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Operazione Blackshades: individuati i responsabili del malware dalla Polizia postale in collaborazione con FBI ed Europol

Roma, 20 maggio 2014 – Il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche – C.N.A.I.P.I.C., ha eseguito un’articolata operazione nei confronti di utenti che, dopo essersi procurati un malware, in gergo r.a.t., denominato “blackshades”, avevano messo in piedi una serie di Botnet, ovvero reti di pc infetti “zombie” che venivano utilizzati per compiere attacchi informatici, sottrarre informazioni e dati sensibili.

L’operazione è il frutto di una proficua attività di collaborazione internazionale con il Federal Bureau of Investigation statunitense ed Europol. L’analisi dei dati ha permesso di ricostruire il quadro operativo e di identificare 13 persone, alcune delle quali con precedenti specifici per reati informatici, ritenute responsabili di accesso abusivo a sistema informatico, detenzione abusiva di codici di accesso a sistema informatico (615 quater c.p.), diffusione di programmi informatici diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico o telematico e intercettazione di comunicazioni telematiche.

Le 13 persone identificate, tutte altamente preparate dal punto di vista tecnico-informatico, sono state perquisite e denunciate a piede libero.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati numerosi computer e altri dispositivi utilizzati per portare a compimento le attività illecite.

Le attività, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, sono state condotte in diverse città italiane con l’ausilio dei compartimenti polizia postale e delle comunicazioni di roma, Firenze, Napoli, palermo, Catania, Milano, Venezia, Trento e Trieste, ed il diretto coinvolgimento delle rispettive sezioni di latina, Messina, Vicenza, Bergamo, Enna, Bolzano, Gorizia e Frosinone.

L’indagine

L’indagine sul malware Blackshades è iniziata nel 2010 ed ha avuto una prima conclusione nel giugno 2012, con l’arresto del creatore del programma malevolo, un software particolarmente insidioso classificato tra i programmi che prendono il nome di R.A.T. – Remote Administration Tools.

Tale individuo, noto in rete con il nick “xvisceral”, fu tratto in arresto unitamente ad altre 24 persone coinvolte in attività illecite finalizzate al furto di identità e alle frodi con carte di credito.

Tuttavia, quella operazione non consentì di individuare tutti gli organizzatori della rete blackshades, per cui il malware ha continuato ad essere aggiornato, diffuso ed utilizzato in tutto il mondo.

Ulteriori indagini condotte in seguito dall’FBI, hanno consentito di raccogliere una serie di informazioni per l’individuazione degli acquirenti del R.A.T. e delle vittime, in modo da poter organizzare una nuova operazione internazionale per il “take down” (letteralmente demolizione) di blackshades.

I fatti

Il software “blackshades” viene venduto in internet e pubblicizzato come prodotto che consente di avere il controllo dei PC di una rete, con lo scopo di facilitare l’attività di amministrazione degli stessi.

In realtà, oltre alle funzioni che potrebbero essere lecite se finalizzate alla amministrazione di una rete di computer, il programma, che può essere reso invisibile agli antivirus tramite cifratura, dà la possibilità di acquisire il pieno controllo dei PC di ignari utenti, attivarne le webcam, i microfoni fino ad intercettare ciò che viene digitato sulle tastiere attraverso tecniche di keylogging, realizzando in tal modo vere e proprie Botnet, ovvero reti di computer zombie controllate da un amministratore occulto il “Botmaster” utilizzate per effettuare attacchi informatici di varia natura, compresi attacchi ddos.

Gli autori di blackshades vendevano on-line diverse configurazioni del R.A.T., come ad esempio “blackshades Password Recovery” che consente di registrare informazioni relative ai login (username e password) effettuati per avere accesso a qualsiasi servizio web, ed di inviare tali informazioni opportunamente cifrate con un codice noto solo all’attaccante, sui server di blackshades.

In questo caso i dati vengono conservati in uno spazio virtuale cui può accedere l’attaccante, previo login via web, ovvero da qualsiasi pc connesso alla rete internet, in modo da poter effettuare il download delle informazioni sottratte dai PC delle vittime.

Grazie alla complessa analisi di un’enorme mole di dati, tra cui i file di log relativi alle comunicazioni delle macchine compromesse dirette verso i domini registrati ed utilizzati come centri di comando e controllo da pericolosi hacker italiani, il CNAIPIC ha proceduto all’identificazione dei responsabili che hanno utilizzato blackshades recuperando al contempo informazioni relative ai dati illecitamente sottratti.

Tra i soggetti identificati si distingue un ventenne siciliano che è stato in grado di infettare circa 500 macchine e sul cui hard disk si è riscontrata la presenza di numerose directory contenenti file relativi alla cattura di immagini tramite le webcam dei PC colpiti.

Risultati operativi globali

Le attività condotte simultaneamente in Italia, Olanda, Belgio, Francia, Germania, Regno Unito, Finlandia, Austria, Estonia, Danimarca, Stati Uniti, Canada, Cile, Svizzera, Croazia, Slovenia ed Australia si sono concluse con l’esecuzione di 300 perquisizioni domiciliari, oltre 1000 dispositivi sequestrati e 81 le persone denunciate e arrestate complessivamente.

