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Domenica delle palme in Afghanistan: a Kabul la comunità cristiana pianta un ulivo simbolo di pace

2. Afghanistan, l'Ambasciatore Roberto Cantone (a destra) e il Generale di Divisione Massimo Panizzi (a sinistra) trapiantano l'Ulivo della pace

Kabul (Afghanistan), 15 aprile 2019 – La piccola comunità cristiana di Kabul, guidata da padre Giovanni Scalese, prete barnabita titolare della Missio sui iuris dell’Afghanistan,  ieri sera ha voluto celebrare la Domenica delle Palme piantando un alberello di ulivo, simbolo di pace, all’interno del compound sede dell’ambasciata d’Italia in Afghanistan di fronte alla cappella della sede diplomatica.

La cerimonia, che ha preceduto il tradizionale rito liturgico della benedizione degli ulivi e processione della domenica delle palme, ha visto la presenza dell’ambasciatore d’Italia in Afghanistan, sua eccellenza dott. Roberto Cantone, del comandante della divisione supporti del quartier generale della missione a guida NATO Resolute Support, generale di divisione Massimo Panizzi, di una piccola rappresentanza del contingente militare italiano di stanza a Kabul, dei Carabinieri dell’ambasciata italiana e dei fedeli della comunità cristiana della città, tra cui alcune suore di Madre Teresa di Calcutta e membri dell’associazione intercongregazionale “Pro Bambini di Kabul”.

“Quest’ulivo – ha sottolineato padre Scalese nel suo intervento – proviene da Nazaret, in Terrasanta, ed è stato donato alla missione, il 1° luglio 2017, da fratel Carlo Fondrini, guanelliano, direttore del “Centro per bambini disabili”, gestito nella capitale afghana dalla ONLUS italiana “Pro Bambini di Kabul”.

Kabul non è certo l’ambiente ideale per gli ulivi e, per questo, il piccolo albero è stato invasato ed è rimasto, per quasi due anni, dietro la chiesa dell’ambasciata, esposto ai raggi del sole durante l’estate e protetto dalla serra durante l’inverno.

L’ulivo è stato sempre considerato simbolo di pace. L’origine di questo simbolismo si trova nel racconto del diluvio universale, al termine del quale Noè fece uscire dall’arca una colomba e questa «tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra» (Gen 8:11).

“Questo albero – ha detto padre Scalese – vuole essere come il ramoscello di ulivo nel becco della colomba: l’annuncio della fine di un periodo buio e l’inizio di un periodo luminoso nella storia dell’Afghanistan. Lo chiameremo perciò Ulivo della pace”.

1. Afghanistan, un momento della cerimonia, padre Giovanni Scalese durante il suo intervento

Il contributo che la piccola comunità cristiana in Afghanistan può offrire alla pacificazione e alla ricostruzione di questo paese è limitato” – ha continuato il prete barnabita – “anche se i segni della sua presenza in questa terra sono, nella loro povertà, pur sempre significativi: il servizio ai più poveri fra i poveri; l’assistenza ai più bisognosi e la formazione dei meno fortunati.

Ma, al di là del soccorso umanitario, la comunità cristiana possiede un’arma segreta che può produrre effetti inimmaginabili, infinitamente superiori a quelli che possono realizzare i nostri sforzi materiali: la preghiera. Nessuno potrà impedirci di vedere nel processo di pace in corso, oltre che il risultato dell’impegno encomiabile di tante persone di buona volontà, anche e soprattutto il frutto della consacrazione al Cuore immacolato di Maria, che abbiamo compiuto in questa chiesa il 13 ottobre 2017, al termine del centenario delle apparizioni di Fatima.

Ora la messa a dimora di questo ulivo proveniente da Nazaret — dove il Principe della pace ha posto le sue radici in mezzo agli uomini — vuole esprimere l’auspicio che la pace metta radici in questa terra martoriata da interminabili anni di guerra. Possa davvero realizzarsi la profezia di Isaia: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà piú la spada contro un’altra nazione, non impareranno piú l’arte della guerra» (Is 2:4).”

