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Lancio della Folgore alla parata del 2 giugno, atterraggio impeccabile del lgt Giuseppe Tresoldi (photoreportage)

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(di Ennio Druda) – Roma, 2 giugno 2018 – A fine parata il tricolore arriva dal cielo e atterra d’innanzi al presidente della Repubblica, lancio effettuato da due specialisti della brigata Folgore. Grande il successo in diretta, ed enorme sui social, conseguito dal paracadutista che ha fatto il lancio col grande tricolore, atterrando impeccabilmente e con estrema precisione davanti alla tribuna delle massime autorità in via dei Fori Imperiali.

A lanciarsi il luogotenente Giuseppe Tresoldi della brigata Paracadutisti Folgore, pluricampione del mondo, è lui che ha portato giu il tricolore, insieme al caporal maggiore Alessandro Binello, campione di rw, relative work , formazioni in caduta libera di vari paracadutisti agganciati fra loro o meno, nelle gare si cambia continuamente la formazione.

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A sinistra il caporal maggiore Alessandro Binello, a destra luogotenente Giuseppe Tresoldi

Il luogotenente Giuseppe Tresoldi, con circa 20.000 lanci, 4 campionati mondiali vinti, successi internazionali ed innumerevoli titoli nazionali, è effettivo alla sezione di Paracadutismo Sportivo dell’Esercito, inquadrato nella brigata Paracadutisti Folgore, e di stanza al centro addestramento di paracadutismo in Pisa. Con il suo lancio il lgt Giuseppe Tresoldi non ha tradito le aspettative, confermando l’eccellenza della sua preparazione e l’attenzione dei superiori nella scelta di far effettuare a lui, il più titolato paracadutista in servizio nell’ambito delle 4 Forze Armate, questo primo lancio in occasione della Festa della Repubblica, che si spera diventi una tradizione.

Il lancio, facile comprenderlo anche ai “non addetti ai lavori”, è stato di grande difficoltà: il contesto, la grandezza della bandiera che riduce di circa il 50% la spinta del paracadute (fattore non trascurabile…), le turbolenze generate dalle masse d’aria in movimento fra gli edifici e perché no, un po’ d’emozione dovuta all’indiscusso amor patrio del sottufficiale, si è rivelato infine l’evento più ammirato e commentato della parata. Una discreta consolazione per chi, come il sottoscritto, 35 anni nella Folgore, non ha avuto il piacere di veder sfilare almeno una compagnia di Paracadutisti, sempre comodi nei momenti difficili, sempre scomodi nei giorni di festa… L’urlo “Folgore” per fortuna è riecheggiato forte ed a buon diritto dai fratelli del “Tuscania” che hanno avuto la possibilità di sfilare. Grazie a loro per ora e grazie a Giuseppe Tesoldi, campione nello sport, nell’umiltà e nei modi.

Ennio Druda

 

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Fonte: di Ennio Druda - Immagini: Monica Palermo
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Auguri al futuro generale di corpo d’armata Giuseppenicola Tota

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Roma, 21 gennaio 2018 – Il generale di divisione Giuseppenicola Tota, diventa generale di corpo d’armata. Nella foto, molto social, il generale assieme alla nostra fotografa Monica Palermo. La foto è stata scattata al circolo sottoufficiali di Roma, dove la nostra redazione ha appreso la notizia dell’imminente promozione.

Ad maiora generale!

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Concerto al Pantheon per l’incontro dei cappellani militari (photoreportage)

Roma, 10 ottobre 2017 – Il 19 settembre il coro della Diocesi di Roma e l’orchestra Fideles et Amati, diretti da mons. Marco Frisina, hanno eseguito un concerto, al Pantheon, per l’incontro dei cappellani militari, provenienti da tutto il mondo. L’ingresso era libero.

Presenti alte cariche militari, civili e religiose. Grande pubblico in sala ad assistere alla loro performance.

