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Polizia, operazione Lover Boys, donne psicologicamente fragili sfruttate per sesso a pagamento, arrestate venti persone

Bari, 10 aprile 2022 – Alle prime luci dell’alba di ieri, la Polizia di Stato di Bari, in quella città ed in altri comuni della Puglia, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 20 persone, indagate del reato di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione – unitamente al compimento di altri delitti contro la persona – in danno di giovani donne provenienti dalla Romania.

L’ordinanza è stata emessa dalla sezione G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nella quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza (accertamento compiuto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa).

Le indagini hanno preso spunto dalle denunce presentate da alcune vittime nella seconda metà del 2017 ed hanno consentito di delineare gravi indizi dell’esistenza di un’associazione criminale composta da cittadini rumeni, collaborati, all’occorrenza, da soggetti gravitanti nell’ambito della delinquenza locale, che avrebbe realizzato un articolato sistema di sfruttamento della prostituzione, secondo uno schema delittuoso noto in ambito europeo con l’espressione “Lover Boys”.

Nello specifico, si tratta di un sistema attraverso il quale giovani ragazze, dal fragile profilo emotivo e psicologico, prevalentemente per ragioni di tipo familiare, vengono dapprima adescate e poi soggiogate, fino ad essere ridotte in uno stato di vera e propria schiavitù.

Secondo l’impostazione accusatoria, da verificare nelle successive fasi del procedimento, alcuni degli indagati avrebbero svolto proprio il ruolo di “Lover Boys”, adescando le vittime nel Paese di origine, talvolta utilizzando i social networks ed altre fonti aperte per mostrare alle vittime il proprio elevato tenore di vita, alimentando l’illusione di una vita migliore lontano dal proprio Paese.

Una volta stabilito il contatto, gli indagati avrebbero sfruttato la condizione di particolare fragilità delle donne per vincolarle emotivamente a sé e poi, manipolandone i sentimenti, le avrebbero sottoposte a vessazioni via via crescenti, spacciate per “prove d’amore”, spingendole a raggiungerli in Italia, fino ad esercitare il totale controllo psicologico sulle vittime ed avviarle alla prostituzione, gestendone per intero i proventi.

L’associazione si sarebbe avvalsa, altresì, del contributo di alcuni cittadini italiani, che avrebbero fornito – di concerto con gli altri membri del gruppo – assistenza logistica ed operativa, accompagnando le donne sui luoghi deputati alla prostituzione ed assicurando loro un alloggio da cui, però, non avrebbero avuto alcuna possibilità di allontanarsi.

Non è mancato il supporto di alcune donne, compagne dei membri dell’associazione, le quali avrebbero contribuito a segregare e sorvegliare le vittime.

Secondo l’impostazione accusatoria (allo stato accolta dal G.I.P.), sono stati contestati agli indagati 37 capi d’imputazione, tutti relativi a delitti commessi per mantenere e consolidare il predetto schema delittuoso, finalizzato allo sfruttamento della prostituzione.

Lo stato di soggezione psicologica in cui sarebbero state indotte le vittime sarebbe sfociato, in alcuni casi, in vera e propria riduzione in schiavitù, con il controllo delle comunicazioni effettuate attraverso cellulari e social networks e con l’impedimento ad allontanarsi dai luoghi in cui erano costrette a vivere.

Nel mese di marzo del 2017, una delle giovani vittime fu travolta da un’auto mentre era in strada, da sola, subito dopo aver tentato di sottrarsi allo sfruttamento, riportando una grave frattura alla gamba sinistra. Le attività d’indagine hanno consentito di accertare che tale aggressione, concretizzatasi in un vero e proprio tentato omicidio, sarebbe stata effettuata su iniziativa del leader del gruppo criminale, conosciuto dalle vittime con il soprannome “il Principe”.

Il flusso di denaro generato dal predetto schema criminale ammonterebbe, secondo le prime stime, a circa 3 milioni di euro annui. Sono in corso perquisizioni finalizzate all’individuazione ed al sequestro dei proventi delittuosi.

Dei 20 indagati, 12 sono stati condotti in carcere e 5 sottoposti agli arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, la quale valuterà, nel contraddittorio con la difesa, gli elementi di prova raccolti a loro carico.

Con il supporto del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, proseguono le ricerche di altri tre membri dell’associazione, allo stato irreperibili sul Territorio Nazionale.

È importante ribadire che gli accertamenti sono nella fase delle indagini preliminari, in attesa di essere sottoposti al vaglio giurisdizionale nel contraddittorio delle parti.