7. Afghanistan, rito liturgico della benedizione degli ulivi

© : Ambasciata d'Italia in Afghanistan
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Cyber Defence: le Forze Armate alla Nato Locked Shields 2019

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Tallinn (Estonia), 10 aprile 2019 – Oltre mille esperti di Cyber Defence provenienti da 30 differenti nazioni, questa settimana si confrontano nell’ambito dell’esercitazione Locked Shields 2019 (LS19). L’esercitazione, organizzata  dal Centro di Eccellenza NATO per la difesa cibernetica (NATO Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence), di Tallinn (Estonia), prevede la simulazione di una serie di attacchi virtuali contro reti informatiche di infrastrutture militari e civili fondamentali per la sicurezza di un Paese immaginario.

La squadra italiana “Blue Team 22” è costituta da esperti informatici del Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC), delle Forze Armate, del centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (CNAPIC), dell’Industria e delle Università, che insieme rispondono agli attacchi informatici virtuali. L’evento addestrativo ha offerto quindi ai partecipanti l’opportunità di collaborare e confrontarsi, addestrandosi a lavorare insieme in modo tale da essere pronti per fronteggiare una eventuale minaccia cibernetica reale.

Il settore della Difesa da sempre attinge alle tecnologie più avanzate e molte attività militari di una nazione moderna hanno una componente cibernetica. Ciò ha imposto alle Forze Armate di dotarsi delle necessarie contromisure per fronteggiare le nuove minacce Cyber. In Italia – in linea con gli obiettivi definiti sia in ambito europeo che in quello NATO, che comprendono la realizzazione di solide capacità di Cyber Defence e di protezione delle infrastrutture critiche – è stato costituito il Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC).

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© All rights reserved
Fonte e immagini: Stato Maggiore Difesa
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NATO Air Policing: i caccia italiani intercettano un velivolo sui cieli del Montenegro

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Gioia del Colle (BA), 9 aprile 2019 – Due caccia Eurofighter del 36° stormo dell’Aeronautica Militare, in servizio di allarme NATO, si sono alzati in volo questa mattina dalla base aerea di Gioia del Colle (BA) per intercettare un velivolo della compagnia aerea tedesca TUI Fly in volo sui cieli del Montenegro, diretto ad Hurghada (Egitto), che aveva perso il contatto radio con gli enti addetti al controllo del traffico aereo (ATC).

L’ordine di decollo immediato – in gergo tecnico “scramble” – è stato dato dal CAOC (Combined Air Operation Center) di Torrejon in Spagna, ente NATO responsabile nell’area, in coordinamento con il Comando Operazioni Aeree (COA) di Poggio Renatico e gli enti della Forza Armata deputati alla sorveglianza dello spazio aereo nazionale e NATO.

Il personale “guida caccia” del 22° gruppo radar di Licola ha fornito ai piloti degli Eurofighter in volo le informazioni necessarie per intercettare il velivolo che stava per interessare lo spazio aereo del Montenegro e dell’Albania, paesi dell’Alleanza Atlantica la cui difesa aerea è quotidianamente assicurata dall’Italia, con gli assetti operativi dell’Aeronautica Militare, e dalla Grecia.

Giunti nell’area interessata, i due caccia intercettori hanno identificato il velivolo civile per la prevista VId (Visual Identification) ed una volta ripristinate le comunicazione radio hanno fatto rientro in base.

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Fonte e immagini: Aeronautica Militare
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Nato: oggi si celebra il 70° anniversario dalla fondazione

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Roma, 4 aprile 2019 – Il 4 aprile 1949, a Washington, veniva firmato il trattato istitutivo della NATO. Anche l’Italia pienamente partecipe di ogni fase storica e di ogni evoluzione della NATO, celebra oggi i 70 anni dell’Alleanza Atlantica.

