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‘ndrangheta, Carabinieri dei Cacciatori di Calabria arrestano esponente di spicco supportati dai Carabinieri di Locri

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Reggio Calabria, 13 marzo 2020 – “La lotta alla criminalità organizzata continua senza tregua anche in condizioni di grave emergenza come quelle che stiamo vivendo in queste ore. La notte scorsa infatti i Carabinieri dello Squadrone eliportato Cacciatori di Calabria, con il supporto dell’Arma territoriale di Locri, hanno arrestato Cesare Antonio Cordì, esponente di spicco della ‘ndrangheta. Il latitante è stato individuato a seguito delle violazioni delle prescrizioni decise dal governo per l’emergenza coronavirus. Ringrazio tutto il personale dell’Arma dei Carabinieri e di ciascuna Forza armata che, continuando ad operare con il massimo dell’impegno, fanno sentire sempre più forte la presenza dello Stato a salvaguardia della legalità e della sicurezza collettiva”, questo ciò che ha scritto in una nota il sottosegretario di Stato alla Difesa Angelo Tofalo ringraziando i militari dell’Arma per il lavoro svolto.

Ma come sono riusciti i Carabinieri a incastrare il latitante? L’intraprendenza nel violare le prescrizioni delle norme di emergenza coronavirus dettate in questi giorni dal Governo, ha fornito l’ultimo tassello agli investigatori dell’Arma: quell’abitazione non poteva essere solo il buen-retiro di un onesto cittadino.

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Nella tarda serata di ieri, sono risultate quindi fatali a Cesare Antonio Cordì, classe 1978, le condizioni ambientali generate dall’emergenza sanitaria in atto, impedendogli di celare la propria presenza in una casa tra le tante che, in questi giorni, vedono la sola fugace uscita per gli acquisti quotidiani di derrate alimentari.

È bastata poi il flebile bagliore di una sigaretta – carpito dalla fessura di una tapparella – per dare la certezza ai Carabinieri che, in quella casa in Contrada Monica di Bruzzano Zeffirio, ci fosse il ricercato sulle cui tracce erano ormai da giorni.

Ancora una volta i Carabinieri della provincia aspromontana si sono confermati inesorabili cacciatori di latitanti, pronti a imporre l’osservanza della giustizia a chi, dopo la commissione dei reati, prova a sottrarsi ulteriormente alle proprie responsabilità.  

Un’azione fulminea, quella dei militari delle Compagnie di Bianco e Locri, dei Carabinieri dello squadrone eliportato “Cacciatori d’Aspromonte”, che non ha concesso la minima possibilità alla  fuga già orchestrata da un ingresso secondario al figlio di Antonio “u ragiuneri”, il quale si era reso irreperibile in occasione dell’esecuzione dell’operazione “Riscatto” della Compagnia di Locri.

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Una manovra investigativa che, nell’agosto del 2019, aveva consentito ai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, di assestare un durissimo colpo alla storica cosca locrese dei “Cordì”, ai cui partecipi furono contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, illecita concorrenza con minaccia o violenza, trasferimento fraudolento di valori, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, con l’aggravante di aver agito per favorire gli interessi della ‘ndrangheta.

In particolare, a conclusione delle indagini coordinate dal Procuratore Aggiunto Giuseppe Lombardo e dai Sostituti Procuratori Giovanni Calamita e Diego Capece Minutolo, a carico di Cesare Antonio Cordì è stato emesso un provvedimento di custodia carceraria poiché indagato per trasferimento fraudolento di valori – aggravato perché commesso al fine di agevolare l’associazione mafiosa – in quanto, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, attribuiva fittiziamente alla moglie Teresa Giorgi la titolarità formale dell’esercizio commerciale “Dolcemente di Giorgi Teresa” ad Ardore.

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Sono in corso le indagini per ricostruire la rete che di persone che ha favorito la latitanza del 42enne esponente di spicco della ‘ndrangheta di Locri.

