'OPERAZIONE NATO "NORTHERN LIGHTNING"

L’AP è svolta nell’ambito dell’area di responsabilità del Comando Operativo Alleato della NATO (Allied Command Operation – ACO) di stanza a Bruxelles e viene coordinato dal Quartier Generale del Comando Aereo Alleato (Headquarters Allied Air Command) di Ramstein (GER).

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Fonte e immagini: Aeronautica Militare
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Ambasciatore di Israele visita il COMFOTER di supporto

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Verona, 5 luglio 2019 – L’ambasciatore d’Israele in Italia, sua eccellenza Ofer Sachs, in visita privata a Verona, ha incontrato il comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto, generale di corpo d’armata Giuseppenicola Tota a palazzo Carli.

La più alta autorità dello Stato d’Israele presente in Italia, accompagnato dalla consorte e dai figli, ha visitato il settecentesco palazzo veronese, dal 1859 sede di comandi militari.

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Gen. c.a. Maurizio Lazzaro de Castiglioni

Durante la visita il generale Tota ha messo in evidenza la figura del generale di corpo d’armata Maurizio Lazzaro de Castiglioni, primo comandante delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa della NATO nel 1951.

Il generale de Castiglioni, già pluridecorato nella Grande Guerra, nel corso del secondo conflitto mondiale in qualità di comandante della 5^ divisione alpina “PUSTERIA” durante l’occupazione militare del sud est della Francia, grazie alla decisa  presa di distanza dalla logica antisemita ha permesso alla città di Grenoble e alla sua regione di divenire un rifugio per migliaia di ebrei francesi e stranieri perseguitati.

 

A testimonianza della veridicità degli eventi storici esiste una lettera conservata al museo della resistenza di Grenoble, scritta da un ebreo, che definisce la città occupata dagli italiani come la “nuova Palestina”.

La visita si è conclusa con la firma dell’albo d’onore, avvenuta nella sala dove sono custodite le immagini di tutti i Comandanti che si sono avvicendati a palazzo Carli dall’annessione del Lombardo Veneto nel 1866 fino ai giorni nostri.

3 Firma albo d'onore - Copia 

L’alto rappresentante israeliano ha concluso la visita con un caloroso ringraziamento al comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto per l’ospitalità ricevuta e per averlo portato a conoscenza di un evento storico a lui sconosciuto.

5 Ambasciatore e Gen Tota - Copia

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Fonte e immagini: Comando Forze Operative Terrestri di supporto
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Festa del 2 giugno anche per i militari italiani in Afghanistan

Un momento della cerimonia. Da destra l’ambasciatore Cantone con la signora Tania, il generale Camporeale, il dott. Claudi, il generale Panizzi

Kabul (Afghanistan), 4 giugno 2019 – Nel ricordo dei caduti di tutte le guerre, tra allenamento fisico, cibo della nostra cucina e tanta solidarietà: ecco come si festeggia il 2 giugno tra i soldati italiani in missione a Kabul.

I militari del contingente italiano domenica 2 giugno hanno celebrato la Festa della Repubblica Italiana insieme ai soldati dei 41 diversi Paesi che compongono la coalizione internazionale a guida NATO. La celebrazione si è svolta nella base militare di Camp RS, quartier generale della Missione Resolute Support (RS) nella missione in Afghanistan, sotto la guida dal generale di corpo d’armata Salvatore Camporeale, vicecomandante di RS e Italian Senior National Representative. 

L’alzabandiera

Nel cortile dell’alzabandiera, l’ambasciatore d’Italia in Afghanistan, sua eccellenza Roberto Cantone, accompagnato dal generale Camporeale e alla presenza del comandante di RS e delle Forze Statunitensi in Afghanistan, generale USA Austin Scott Miller, ha deposto una corona al monumento ai caduti. Alla cerimonia hanno preso parte anche il Senior Civilian Representative della NATO, l’ambasciatore inglese Sir Nicholas Kay, il personale dell’ambasciata d’Italia a Kabul e gli uomini e le donne del comando di Resolute Support.

Il generale Camporeale, nel suo discorso introduttivo, ha spiegato ai presenti il significato delle celebrazioni odierne, illustrando storicamente il percorso politico e sociale che, il 2 giugno del 1946, portò il popolo italiano e esprimere, con un referendum istituzionale, la propria scelta tra la forma di Stato monarchica o repubblicana.

 

 

“In questo 2 giugno” – ha detto invece l’ambasciatore Cantone – “voglio rivolgere la mia profonda gratitudine alle Forze Armate italiane, che sono impiegate in Afghanistan sin dal 2001 e che, con dedizione e sacrificio, lavorano ogni giorno per il progresso e lo sviluppo di questo Paese”.