Sono trascorsi 70 anni da quando l’Italia, insieme ad altri 11 paesi fondatori, firmava a Washington – il 4 aprile 1949 – il Trattato istitutivo della NATO.

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Carlo Sforza, ministro italiano degli Affari esteri e la sua firma originale sul documento del 4 aprile 1949

Il 1 agosto 1949 l’Italia – pienamente partecipe di ogni fase storica e di ogni evoluzione della NATO – ha ratificato il Trattato che dà origine all’Alleanza e, a tutt’oggi, le nostre Forze Armate partecipano a 10 missioni sotto egida Nato con oltre 1.800 militari.

Solo per citare alcune delle missioni più rilevanti, i nostri militari sono presenti con la Joint Enterprise in Kosovo (con oltre 500 unità) e con la Resolute Support in Afghanistan (dove il personale impiegato supera le 850 unità).

Numeri che confermano quanto più volte sottolineato dal ministro della Difesa, Elisabetta Trenta“L’Italia continuerà a sostenere con forza, in ambito alleato, la necessità di una NATO capace di guardare e intervenire per fronteggiare tutta la gamma dei rischi. Continuerà, come sempre, ad essere parte attiva e propositiva nell’Alleanza e ad onorare gli impegni assunti e ad aggiornare le proprie capacità di difesa in coerenza con tali impegni”.

In Italia, tra gli altri, è presente anche uno dei due comandi operativi della Nato in Europa: l’Allied Joint Force Command- Naples (l’altro è il Nato Joint Force Command di Brunssum in Olanda).

All’interno del Nato Joint Force Command di Napoli – su esplicita richiesta dell’Italia – è stato costituito l’Hub per il Sud (Nato Stratgic Direction-South NSD-S/HUB).

“È la prova che l’Alleanza Atlantica guarda anche al fianco Sud e al Mediterraneo, come un’area di grande interesse strategico nella quale operare con continuità ed efficacia” ha commentato la titolare del Dicastero spiegando che “la Difesa italiana continuerà a promuovere tutte le iniziative per orientare e rafforzare l’Alleanza verso il Mediterraneo e il Medio Oriente”.

E’ proprio dall’area mediterranea, infatti, che attualmente provengono le minacce più dirette alla sicurezza dei nostri cittadini, quali terrorismo ed estremismo violento, traffici illegali di ogni genere, tratta di esseri umani, proliferazione e commercio di armi.

Guardando ai 70 anni trascorsi, vediamo che si è progressivamente passati dal concetto di “difesa collettiva” delle origini, ad una “Alleanza difensiva” orientata sempre più verso la collaborazione militare tra Paesi aderenti.

Attualmente la Nato è l’organizzazione militare che si è maggiormente spesa per assicurare il pieno rispetto della Carta dell’ONU e delle norme e convenzioni di Diritto umanitario e di Diritto bellico, delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU relative a situazioni di crisi di importanza globale.

Rimane, ancora oggi, l’organizzazione di riferimento per garantire un’adeguata cornice di sicurezza all’intera regione euro-atlantica, per esercitare la deterrenza e la difesa militare contro qualunque minaccia.

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Buon compleanno Nato!

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Fonte e immagini: Ministero Difesa
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Multinational CIMIC Group: visita del ministro Trenta al reparto NATO

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Motta di Livenza (TV) 20 marzo 2019 – Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, è stata oggi a Motta di Livenza per la presentazione dell’esercitazione NATO “Double River 2019”, attività addestrativa organizzata dal Multinational CIMIC Group, presso la caserma “Mario Fiore”.

Il Multinational CIMIC Group rappresenta l’unico polo di formazione per la funzione CIMIC in ambito Difesa, e se oggi è diventato un vero e proprio punto di riferimento in ambito nazionale e NATO lo si deve all’altissima competenza e alla professionalità del personale che vi opera”, è quanto ha detto il ministro Elisabetta Trenta, oggi in visita al Multinational CIMIC Group per incontrare il personale e assistere all’esercitazione “Double River 2019”, alla quale,  fino al 22 marzo, partecipano specialisti, esperti e mentor provenienti da diversi Paesi e comandi europei e degli Stati Uniti, appartenenti alla NATO.