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Roma, i carabinieri arrestano i 2 giovani responsabili dell’omicidio del vicebrigadiere accoltellato in servizio

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Roma, 27 luglio 2019 – Nella nottata appena trascorsa, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla locale Procura della Repubblica, a carico di due 19enni statunitensi, per il reato di omicidio aggravato in concorso e tentata estorsione.

L’indagine, iniziata la notte precedente, immediatamente dopo l’aggressione mortale ai danni del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, e proseguita senza sosta visionando le immagini di video sorveglianza nonché le escussioni testimoniali, ha consentito agli inquirenti del Nucleo Investigativo capitolino di individuare, i due responsabili dell’efferato delitto, all’interno di un albergo romano già pronti per lasciare il territorio nazionale.

Nel corso della perquisizione della camera d’hotel, occupata dai due fermati, è stata rinvenuta e sequestrata l’arma del delitto, un coltello di notevoli dimensioni, abilmente nascosto dietro ad un pannello a sospensione del soffitto, nonché gli indumenti indossati durante il reato. I due, una volta in caserma, sono stati interrogati dai Carabinieri, sotto la direzione dei magistrati della Procura della Repubblica di Roma, di fronte a prove schiaccianti, hanno confessato i loro addebiti. 

Le indagini hanno consentito di accertare che poco prima dell’omicidio, i due giovani statunitensi avevano sottratto uno zaino ad un cittadino italiano, minacciandolo, nel corso di una telefonata, di non restituirglielo se non dietro la corresponsione di 100 euro ed 1 grammo di cocaina. Successivamente, i Carabinieri, contattati dalla vittima che aveva denunciato l’accaduto, si sono presentati all’appuntamento per bloccare i malfattori, i quali, nonostante i militari si fossero qualificati quali appartenenti all’Arma non hanno esitato ad ingaggiare una colluttazione, culminata nel tragico ferimento mortale del vice brigadiere.

I fermati sono stati tradotti presso la casa circondariale di Roma Regina Coeli a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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Vinitaly a Verona, Polizia stradale arresta due “esperti” in furto automobilistico

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Verona, 7 aprile 2019 – La Polizia di Stato di Verona in occasione del Vinitaly ha predisposto dei servizi per intercettare i ladri che in occasione della fiera sfruttano l’enorme massa di presenze per razziare le auto in sosta.

Durante l’allestimento per l’inaugurazione è arrivato il primo risultato. Gli uomini della polizia Stradale di Verona hanno preso in flagranza due autentici esperti del settore.

All’apparenza insospettabili, di 68 e 61 anni con molti precedenti per reati contro il patrimonio sono stati sorpresi con una attrezzatura completa che comprendeva un jammer (il dispositivo che consente di non far funzionare le chiusure delle auto) un duplicatore di frequenze oltre ai più tradizionali arnesi da scasso.

I due soggetti avevano già portato via un computer, due casse di vino e una carta per il rifornimento di carburante.

L’attenzione per chi in questi giorni andrà in fiera è di non lasciare oggetti di valore in auto, se possibile chiudere la vettura con le chiavi anziché il telecomando che, con le moderne tecnologie, sempre più spesso consente ai ladri di agire indisturbati senza aver bisogno di effrazioni ed in pochi istanti ripulire bagagliai e abitacoli.

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Fonte e immagini: Polizia di Stato
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Carabinieri di Chieti sequestrano armi e munizioni da guerra a pluripregiudicato del luogo

Chieti, 20 marzo 2019 – Nella notte, in Montesilvano (PE), a parziale conclusione di un’attività d’indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Chieti e della Compagnia Carabinieri di Montesilvano (PE), gli uomini dell’Arma hanno arrestato un pluripregiudicato 65enne del luogo. L’uomo, che deteneva all’interno della propria auto parcheggiata a pochi metri dalla sua abitazione, nel centro cittadino, due pistole semiautomatiche cal.7.65 e calibro 9 corto, una delle quali con matricola abrasa, diversi caricatori, un fucile automatico MP40 calibro 7.62, munizionamento calibro 7.62 per AK-47 meglio noto come Kalashnikov, nonché due bombe a mano di produzione ex Jugoslavia, è stato tradotto presso la casa circondariale di Pescara a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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L’uomo, che dovrà rispondere di detenzione di armi e munizionamento da guerra,  Le indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti proseguono al fine di accertare la provenienza delle armi presumibilmente dei paesi dell’Est.

