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Cambio al vertice dei Granatieri di Sardegna, il generale Diego Filippo Fulco lascia il comando al parigrado Liberato Amadio

​Roma, 13 novembre 2020 – Avvicendamento nella carica di comandante della Brigata “Granatieri di Sardegna” con una cerimonia in piena osservanza Covid, questa mattina, presso la caserma “Generale Antonio Gandin” di Roma, alla presenza del comandante della divisione “Aqui” generale di divisione Nicola Terzano, il generale di brigata Diego Filippo Fulco ha lasciato il comando al parigrado Liberato Amadio.

Generale di brigata Nicola Terzano



Il comandante della Divisione “Aqui”, durante il suo intervento ha espresso gratitudine ed apprezzamento, in primis a tutto il personale della Brigata per l’esemplare lavoro svolto, sottolineando, in particolare, i traguardi raggiunti durante la gestione dei momenti più complicati del lockdown garantendo il supporto alla popolazione sia in Patria sia all’estero, poi ai comandanti, cedente e subentrante, evidenziando come la professionalità e la passione siano i requisiti fondamentali per operare con successo.

Generale di brigata Diego Filippo Fulco

Il comandante cedente, generale di brigata Diego Filippo Fulco, ringraziando tutto il personale dipendente, ha salutato tutti gli uomini e le donne della Brigata, sottolineando le attività svolte dalla Brigata, dall’operazione “Strade Sicure” all’addestramento warfighting, dall’approntamento alla missione in Libano, dall’emergenza Covid19 all’operazione “Igea”, ritenendosi alla fine di quest’esperienza di comando biennale “un uomo ed un soldato più ricco” sia dal punto di vista professionale sia umano.

Una Messa è stata celebrata prima del passaggio comando, nella cappella di San Martino dei Granatieri di Sardegna, un segno di ringraziamento del comandante cedente per il suo periodo di comando e l’affidamento al Signore del nuovo periodo di comando da parte del comandante subentrante.

Generale di brigata Liberato Amadio

 Brigata “Granatieri di Sardegna”: professionalità e passione 

La cerimonia si è svolta in aderenza alle vigenti disposizioni, in piena osservanza delle misure di prevenzione anti Covid-19, restringendo il personale presente ad una piccola rappresentanza dei Reparti dipendenti. “Un piccolo sacrificio incomparabile rispetto a quello che tutti gli italiani sono in questo momento chiamati a sostenere”, queste le parole del Comandante cedente durante i saluti finali.
La cerimonia è stata preceduta dalla deposizione della Corona al monumento dedicato ai Caduti e dalla messa presso la Chiesa all’interno della caserma.

La Brigata “Granatieri di Sardegna” che si compone di un reggimento granatieri, un reggimento di Cavalleria (Lancieri di Montebello), un reparto Comando e di un battaglione di Granatieri di stanza a Spoleto, è rientrata recentemente dal teatro operativo libanese ed è attualmente in procinto di approntarsi per essere impiegata sul territorio nazionale nell’operazione “Strade Sicure”.

Curriculum del generale di brigata Liberato Amodio

Il generale Liberato Amadio è nato a Padova il 4 Agosto 1969.  Ha frequentato nel biennio 1989 – 1991 l’Accademia Militare di Modena (171° corso “Fede”) e nel Settembre del 1991 è stato nominato Sottotenente di fanteria.

E’ stato assegnato, con il grado di Tenente, al 1° reggimento “Granatieri di Sardegna” in Roma dove ha svolto, dal 1994 a 2001, i periodi di comando di plotone fucilieri, di Vice Comandante di Compagnia e di Comandante di Compagnia fucilieri e Spt. L., ricoprendo negli ultimi due anni di permanenza l’incarico di Capo Ufficio O.A.I.. Nell’ambito del 1° rgt. Granatieri, è stato impegnato nelle missioni fuori area in Bosnia (1997) e in Albania (2001).

Ha frequentato, negli anni 2002-2003, il 128° Corso di Stato Maggiore e il successivo 4° Corso Pluritematico, al termine dei quali ha conseguito il Master in “Scienze Strategiche”.

Nel 2007-2008 ha frequentato l’Istituto Superiore di Stato Maggiore presso la “Escuela de las Fuerzas Armadas” delle Forze Armate spagnole, conseguendo il titolo di “Diplomado de Estato Major”. L’ufficiale ha inoltre frequentato il Corso di Fotointerprete Militare presso la Scuola di Aerocooperazione di Guidonia (1999).

Quale Ufficiale Addetto presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, ha prestato servizio presso l’Ufficio Impiego Ufficiali del Dipartimento Impiego del Personale (dal 2003 al 2007) e presso l’Ufficio Pianificazione del Reparto Pianificazione Generale e Finanziaria (dal 2008 al 2011). Nel 2010 ha operato, nell’ambito dell’Operazione ISAF (Afghanistan), presso il Comando di RC-West nella Cellula J5.