Nel salutare i contingenti internazionali di Italia, Grecia, Portogallo, Romania, Slovenia e Ungheria, il ministro si è soffermata sull’importanza dell’attività CIMIC (Cooperazione Civile Militare).

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Abbandonata l’immagine che associava l’attività CIMIC principalmente alla fase post-conflittuale e più precisamente a quella di Stability and Reconstruction, oggi infatti risulta sempre più importante facilitare, promuovere e mantenere il miglior livello di collaborazione tra la componente militare e tutti i non-military actor.

“Oggi sappiamo che è necessario interagire con tutti gli attori civili coinvolti nel conflitto, dalle autorità locali alle organizzazioni internazionali, dalle organizzazioni governative e non governative ai media, per disporre del miglior livello possibile di conoscenza e per una valutazione costante dell’ambiente socio-culturale in cui si opera”.

Nel suo intervento il Ministro ha ricordato i risultati ottenuti in questi anni in diversi teatri, tra i quali Kosovo, Libano, Somalia, Gibuti, Afghanistan e anche nell’ambito della missione europea EUNAVFORMED.

Guardando alle sfide future della NATO, che quest’anno celebra i 70 anni dalla sua fondazione, la titolare del dicastero ha sottolineato che: “La NATO di domani dovrà essere capace di operare sull’intero spettro delle possibili minacce, quale che sia la loro natura o il quadrante geografico di provenienza”.

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L’Italia – ha aggiunto – sostiene con forza, in ambito alleato, la necessità di una NATO capace di guardare e intervenire per fronteggiare tutta la gamma dei rischi e per tutelare direttamente e indirettamente gli interessi prioritari nazionali. Anche per questo, abbiamo spinto per fare del comando NATO di Napoli un hub per le attività nella regione mediterranea”.

Il ministro ha quindi seguito alcune fasi dell’esercitazione Double River 2019: “mi ha immerso in una realtà da cui traspare una eccezionale capacità di interpretare e di trovare soluzioni alle nuove sfide con le quali saremo costretti a confrontarci in futuro nella conduzione di operazioni militari”.

Successivamente ha incontrato il personale italiano del Multinational CIMIC Group: “se oggi è diventato un vero e proprio centro di eccellenza e punto di riferimento in ambito nazionale e NATO lo si deve all’altissima competenza e alla professionalità del personale che vi opera. Oggi voglio ringraziarvi perché il vostro lavoro rappresenta qualcosa di unico nel panorama della Difesa”.

image001Il Multinational CIMIC Group è un reparto multinazionale della NATO a guida italiana, in grado di ricercare, addestrare e proiettare unità di specialisti nel soccorso e nella ricostruzione di aree sconvolte da conflitti. CIMIC è l’acronimo che indica la CIvil MIlitary Cooperation, una funzione operativa che presiede all’interazione tra le forze militari e le componenti civili presenti nelle aree di crisi.  Costituisce il braccio operativo del Supreme Headquarters Allied Powers in Europe di Mons, Belgio, per la conduzione di operazioni joint e combined nel delicato settore della cooperazione civile e militare. Rappresenta, inoltre, un importantissimo polo di formazione per la funzione CIMIC, l’unico in Italia, di cui si avvalgono anche i nostri alleati.

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Fonte e immagini: Multinational CIMIC Group
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Difesa aerea: scramble notturno per due Eurofighter dell’Aeronautica Militare

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Grosseto, 10 marzo 2019 – Ieri notte, poco dopo le 23:30, due caccia F-2000 Eurofighter dell’Aeronautica Militare, in prontezza per il servizio di sorveglianza dello spazio aereo, sono decollati rapidamente dalla base aerea di Grosseto, sede del 4° Stormo, per intercettare un velivolo civile ATR-42 di nazionalità polacca che, sorvolando il territorio italiano sulla rotta Skopje-Lipsia, aveva interrotto le comunicazioni con gli Enti del controllo del traffico aereo.