Arrestato a Roma dalla polizia un narcotrafficante della ‘ndrangheta calabrese

 

Roma, 20 agosto 2014 – Catturato ieri sera a Roma dalla Polizia di Stato il latitante Vincenzo Crisafi, ritenuto vicino alle cosche Romeo e Giorgi di San Luca (RC).

Il latitante è stato catturato dagli investigatori del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, della Squadra Mobile di Reggio Calabria e Roma e del Commissariato di P.S. di Siderno (RC), a conclusione di prolungati servizi di osservazione e pedinamento svolti nell’ambito di una complessa attività di indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

Il Crisafi si era sottratto, il 24 luglio scorso, all’esecuzione del fermo di indiziato di delitto emesso, per traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nei suoi confronti e di altri dodici soggetti, dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nell’ambito di una operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria,  

Il latitante è stato riconosciuto e fermato dagli investigatori della Polizia di Stato in Via Appia nel quartiere San Giovanni in Roma, lo stesso non ha opposto alcuna resistenza.

Nello specifico, l’uomo è ritenuto responsabile, in concorso con altri trafficanti, di aver acquistato ed importato in Italia:

  • attraverso il porto di Gioia Tauro un ingente quantitativo di cocaina prima del 22 maggio 2013;
  • attraverso il porto di Rotterdam, un ingente quantitativo di cocaina pari a 75 o 100 kg giunto su una nave MSC, con rotta Callao (Perù)-Rotterdam, da trasportare in Italia a bordo di un camion, in data antecedente al 23 giugno 2013;
  • in qualità di intermediario, 469 kg di cocaina trasportati dal Sud America attraverso un veliero. Fatto commesso in Sud America e Gioia Tauro nei mesi di giugno, luglio ed agosto 2013;

Dopo le formalità di rito, Vincenzo Crisafi è stato associato presso la casa circondariale di Roma a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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Fonte: Polizia di Stato

Caserta: carabinieri sequestrano 10 pozzi di falda acquifera, contenevano rifiuti speciali e pericolosi

Caserta, 13 agosto 2014 – Nell’ambito di un’articolata indagine, coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe, unitamente ai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Caserta, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di 10 pozzi di falda acquifera, ubicati nel comune di Casal di Principe, di proprietà di privati cittadini, emesso dal Gip presso il Tribunale di Napoli.

L’indagine ha consentito di:

  • riscontrare le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia sullo sversamento dei rifiuti speciali e pericolosi, attività posta in essere dalle locali organizzazione camorristiche – fazione Schiavone negli a i 80′ e 90′.,
  • individuare un sito di sversamento di rifiuti mediante attività di scavo e carotaggi eseguiti nel settembre del 2013 e nel febbraio del 2014 in Casal di Principe (CE), via Circumvallazione altezza intersezione via Isonzo;
  • accertare, attraverso analisi effettuate s e particelle di terreno del sito, la presenza di stagno, berillo ed idrocarburi pesanti oltre la soglia di contaminazione e la presenza di amianto, rifiuto speciale pericoloso per natura, e di altre sostanze chimiche, i cui valori di concentrazione sono tuttavia inferiori al limite di legge, tali da essere classificati come rifiuti speciali allo stato non pericolosi;
  • accertare, attraverso l’analisi delle acque sotterranee prelevate dai pozzi oggetto di sequestro, la contaminazione della falda come conseguenza della realizzazione degli interramenti illeciti poiché sono risultati periori alla CSC (concentrazione soglia contaminazione) i parametri manganese e solfati oltreche tetracloroetilene, sommatoria organo alogenati, tribromometano, dibromoclorometano, 1,2-dicloropropano, zinco, piombo, nitriti e nitrati.

I pozzi sequestrati sono stati affidati ai proprietari dei terreni sui quali insistono, nominati all’uopo custodi giudiziari, con i relativi obblighi di legge. Lo stesso decreto di sequestro è stato notificato a 4 soggetti indagati, affiliati al clan “dei Casalesi fazione Schiavon ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di adulterazione di acque (art. O c.p.) con l’aggravante del metodo mafioso (art. 7 L. 203/91).

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Fonte: Arma dei Carabinieri
(Comando provinciale di Caserta)


Caserta: carabinieri sequestrano beni per 2 milioni di euro ai prestanome di Antonio Iovine

Caserta, 31 luglio 2014 – Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Reparto Operativo di Caserta, coordinati dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), nell’ambito di un’articolata indagine, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro nei confronti di dieci soggetti considerati intestatari fittizi di beni riconducibili ad Antonio Iovine detto “O’ Ninno”, esponente di vertice dell’omonima fazione della consorteria criminale dei Casalesi ed attualmente testimone di giustizia.