Ha svolto il periodo di comando di battaglione nella sede di Spoleto presso il 2° battaglione Granatieri “Cengio” del 1° reggimento “Granatieri di Sardegna”, dal settembre 2011 al settembre 2012. Da ottobre 2012 a luglio 2015 ha ricoperto l’incarico di Capo Sezione “Ammodernamento dello Strumento”  presso l’Ufficio Pianificazione di SME-RPGF. Dal luglio 2015 al luglio 2016 ha comandato il Multinational CIMIC Group (MNCG) nella sede Motta di Livenza. Successivamente è stato impiegato presso lo Stato Maggiore dell’Esercito dove ha diretto, per un anno, l’Ufficio Pianificazione (2016-2017) presso il III Reparto Pianificazione Generale e per 3 anni e 3 mesi (2017-2020) l’Ufficio del Sottocapo di SME.

Il generale di brigata Liberato Amadio è laureato in Scienze Politiche (indirizzo politico-economico) e in Scienze Internazionali e Diplomatiche. E’ altresì insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.  

E’ sposato con la signora Raffaella ed è padre di Lorenzo (12 anni).

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La brigata Granatieri di Sardegna dona nuovo lustro al Forte Tiburtino

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Roma, 11 settembre 2020 – Da qualche giorno militari della brigata Granatieri di Sardegna e del 6 reggimento Genio, con ruspe e camion stanno ripulendo l’area del Forte Tiburtino, lasciata incolta per parecchio tempo.

Il Forte Tiburtino, ubicato all’interno della caserma A. Ruffo, sede del Reparto comando e supporti tattici dei Granatieri di Sardegna, per anni abbandonato, sta avendo nuovo lustro grazie ai lavori di bonifica al comando del tenente colonnello Alessandro Passaseo della Granatieri.

La brigata Granatieri di Sardegna in accordo con lo Stato Maggiore dell’Esercito ha deciso questa bonifica al mero fine di restituire la bellezza ab origine di questo fortino.

Militari con ruspe e camion trasportano da giorni la terra per ripulire l’area travolta da una folta vegetazione cresciuta negli anni, un’area di grande interesse storico per la città di Roma.

Il forte Tiburtino, che si estende su una superficie di circa 24 ettari, fu costruito tra il 1880 e il 1884 e per realizzarlo vennero spese Lire 1.253.376.

Unico del suo genere, per la possibilità di schieramento di militari e postazioni difensive, è l’unico che conserva la struttura fortificata originaria complete, senza quindi alterazioni dovute a variazioni d’uso successive alla dismissione funzionale avvenuta nei primi anni del ‘900. Anche successivamente, quando fu concesso in uso ad un reggimento carri negli anni ’40 e ad un Reparto Bersaglieri nel dopoguerra, non ha subito evidenti modifiche e gli tutti gli ambienti sono rimasti conformi al progetto originale. Fu dismesso negli anni ’80 del secolo scorso.

Il forte, ubicato al quarto km della via Tiburtina, ha una forma di trapezio isoscele con le due fiancate che hanno un’angolazione di 120° rispetto all’esterno e 60° rispetto al lato verso la città di Roma. Tutto intorno un fossato di 7,50 mt che era con continuo controllo armato era protetto da postazioni di fucilieri e difeso, sui tre lati esterni, da postazioni scoperte di artiglieria.

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APPROFONDIMENTI sul forte Tiburtino
(redatto da un iscritto all’ANGS di Roma esperto in storia dei Granatieri di Sardegna, traendo spunto dai volumi “I forti di Roma” di Michele Carcani e “Il Forte di Pietralata. L’esercito nella tutela del patrimonio storico e ambientale” di Armando Iones – Angelo Piergentili)

Perché vennero costruiti i forti a Roma

Il 1° luglio 1871 Roma venne proclamata capitale del Regno d’Italia, e già nel novembre dello stesso anno il Parlamento esaminò un progetto della Commissione permanente per la Di­fesa generale dello Stato, datato 11 luglio 1871, che prevedeva la costru­zione: di una cittadella fortificata su Monte Mario, di 7 forti di primo ordine e 16 forti staccati di secon­do ordine, e in più di rafforzare l’esistente cinta mu­raria intorno a Roma.

Seguiranno altri studi e progetti tendenti soprattutto, a contenere la spesa ritenuta eccessiva. Nell’aprile del 1873 – qualche mese dopo sarà ap­prontato il primo piano regolatore di Roma capita­le – con un progetto compilato dalla Giunta del­la Camera dei Deputati si giunse a ridurre il preven­tivo di spesa per la realizzazione del campo trincera­to, comprendendovi la costruzione di una cinta di forti staccati e sempre il potenziamento della cinta mura­ria esistente.

Nell’ottobre dello stesso anno la Direzione del Ge­nio Militare, per incarico del ministero della Guer­ra, presentò un progetto in cui si proponeva l’erezione di forti e batterie occasionali.