Gli Eurofighter hanno intercettato velocemente il velivolo sul mare Adriatico e, come previsto dalle procedure, hanno verificato la situazione dell’aeromobile e si sono accertati che l’equipaggio avesse ripristinato i contatti radio con gli enti del traffico aereo. I due velivoli sono poi rientrati alla base per riprendere il servizio di prontezza.

Il complesso sistema di difesa mediante il quale l’Aeronautica Militare assicura senza soluzione di continuità la sorveglianza dello spazio aereo nazionale è integrato, anche in tempo di pace, con quello degli altri paesi appartenenti alla NATO.

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La catena di allertamento per questo tipo di eventi e per le violazioni dello spazio aereo prevede infatti che l’ordine di intervento immediato dei caccia (“scramble”) venga impartito dal CAOC (Combined Air Operation Center) di Torrejon (Spagna), l’ente della NATO responsabile del servizio di sorveglianza dello spazio aereo nell’area.

Tre sono gli stormi dotati di assetti Eurofighter, che l’Aeronautica Militare impiega per il servizio di Difesa Aerea: il 4° stormo di Grosseto, il 36° stormo di Gioia del Colle ed il 37° stormo di Trapani, i quali alimentano a turno, secondo necessità, anche una cellula temporanea presso la base del 51° stormo di Istrana.

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Nella catena sono inseriti anche l’11° gruppo D.A.M.I. (Difesa Aerea Missilistica Integrata) di Poggio Renatico (FE) e il 22° gruppo radar di Licola (NA), che hanno il compito di guidare gli assetti della Difesa Aerea fornendo le informazioni necessarie per intercettare le potenziali minacce aeree. L’attività di monitoraggio dello spazio aereo è condotta da personale specializzato e addestrato, in possesso della qualifica di controllore alla sorveglianza o di Controllore di intercettazione.

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Fonte e immagini: Aeronautica Militare
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L’Esercito alla LUMSA di Roma per un convegno internazionale su Balcani, NATO, KFOR e ruolo dell’Italia

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Il generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo

Roma, 7 marzo 2019 – Il generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo e il generale corpo d’armata Giovanni Fungo, rispettivamente comandante logistico dell’Esercito e comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito, sono intervenuti questa mattina al convegno “I Balcani occidentali al bivio. La NATO, KFOR e il ruolo dell’Italia” che ha avuto luogo presso l’Università LUMSA di Roma.

L’evento, organizzato dall’Osservatorio per la Stabilità e la Sicurezza del Mediterraneo Allargato (OSSMED) della LUMSA, è stato presentato dal rettore dell’ateneo, Francesco Bonini. Tra gli intervenuti l’ambasciatrice del Kosovo, Alma Lama, e il direttore dell’OSSMED, Matteo Bressan, curatore del libro edito da “Informazioni della Difesa” con lo stesso titolo del convegno.

Generale C.A. Luigi Francesco De Leverano, Sottocapo di Stato Maggiore della Difesa

Generale di corpo d’armata Luigi Francesco De Leverano

Il sottocapo di Stato Maggiore della Difesa, generale di corpo d’armata Luigi Francesco De Leverano, nel salutare le personalità intervenute, ha evidenziato il delicato compito svolto dalla Forza Armata in Kosovo per la sicurezza dei Balcani: “Non c’è infatti pericolo peggiore della propagazione dell’incendio che ha interessato il campo del vicino.” Ha concluso l’intervento sottolineando che “Le Forze Armate Italiane sin dall’inizio della crisi balcanica assicurano una qualificata presenza nelle operazioni NATO in corso e, nei Balcani, in particolare, hanno assicurato i vertici di KFOR in maniera costante. Dei 23 comandanti di KFOR, dall’inizio della missione, 10 sono stati italiani e dal 6 settembre 2013 ad oggi, a pristina “si parla ininterrottamente italiano”.