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Immagini: Ph. Monica Palermo
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Carabinieri: spettacolare carosello equestre per ricordare la carica di Pastrengo

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Roma, 27 aprile 2017 – In mattinata, presso la caserma Salvo D’Acquisto, alla presenza del comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette è stato celebrato il 54° annuale di fondazione del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo in concomitanza del  169° anniversario della “Carica di Pastrengo”, noto fatto d’armi avvenuto nel 1848, durante la prima guerra d’indipendenza, allorquando il maggiore Negri di Sanfront, comandante dei tre squadroni Carabinieri di scorta a Carlo Alberto, re di Sardegna, percepito il tentativo di accerchiamento attuato dalle truppe austriache durante uno spostamento del sovrano, ordinò immediatamente la carica. Al grido “Pastrengo” 280 cavalieri, sciabole alla mano, caricarono tre volte  gli austriaci, che sorpresi dalla carica inattesa ripiegarono abbandonando le loro postazioni.

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Il 4° reggimento Carabinieri a cavallo, erede delle gloriose tradizioni ippiche dell’Arma, è l’ultimo Reggimento interamente montato delle Forze Armate Italiane e svolge le normali attività d’istituto, quali pattuglie e perlustrazioni in aree impervie dell’intero territorio nazionale, e fornisce concorso nell’espletamento di servizi di ordine pubblico e soccorso in caso di pubbliche calamità.

Al termine della celebrazione, dopo le dimostrazioni di ordine pubblico a cavallo e di dressage, alla presenza del capo di Stato Maggiore della Difesa gen. Claudio Graziano e di quello della Repubblica Ceca gen. Josef BEČVÁŘ è stata rievocata la carica con l’esibizione dei cavalieri del Reggimento nel famoso “Carosello Equestre”.

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Immagini: Ph. Monica Palermo
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I Granatieri celebrano la tradizionale messa in suffragio del Duca di San Pietro

di Ernesto Bonelli

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Roma, 18 febbraio 2017 – “Esiste una profonda bellezza nel culto delle memorie, nel culto del passato! Passato che risorge grazie alla forza delle tradizioni che rende perenne quel culto e che imprime alla vita sociale una continuità infrangibile dettando nei singoli quella norma spirituale che ispira le loro azioni, e che si presenta più viva e gagliarda là dove le tradizioni sono sintetizzate nel dovere: nelle Forze Armate” (da “Lo slancio vitale e la forza delle tradizioni”. Ernesto Bonelli).

E nel culto delle memorie e delle proprie tradizioni che ieri, 17 febbraio 2017, in Roma all’interno della Basilica Santa Maria degli Angeli, i Granatieri di Sardegna, in armi (bandiera, banda d’ordinanza e reparto in armi agli ordini del col. Stefano Chironi) ed in congedo, hanno celebrato il rito della Santa Messa in suffragio di don Alberto Genovese duca di San Pietro; tradizione che sin dal 1852 ininterrottamente, anche durante la guerra od in prigionia – come ci ricorda il Contigliozzi: “Ricordi, nei campi di concentramento nazisti, quando la morte ci sorrideva quotidianamente, come riusciste Tu (ten. Guido Cipriani) e Lino Fornale a convincere me bestemmiatore accanito per la fame e le malattie, a servire la Santa Messa in occasione del Duca di San Pietro?” – ha visto i soldati dai bianchi alamari osservare con la fedeltà che li contraddistingue.

1800022Essa nasce il 1 Agosto 1776 allorché don Alberto Genovese Duca di San Pietro e Cervellon, stipulava una convenzione con Gavino Pagliaciu Marchese della Planargia, comandante e proprietario del reggimento di Sardegna – poi Cacciatori di Sardegna – per la creazione di una musica (massa di musica) e di una massa di pietà con capitale, elargito dal duca, di 100.000 lire vecchie di Piemonte, con gli interessi annui di 4.000 lire, da impiegarsi dal Comandante del suddetto Reggimento, per quattro quinti per mantenere in buona efficienza la musica del Reggimento stesso e per una funzione funebre in suffragio dell’anima del padre don Bernardino Antonio Genovese duca di San Pietro e Cervellon (deceduto il 16 o 17 febbraio 1764 ed il cui rito funebre fu celebrato il successivo 18) nel giorno della di lui morte, ed, alla sua morte, per egli stesso da celebrare annualmente davanti al reggimento in armi, e per un quinto in opere di bene a favore di militari del reggimento e delle loro famiglie. Alla somma fu aggiunto dal duca la somma di 4.000 lire vecchie di Piemonte destinate per il vestiario e per le prime provviste della banda. Con “istromento” 25 ottobre 1777 furono dal duca assegnate altre 20.000 lire per la vestizione del tamburino e l’equipaggiamento della Banda.