Nel corso della mattinata, nel rispetto delle norme vigenti in materia di esplodenti,  le due bombe a mano sono state fatte brillare, in complete condizioni di sicurezza, sulla spiaggia di Montesilvano (PE), dal Nucleo Carabinieri Artificieri ed Antisabotaggio del Comando Provinciale di Chieti.

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Fonte e immaginiComando generale dell’Arma dei Carabinieri
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L’ex terrorista Cesare Battisti arrestato in Bolivia filmato mentre passeggia camuffato per le strade di Santa Cruz (video)

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Bolivia, 13 gennaio 2019 – Arrestato l’ex terrorista Cesare Battisti da un team di poliziotti italiani con la polizia boliviana. Polizia di Stato, Criminalpol, Antiterrorismo e Digos di Milano con la collaborazione dell’intelligence italiana lo hanno pedinato fino all’arresto. Fondamentale l’attività dei poliziotti Antiterrorismo italiano e del Servizio Cooperazione Internazionale Polizia. L’ex terrorista era già condannato in Italia per quattro omicidi, commessi tra il 1977 e il 1979.

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Durante la latitanza Battisti ha utilizzato la rete e i social e i suoi spostamenti sono stati controllati tramite il monitoraggio di 15 dispositivi digitali (tablet, pc e telefoni).

Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato, Federazione sindacale di Polizia, dopo l’arresto in Bolivia dell’ex terrorista latitante ha sottolineato “L’arresto di Cesare Battisti è un’ottima notizia che tutti aspettiamo da troppo tempo e che conferma oltre tutto come, quando c’è la volontà, la giustizia faccia sempre il suo corso e come l’attività di chi lavora per la legalità, caparbiamente e instancabilmente, come la nostra straordinaria intelligence, produca sempre i suoi risultati. Ora l’ottimismo c’è, ma cauto. Vogliamo credere in tutti i modi che non si verifichino problemi o lungaggini di sorta con l’estradizione. E’ chiaro che aspettiamo il prossimo determinante passo di vedere questo criminale arrivare in Italia ad occupare il posto che gli spetta in una cella dove dovrà restare fino all’ultimo dei suoi giorni. Nel passato abbiamo visto accadere in questa dolorosa vicenda delle cose indegne del rispetto dovuto a un Paese civile e democratico come l’Italia, e soprattutto delle tante famiglie che Battisti ha distrutto con la propria violenza. Un orrore che non ha proprio nulla di ‘politico’, ma che identifica semplicemente un crudele assassino che deve saldare il proprio debito senza sconti, senza ulteriori ritardi, e senza alcuna ulteriore possibile copertura. Nulla potrà attenuare la frustrazione di aver visto per tanto tempo un pluriomicida vivere in libertà, mentre le famiglie che ha devastato hanno subito la condanna del lutto e della sofferenza a vita, e mentre le Istituzioni che hanno tanto lavorato per far luce sui suoi crimini hanno subito la beffa dell’attesa. Ma adesso non è più tempo di vedere sfumare ciò che un intero Paese attende. Adesso deve arrivare inesorabile il momento di mettere questo criminale senza scrupoli davanti alle proprie responsabilità, al proprio vergognoso passato nel quale ha seminato orrore e lutto, per pagare finalmente il conto alla giustizia italiana”.

Nel video l’ex terrorista, poco prima di essere arrestato, mentre passeggia per Santa Cruz. 