Prima della cerimonia militare, la giornata di celebrazioni è iniziata con il consueto allenamento fisico domenicale. Il personale della base infatti, ogni domenica, si riunisce per svolgere quello che i soldati americani chiamano physical training (o più semplicemente “PT”), un circuito di corsa intervallato da diversi esercizi di resistenza e potenza muscolare: piegamenti sulle braccia, arrampicate alla fune, trazioni alla sbarra, parallele, pull-up con bilanciere e via dicendo. Per l’occasione – generale Miller in testa – i partecipanti hanno indossato una maglietta commemorativa commissionata ad hoc dal contingente italiano. La maglia, naturalmente di colore azzurro e “graffiata” su una spalla con i colori della bandiera italiana, reca sul petto la scritta “2 June 2019, Italian National Day, Kabul”.

 

Al termine della cerimonia militare, nel giardino intitolato a Nancy Dupree – la storica americana che per mezzo secolo si è impegnata a preservare il patrimonio afghano dai danni causati dall’invasione sovietica, dalla guerra civile e dall’era talebana – il generale Camporeale e il contingente italiano hanno invitato gli ospiti e i residenti della base a una degustazione di prodotti tipici della nostra cucina.

 

In questa occasione non è mancata la solidarietà benefica, anch’essa tipicamente italiana. Il contingente ha infatti esteso l’invito alle suore missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta e all’Associazione Pro Bambini di Kabul, una realtà intercongregazionale, gestita da una Onlus italiana, presente nella capitale afghana dal 2004. Le prime si dedicano all’assistenza delle famiglie disagiate e accolgono nella loro sede una quindicina di bambine abbandonate, disabili e/o vittime di abusi. L’Associazione, invece, ha aperto a Kabul una scuola per ragazzi affetti dalla sindrome di Down, che vengono gradualmente preparati a inserirsi nella scuola pubblica. 

La Festa della Repubblica è il giorno in cui tutti gli italiani esprimono un sentimento di appartenenza all’Italia, orgogliosi della storia del nostro Paese e di quanto chi ci ha preceduto ha saputo costruire negli anni: una storia che trova oggi solide fondamenta nei principi e nei doveri della nostra Carta Costituzionale.

Le suore missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta a Camp RS

Resolute Support è una missione a guida NATO avviata il 1° gennaio 2015 al temine dell’operazione ISAF. La Coalizione, alla quale aderiscono 41 Paesi alleati e partner della NATO, è oggi guidata dal Generale USA Austin Scott Miller e il suo scopo è contribuire all’addestramento, assistenza e consulenza a favore delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza locali, al fine di giungere alla creazione di uno stato di diritto, istituzioni credibili e trasparenti e, soprattutto, di Forze di Sicurezza autonome e ben equipaggiate, in grado di assumersi autonomamente il compito di garantire la sicurezza del Paese e dei propri cittadini.

1. Foto del Physical Training del 2 giugno 2019

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Fonte e immagini: Contingente italiano in Afghanistan
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Afghanistan: generale Austin Scott Miller comandante della missione NATO “Resolute Support” a Herat

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Il generale Miller arriva alla base militare di Camp Arena ricevuto dal comandante del TAAC W, generale di brigata Salvatore Annigliato

Herat (Afghanistan), 17 maggio 2019 – Il comandante della missione NATO Resolute Support (RS), generale (USA) Austin Scott Miller, ha incontrato le più importanti autorità politiche e militari della Regione Ovest dell’Afghanistan martedì scorso a Herat.

L’alto ufficiale americano, accompagnato dai vice ministri della Difesa e degli Interni della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, rispettivamente il tenente generale Yasin Zia e il brigadier generale Koshal Sadat, dal vicecomandante di RS e Italian Senior National Representative, generale di corpo d’armata Salvatore Camporeale e dal comandante del Train Advise and Assist Command West (TAAC-W), generale di brigata Salvatore Annigliato, si è recato presso il Palazzo del Governatore di Herat, Abdul Qayum Rahimi, per partecipare a una riunione sulla sicurezza (security shura).

Nel corso dell’incontro, le autorità locali hanno fornito al comandante di Resolute Support un aggiornamento circa la situazione attuale nell’area di responsabilità del comando italiano, soffermandosi, in particolare, su aspetti afferenti alla sicurezza, alle prossime elezioni presidenziali, al processo di riconciliazione con il movimento talebano, all’importanza e allo sviluppo dei settori dell’Istruzione e dell’economia che, nella regione ovest, risultano essere tra i più virtuosi di tutto l’Afghanistan.

Il governatore Rahimi ha affermato che, dal punto della vista della sicurezza, la situazione nella Regione Ovest è sotto controllo: “Le forze di sicurezza afghane di Herat” – ha detto il Governatore – “lavorano giorno e notte per il popolo afghano e sono in grado di colpire il talebani ovunque”.

Il generale Miller ha sottolineato l’impegno della NATO e della Coalizione di Resolute Support a sostenere le Afghan National Defense Security Forces (ANDSF) nel difendere il proprio Paese. “Stiamo lavorando per la pace” ha detto il Comandante di RS “perché gli afghani vogliono la pace”, ma purtroppo, ha aggiunto, molti membri delle ANDSF muoiono ancora a causa di combattimenti in tutto il Paese e quindi non può venir meno l’impegno della Coalizione nelle attività di addestramento, consulenza e assistenza che dal 2015 continua a svolgere a favore delle Istituzioni e delle Forze locali.