L’inasprirsi delle relazioni politiche con tutta l’Eu­ropa, in special modo con la Francia, dalla quale si temeva un attacco finalizzato alla restaurazione del potere papale e dello Stato Pontificio, influì fortemente sulla necessità di fortificare Roma, così nel­l’agosto del 1877, si dispose per legge la realizzazio­ne del campo trincerato della capitale.

La progettazione venne messa a punto nell’ottobre dello stesso anno e nel periodo a cavallo tra il novem­bre e il dicembre successivi iniziò la costruzione dei forti: Monte Mario, Braschi, Boccea, Aurelia Antica, Bravetta, Portuense e Appia Antica. Nel 1879, iniziarono i lavori per la costruzione dei forti Ardeatina, Casilina, Prenestina, Tiburtina, Pietralata e Monte Antenne.
Con Regio Decreto 1° novembre 1882 venne dato loro un nome.

I forti di Roma sono dislocati ad una distanza dai 2 ai 5 chilometri dalle mura an­tiche della città. Per essi si scelsero posizioni che si considerarono opportune e atte a difendere le probabili vie di accesso alla città. Uno degli elementi fondamentali posti a base del progetto era che tra essi fosse necessario stabilire un collegamento visivo e perseguire soluzione di continuità della cintura di fuoco.

Tutte le strutture del Campo trincerato di Roma furono, però, poco o per nulla utilizzate. La loro ultimazione coincise infatti con la profonda crisi morale ed economica sofferta dall’Italia dopo il fallimento dell’impresa in Abissinia (1895 – 1896), che stornò da questi impianti le risorse finanziarie necessarie. Inoltre l’eccessiva vicinanza alla città e l’evoluzione dei sistemi balistici a maggiore gittata che li avrebbero facilmente scavalcati, li resero militarmente superati. Furono, pertanto, utilizzati come caserme e depositi militari.

La storia del forte Tiburtino

Il Forte Tiburtino fu costruito a circa quattro chilometri dalla Porta Viminale di Servio, in prossimità dell’attuale Stazione Ferroviaria, a ed a cinquecento metri sulla destra della via Tiburtina, nella tenuta di Grotte di Gregna, alla distanza di due chilometri a Nord Ovest di Forte Prenestino. Al momento della costruzione con il fuoco era in grado di battere la Tiburtina ed il ponte sull’Aniene. La sua planimetria è a forma trapezoidale isoscele, con il fronte esterno e quello di gola rettilinei e con i due fianchi con un’angolazione di 120 gradi rispetto all’esterno e 60 gradi rispetto al lato verso la città. Il fossato, della stessa dimensione sul fronte, fianchi e gola (metri 7.50), su ogni lato del forte era protetto e controllato da postazioni continue per fucilieri e difeso, sui tre lati esterni, da postazioni scoperte di artiglieria. Il progetto planimetrico, comprensivo di tutti gli elementi difensivi possibili, porta a ritenerlo uno dei forti più efficienti e validi.

Il 9 giugno 1924 divenne sede del “Reparto carri armati”, prima Unità carrista italiana, costituita nel 1923, ed il 1º ottobre 1927 in esso venne costituito il “Reggimento carri armati”. Nel secondo dopoguerra, esattamente il 1º gennaio 1953 all’interno del Forte, denominato Caserma Albanese Ruffo, in onore del Capitano medaglia d’oro al valor militare dei bersaglieri Albanese Ruffo, effettivo nel 1941 all’VIII° Battaglione Bersaglieri Corazzato ed ucciso in combattimento a Got el Ualeb il 29 maggio dello stesso anno, venne ricostituito il 1º Reggimento Bersaglieri che quando si trasferì ad Aurelia, lasciò in loco il Battaglione Addestramento Reclute dei Bersaglieri.

Il 30 settembre 1976 la Caserma divenne sede del 2° battaglione Granatieri “Cengio” e quando quest’ultimo, ormai 2° Reggimento “Granatieri di Sardegna”, nel 1996 si trasferì in Spoleto, divenne sede, e lo è tuttora, del Reparto Comando e Supporti Tattici della Brigata “Granatieri di Sardegna”.

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Missione in Libano, Sector West: 36 ore sulla Blue Line

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Shama, 26 luglio 2020 – L’obiettivo delle forze UNIFIL impegnate nel sud del Libano è mantenere la pace e la sicurezza nell’area di operazione. Per i caschi blu questo si traduce concretamente nel controllo della Blue Line, la linea di demarcazione tra il territorio israeliano e quello libanese, sancita e realizzata dalle UN con lo scopo di riportare la stabilità nell’area.

L’attività dei peacekeeper sulla Blue Line è cospicua e costante e il 50% dei tanti pattugliamenti avviene nelle ore notturne. Per aumentare l’efficacia di questo controllo la Joint Task Force Lebanon Sector West ha incrementato ulteriormente la propria presenza conducendo, negli ultimi mesi, sessanta operazioni Jackpot.