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Fonte e immagini: Polizia di Stato
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Carabinieri del ROS individuano sequestratori dell’italiano Federico Motka nelle mani dei terroristi dello Stato Islamico (IS) per 14 mesi (video)

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Roma, 12 dicembre 2018 – Dalle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del R.O.S. stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari di Roma su richiesta del “Gruppo antiterrorismo“ della locale procura distrettuale, nei confronti di alcuni appartenenti all’organizzazione terroristica Stato Islamico (IS), gravemente indiziati di associazione con finalità di terrorismo internazionale e sequestro di persona a scopo di terrorismo.

Le indagini hanno consentito di individuare il gruppo criminale autore del sequestro del cittadino italiano Federico Motka, rapito in Siria nel marzo 2013 e rimasto nelle mani dei terroristi dello Stato Islamico (IS) per 14 mesi.

MOTKA Federico, unitamente al cittadino britannico HAINES Cawthorne David, entrambi dipendenti dell’ONG francese ACTED (Acronimo di “Agence d’Aide à la Coopération Technique et au Développement”, organizzazione non governativa francese, con sede a Parigi), fu sequestrato nei pressi del campo profughi di Atmeh, in Siria, non distante dal confine con la Turchia, mentre, a bordo di un veicolo dell’ONG (condotto da un dipendente locale di ACTED, loro interprete), si dirigeva presso la sede di quest’ultima, ubicata in una guest-house di Atmeh, provenienti da una località a sud-est di Aleppo.

Il connazionale, giunto in Siria l’8 marzo 2013, fu sequestrato intorno alle 17:00 del 12 marzo 2013 da un gruppo di jihadisti, armati di fucili mitragliatori, i quali, dopo aver bloccato il mezzo su cui viaggiavano il MOTKA ed il HAINES, li aveva caricati nel bagagliaio di un fuoristrada, trasportandoli presso il primo dei luoghi di detenzione, ubicato a circa due ore di viaggio dalla località del rapimento.

Nel corso della lunga prigionia, MOTKA Federico fu in contatto con numerosi ostaggi provenienti da svariati Paesi europei ed extracomunitari, condividendo periodi di detenzione con alcuni rapiti assurti tragicamente agli onori della cronaca, come i giornalisti statunitensi FOLEY James Wright e SOTLOFF Steven Joel, trucidati nel corso di barbare esecuzioni pubblicate da Stato Islamico e diffuse sui media internazionali, nonché il fotografo e corrispondente di guerra britannico John CANTLIE, noto per essere stato costretto a svolgere il ruolo di reporter dello Stato Islamico, tutt’ora irreperibile.

David HAINES, rapito insieme al MOTKA, venne decapitato a settembre 2014 da EMWAZI Mohamed.

I 14 mesi di detenzione, durante i quali tutti gli ostaggi vennero sottoposti ad un regime detentivo durissimo con episodi di crudeltà disumana, furono scanditi da 11 trasferimenti in altrettanti luoghi di prigionia distribuiti nella parte settentrionale della Siria all’epoca sotto il progressivo controllo di Stato Islamico (si vedano le cartografie e le immagini riportato nel video allegato).

Le indagini hanno consentito la completa ricostruzione delle fasi del sequestro e l’identificazione di molti carcerieri, anche attraverso una estesissima cooperazione giudiziaria e di polizia attivata tra i Paesi europei interessati, il tutto arricchito dal contributo dall’Intelligence italiana.