Al termine della shura, le autorità hanno passeggiato insieme per le strade di Herat, salutando i soldati e i poliziotti delle ANDSF impegnati nella sicurezza della città, incontrando i cittadini, parlando con i giovani e i mercanti e visitando le loro botteghe.

“Resolute Support” è una missione a guida NATO avviata il 1° gennaio 2015 al termine dell’operazione ISAF. Il suo scopo è contribuire all’addestramento, assistenza e consulenza in favore delle Istituzioni e delle Forze di Sicurezza locali, al fine di facilitare le condizioni per la creazione di uno stato di diritto, Istituzioni credibili e trasparenti e, soprattutto, di Forze di Sicurezza autonome e ben equipaggiate, in grado di assumersi autonomamente il compito di garantire la sicurezza del Paese e dei propri cittadini.

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Fonte e immagini: Contingente italiano in Afghanistan/RSPA
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Domenica delle palme in Afghanistan: a Kabul la comunità cristiana pianta un ulivo simbolo di pace

2. Afghanistan, l'Ambasciatore Roberto Cantone (a destra) e il Generale di Divisione Massimo Panizzi (a sinistra) trapiantano l'Ulivo della pace

Kabul (Afghanistan), 15 aprile 2019 – La piccola comunità cristiana di Kabul, guidata da padre Giovanni Scalese, prete barnabita titolare della Missio sui iuris dell’Afghanistan,  ieri sera ha voluto celebrare la Domenica delle Palme piantando un alberello di ulivo, simbolo di pace, all’interno del compound sede dell’ambasciata d’Italia in Afghanistan di fronte alla cappella della sede diplomatica.

La cerimonia, che ha preceduto il tradizionale rito liturgico della benedizione degli ulivi e processione della domenica delle palme, ha visto la presenza dell’ambasciatore d’Italia in Afghanistan, sua eccellenza dott. Roberto Cantone, del comandante della divisione supporti del quartier generale della missione a guida NATO Resolute Support, generale di divisione Massimo Panizzi, di una piccola rappresentanza del contingente militare italiano di stanza a Kabul, dei Carabinieri dell’ambasciata italiana e dei fedeli della comunità cristiana della città, tra cui alcune suore di Madre Teresa di Calcutta e membri dell’associazione intercongregazionale “Pro Bambini di Kabul”.

“Quest’ulivo – ha sottolineato padre Scalese nel suo intervento – proviene da Nazaret, in Terrasanta, ed è stato donato alla missione, il 1° luglio 2017, da fratel Carlo Fondrini, guanelliano, direttore del “Centro per bambini disabili”, gestito nella capitale afghana dalla ONLUS italiana “Pro Bambini di Kabul”.

Kabul non è certo l’ambiente ideale per gli ulivi e, per questo, il piccolo albero è stato invasato ed è rimasto, per quasi due anni, dietro la chiesa dell’ambasciata, esposto ai raggi del sole durante l’estate e protetto dalla serra durante l’inverno.

L’ulivo è stato sempre considerato simbolo di pace. L’origine di questo simbolismo si trova nel racconto del diluvio universale, al termine del quale Noè fece uscire dall’arca una colomba e questa «tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra» (Gen 8:11).

“Questo albero – ha detto padre Scalese – vuole essere come il ramoscello di ulivo nel becco della colomba: l’annuncio della fine di un periodo buio e l’inizio di un periodo luminoso nella storia dell’Afghanistan. Lo chiameremo perciò Ulivo della pace”.

1. Afghanistan, un momento della cerimonia, padre Giovanni Scalese durante il suo intervento

Il contributo che la piccola comunità cristiana in Afghanistan può offrire alla pacificazione e alla ricostruzione di questo paese è limitato” – ha continuato il prete barnabita – “anche se i segni della sua presenza in questa terra sono, nella loro povertà, pur sempre significativi: il servizio ai più poveri fra i poveri; l’assistenza ai più bisognosi e la formazione dei meno fortunati.

Ma, al di là del soccorso umanitario, la comunità cristiana possiede un’arma segreta che può produrre effetti inimmaginabili, infinitamente superiori a quelli che possono realizzare i nostri sforzi materiali: la preghiera. Nessuno potrà impedirci di vedere nel processo di pace in corso, oltre che il risultato dell’impegno encomiabile di tante persone di buona volontà, anche e soprattutto il frutto della consacrazione al Cuore immacolato di Maria, che abbiamo compiuto in questa chiesa il 13 ottobre 2017, al termine del centenario delle apparizioni di Fatima.

Ora la messa a dimora di questo ulivo proveniente da Nazaret — dove il Principe della pace ha posto le sue radici in mezzo agli uomini — vuole esprimere l’auspicio che la pace metta radici in questa terra martoriata da interminabili anni di guerra. Possa davvero realizzarsi la profezia di Isaia: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà piú la spada contro un’altra nazione, non impareranno piú l’arte della guerra» (Is 2:4).”

7. Afghanistan, rito liturgico della benedizione degli ulivi

© : Ambasciata d'Italia in Afghanistan
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