La Jackpot operation è caratterizzata da 36 ore di presenza costante sulla Blue Line in cui le pattuglie provenienti dai dipendenti battaglioni italiano, ghanese e irlandese con il supporto di coreani e malesi si muovono e si coordinano mettendo in atto posti di osservazione e pattuglie appiedate che aumentano l’efficacia del controllo dell’area.

Questo modus operandi ha fatto registrare più di 2000 ore di presenza continuativa sulla linea blu migliorando qualità e quantità dei report informativi provenienti dalle attività di pattugliamento.

Uno sforzo notevole ma che ha portato ad un ulteriore periodi di stabilità, come ha ricordato il generale di brigata Diego Filippo Fulco, comandante del Sector West parlando ai suoi uomini: “Avete assicurato ulteriori otto mesi di pace in questa zona. Un risultato che, se oggi può sembrare facile, negli anni passati non appariva per nulla scontato. La nostra presenza, il nostro lavoro permette una stabilità rara in questa area geografica. ne dovete essere orgogliosi” 

Nonostante l’emergenza sanitaria, i caschi blu del Sector West, attualmente su base brigata “Granatieri di Sardegna” sono riusciti a mantenere invariate numero e frequenza delle attività operative.

Le unità, per operare in sicurezza, si sono adeguate all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale previsti non permettendo flessioni della capacità operativa dimostrando di aver compreso appieno l’importanza del proprio ruolo di peacekeeper nella terra dei cedri.

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UNIFIL, dopo 8 mesi il contingente italiano rientra in Patria, la brigata Granatieri di Sardegna cede il comando alla brigata Sassari (video)

03 Saluto alle bandiere

Shama, 26 luglio 2020 – E’ giunto a conclusione quello che è stato il mandato continuativo più lungo per un contingente italiano in UNIFIL nella quarantennale storia della partecipazione italiana alla missione di pace: 254 infatti sono stati i giorni di intenso lavoro in una zona di operazione di 650 kmq nella quale operano cinque battaglioni lavorando giorno e notte con i colleghi delle 15 nazioni che formano la Joint Task Force – Lebanon Sector West.

Il passaggio di mano della Bandiera delle Nazioni Unite ha sancito il cambio del contingente italiano in UNIFIL: il generale di brigata Diego Filippo Fulco, comandante della Brigata “Granatieri di Sardegna” ha ceduto il comando al generale di brigata Andrea Di Stasio, comandante della Brigata “Sassari”. A sancire il trasferimento d’autorità il generale di divisione Stefano Del Col, Force Commander e Head of Mission della missione UNIFIL nel Sud del Libano.

14 UNIFIL Force Commander e Head of Mission Gen. D Stefano Del Col consegna la bandiera UN al Gen. B. Di Stasio neo-comandante del Sector West

Presente alla cerimonia l’ambasciatore d’Italia in Libano S.E. Nicoletta Bombardiere.

La Leonte XXVII si è chiusa con oltre 60.000 attività svolte, di cui 29.000 attività notturne scaturite dalla volontà di incrementare la presenza sul territorio anche in quell’arco temporale.

In oltre mesi 8 mesi di lavoro, 12.500 pattuglie circa hanno presenziato e controllato la Blue Line, la linea di demarcazione tra Israele e Libano che percorre per 55 km l’area di operazioni sotto guida italiana. Un impegno che non ha subito flessioni ed è stato riarticolato dopo il 21 febbraio, data del primo caso ufficiale di COVID in Libano.

08 L'ambasciatrice d'Italia Nicoletta Bombardiere

I peacekeeper hanno infatti adottato una serie di misure precauzionali necessarie per salvaguardare se stessi e la popolazione locale dal contagio, continuando però ad assolvere al proprio compito. E così i 3.800 soldati sotto la guida del generale di brigata Diego Filippo Fulco hanno proseguito le loro attività operative con una media di 250 attività al giorno.

“Gli ottimi risultati che sono davanti agli occhi di tutti sono stati costruiti giorno dopo giorno con dedizione, attenzione, sacrificio – ha ricordato il generale di brigata Diego Filippo Fulco parlando ai propri uomini – il vostro lavoro la vostra preparazione la vostra capacità e la vostra abnegazione sono state un ingrediente indispensabile per ottenere il risultato raggiunto, aggiungere altri otto mesi di pace alla storia recente di questo paese. Avete operato come ci si aspetta da un “basco Blu” delle Nazioni Unite”.

Al generale Diego Filippo Fulco medaglia d’argento al merito dell’Esercito libanese

L’operato del Sector West, della Brigata Granatieri di Sardegna e del suo comandante è stato riconosciuto all’unanimità ed il Presidente del Libano Michel Aoun ha concesso al generale Fulco la medaglia d’argento al merito dell’Esercito libanese.