Nel 1815 il reggimento di Sardegna, per i meriti acquisiti, veniva incorporato nella brigata guardie, che, dopo successivi cambi ordinativi, il 19 marzo 1852, con la soppressione del reggimento “Cacciatori di Sardegna” e la fusione dei suoi soldati nei due Reggimenti Granatieri, assumeva la denominazione di Brigata Granatieri dì Sardegna.

Da allora, come si è detto, i Granatieri di Sardegna, eredi del munifico lascito, fanno celebrare, in forma solenne, il 18 febbraio di ogni anno, od in data immediatamente anteriore o posteriore, una santa messa di suffragio alla presenza dei reparti in armi. In tale funzione, oltre al benefattore, i “Granatieri di Sardegna” intendono onorare tutti gli eroici Granatieri che in oltre tre secoli e mezzo servirono la Patria nei ranghi dei Reggimenti delle Guardie, dei Cacciatori e dei Granatieri.

La cerimonia odierna, alla presenza di numerose autorità civili e militari, tra cui il sottosegretario di Stato alla Difesa on. Domenico Rossi, il consigliere comunale di Roma On. Cristiana Paciocco in rappresentanza del sindaco Raggi, il gen. Rolando Mosca Moschini consigliere del presidente della repubblica per gli affari del consiglio supremo di difesa e segretario del consiglio supremo di difesa, i generali di corpo d’armata Massimiliano Del Casale presidente del centro alti studi per la Difesa, Francesco De Leverano comandante del 2° comando forze operative per la Difesa, Agostino Biancafarina comandante militare della capitale, del gen. d. Antonio Vittiglio, comandante della divisone Acqui e del gen. b. Francesco Olla comandante della brigata Granatieri di Sardegna, e tanti altri ufficiali generali in servizio od in congedo.

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Dopo l’afflusso in sfilata dalla caserma Macao di Castro Pretorio del reggimento Granatieri, ha visto la celebrazione della santa messa da parte di mons. Angelo Friggerio, vicario dell’ordinario militare, concelebranti don Paolo Villa ispettore vicario episcopale per l’Esercito italiano e don Pier Luca Bancale cappellano militare del 1° reggimento “Granatieri di Sardegna”.

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Al termine del rito il Reparto si è schierato in Piazza della Repubblica e, dopo aver reso gli onori alla bandiera del 1° Reggimento Granatieri, è defluito in parata tra ali di folla sorpresa ed entusiasta lungo le strade di Roma verso la caserma Macao in Castro Pretorio.  

Attualmente il reggimento più antico d’Italia ed unico per la sua specialità, è impiegato nell’Operazione “Strade Sicure” nella capitale, al comando della Task Force “Roma 1” con circa 200 tra uomini e donne, nonché contribuisce con diverse unità all’operazione creata a supporto della popolazione del centro Italia, colpita dal sisma.

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Articolo di: gra. gen. Ernesto Bonelli
Immagini: ph. Monica Palermo
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Roma: seconda edizione convegno di analisi criminale nella scuola di polizia interforze

di Monica Palermo

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Roma, 7 febbraio 2017 – Si è concluso oggi il convegno di analisi criminale sul tema “I nuovi scenari geopolitici e i riverberi sul territorio nazionale: l’analisi criminale quale fattore competitivo nella sicurezza”, che si è tenuto presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia.

Nella prima giornata di ieri i rappresentanti dei diversi ambiti operativi di polizia, esponenti della cultura, delle università e dei centri studi si sono riuniti nell’ambito di tre panel per affrontare i temi più significativi della sicurezza. Nella giornata di oggi esperti di settore e analisti hanno inquadrato le tematiche esaminate e hanno presentato gli esiti delle elaborazioni con eventuali proposte.