Il generale Figliuolo, diciannovesimo comandante del KFOR (settembre 2014 – agosto 2015), ha sottolineato che proprio la missione della NATO nel Kosovo rappresenta un sensore privilegiato sulle questioni di sicurezza dell’area balcanica, di straordinaria importanza per l’Italia e l’Unione Europea. Il generale ha poi affermato poi che “il KFOR ha segnato una profonda evoluzione, con un riduzione graduale della forza sul terreno, inserendo e potenziando nella propria organizzazione assetti idonei a penetrare nel tessuto sociale, per coglierne i segnali deboli da cui possono concretizzarsi i rischi alla sicurezza del Paese.”

Un’azione di imprescindibile importanza che consente di prevenire escalation di possibili tensioni e modificare la missione sulla base dell’evoluzione delle condizioni in atto. Per assicurare la sicurezza e la stabilità del Kosovo, KFOR opera secondo una efficiente trama di relazioni con gli attori istituzionali locali, con le Organizzazioni Internazionali presenti e le missioni diplomatiche accreditate, secondo un approccio olistico ed omnicomprensivo necessario per affrontare le complesse dinamiche della sicurezza.

Il generale ha infine enfatizzato il ruolo leader che l’Italia recita in seno alla missione, con la sua lunga tradizione di comandanti e il suo primissimo contributo di forze. Ha poi preso la parola il Comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito (COMFORDOT), generale di corpo d’armata Giovanni Fungo che tra il 2016 e il 2017 ha guidato la missione NATO KFOR in Kosovo. 

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Generale di corpo d’armata Giovanni Fungo

Profondo conoscitore dell’area balcanica, il generale Fungo ha posto l’attenzione sulla natura strategica e di lungo termine dell’impegno della NATO con i balcani occidentali: “contribuendo alla sicurezza, promuovendo riforme, modernizzando e incoraggiando l’integrazione, l’Alleanza aiuta tutti i paesi della regione ad affrontare le sfide individuali e collettive”. L’alto ufficiale ha infine sottolineato quanto “la NATO, partner affidabile per tutte le nazioni e le comunità nei balcani occidentali, ha come obiettivo principale quello di aiutare l’intera regione a svilupparsi in termini di sicurezza, stabilità e cooperazione, rispettando le scelte politiche dei singoli paesi, sulla base di un dialogo fondato su valori democratici fondamentali e di diritto internazionale”. KFOR è iniziata all’alba del 12 giugno 1999. Il contingente italiano entrava in Kosovo alla mezzanotte dello stesso giorno e raggiungeva Pec il mattino del 14 giugno. In relazione agli sviluppi di situazione connessi con la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, proclamata unilateralmente il 17 febbraio 2008, e la successiva entrata in vigore della relativa Costituzione il 15 giugno 2008, la presenza delle forze NATO è stata incrementata.

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Dallo scorso 6 settembre 2013 il nostro Paese ha assunto il comando dell’intera missione KFOR. Alle dipendenze dell’attuale Comandante operano 30 nazioni delle quali 22 appartenenti alla NATO e 8 partner, con un impegno complessivo di forze che oggi ammonta a circa 4000 unità. In particolare, le forze che compongono KFOR permanentemente schierate in Kosovo sono: due Multinational Battle Group (di cui uno a comando italiano), un reggimento Carabinieri MSU (composto esclusivamente da militari dell’Arma dei Carabinieri), un reggimento con funzioni di Riserva Tattica (multinazionale) e tre unità multinazionali denominate JRD (Joint Regional Detachment) di cui uno a leadership italiana.

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Fonte e immagini: Comando Logistico dell'Esercito
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Antonella Lallo

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