10 Medaglia UNIFIL al Gen. B. Diego Filippo Fulco

“Non posso che essere orgoglioso del lavoro che avete svolto con attenzione, dedizione e professionalità in condizioni di crescente difficoltà – ha sottolineato il generale Del Col, quarto italiano a comandare UNIFIL una delle missioni delle UN più grandi con i suoi oltre 10.000 uomini sul terreno – ai colleghi della Sassari ed al loro comandante il Generale Di Stasio non posso che augurare un altrettanto importante impegno, sicuro che la loro esperienza anche nell’operare in Libano ne farà da subito degli ottimi peacekeeper”.

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12 Army Silver Medal of Honor

La cerimonia, si è svolta, in tono minore a causa delle restrizioni legate alla pandemia, all’interno della base “Millevoi”; a seguirne lo svolgimento, da lontano, anche gli oltre 400 militari da poco arrivati che, seguendo i dettami internazionali, sono stati sottoposti ad un periodo di quarantena.

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I Granatieri di Sardegna celebrano il 361 anniversario dalla fondazione

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Roma, 19 aprile 2020 – In tutto rispetto al momento che si sta vivendo per la battaglia al coronavirus i Granatieri di Sardegna hanno celebrato ieri il loro 361° anniversario senza cerimonie ufficiali, ma solo con un taglio di torta.

Celebrazione iniziata con gli auguri scritti dal capo di SME generale Salvatore Farina che ha sottolineato i grandi valori e ideali degli uomini e donne dei Granatieri “Ideali che, ieri come oggi, continuano a rappresentare l’elemento fondante dell’operato del “bianchi alamari” nelle operazioni all’estero e sul territorio nazionale, sempre al fianco dei nostri concittadini nel fronteggiare le situazioni emergenziali e, ancor di più, in questo difficile momento che l’intero Paese sta attraversando“.

Parte della brigata Granatieri è attualmente in missione in Libano delle Nazioni Unite, ed è comandata dal generale Diego Fulco che ha celebrato l’anniversario con un taglio di torta simbolico.

9e7217cf-c06f-44f5-b741-853a869ee6b6Molte sono state le fotografie e video sui Granatieri condivise sulle pagine social. In particolare le foto del del fotografo britannico Rory Lewis, che ha immortalato militari dell’esercito delle diverse specialità, con una mostra esposta a Milano che dovrà venire anche a Roma.

Di seguito il video dedicato ai Granatieri di Sardegna con il backstage fotografico.

Il granatiere è stato una figura di militare specializzato di fanteria degli eserciti tra la fine del XVII secolo e gli inizi del XIX secolo, il cui ruolo era di condurre l’attacco nelle operazioni di assedio ed in generale di assalto.

Erano militari selezionati fra i soggetti più alti e robusti perché dovevano lanciare il più lontano possibile la propria arma caratteristica, la granata, antesignana della bomba a mano. Da qui il fregio sul basco.

In Italia i soli reparti di Granatieri sono il 1º Reggimento “Granatieri di Sardegna” e il 2º Battaglione Granatieri “Cengio”, inquadrati nella “Brigata meccanizzata “Granatieri di Sardegna” di cui fanno parte anche i Lancieri di Montebello (8°) e la Musica di Ordinanza del 1 rgt Granatieri di Sardegna (banda musicale).

Fino al 2004, anno in cui venne sospesa la leva militare, l’altezza minima per accedere al corpo dei Granatieri di Sardegna era 190 cm, requisito che è stato ridotto a 180 cm (185 cm per gli Ufficiali) per necessità strettamente connesse all’ergonomia nell’uso dei mezzi militari da combattimento.

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I Granatieri di Sardegna celebrano il duca di San Pietro per la 244 volta

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Roma, 20 febbraio 2020 – I Granatieri di Sardegna hanno celebrato per la 244^ volta il Duca di San Pietro presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, il 18 febbraio, come tradizione vuole.

Esercito-rispetto-tradizione2La celebrazione è stata officiata da monsignor Angelo Frigerio, vicario generale dell’Ordinariato Militare per l’Italia, e concelebrata dal cappellano militare della brigata Granatieri di Sardegna e dl cappellano del 2° battaglione Cengio di Spoleto e altri sacerdoti Presente anche don Sergio Siddi cappellano del Quirinale..

La santa messa si è svolta alla presenza del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Salvatore Farina, dell’onorevole Giovanni Russo, membro della IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati, del generale Rolando Mosca Moschini, segretario del Consiglio Supremo di Difesa, del generale di divisione Paolo Raudino, decano della specialità, della famiglia Vivaldi Pasqua, erede del Duca di San Pietro, e di altre autorità politiche e militari.

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L’antica tradizione, tramandata dai Granatieri di Sardegna, eredi in linea diretta dell’antico Reggimento di Sardegna, nato dalla fusione del Reggimento Guardie e dei Cacciatori di Sardegna, rappresenta la sintesi di virtù perpetuate dai soldati di oggi in cui risiedono i valori indissolubili dei loro predecessori.