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I lavori della seconda giornata sono iniziati con il saluto del direttore della scuola dott. Michele Rocchegiani e si sono aperti con l’intervento del procuratore generale della Repubblica presso la corte di appello di Roma Giovanni Salvi, che ha ribadito l’importanza dell’informazione e dell’analisi rispetto alla minaccia integrate e interdipendente quale quella moderna.

Hanno poi preso la parola il direttore della rivista Limes, Lucio Caracciolo e la professoressa Anna Maria Cossiga, docente di geografia politica e geopolitica presso la Link Campus University, che hanno approfondito la tematica del mondo in movimento, di come i flussi migratori spingano verso un cambiamento forzoso, con nuove sfide integrate alla sicurezza pubblica, come sistema, e in cosa consiste la funzione multisciplinare dell’analisi.

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La sessione si è conclusa con l’intervento del prof. Mario Caligiuri, associato di pedagogia della comunicazione dell’Università della Calabria, che ha spiegato come si è evoluta la leadership e di come sia mutato il controllo competitivo del territorio, nella policy di sicurezza e nelle organizzazioni criminali, sottolineando l’importanza dell’analisi come momento aggregante di conoscenza e competenza.

L’iniziativa, tesa a promuovere “l’analisi del futuro e il futuro dell’analisi”, secondo la vocazione della Scuola, diretta a favorire ampi confronti ed innovative sperimentazioni, ha consentito di riflettere sulle profonde trasformazioni degli scenari criminogeni, sempre più fluidi e interdipendenti, individuando possibili nuovi approcci analitici che potranno garantire un più utile orientamento sia all’azione preventiva e repressiva sia ai complessi processi decisionali della moderna policy.

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Immagini: Ph. Monica Palermo
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Presentato il CalendEsercito 2016, è dedicato agli Italiani

di Alessandro Menenti

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Roma, 19 novembre 2015 – Si legge “Italiani” sulla copertina del calendario 2016 dell’Esercito. E’ il titolo che spicca sulla pubblicazione realizzata dallo Stato Maggiore dell’Esercito, e idealmente sembra ricongiungersi alla frase in ultima “dedicato agli Italiani che hanno saputo essere, sono e saranno sempre pronti a dare il meglio di sé“. Due le immagini di valorosi caduti: Elia Rossi Passavanti, decorato al Valor Militare nelle due guerre mondiali e il magg. Giuseppe La Rosa, caduto a Farah in Afghanistan in un attentato nel giugno 2013.

La presentazione è avvenuta ieri a Roma alla presenza del sottosegretario di stato alla Difesa, on. Gioacchino Alfano, del capo di stato maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano e del capo di stato maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Danilo Errico, di autorità civili e militari. Il professor Umberto Broccoli ha presentato l’evento.

CalendEsercito 2016, edito da Rodrigo Editore, scritto in italiano e inglese e realizzato interamente dallo Stato Maggiore dell’Esercito, evoca lo stretto rapporto tra Esercito e Società nato durante la prima Guerra Mondiale che ispira ancora oggi l’agire e l’essere della Forza Armata.

Società composta da uomini e donne italiane, contadini, operai, artisti, intellettuali, impiegati, genitori, nonni e figli che hanno contribuito, partecipato e vissuto il conflitto.

Un collegamento tra passato e presente che CalendEsercito 2016 simbolizza nell’accostamento tra gli eroi destinatari di medaglie d’oro e d’argento al Valor Militare e gli eroi della quotidianità per evidenziare che tutti gli italiani sono stati eroi nel loro essere e agire e che la Grande Guerra è stata una guerra di popolo.

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In aggiunta alle dieci medaglie d’oro sono state inserite nella pubblicazione due figure particolari, ognuna con con un significato preciso, una donna, Maria Abriani, decorata di Medaglia d’Argento al Valor Militare per il determinante contributo alla “presa di Ala” in rappresentanza di quante hanno contributo alla sforzo bellico; un “Eroe senza medaglia“, in rappresentanza dei milioni che, quotidianamente hanno combattuto per il Paese e compiuto gesta di grande valore.

