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Cambio di comandante al NATO Joint Force Command, alla guida un generale italiano

Il generale Riccardo Marchiò subentra al generale Salvatore Farina. Per la seconda volta un generale italiano è chiamato alla guida del NATO Joint Force Command (JFC) di Brunssum. 

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Brunssum – Paesi Bassi, 21 febbraio 2018 – Si è svolta questa mattina la cerimonia di cambio al comando del NATO Joint Force Command (JFC) di Brunssum tra il generale Salvatore Farina, cedente, e il generale Riccardo Marchiò subentrante.

Oltre al generale Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa, erano presenti numerose autorità militari e civili dell’Alleanza Atlantica, tra cui il generale Curtis Scaparotti, comandante supremo delle forze NATO in Europa (SACEUR), e l’ammiraglio Rob Bauer, capo di Stato Maggiore della Difesa olandese.

A margine della cerimonia, il generale Claudio Graziano ha rimarcato che il generale Salvatore Farina, alla guida del JFC da marzo del 2016, e destinato ad assumere, tra pochi giorni, l’incarico di capo di Stato Maggiore dell’Esercito, è stato il primo comandante italiano di questo importante comando della NATO. Il fatto che a succedergli sia un altro generale italiano è “testimonianza e riconoscimento della professionalità espressa e dell’impegno profuso in questi anni dalle nostre Forze Armate, in ogni teatro operativo in cui la NATO è stata chiamata ad operare, nonché dell’indiscusso prestigio di cui il nostro Paese gode all’interno dell’Alleanza”.

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Il capo di Stato Maggiore ha poi affermato che “di fronte alle attuali minacce alla sicurezza internazionale, nessun Paese ha la capacità e i mezzi per poter agire efficacemente da solo e, quindi, il ruolo delle organizzazioni internazionali, come la NATO e l’Unione Europea, assume una rilevanza senza precedenti e ci è richiesto di parteciparvi con un ruolo da protagonisti”.

Il generale Claudio Graziano ha poi concluso ringraziando calorosamente, anche a nome delle Forze Armate, il generale Farina per gli importanti traguardi conseguiti nel suo periodo di comando. Infatti, ha ricordato che “il JFC di Brunssum è stato un interprete importante nel processo di irrobustimento delle misure di deterrenza e difesa collettiva dell’Alleanza, attraverso lo schieramento di quattro battlegroups multinazionali; l’enhanced Forward Presence (eFP) nei tre Stati baltici e in Polonia; il rafforzamento delle attività di protezione dello spazio aereo; l’Air Policing, nonché nelle attività di sostegno e supporto alle forze di sicurezza dell’Afghanistan, teatro operativo di cui Brunssum è direttamente responsabile”. Un particolare augurio è andato al generale Marchiò, di cui ha ricordato l’ampia esperienza internazionale (è stato infatti vice comandante del Corpo di Reazione Rapida britannico e comandante di quello italiano), per un proficuo periodo al comando del JFC di Brunssum.

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Il NATO JFC di Brunssum è un comando di livello operativo della componente militare dell’Alleanza Atlantica che ha, tra i suoi principali compiti, il comando e controllo della missione “Resolute Support” in Afghanistan, il comando operativo della NATO Responce Force (a rotazione con il “comando gemello” di Napoli), nonché la gestione delle attività di presenza e deterrenza sul fianco est della NATO.

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Il generale Graziano riceve il ministro della Difesa afghano generale Bahramee

Il generale Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa, ha ricevuto il ministro della Difesa della Repubblica Islamica di Afghanistan, generale Tariq Shah Bahramee. Al centro dei colloqui sono stati evidenziati i progressi compiuti dalla forze di sicurezza afgane.

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Roma, 20 febbraio 2018 – Questa mattina, il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, ha accolto il ministro della Difesa della repubblica islamica dell’Afghanistan, generale Tariq Shah Bahramee, in visita nel nostro Paese.

Preceduta dalla resa degli onori da parte di un picchetto interforze, presso il cortile di Palazzo Esercito, la visita è proseguita con l’incontro tra le due autorità, successivamente allargato anche alle rispettive delegazioni.

Il generale Graziano ha voluto rimarcare che “l’impegno delle Forze Armate italiane in Afghanistan è stato e resta rilevante, anche in considerazione del fatto che siamo i secondi contributori di truppe dopo gli Stati Uniti. In Afghanistan – ha proseguito il capo di Stato Maggiore della Difesa – si è scritta una pagina importante della nostra storia militare e ancora oggi i nostri militari sono lì per sostenere, con l’addestramento e con l’assistenza, le forze di sicurezza afgane affinché siano in grado di riprendere il pieno controllo del proprio territorio e possano garantire adeguatamente la sicurezza dei propri cittadini”. Il generale Graziano si è poi complimentato con il ministro Bahramee per i risultati conseguiti dalle forze di sicurezza afgane in termini di accrescimento della capacità operative oggi esprimibili e di professionalità.