La tradizione ultracentenaria trae le sue origini da Don Bernardino Antonio Genovese, patrizio sardo, padre di Alberto, che il 10 luglio 1744, costituì in Cagliari, a sue spese, il Reggimento di Sardegna col fine di garantire la sicurezza dei coloni appena approdati sull’isola di San Pietro, prospicente le coste sarde. Nel 1776, suo figlio donò al Reggimento 120.000 lire vecchie di Piemonte fissando l’uso della loro rendita in apposita scritta “testamentaria” per la costituzione e la successiva manutenzione della musica reggimentale, nonché per aiutare le vedove dei soldati caduti e dispose inoltre che venisse celebrato: “perpetuamente… anniversario in suffragio ed in memoria di esso, sig. duca Alberto, nel giorno anniversario della di Lui morte”.

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I “Granatieri” di oggi, inquadrati nella più antica unità d’Europa e forti dei circa 360 anni di storia, sono rimasti sempre in prima linea nell’assolvere i loro compiti durante tutta la storia d’Italia sino ai giorni nostri.

Attualmente la brigata Granatieri di Sardegna è impegnata nell’operazione “Leonte XXVII” in Libano, al comando del generale di brigata Diego Filippo Fulco. Domenica scorsa, nella cappella di Shama, è stata celebrata una messa per onorare la memoria di Don Alberto Genovese, con la presenza fra i banchi di un plotone di Granatieri in Grande Uniforme Storica, dando la possibilità a chi è all’estero di sentirsi idealmente partecipe alle celebrazioni solenni di oggi a Roma, a testimonianza del legame spirituale che unisce tutti i Granatieri.

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Il presidente Mattarella incontra i soldati dell’operazione Strade Sicure nella caserma Gandin della Granatieri di Sardegna (video)

Rassegna della Compagnia d'Onore

Roma 7 gennaio 2020 – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha visitato questa mattina lo Stato Maggiore dell’Esercito, accolto dal ministro della Difesa, onorevole Lorenzo Guerini, dal capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli e dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Salvatore Farina.

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Schierati nel cortile d’onore, la Bandiera di Guerra dell’Esercito Italiano, la banda dell’Esercito e una compagnia d’onore della Brigata Granatieri di Sardegna.

Il Capo dello Stato è stato aggiornato presso il comando operativo dell’Esercito sull’operazione “Strade Sicure”.

Durante l’incontro, svolto in collegamento video con i comandanti dei raggruppamenti e dei comandi d’area, è stato approfondito l’impegno della Forza Armata nell’operazione “Strade Sicure” con una particolare attenzione agli aspetti generali e sui risultati concreti ottenuti.

Aggiornamento sui risultati raggiunti dall'operazione Strade Sicure nel 2019 - Copia

L’operazione “Strade Sicure”, in corso dal 2008, impegna uomini e donne dell’Esercito in 54 città italiane, che operano congiuntamente alle Forze dell’Ordine in attività di contrasto della criminalità e del terrorismo, attraverso pattuglie mobili e vigilanza di siti fissi di particolare interesse.

Questi i numeri del 2019, anno caratterizzato da un forte incremento delle attività dinamiche:

  • oltre 240.000 controlli su persone e veicoli,
  • arrestate complessivamente circa 450 persone;
  • più di 870 individui sono stati fermati
  • oltre 2.000 sono stati denunciati a piede libero;
  • sequestrati 614 mezzi, 87 armi e 85 chili di droga.

In tale ambito i soldati italiani forniscono anche un prezioso contributo alla lotta ai crimini ambientali in Campania con l’operazione “Terra dei Fuochi”.

Il Capo dello Stato ha ringraziato tutto il personale per l’impegno profuso fuori dai confini nazionali e in Italia, in particolare con l’operazione “Strade Sicure” e con il supporto fornito alle istituzioni locali a seguito delle emergenze, confermando, nel solco di una tradizione secolare, il senso del dovere e l’eccellenza professionale dei militari dell’Esercito.

82168710_2750326201681686_414232587628707840_nIl presidente Mattarella si è poi recato presso la caserma “Gandin”, sede della Brigata “Granatieri di Sardegna”, dove ha raggiunto il Comando del Raggruppamento Lazio – Abruzzo, responsabile dell’operazione “Strade Sicure” nella città di Roma dove l’Esercito schiera 1962 uomini e donne, per vigilare circa 180 siti che comprendono sia obiettivi sensibili, sia aree in cui avvengono pattuglie dinamiche congiunte con le forze di polizia. In quella sede, il Presidente ha visitato la sala operativa ed ha incontrato alcuni soldati che garantiscono il presidio della Città eterna senza soluzione di continuità.

Il generale Farina, nel prendere la parola, ha ringraziato il Presidente della Repubblica per l’opportunità concessa e la sua vicinanza alle donne e agli uomini dell’Esercito. Uomini e donne che continuano ad essere sempre pronti ad operare di più e insieme al servizio del Paese.