In particolare sono stati identificati i dieci prestanomi che avevano intestati beni immobili e terreni, dislocati tra le province di Caserta e Modena e riconducibili al citato Iovine.

Le dichiarazioni, e i successivi accertamenti, hanno tracciato un quadro chiaro della situazione degli immobili che Iovine aveva messo da parte negli anni di latitanza e che costituiscono parte del proprio patrimonio esclusivamente personale. È stato inoltre accertato che i fittizi proprietari non avevano palesemente disponibilità economiche tali da giustificare la proprietà dei cespiti.

Tra i beni oggetto delle indagini vi è anche una ditta, intestata ad uno degli indagati ma riconducibile di fatto al sodalizio camorristico, che aveva ottenuto in concessione un terreno da parte del comune di San Cipriano d’Aversa (CE) in area P.I.P. per edificarvi un capannone industriale poi non costruito.

Rilevante è poi la circostanza che uno degli intestatari fittizi, è la figlia del proprietario dell’abitazione in cui lo stesso Iovine fu catturato al termine della sua latitanza.

Il valore complessivo dei beni sequestrati (costituito da 4 ville di grandi dimensioni, 1 autorimessa, 1 appartamento e 2 terreni) è di circa 2 milioni di euro.

I magistrati della DDA interessati nell’operazione sono il procuratore capo Giovanni Colangelo, il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e i sostituti procuratori Antonello Ardituro, Cesare Sirignano, Alessandro D’Alessio.

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Fonte: Arma dei Carabinieri


Traffico di migranti (video): indagati dalla DDA di Palermo cittadini africani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

 

Palermo, 1 luglio 2014 – La Polizia di Stato di Palermo ha eseguito, nelle province di Agrigento, Catania, Milano, Roma e Torino, 9 decreti di fermo e notificato 5 informazioni di garanzia, in stato di libertà, emesse dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di 14 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, nonché di favoreggiamento dell’immigrazione e della permanenza clandestina, aggravati dal carattere transnazionale del sodalizio malavitoso.

Le indagini, condotte dalle Squadre Mobili di Palermo ed Agrigento coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, furono avviate dopo il tragico naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013, nei pressi di Lampedusa e nel quale persero la vita almeno 366 migranti, hanno consentito di ricostruire, anche attraverso mirate attività tecniche, la struttura organizzativa e le dinamiche criminali di un pericoloso sodalizio malavitoso transnazionale, composto da soggetti eritrei, etiopi e sudanesi, che ha favorito, traendone ingenti profitti economici, l’immigrazione illegale di diverse centinaia di connazionali.

Errore
Questo video non esiste

(nel video il testo delle intercettazioni telefoniche)

Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano un cittadino etiope e uno cittadino sudanese, ritenuti, da tempo, tra i più pericolosi e importanti trafficanti di migranti. In particolare, è emerso che quest’ultimo aveva il ruolo di raccogliere a Khartoum (Sudan), una consistente parte di migranti che venivano trasferiti, spesso con modalità vessatorie, a Tripoli (Libia), dove l’altro, dopo averli tenuti “segregati” in diverse abitazioni, di cui ha la disponibilità, li faceva imbarcare su natanti fatiscenti diretti verso le coste siciliane.

Le investigazioni hanno consentito, altresì, di individuare una cellula della medesima associazione criminale, composta da cittadini eritrei operanti in Italia, in particolare nelle province di Agrigento e Roma, che favoriva la permanenza illegale di migranti clandestini sul territorio nazionale e ne agevolava il successivo espatrio, sempre illegalmente, verso altri Paesi dell’Unione Europea, in particolare Norvegia e Germania, o del continente americano, tra tutti il Canada.

Nel corso delle indagini sono emersi, inoltre, precisi riferimenti alle continue violenze fisiche e alle reiterate torture che hanno subito numerosi migranti, nonché ai ripetuti stupri, anche di gruppo, cui sono state sottoposte diverse donne.

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Fonte: Polizia di Stato

 


Sicilia: identificate 10 persone ritenute responsabili traffico di stupefacenti

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Caltanissetta, 28 gennaio 2014 – Arrestate 10 persone dalla Polizia di Stato di Caltanisetta in collaborazione col Commissariato di P.S. di Augusta (SR). Le indagini, svolte dal Commissariato di P.S. di Leonforte, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Caltanissetta, hanno consentito l’identificazione delle 10 persone ritenute responsabili di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.

Le indagini, che sono state condotte attraverso intercettazioni e classici metodi investigativi, quali appostamenti e pedinamenti, hanno portato a numerosi sequestri di stupefacenti e alcuni arresti in flagranza di reato.

Fonte: Polizia di Stato


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