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Il ministro Bahramee ha ringraziato la Difesa italiana per quanto finora fatto per il suo paese, riferendosi alle attività svolte e ai risultati ottenuti dai militari italiani nella provincia di Herat, come un modello da seguire e da applicare in tutto l’Afghanistan. Ha poi elogiato la capacità, tutta italiana, di dare complementarità e sinergia tra attività militari e quelle di cooperazione civile ed ha avuto parole di profondo apprezzamento per l’alta funzione formativa e addestrativa che i militari italiani svolgono, soprattutto a favore del 207° corpo d’armata dell’Esercito afghano. In particolare, ha lodato l’impegno nell’addestramento del personale femminile, tanto dell’Esercito quanto delle forze di polizia afgane, e nel contrasto degli ordigni esplosivi. Il ministro ha quindi concluso rammentando gli storici e solidi legami tra i due Paesi, definendo l’Italia un partner strategico per la crescita e lo sviluppo sociale dell’Afghanistan.

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Oggi, sono circa 900 militari italiani impiegati tra Herat e Kabul, nell’ambito della missione NATO “Resolute Support”, per sostenere l’Afghanistan e continuare a supportarlo in questo delicato momento di lotta al terrorismo.

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Fonte e immagini: Stato Maggiore Difesa
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Roma: presentazione del libro “Cefalonia: il processo, la storia, i documenti”

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Roma, 14 febbraio 2018 – Il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, ha aperto le porte alla presentazione del libro “Cefalonia: il processo, la storia, i documenti” del dottor Marco De Paolis, procuratore della Repubblica presso il tribunale militare di Roma, co-autore con la professoressa Isabella Insolvibile.

Inquadrato nell’abito della collana “I processi per i crimini di guerra tedeschi in Italia” di previsti sette volumi (di cui questo è il terzo) editi da Viella Editrice, il libro è dedicato ai tragici eventi di Cefalonia e nasce da un’iniziativa editoriale sponsorizzata dall’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, già Istituto Nazionale per la Storia del movimento di liberazione in Italia e finanziata anche dalla Regione Toscana.

La presentazione si è svolta nella Biblioteca Militare Centrale di Palazzo Esercito, con un dibattito nel quale hanno interagito oltre agli autori, il generale Claudio Graziano e il professore Enzo Fimiani, dell’università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti e Pescara, moderati dal dottor Gianluca Di Feo, vice direttore ed autorevole firma del quotidiano “Repubblica”.

Ogni evento storico, tanto militare quanto civile, rappresenta un imprescindibile insegnamento per poter progredire e procedere verso il successo, sia esso militare o della società” ha esordito il capo di SMD, “in tal senso, l’istituzione militare ha il dovere di farsi promotrice di iniziative volte a tramandare la memoria storica presso la società civile. Per questo motivo, abbiamo aderito volentieri alla proposta del Procuratore De Paolis di presentare questo prezioso volume”.

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Il recupero dei documenti nella fase giudiziaria ha contribuito a migliorare la conoscenza della storia grazie all’acquisizione di fonti inedite – dalle sofferenze dei familiari delle persone coinvolte nel tragico eccidio nasce lo sviluppo della cultura della pace che può contribuire anche alla nostra sicurezza” ha aggiunto il dottor Marco De Paolis.

Il professore Fimiani ha concentrato l’attenzione nell’ambito dei fatti di Cefalonia sostenendo che l’evento è figlio di un susseguirsi di vicende storiche in cui le decisioni dei comandanti sono da inquadrare nell’ambito del complesso scenario storico.

E’ stato possibile raccontare i fatti della strage di Cefalonia attraverso l’analisi di migliaia di documenti, tra questi molti inediti con la voce dei carnefici tedeschi” come ha aggiunto la professoressa Isabella Insolvibile nel sottolineare la straordinarietà del lavoro di indagine svolto.

Cefalonia è fondamentale nella storia militare e, più in generale, nella storia nazionale, perché rappresenta il primo atto della resistenza dei militari italiani, sebbene gli storici non siano ancora pienamente concordi sull’intera ricostruzione delle vicende avvenute nell’isola jonica” ha concluso il generale Claudio Graziano, che ha rivendicato la rilevante e imprescindibile opera delle Forze Armate nella resistenza e nella guerra di liberazione, ricordando anche gli oltre 600.000 internati militari italiani.

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Il volume

A seguito dell’armistizio, nel settembre 1943, sull’isola di Cefalonia si consumò il più grande massacro di soldati italiani della seconda guerra mondiale. Reparti tedeschi, perlopiù appartenenti alla 1^ Gebirgs-Division Edelweiss, sterminarono in pochi giorni migliaia di soldati italiani della divisione “Acqui”, eseguendo un ordine di Hitler. Consumata la strage di massa, gli ufficiali italiani superstiti furono uccisi in quello che è passato alla storia come “l’eccidio della casetta rossa”. La documentazione utilizzata per l’indagine e il processo (celebrato solo a settant’anni dall’evento), di cui nel volume si dà conto, fornisce materiale utile per chiunque voglia approfondire la conoscenza di un episodio cruciale della nostra storia: fonti italiane, tedesche e anglo-americane, relazioni degli organi investigativi e, soprattutto, verbali d’interrogatorio risalenti a differenti fasi d’indagine sono oggi un patrimonio a disposizione di tutti.