Sul piano grafico e narrativo di CalendEsercito 2016 passato e presente sono rappresentati dall’accostamento tra cartoline d’epoca e fotografie contemporanee a testimonianza della continuità di valori e ideali nella trasformazione dell’istituzione militare che, dice lo SME, “oggi più che mai ha profondamente a cuore la sicurezza e la preparazione del proprio personale.

Il paginone centrale del calendario è dedicato ai personaggi italiani, uno per ogni mese, nati nel 1916 che hanno contribuito negli anni alla crescita del Paese, Arnoldo Foà, Raf Vallone, Giorgio Bassani, Ferruccio Lamborghini, Ondina Valla, Luigi Comencini, Natalia Ginzburg, Paolo Budinich, Aldo Moro, Marcello Morante, Ugo Mursia e Dino Risi.

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Per il 2016 l’Esercito – ha spiegato il generale Errico – ha intrapreso una scelta editoriale che punta a confermare, attraverso una lettura nel tempo e un continuo riferimento tra passato e presente, il suo immutato ruolo di Istituzione al servizio del Paese e le medesime basi valoriali che accomunano i militari di oggi con quanti si sacrificarono nel Primo Conflitto Mondiale per il compimento dell’unità nazionale e liberazione degli ultimi territori irredenti.

In conclusione dell’evento, a sorpresa, le trombe dei Bersaglieri hanno intonato le note del Piave.

Il CalendEsercito 2016 può essere acquistato on-line sul sito web della Rodorigo Editore.

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Testo e filmati: di Alessandro Menenti - Immagini: Ph Monica Palermo

 

 


Roma: i lancieri di Montebello accompagnano i re Magi a piazza Navona

di Monica Palermo

Roma, 6 gennaio 2015 – Piazza Navona, giorno dell’Epifania. La piazza è gremita di gente, grandi e piccini stanno aspettando il passaggio dei re Magi, preceduti dai cavalieri del reggimento Lancieri di Montebello (8°). Il corteo è iniziato verso le 17,30 ed è partito da piazza della Cancelleria arrivati a piazza Navona hanno percorso tutto il perimetro della piazza fino ad arrivare a palazzo Braschi dove ad attenderli c’era il presepe vivente.

Ad aprire il passaggio, tra la folla, del corteo ci stavano gli uomini della polizia di Roma Capitale, i militari dell’Arma dei Carabinieri e i volontari del Nucleo Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri. A prestare attenzione che nessuno si facesse male ed ostacolasse il passaggio dei Lancieri si è posizionato al centro il maresciallo in congedo Roberto Mirto (il grande maresciallo Mirto, così lo ricordano i suoi uomini su facebook). Il maresciallo ordinario Francesco Mariani, uno dei tre comandanti di plotone dello Squadrone a Cavallo, stava al comando dei quattro cavalieri dei Lancieri di Montebello.

Uomini e donne dei Lancieri di Montebello hanno quindi accompagnato i cavalli dei re Magi e a grande richiesta, prima di andarsene, hanno ripercorso il perimetro della piazza. La messa in scena del presepe all’interno di palazzo Braschi, del passaggio dei Magi e dei pastori è stata organizzata dai figuranti Gruppo Storico Romano.

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Foto: © Ph. Monica Palermo

Intervista al 1 maresciallo lgt Giampiero Monti. Una vita per la Patria

di Monica Palermo 

Roma, 09 ottobre 2014 – Giampiero Monti, 1° Maresciallo Lgt paracadutista, classe ’66, arruolato a maggio 1984 presso la Scuola Allievi Sottufficiali di Viterbo, quest’anno festeggia i suoi primi trent’anni di carriera militare. Per circa venti anni è stato nella Brigata Paracadutisti Folgore, per poi prestare servizio, dal 2009, presso l’ufficio militare dell’Ambasciata italiana a Washington USA. Ha partecipato a diverse missioni: Ibis in Somalia nel 1993, Enduring Freedom in Kosovo nel 1999 e nel 2001, Decisive Endevour in Kosovo nel 2003, Nilo in Sudan nel 2005. Attualmente in missione EUTM Somalia a Mogadiscio. È un pluridecorato, tra cui ricordiamo la Medaglia Argento al Valor Militare e la Medaglia d’Oro quale Vittima del Terrorismo (per i fatti d’armi del 2 luglio 1993 Check Point PASTA in Mogadiscio).