 

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Esercito italiano: il 2019 un anno di impegno senza sosta

10 Squadre di soccorso alpino

Roma, 31 dicembre 2019 –  L’Esercito Italiano durante tutto il 2019 ha garantito il proprio impegno, con oltre 20.000 militari in operazione in Patria e all’Estero, in tutte le operazioni sotto egida ONU, NATO e UE. L’Italia ha contribuito confermando contestualmente la presenza sul territorio nazionale attraverso l’operazione “Strade Sicure”, volta a garantire la sicurezza delle maggiori aree metropolitane italiane. Agli oltre 20.000 soldati impiegati complessivamente durante l’anno, si sommano altri 8.400 sempre a disposizione della Nazione, addestrati e approntati per essere impiegati ovunque ci sia necessità.

Nell’ambito delle missioni internazionali, l’Esercito ha mantenuto il comando delle operazioni in Libano, Afghanistan, Kosovo e Somalia dove si sono alternati i comandi delle grandi unità da combattimento a livello brigata dell’Esercito Italiano.

In particolare, da pochi giorni la brigata corazzata “Ariete” ha assunto il comando del contingente in Afghanistan avvicendando la brigata “Pozzuolo del Friuli”, mentre la brigata “Granatieri”, rilevando la brigata “Aosta”, è responsabile da questo autunno del settore ovest della missione Unifil in Libano a guida italiana.

In Iraq, Somalia, Mali e Niger, unità e personale specialistico della Forza Armata hanno addestrato le forze di sicurezza locali mentre in Kosovo dove, peraltro, l’Italia dal 2013 detiene la leadership della missione Nato-Kfor, opera da metà dicembre il 17° reggimento artiglieria controaerei “Sforzesca”.

L’Esercito è inoltre impegnato in 54 città con l’operazione “Strade Sicure”, operando congiuntamente alle Forze dell’Ordine in attività di contrasto della criminalità e del terrorismo, attraverso pattuglie mobili e vigilanza di siti fissi di particolare interesse.

Dal 1 gennaio 2019 ad oggi:

  • oltre 230.000 controlli su persone e veicoli,
  • sono state arrestate complessivamente circa 420 persone;
  • più di 800 individui sono stati fermati
  • circa 1.900 sono stati denunciati a piede libero;
  • sequestrati oltre 610 mezzi, 83 armi e 90 chili di droga.

In tale ambito i soldati italiani forniscono anche un prezioso contributo alla lotta ai crimini ambientali in Campania con l’operazione “Terra dei Fuochi”.

Nel 2019, i nuclei artificieri dei reparti del genio hanno eseguito 2.000 bonifiche di ordigni esplosivi e residuati bellici (oltre 32.000 negli ultimi 10 anni) tra cui alcune di notevole complessità all’interno di città metropolitane a forte urbanizzazione (Battipaglia, Bolzano, Torino e Brindisi).

2 Disinnesco Bomba Brindisi

L’Esercito è inoltre intervenuto in occasione delle emergenze causate dal maltempo, in particolare a Pisa, tramite il rapido dispiegamento di uomini e mezzi, è stata contenuta la piena del fiume Arno. Grazie alle competenze specialistiche del comparto Forze Speciali dell’Esercito è stato possibile procedere in sicurezza alla demolizione del ponte Morandi e facilitare così la ricostruzione della nuova struttura nella città di Genova. Da questo inverno poi le squadre di soccorso alpino sono impiegate sulle piste da sci delle Alpi e degli Appennini per garantire la sicurezza degli sciatori e degli escursionisti.

Forte impulso ha riscosso il progetto «Caserme Verdi – per un Esercito all’avanguardia in un Paese moderno», secondo cui è prevista la realizzazione e la riconversione delle basi preesistenti in grandi infrastrutture moderne, dotate di spazi per il tempo libero, disponibili anche per la popolazione civile su tutto il territorio nazionale.

Un’attenzione particolare è stata inoltre rivolta al personale, ampliando la comunicazione interna, tramite l’utilizzo dei più diffusi strumenti informatici (app E-Info e Radio Esercito) e verificando il gradimento della sede di servizio attraverso indagini conoscitive individuali su un campione di circa 52.000 militari.

Un impegno costante, caratterizzato dalla spiccata versatilità dei soldati dell’Esercito Italiano, in grado di operare con brevissimi tempi di preavviso sia sul territorio nazionale a supporto della popolazione in caso di emergenze di ogni tipo, sia all’Estero in contesti e in scenari complessi che richiedono una profonda preparazione e un addestramento costante. L’Esercito, un’Istituzione forte e coesa, sempre al servizio dei cittadini, nel pieno rispetto del motto “Noi Ci Siamo Sempre”. 

13 Presentazione del Progetto Caserme Verdi

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Libano, ministro degli Esteri Luigi Di Maio in visita al contingente italiano di UNIFIL

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Shama, 23 dicembre 2019 – Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio, ha incontrato oggi l’omologo libanese Gebran Bassil e i militari italiani della missione UNIFIL, nella base UN 2-3 a Shama, nel Sud del Libano, sede di uno dei contingenti della missione UN. 

