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Polizia di stato e SIA rinnovano l’accordo sul cybercrime

Pansa

Alessando Pansa

Roma, 11 febbraio 2015 – E’ stato rinnovato a Roma l’accordo tra Polizia di Stato e SIA per la prevenzione dei crimini informatici sulle infrastrutture critiche di SIA.

La convenzione, firmata dal Capo della Polizia Alessandro Pansa e dall’Amministratore Delegato di SIA Massimo Arrighetti ha per obiettivo l’adozione condivisa di procedure di intervento e di scambio di informazioni utili alla prevenzione e al contrasto degli attacchi informatici di matrice terroristica e criminale.

Un’attività che per la Polizia di Stato sarà svolta dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (C.N.A.I.P.I.C.) della Polizia Postale e delle Comunicazioni.

L’accordo è stato stipulato la prima volta il 28 febbraio 2011 in attuazione del decreto del Ministro dell’Interno del 9 gennaio del 2008, che ha individuato le infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale, ovvero i sistemi ed i servizi informatici o telematici, gestiti da enti pubblici o società private, che governano i settori nevralgici per il funzionamento del Paese.

I positivi risultati raggiunti inducono a proseguire in forma sinergica la cooperazione tra il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni e SIA, volta alla prevenzione e alla repressione dei crimini informatici ispirata al principio di sicurezza partecipata.

Antonio Apruzzese

Antonio Apruzzese

Alla firma della convenzione erano presenti per il dipartimento della pubblica sicurezza, oltre al capo della polizia prefetto Alessandro Pansa, Roberto Sgalla direttore centrale per la polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della polizia di stato, Antonio Apruzzese direttore del servizio polizia postale e delle comunicazioni; per SIA erano presenti l’amministratore delegato Massimo Arrighetti, il direttore risk governance Raffaele Pace e il responsabile security David Neumarker.

SIA è un gruppo  europeo che si occupa della progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici dedicati alle istituzioni finanziarie e centrali, alle Imprese e alle pubbliche amministrazioni, nelle aree dei pagamenti, della monetica, dei servizi di rete e dei mercati dei capitali.

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Fonte: Polizia di Stato

Allarme truffe online: gli istituti di credito e le poste italiane NON inviano mail alla clientela con richiesta di dati

Roma, 27 luglio 2014 –La criminalità on line può travestirsi ad esempio da banca o da ufficio postale“. Così afferma in un’intervista il direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni dott. Antonio Apruzzese. “Abbiamo 1700 poliziotti specializzati in informatica che monitorano la rete, la nostra attività – aggiunge il direttore – vuole essere un’ingegneria sociale che integra attività investigativa e tecnologia per debellare le illegalità on line, ogni mese cancelliamo in media 100 siti clonati“.

Sono già 43mila le denunce per i primi 6 mesi del 2014 a cui sono seguiti 23 arresti e 2600 indagati, con un recupero delle truffe sull’home banking già di 800 mila euro. Risultati importanti che focalizzano il grande impegno della Polizia di Stato sul fronte delle frodi informatiche. 

Il 70% dei milioni di mail che circolano in Italia sono spam e cioè spazzatura, ma innocua per l’utente, il 15% sono invece tentativi di “abbocco all’amo” e cioè phishing e se ne registra un lieve incremento durante l’estate. Gli istituti di credito e le poste italiane NON inviano mail alla clientela con richiesta di dati, e le operazioni di home banking sono possibili nella apposita area riservata; sono evidentemente tentativi di carpire i dati personali per poi utilizzarli fraudolentemente. 

I consigli del dott. Antonio Apruzzese per evitare di essere truffati sul web: 

  1. non fornire mai i dati personali via mail,
  2. evitare di registrare la propria mail sui vari social network riducendo sensibilmente la ricezione di spam,
  3. utilizzare solo siti recensiti e ufficiali per acquisti on line e che prevedano la procedura di digitazione dei codici personali in area protetta identificabile dal lucchetto prima dell’ https nell’indirizzo della pagina,
  4. eventualmente usare una mail dedicata per gli acquisti on line,
  5. diffidare dagli acquisti last second troppo fuori mercato,
  6. infine, rivolgersi immediatamente alla polizia postale anche eventualmente sul sito www.commissariatodips.it  e sulla pagina Facebook Una Vita da social.

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Fonte: Polizia di Stato


Premiato lo spot sul cyberbullismo realizzato dalla Polizia Postale e dal Moige

Roma, 18 giugno 2017 – Premiato lo spot sul cyber-bullismo realizzato dalla Polizia Postale e dal Moige. Ieri mattina presso la Camera dei Deputati ha avuto luogo la cerimonia di premiazione “Un anno di Zapping” giunta alla settima edizione che vuole riconoscere le produzioni televisive che si sono distinte come eccellenze nella stagione 2013-2014.

