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Porto di Genova: gli artificieri del 32° reggimento genio rimuovono bomba da una tonnellata

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Gli artificieri del 32° Reggimento Genio della Brigata Alpina Taurinense hanno rimosso ieri una bomba d’aereo tedesca da 1000 kg che il 18 febbraio era stata ritrovata nel porto di Genova, a calata Tripoli. 

Le operazioni sono iniziate alle 7 del mattino e si sono protratte per oltre quattro ore.
Per garantire la sicurezza di persone e infrastrutture, limitando al minimo i disagi dovuti alle precauzioni di sgombero, gli artificieri dell’Esercito hanno provveduto dapprima a svuotare integralmente la bomba con un getto d’acqua a forte pressione, recuperando l’esplosivo che è stato in seguito bruciato presso l’ex cava di Forte Ratti a Quezzi, nei pressi di Genova.
Il residuato bellico risalente alla II Guerra Mondiale era stato accidentalmente portato alla luce da un escavatore impegnato in lavori di stabilizzazione del terreno.
L’urto accidentale del macchinario, anche grazie all’assenza dei previsti congegni d’innesco, aveva causato solo la parziale deflagrazione dell’ordigno.
Per gli specialisti del 32° reggimento genio, organizzati in team di pronto intervento denominati EOD (sigla inglese che sta per Explosive Ordnance Disposal, cioè bonifica ordigni esplosivi) si tratta dell’intervento numero 17 dall’inizio dell’anno nella propria area di competenza, che racchiude Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta.
Il 32° Reggimento Genio Guastatori, con sede a Torino, costituisce la risorsa dedicata alla mobilità, contro-mobilità, schieramento e supporto al combattimento della Brigata Alpina Taurinense; interviene quando richiesto in attività a supporto della popolazione in caso di calamità naturale ed è una delle 12 unità dall’Arma del Genio che hanno l’incarico esclusivo di bonificare il territorio nazionale dai numerosi residuati bellici ancora esistenti e pericolosi.
Si tratta di un’attività particolarmente delicata pianificata di concerto con le competenti prefetture dal Comando Forze di Difesa Interregionale Nord con sede a Padova e diretto dal Generale di Corpo d’Armata Bruno Stano.

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Fonte: Comando delle Forze Operative Terrestri
Foto: © Comando delle Forze Operative Terrestri


Smascherata bufala sulla rete da Segretario Provinciale AdP

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di Monica Palermo – E’ una bufala la lettera del poliziotto che girava in giorni fa sulla rete,  che dichiarava di essere stato sanzionato dal punto di vista disciplinare dopo essersi levato il casco durante la manifestazione del 9 dicembre a Torino. È quello che si evince dalla scoperta di Roberto Maccione, segretario provinciale del sindacato AdP (Autonomi di Polizia) di Genova che, per arrivare alla verità, si è confrontato con alcuni colleghi dello stesso reparto mobile di quelli che erano in piazza. Togliersi il casco è di prassi in ambito di OP pacifiche, mentre l’autore della lettera sosteneva che la Questura piemontese stava vagliando quale sarebbe stata la punizione per chi aveva commesso quel gesto. Di seguito la comunicazione di Roberto Maccione a proposito di quanto descritto: “Nei giorni scorsi alcuni disinformatori hanno fatto girare su internet una lettera in cui, il presunto autore, racconta di essere uno dei poliziotti che a Torino si sono tolti il casco il 9 dicembre, durante la manifestazioni dei cosiddetti forconi. In questa lettera veniva riportato che la questura del capoluogo piemontese stava studiando come punire i poliziotti autori di questo gesto che, come già ampiamente spiegato da noi, in realtà non è che una normali prassi operativa. Per scoprire la verità ho preso contatti con colleghi che lavorano insieme a quelli in servizio quel giorno. Ho scoperto che ovviamente nessun procedimento disciplinare è previsto o ipotizzato nei loro confronti. Inoltre chi ha ideato quella falsa lettera non conosce il regolamento della Polizia di Stato, infatti. Lo speciale sistema sanzionatorio, previsto dall’art. 12 del D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737 per gli appartenenti alla Polizia di Stato, sebbene non preveda che la contestazione disciplinare all’operatore di polizia debba avvenire in un termine perentorio (T.A.R. Piemonte, sez I, 27 maggio 2005, n. 564), nondimeno, per espresso rinvio normativo, trova applicazione, in tali evenienze, l’art. 103 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, in forza del quale la contestazione degli addebiti deve avvenire “subito”.

Si ringrazia Roberto Maccione, segretario provinciale del sindacato AdP di Genova, per aver finalmente fatto luce su questa vicenda.

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Foto: Monica Palermo


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