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Fonte e immagini: Stato Maggiore Difesa
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Il generale Claudio Graziano alla cerimonia di cambio di comandante del corpo della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera

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Roma, 9 febbraio 2018 – Cerimonia per il passaggio di consegne del comando generale delle Capitanerie di Porto, dall’ammiraglio Vincenzo Melone all’ammiraglio Giovanni Pettorino, questa mattina, presso la sede della Guardia Costiera.

La cerimonia è avvenuta alla presenza del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, del capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano e del capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Walter Girardelli.

Il generale Graziano, nell’evidenziare il particolare impegno profuso in questi anni dalla Capitaneria di Porto, nella salvaguardia della vita umana in mare, ha affermato “le attività di ricerca e salvataggio svolte hanno consentito di contenere i drammatici esiti dell’imponente fenomeno migratorio che investe il nostro Paese e tutto il continente Europeo”. Il capo di SMD ha citato anche i numeri: solo nel 2017 sono stati infatti soccorsi più di 28.000 migranti e 115.000 sono le persone portate in salvo complessivamente in operazioni coordinate dal Comando Generale. “Una serie di risultati importantissimi – ha continuato il Generale Graziano- che non si sarebbero potuti concretizzare senza lo straordinario sforzo operativo ed organizzativo offerto dalle donne e dagli uomini della Guardia Costiera”.

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Il capo di SMD alla fine del suo discorso si è rivolto al personale schierato e ha dichiarato che “Le Forze Armate hanno il dovere di porre in essere ogni possibile soluzione per garantire al proprio personale di poter operare al meglio, avendo a disposizione le migliori risorse disponibili e sapendo che la propria sicurezza è sempre tutelata al massimo. È questa una responsabilità imprescindibile dei comandanti a ogni livello e a cui mai le Forze Armate hanno derogato”.

Gli obiettivi raggiunti in questi anni dalle Capitanerie di Porto sono frutto della lungimirante azione di comando posta in essere dall’ammiraglio Vincenzo Melone, che lascia oggi l’incarico di comandante generale del corpo e il servizio attivo dopo ben 46 anni di incondizionato impegno. All’ammiraglio Giovanni Pettorino ha infine augurato ogni successo per l’impegno che sta per assumere.

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L’onorevole Manciulli incontra il generale Graziano

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Roma, 8 febbraio 2018 – L’onorevole Andrea Manciulli, fondatore dell’intergruppo parlamentare “Uniti contro il terrorismo” e presidente della delegazione parlamentare italiana presso l’assemblea parlamentare della NATO, ha incontrato oggi il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano.

Con l’occasione, il capo di SMD ha tracciato il punto della situazione generale sulle Forze Armate, anche alla luce dei nuovi impegni operativi internazionali. Particolarmente, interessante, poi, il confronto sugli attuali temi del terrorismo internazionale e dell’impiego delle Forze Armate in compiti di sicurezza interna, in concorso alle Forze di Polizia per il presidio e controllo del territorio.

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Modena: giurano gli allievi ufficiali del 199° corso Osare (video)

 

 

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Cordoglio del generale Graziano per il decesso del generale Castagnetti

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Gen. Fabrizio Castagnetti

Roma, 13 gennaio 2018 – Il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, appresa la triste notizia del decesso del generale di corpo d’armata dell’Esercito Fabrizio Castagnetti esprime alla famiglia dell’alto ufficiale profondo cordoglio e sentimenti di affettuosa vicinanza a nome delle Forze Armate e suo personale, definendolo una straordinaria figura di uomo e di soldato, Straordinaria figura di uomo e di soldato che ha sempre operato al servizio del Paese e ha fatto della fedeltà ed attaccamento alle istituzioni la sua ragione di vita”.

Il generale Castagnetti, che è stato capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal settembre 2007 al settembre 2009, nel corso della sua brillante carriera ha ricoperto incarichi di primo piano in Italia e all’estero tra cui quello di addetto militare a Washington, quello di comandante del COI e di comandante del Corpo di Reazione Rapida NATO NRDC-ITA di Solbiate Olona.

Il generale Castagnetti – ha sottolineato il capo di Stato Maggiore della Difesa – è stato promotore di numerosi provvedimenti volti a ottimizzare l’impiego delle risorse e a dare maggiore efficienza alla componente operativa dell’Esercito”.

È stata una personalità – ha proseguito il generale Graziano – che ha fatto della fedeltà ed attaccamento alle istituzioni la sua ragione di vita. Una straordinaria figura di uomo e di soldato che ha sempre operato al servizio del Paese” ha concluso il generale Graziano.

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Fonte: Stato Maggiore Difesa
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