– Maresciallo, la sua è stata una carriera intensa, cosa l’ha spinta ad entrare nel mondo militare e cosa l’ha spinta a restarci?

Nella mia famiglia sono stato il settimo di dieci figli, sin dall’età di 10 anni ho cominciato a tenere in ordine il mio letto, il mio piccolo spazio all’interno dell’armadio condiviso con i fratelli e sorelle. Ho sempre rispettato le regole. Quando sono arrivato all’età di 16 anni, durante le scuole superiori, all’interno della scuola vidi un manifesto, dove c’era scritto “Arruolati volontario alla scuola allievi sottufficiali”. Sentii subito un’emozione incontrollabile, il mio battito cardiaco accelerò, mi dissi questa sarebbe stata la mia strada. Tornai a casa e ne parlai immediatamente con i miei genitori, che rimasero sbalorditi della mia scelta, in quanto nella mia famiglia nessuno si è mai avvicinato alle F.F.A.A. compresi i nonni. Arruolato a 17 anni, giorno dopo giorno cresceva in me la passione per la divisa, questo mondo è il mio mondo. Disciplina, regole, rispetto, Onore, fratellanza e Lealtà sono i codici del mio DNA. Dopo essere stato ferito in Somalia, mi offrirono la riforma, ovviamente non accettai, per me sarebbe stato come morire.

– Tutti conoscono ciò che accadde durante la battaglia del Check Point Pasta a Mogadiscio nel 1993, pochi forse sanno quali sono state le emozioni vissute in quel momento, fatta eccezione di chi le ha vissute, le va Maresciallo Monti di descriverle?

Quel giorno, per noi si ruppe un incantesimo, eravamo li per aiutare non per invadere. Da mesi portavamo aiuti umanitari, abbiamo costruito scuole, uffici e abbiamo ricevuto il ben servito. Quel giorno per quanto mi riguarda, ho raggiunto l’apice dell’essere soldato, in una frazione di secondi ho dovuto decidere se sparare o gettare l’arma, ho deciso di combattere perché sono un soldato, a offesa ugual difesa e io mi sono difeso. Non si possono descrivere alcune sensazioni perché sono cosi forti ed invasive che non le riesci a controllare.

– Chi è militare sa cosa vuol dire esserlo, ma per chi sta al di fuori di questa realtà, come descriverebbe un uomo/una donna, che indossano una divisa? Vi si immagina come dei Rambo sempre pronti all’azione, e così deve essere in ambito operativo, ma immagino abbiate anche un lato umano, con gioie e tristezze come tutti, come riesce a conciliare entrambi gli aspetti, o uno esclude l’altro?

Essere un soldato vuol dire sacrificare la propria vita incondizionatamente per la Patria. Sappiamo di dover poter mettere a rischio la nostra vita, e sottostiamo a delle regole che spesso potrebbero apparire “eccessive”, ma le rispettiamo, tutti noi amiamo mostrare con orgoglio il nostro tricolore fuori dal territorio italiano, siamo orgogliosi di essere italiani. Svolgiamo nella nostra quotidianità attività addestrative perché dobbiamo essere sempre pronti ad un’eventuale chiamata, oggi le Forze Armate dispongono di mezzi e strumenti altamente tecnologici e essere addestrati è il minimo che possiamo fare.

– Regole e disciplina, cosa significano per lei? Tutti potrebbero esserci portati o è uno stile di vita solo per alcuni privilegiati?

Regole e disciplina sono alla base del rispetto, innanzitutto per sé stessi. Non tutti sono portati al rispetto delle regole ma, come la vita insegna, chi non rispetta, innanzitutto non viene rispettato e non esiste mai lieto fine per costoro.

– Secondo Lei potrebbe essere di giovamento per i giovani il ripristino del servizio di leva? Molte sono ora le caserme che vengono dismesse, gli arruolamenti sono solo volontari, come potrebbe essere reinserito?