Il CNAIPIC

Nel quadro delle strategie di protezione delle infrastrutture critiche informatizzate, l’istituzione, all’interno del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) si propone come modello operativo di assoluto carattere innovativo, anche in relazione al contesto internazionale.

Ai sensi dell’art. 7 bis della legge 31 luglio 2005 n. 155 (che ha convertito con modificazioni il decreto legge 27 luglio 2005 n. 144, recante “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) il CNAIPIC è incaricato, in via esclusiva, dello svolgimento di attività di prevenzione e contrasto dei crimini informatici, di matrice criminale comune, organizzata o terroristica, che hanno per obiettivo i sistemi informatici o le reti telematiche a supporto delle funzioni delle istituzioni e delle aziende che erogano o gestiscono servizi o processi vitali per il Sistema Paese, convenzionalmente definite infrastrutture critiche informatizzate e che, sempre ai sensi della citata norma di legge, sono state individuate come tali con il decreto del Ministro dell’interno del 09 gennaio 2008.

Il CNAIPIC interviene, quindi, in favore della sicurezza di una gamma di infrastrutture connotate da una criticità intersettoriale (in virtù dei sempre più stretti vincoli di interconnessione ed interdipendenza tra i differenti settori infrastrutturali) e su una tipologia di minaccia che può avere tanto un’origine extraterritoriale quanto una proiezione ad “effetto domino” e transnazionale delle sue conseguenze.

Il modello operativo si fonda, inoltre, sul principio delle partnership “pubblico-privato”: il CNAIPIC, infatti, assume (mediante un Sala operativa disponibile h24 e 7 giorni su 7) una collocazione centrale all’interno di un network di realtà infrastrutturali critiche (istituzionali ed aziendali), ed opera in stretto collegamento con organismi di varia natura (nazionali ed esteri), impegnati tanto nello specifico settore quanto sul tema della sicurezza informatica, con i quali intrattiene costanti rapporti di interscambio informativo e provvede (attraverso Unità di intelligence e di analisi) alla raccolta ed all’elaborazione dei dati utili ai fini di prevenzione e contrasto della minaccia.

Il suddetto rapporto di partenariato trova il proprio momento di formalizzazione nella stipula di specifiche convenzioni; dal 2008 ad oggi sono state stipulate convenzioni, tra le altre, con i seguenti enti ed aziende: ENAV, Terna, ACI, Telecom, Vodafone, FFSS, Unicredit, RAI, Consob, Ansa, ATM – Azienda Trasporti Milanesi, ABI, Banca d’Italia, SIA SSB, Intesa Sanpaolo, Enel, Finmeccanica, H3G, Atac, Expo 2015.

All’interno del CNAIPIC è inoltre operativo l’ufficio del punto di contatto italiano per le emergenze tecnico-operative connesse al verificarsi di episodi di criminalità informatica transnazionale, secondo quanto stabilito dalla Convenzione sul Cybercrime sottoscritta a Budapest il 23 novembre 2001.

Il punto di contatto opera 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, all’interno della rete High Tech Crime costituita in ambito G8, e successivamente estesa al Consiglio d’Europa.

La rete ha quale scopo primario la pronta risposta alle richieste di c.d. Freezing dei dati all’omologa struttura, in attesa della formalizzazione tramite rogatoria o MLAT.

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Fonte: Polizia di Stato


Prosegue l’operazione New Bridge, sequestrati alla ‘ndrangheta beni per 2 milioni di euro (video)

Reggio Calabria, 6 maggio 2014 – La Polizia di Stato di Reggio Calabria e il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, con la collaborazione delle Questure di Benevento e Catanzaro, hanno eseguito, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, un’ordinanza di sequestro di beni per un valore di 2 milioni di euro. I beni appartenevano a soggetti già colpiti da provvedimento di fermo eseguito nell’ambito della nota operazione di Polizia Giudiziaria denominata New Bridge, svolta nell’ambito del protocollo d’intesa fra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza italiano ed il Federal Bureau of Investigation degli U.S.A. Questa operazione aveva consentito di individuare un’organizzazione transazionale finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti del tipo eroina e cocaina tra la Calabria e l’America, che aveva come riferimento una nota famiglia di ‘ndrangheta di Gioiosa Jonica (RC) e una appartenente alla mafia siciliana di New York City, a sua volta collegata ad un altro gruppo mafioso armato insediatosi nel territorio della provincia di Benevento.

Le indagini di natura patrimoniale, partite dall’operazione dell’11 febbraio, hanno consentito di svelare un quadro abbastanza chiaro formato da redditi inadeguati rispetto alle primarie esigenze familiari ed agli investimenti effettuati, da ritenersi sproporzionati rispetto alle entrate dichiarate al Fisco, tanto da determinare il sequestro secondo quanto disposto dall’art. 12 sexies della Legge nr. 356 del 1992 di beni ed attività commerciali, tra cui un bar, un ristorante, un autosalone e vari terreni.