Il Ministro nel suo incontro con il contingente italiano, da novembre guidato dal generale di brigata Diego Filippo Fulco, ha evidenziato che “In Libano l’Italia ha fatto un investimento di lungo periodo per preservare la sua unità e stabilità e rafforzare le sue istituzioni. Il supporto a UNIFIL e il supporto anche nazionale alle forze armate libanesi, i nostri programmi di cooperazione allo sviluppo e le tante iniziative in campo economico e culturale dimostrano il nostro impegno a sostegno del Paese”.

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Oltre 400 i soldati schierati durante il messaggio del Ministro, mentre altri 700 erano impegnati nelle tante attività operative volte al mantenimento della sicurezza dell’area attraverso pattuglie e con una costante presenza sul territorio.

Prima di intrattenersi con le truppe Di Maio ha effettuato una ricognizione in elicottero sulla Blue Line, centro di gravità dell’operazione e del mandato di UNIFIL discendente dalla risoluzione 1701, ha anticipato il tempo trascorso con le truppe. Il volo è terminato nella base di Shama, sede del comando del Sector West (SW), attualmente su base Brigata Granatieri di Sardegna.

Nella sua permanenza nella base, dove operano cinque contingenti stranieri, la delegazione ha incontrato anche il colonnello Luciano Antoci comandante della MIBIL, missione bilaterale di addestramento alle forze armate e alle forze di sicurezza libanesi.

Parlando con il personale, incontrato nelle sue normali attività lavorative, il Ministro ha avuto modo di sottolineare l’importanza della trasparenza, della imparzialità e della professionalità dimostrata dall’Italia nei suoi quarant’anni di presenza come caschi blu in Libano.

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Il monitoraggio della linea di demarcazione tra Israele e Libano, il controllo della cessazione delle ostilità, il supporto alle forze armate libanesi nelle attività di controllo del territorio sono tra i principali compiti degli oltre 1100 caschi blu italiani, e degli altri colleghi di 44 nazioni.

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Presentazione del libro “Attilio Adami dei sette giurati di Ronchi”, le eroiche gesta del granatiere di Udine

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Udine, 13 dicembre 2019 – Presentazione del libro “Attilio Adami, dei sette giurati di Ronchi”  domani pomeriggio, sabato 14 dicembre, alle ore 17:45 nella nella splendida cornice della Sala Antivari, dell’Hotel Astoria Italia di Udine, ad ingresso libero.

Il volume, sarà presentato dal granatiere Vincenzo Giannella, presidente della sezione di Udine dell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna, insieme agli autori del libro, nonché curatori dell’opera e pronipoti del granatiere Attilio Adami, Giovanni Adami e Carlo Del Torre. 

Chi è Attilio Adami

Schermata 2019-12-13 alle 13.47.39Attilio Adami nacque a Udine il 24 luglio 1899, sulle orme del fratello maggiore rispose alla chiamata alle armi nel 1917, dopo Caporetto. Combatté valorosamente sul Piave, guidando il plotone, che gli era stato affidato, in numerosi contrattacchi sull’ansa di Zenson e a Capo Sile, prendendo parte all’offensiva della Riscossa. Entrò a Fiume il 17 novembre del 1918 insieme al 2° reggimento Granatieri di Sardegna, lasciando dolorosamente la città quarnerina il 25 agosto del 1918. A Ronchi sottoscrisse, insieme ad altri sei giovani ufficiali dei Granatieri il giuramento intitolato “O Fiume o Morte”.

Il 12 settembre 2019, con a capo Gabriele D’Annunzio, partì la marcia su Fiume che si concluse 15 mesi dopo nel Natale di Sangue, ove Adami riportò una ferita al capo durante i combattimenti con le truppe “regolari”. Richiamato col grado di capitano durante il secondo Conflitto Mondiale, servì in Grecia e Albania nel 3° reggimento Granatieri, dopo l’8 settembre fu fatto prigioniero dai tedeschi e deportato a Limburg, ove sopportò sofferenza e malattia, rifiutando l’offerta di tornare in Italia e l’arruolamento nella RSI.

Schermata 2019-12-13 alle 14.15.51Attilio Adami fu attivo nella Sezione A.N.G.S. Udine sin dalla nascita della stessa nel 1927, curando personalmente la realizzazione della prima colonnella. Promosse la realizzazione dell’erma dedicata a Emidio Spinucci a Flambro nel 1937 e nella stessa località 20 anni dopo fu tra gli artefici del restauro della chiesetta di S. Giovanni. Impegnato con la Fondazione del Vittoriale a mantenere viva la memoria dell’epopea fiumana, fu tra i fedelissimi che nel 1963 scortarono la salma del Vate alla grande arca del Mausoleo di Gardone. Morì improvvisamente il 24 agosto 1970, all’età di 71 anni.

 

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Per ulteriori informazioni: granatieri.sez.udine@gmail.com


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