Molte caserme sono dismesse non perché abbiamo sospeso la leva, ma perché, come sappiamo, negli anni ‘90 con la fine della Guerra Fredda l’esigenza si è ridimensionata. Nella mia esperienza professionale ho avuto modo di lavorare con la leva, con il sistema misto ed ora con quello professionale. Vi sono dei vantaggi e degli svantaggi in tutte le formule. Certo, con l’aver sospeso la leva, abbiamo tolto la possibilità a generazioni di giovani di conoscere un mondo diverso da quello cui erano abituati, privandoli di una importante esperienza lontano da casa. È grave vedere dei giovani senza ideali, spesso egoisti, totalmente disinteressati al bene comune, attenti solo a tecnologie del tipo play station, cellulari ed altro, mi piace, invece, ascoltare i nostri padri come ricordano con ansia i bellissimi tempi del servizio di leva.

– Maresciallo Monti, lei è un pluridecorato, se la ricorda la sua sensazione quando ha ricevuto la sua prima medaglia, il suo primo riconoscimento? Cosa vuol dire ricevere una medaglia?

Un motivo di orgoglio, fierezza ma nello stesso tempo un peso, rappresentare un’alta decorazione come la mia vuol dire mostrarsi sempre impeccabile, dare l’esempio, essere in ogni momento un punto di riferimento per i più giovani e, perché no anche per gli anziani, non può che essere motivo di orgoglio.

– Viviamo un periodo storico in cui i valori si sono affievoliti, ci sta confusione, il concetto di Patria pare sia diventata astrazione, a meno che non si parli di calcio, diventa sempre più difficile riconoscersi in qualcosa e avere un ideale, lei cosa ne pensa?

Anche a tal proposito, con il servizio di leva, si provava a trasmettere dei valori, quegli stessi valori con i quali i nostri padri resero l‘Italia una nazione.

– Trent’anni di appartenenza non sono pochi, si potrebbe considerare un secondo matrimonio ben riuscito, ha mai avuto ripensamenti? Tornasse indietro farebbe qualcosa di diverso?

Nessun ripensamento, ne farei altri trenta al fine di trasmettere quei Valori di cui stiamo parlando. Rifarei tutto, non farei niente di diverso perché ciò che ho fatto mi viene riconosciuto nel giusto.

– Ci sta un aneddoto della sua carriera a cui è affezionato e le piacerebbe condividere con i nostri lettori?

Il 20 febbraio 1986 il mio primo lancio su CH47, gasatissimo per il primo lancio, appena 18 anni, condividevo i momenti con i miei fratelli di corso, tutta la mattinata a Tassignano (Lucca) a scherzare e raccontare l’emozione tra noi. In particolare c’era un leccese (futuro bersagliere che doveva fare solo tre lanci per abilitazione), a cui ero molto affezionato, diceva che non vedeva l’ora e prendeva in giro chi titubava. Saliti sul CH47, ero il terzo della fila, appena seduti guardavo con ammirazione, attraverso la rampa aperta dell’elicottero, il suolo che si allontanava, dopo circa tre minuti “ritti” mi alzai, il “leccese” davanti a me si gira e mi fa l’occhiolino. Siamo a 500 metri di quota, ci fanno agganciare la fune di vincolo, passano i secondi ed io non vedo l’ora di saltare, danno il via, il primo va via, il secondo (il leccese) non si muove, gli urlo “aoooooo movete” ma niente, era con lo sguardo nel vuoto, proprio lui che sfotteva gli altri, altri due tre secondi ed il lancio veniva annullato, cominciai a spingerlo in avanti fino a farlo giungere dal DL (direttore di lancio) che gli da una pacca alla gamba sinistra, in quel momento si riprende e salta, e io subito dopo di lui. Alla riconsegna del paracadute mi si avvicina e mi dice grazie “senza il tuo aiuto non sarei saltato”, gli rispondo “ora però ti metti davanti a tutti e cominci a pompare cantando… non son degno di Te”.

 

Grazie Maresciallo anche da parte dei nostri lettori. (Monica Palermo)

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