Il provvedimento è stato emesso nei confronti delle seguenti persone:

  • DAVIS Aine Leslie (nome di battaglia – n.d.b. – Abu Saleh), nato nel Regno Unito nel 1984;
  • KOTEY Alexanda Amon (n.d.b. Abu Seed), nato nel Regno Unito nel 1983;
  • ELSHEIKH El Shafee (n.d.b. Abu Aisha), nato in Sudan nel 1988, cresciuto nel Regno Unito;
  • NEMMOUCHE Mehdi (n.d.b. Abu Omar), nato in Francia nel 1985, detenuto in Belgio;
  • ALILOU Soufiane (n.d.b. Abu Jihad), nato in Belgio nel 1993, detenuto in Belgio;
  • BENGHALEM Salim (d.b. Abu Mohamed), nato in Francia nel 1980; di costui si sono perse le tracce mesi addietro ed è verosimile che egli abbia trovato la morte in quel Paese nel corso delle operazioni belliche.

In particolare nell’ampio gruppo di rapitori, è stata identificata una cellula formata da jihadisti anglofoni, soprannominati dagli ostaggi “the Beatles” (composta da DAVIS Aine Leslie, KOTEY Alexanda Amon, ELSHEIKH El Shafee e EMWAZI Mohamed), i più violenti tra i sequestratori, autori di torture e violenze immotivate, ed un gruppo di jihadisti francofoni costituito, tra gli altri, da NEMMOUCHE Mehdi (Autore della strage compiuta al Museo Ebraico di Bruxelles il 24 maggio 2014.), LAACHRAOUI Najim (Uno dei suicidi dell’attentato all’aeroporto di Bruxelles, in Belgio) il 22 marzo 2016.), BENGHALEM Salim e ALILOU Soufiane. EMWAZI, nome di battaglia Abu Mughareb, è noto alle cronache internazioni come l’autore di numerose decapitazioni, soprannominati “Jihadi John”, di origini Kuwaitiane, deceduto in Siria il 12.11.2015.

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Fonte e immagini: Arma dei Carabinieri
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Cantù: arresto in flagranza di reato per furto presso la piscina “Sporting Club 63” di Mozzate

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Cantù, 18 novembre 2017 – I militari della Stazione Carabinieri di Mozzate, all’esito di attività investigativa, hanno arrestato oggi, A. I. M., quarantottenne di Lomazzo (CO).
L’uomo, incensurato, ha iniziato a dedicarsi ai reati predatori in maniera decisamente artificiosa, riuscendo a racimolare, attraverso l’attività delittuosa iniziata ad ottobre di quest’anno e conclusasi oggi, un discreto bottino. Non colpi eclatanti, ma che se si fossero ripetuti nel tempo (come nelle mire del malvivente) avrebbero fruttato non poco.

foto-mozzate-1.jpgL’uomo, arrestato all’interno degli spogliatoi dell’ex Piscina Comunale ora “Sporting Club 63” di Mozzate, ha proposto, prima dell’episodio odierno, per ben sette volte (due volte andate a segno), il medesimo modus operandi. Perfettamente “mimetizzato” con tanto di accappatoio e asciugamano all’interno della struttura, nelle serrature degli armadietti installava dei distanziatori in gomma di colore bianco, occultati, che avrebbero consentito una chiusura solo apparente del meccanismo che di fatto non andava in chiusura perfetta.
Poi, fingendosi sempre un normale frequentatore della piscina, con il cacciavite nascosto sotto l’asciugamano e facendo attenzione che nessuno lo vedesse, con un semplicissimo “tocco” apriva l’armadietto “predisposto” in precedenza e ne portava via l’intero contenuto. Tutto ciò gli è stato possibile per poco.

Avuta notizia dei furti, i militari dell’Arma di Mozzate hanno iniziato ad indagare mediante prolungati servizi di appostamento e di pedinamento.
Fino a che, questa mattina, sono riusciti a cogliere il ladro seriale in flagranza di reato: con 450 euro di bottino, il cacciavite ed i gommini bianchi recuperati in tasca, l’uomo è stato immediatamente bloccato dai militari ed arrestato. A.I.M. è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Stazione Carabinieri di Mozzate, in attesa di giudizio direttissimo che si svolgerà nella giornata di lunedì.

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Fonte e immagini: Compagna Carabinieri di Cantù
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