Antonio Apruzzese

L’Osservatorio Media del Moige dopo un aver  monitorato  53 fiction, 57 programmi di intrattenimento, 29 programmi per ragazzi e 40 spot, ha assegnato il premio allo spot sul cyber-bullismo con la seguente motivazione: “Per aver proposto un modo per riflettere sulla piaga del cyber bullismo perpetrato attraverso la rete. Uno spot istituzionale che si sofferma sulle reali conseguenze penali che tale fenomeno può comportare”.

A ritirare il premio il dott. Antonio Apruzzese (nella foto), direttore del servizio Polizia Postale.

 

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Fonte: Polizia di Stato

 


Polizia postale e FBI: 10 gli arrestati per pedofilia che utilizzavano reti darkweb

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Roma, 14 febbraio 2014 – Sin dalla fine degli anni ’90 il Servizio di Polizia Postale e delle Telecomunicazioni è impegnato nella lotta alla pedofilia sulla rete Internet. Sempre piu importante, in questo settore, sta diventando la modalità investigativa sottocopertura (undercover).
Con l’utilizzo di innovative metodologie investigative, che prevedono l’utilizzo delle più calibrate attività sottocopertura, sfruttando avanzate tecnologie, la Polizia Postale e delle Telecomunicazioni, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ha identificato 15 soggetti tutti responsabili di divulgazione e produzione di materiale pedopornografico, in una operazione denominata Sleeping dogs. Il nome dell’operazione prende il nome dal videogioco che ha consentito all’agente sottocopertura di entrare in contatto, attraverso una chat, con il primo soggetto., e con la scusa di farsi passare i “trucchi” per procedere nei vari livelli, l’agente è riuscito ad aprirsi una strada elettiva di comunicazione col soggetto in questione.
L’indagine, che ha avuto inizio nel 2011, è tuttora in corso.
Dal monitoraggio della rete, svolto dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni e dalle attività investigative sottocopertura, già a partire dal 2010 è emerso, come le darknet diventavano sempre di più il luogo virtuale dove la presunzione di anonimato sembrava più efficace a chi voleva delinquere, una lenta ma progressiva migrazione degli abusatori di minori e dei pedopornografi su queste piattaforme.

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Delucidazioni sugli esiti dell’operazione Sleeping Dogs sono state fornite durante una conferenza presso l’Ufficio Relazioni Esterne e Cerimoniale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza in piazza del Viminale a Roma. Sono intervenuti per dare informazioni dettagliate in merito alle indagini: il direttore della Polizia Postale Antonio Apruzzese, il dottor Carlo Solimene, direttore della Divisione investigativa della polizia postale, la dottoressa Elvira D’Amato, Vice Questore Aggiunto, Funzionario del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni addetto al Coordinamento operativo delle indagini di Pedofilia in Rete, l’agente speciale Jason Fickett, responsabile dell’ufficio FBI in Italia e il Procuratore Aggiunto della Procura della Repubblica Maria Monteleone.

Esiti dell’operazione Sleeping dogs
Non esiste un vero e proprio identikit di chi commette reati di pedofilia, né per età e né per estrazione sociale. I soggetti individuati sono 15 italiani adulti maschi di cui 10 posti in stato di arresto, con età compresa tra i 24 e 63 anni (età media 45 anni) , in gran parte celibi, quattro i coniugati di cui due separati con figli.
Tra i 10 arrestati ci sono impiegati di banca, liberi professionisti, operai specializzati, prevalentemente provenienti da Nord e Centro Italia (Lazio).
Due soggetti sono stati in passato accusati di abuso e maltrattamento in famiglia e detenzione di materiale pedopornografico.
Sono stati compiuti e fotografati abusi sessuali recenti su tre minori italiani di età compresa tra i 5 e i 10 anni. Le immagini sono state condivise su Tor ma i bambini, localizzati e posti in salvo, sono attualmente al sicuro presso le loro famiglie. Uno solo degli abusanti arrestati era parente della piccola vittima.
Per gli accusati sono state ottenute già tre condanne definitive a 5 anni e 7 mesi, 5 anni e nove mesi e 7 anni. Due dei condannati si stanno già sottoponendo a psicoterapia.