Nell’operazione New Bridge, svolta tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America, l’FBI, su disposizione della Magistratura statunitense, aveva arrestato, in contemporanea con la Polizia italiana, altre 7 persone.

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Fonte: Polizia di Stato


Operazione antimafia New Bridge: il Ministro Alfano si complimenta con il prefetto Alessandro Pansa

Roma, 11 febbraio 2014 – Conferenza stampa oggi sul mega blitz antimafia, operazione denominata New Bridge, che ha visto la cooperazione tra Polizia di Stato, il Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine e Squadra Mobile insieme ad agenti del Federal Bureau of Investigation di New York. 40 gli indagati per associazione a delinquere e provvedimenti di fermo nella giornata di oggi tra Reggio Calabria e New York. Intercettazioni telefoniche ed ambientali, uomini sottocopertuta, undercover, hanno consentito di svelare le dinamiche di ingenti traffici di cocaina tra il Sud America e la Calabria, con il coinvolgimento di soggetti, ritenuti essere legati a cartelli narcos del centro e del sudamericano.

 

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Il Ministro dell’Interno, on.le Angelino Alfano, nel pomeriggio ha ricevuto il Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto Alessandro Pansa, il Direttore della D.A.C. Prefetto Nicola Zito ed il direttore del Servizio Centrale Operativo Raffaele Grassi, il Questore di Reggio Calabria Guido Longo ed il dirigente della Squadra Mobile Gennaro Semeraro insieme ai rappresentanti dell’ F.B.I. Jason Fickett e Leo Taddeo. Il Ministro ha voluto congratularsi personalmente per l’importante operazione di oggi che ha portato a smantellare una articolazione criminale transnazionale tra la mafia newyorchese e la ‘ndrangheta calabrese, approfondendo alcuni aspetti dell’inchiesta con gli investigatori che hanno seguito le indagini che hanno portato ai 26 arresti di stamane ed ad oltre 40 persone denunciate.

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Foto: © Monica Palermo (conferenza)


Polizia di Stato ed FBI: sventrato traffico di droga internazionale legato all’Ndrangheta

Roma, 11 febbraio 2014 – Una vasta operazione antimafia è in corso da parte di agenti della Polizia di StatoServizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine e Squadra Mobile di Reggio Calabria. Numerosi sono gli arresti, in Italia e all’estero. L’operazione vede il coinvolgimento di agenti del Federal Bureau of Investigation di New YorkStanno operando squadre investigative miste sui rispettivi versanti. Perquisizioni e arresti sono in corso nelle province di Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Torino, Benevento, Catanzaro. Altre catture e perquisizioni sono, invece, in fase di esecuzione a New York.

Oltre 40 gli indagati per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga ed associazione mafiosa. L’inchiesta – coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria – avrebbe scoperto una organizzazione della ’ndrangheta della ionica calabrese operante fra Italia, Stati Uniti, Canada, Centro e Sudamerica.

Fra gli arrestati ci sarebbero soggetti legati alla famiglie Ursino e Simonetta, capi di una potente ‘ndrina della ionica calabrese e personaggi stranieri ed italo-americani. Uno di loro – arrestato a New York da personale del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e della Squadra Mobile di Reggio Calabria insieme ad agenti del F. B. I. – risulta legato alla famiglia mafiosa Gambino della cosa nostra americana. L’uomo è accusato dalle Procure antimafia di Reggio Calabria e di New York di aver realizzato, con esponenti della ‘ndrangheta jonico-reggina, trattative per l’apertura di un canale di traffico di cocaina fra il Sud America ed il porto di Gioia Tauro. Agenti del F. B. I. sono in Italia per eseguire con la Polizia di Stato arresti congiunti a carico di persone indagate dalle Procure di Reggio Calabria e di New York.

Sono 26 i provvedimenti emessi nell’ operazione New Bridge. Agenti della Polizia di Stato e del F. B. I. stanno eseguendo 18 provvedimenti di fermo. Altri 8 provvedimenti sono in via di esecuzione a New York, dove sta operando congiuntamente un “team” operativo della Polizia italiana e dell’ F.B.I. Per loro l’accusa è di traffico internazionale di stupefacenti,  armi e riciclaggio di danaro. Oltre 2000 pagine di informativa della Polizia di Stato, intercettazioni telefoniche ed ambientali, due anni di indagini hanno dimostrato l’esistenza di un “ponte” fra la Calabria e gli Stati Uniti per un sodalizio transnazionale dedito al traffico di stupefacenti e del riciclaggio di denaro. Secondo gli investigatori, i cartelli calabresi avevano assunto concrete e avanzate iniziative per la pianificazione e la realizzazione di compravendita di droga lungo l’asse Calabria – New York e destinato al porto di Gioia Tauro. Le indagini, condotte dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, nonché svolte anche con pianificate e congiunte attività con l’omologa struttura investigativa statunitense, hanno svelato le dinamiche di ingenti traffici di cocaina tra il Sud America e la Calabria, con il coinvolgimento di soggetti, ritenuti essere legati a cartelli narcos del centro e del sudamericana.

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Fonte: Polizia di Stato


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