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Undercover e Dark web
Gli undercover sono operatori specializzati che operano all’interno del CNCPO, Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia On-line, del Servizio di Polizia Postale e delle Telecomunicazioni. Il Centro ha il compito, oltre che di monitorare il web, anche di raccogliere le segnalazioni provenienti da più parti: dagli organi di polizia stranieri così come dai soggetti pubblici e privati, nonché dai gestori di servizi in Rete.
Gli undercover sono costantemente impegnati ad aggiornare le tecniche della sottocopertura, e sono particolarmente attivi sul nuovo fronte di investigazione, incentrato sull’utilizzo dei complessi sistemi della navigazione, primo fra tutti le cosiddette reti Tor, che riguardano l’utilizzo di reti alternative e di canali del web profondo come “deep web”.
In modalità sottocopertura la Polizia Postale riesce ad addentrarsi  in questi canali non rilevabili dai normali motori di ricerca, canali non in chiaro, da qui la denominazione di “Darknet” o “Deepweb”, il lato segreto e oscuro di Internet. Solitamente nella rete si cerca visibilità, nel caso del Darknet invece si cerca di rendere i siti invisibili e non trovabili dai motori di ricerca. Sono proprio le “darknet” i nuovi circuiti della rete, più prossimi ai reali produttori del materiale pedopornografico, ovvero a soggetti che abusano di piccole vittime ed adoperano la propria “merce di scambio” come effetto moltiplicatore di nuovi abusi su commissione.

Collaborazione internazionale
Dal 1998 la legge n.269 consente agli investigatori della Polizia Postale, in via esclusiva, di immettersi nel web sotto mentite spoglie, ed assumere identità di copertura per scardinare i circuiti della criminalità pedofila. La sfida tecnologica e delittuosa delle pedo-community è stata raccolta, anche a livello internazionale, dalle Forze dell’Ordine, che si sono coalizzate a livello globale sotto l’egida di Europol, nell’ambito del costante e più ampio dialogo Europa-USA. Dialogo costante è con i colleghi dell’FBI, con la condivisione di piattaforme operative comuni altamente operative. L’FBI ha avviato da molti anni iniziative aperte alle forze dell’Ordine provenienti da qualsiasi paese, per le finalità della lotta alla pedofilia in rete. Diverse sono le indagini ancora in atto negli Stati Uniti non ancora concluse.

Elvira D’Amato, Coordinatrice CNCPO – Jason Fickett, responsabile FBI Italia

L’operazione sleeping dogs, coordinata dal Procuratore Aggiunto dottoressa Maria Monteleone e dal Sostituto Procuratore dottor Eugenio Albamonte della procura della Repubblica di Roma, ha, da subito, colto il carattere transnazionale delle indagini, valorizzando interventi investigativi, sia sul fronte interno che sul versante della collaborazione internazionale giudiziaria e di Polizia.

di Monica Palermo

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Foto: © Monica Palermo


Safer Internet Day 2014: la Polizia incontra 60.000 studenti

La Polizia di Stato ed il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con Una vita da social  l’11 febbraio per incontrare 60mila studenti  sul tema del cyber bullismo.

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8 febbraio 2014 – Nell’ambito delle iniziative promosse per celebrare il Safer Internet Day 2014, che quest’anno si terrà l’11 febbraio, la Polizia Postale e delle Comunicazioni in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, ha organizzato seminari e incontri sul tema del cyber bullismo in tutte le scuole italiane.

Si tratterà di un’edizione speciale del progetto Una vita da social che prevede, per l’11 febbraio, lo svolgimento in contemporanea di  workshop presso le scuole di 100 capoluoghi di provincia italiani.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni, grazie al supporto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che sostiene con forza la necessità di educare all’uso responsabile del web i ragazzi, incontrerà oltre 60.000 studenti in occasione del Safer Internet Day, con lo slogan  “Creiamo un internet meglio insieme“.

Una vita da social è una campagna educativa itinerante sviluppata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, con l’obiettivo di aiutare gli utenti della Rete a navigare in piena sicurezza e gestire con consapevolezza e controllo i dati condivisi online. L’iniziativa si compone inoltre di una pagina facebook unavitadasocial  nella quale sono riportate tutte le attività e le impressioni dei giovani studenti.

Lo scopo delle attività di formazione è insegnare ai ragazzi a sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre rischi connessi all’adescamento, cyber bullismo, alla violazione della privacy altrui e propria, al caricamento di contenuti inappropriati, alla violazione del copyright e all’adozione di comportamenti scorretti o pericolosi per sé o per gli altri.

La formazione informazione sui temi della sicurezza e dell’uso responsabile della rete è un impegno quotidiano della Polizia di Stato e la collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, della Università e della Ricerca è assolutamente determinante, soprattutto dopo i numerosi gravi fatti di cronaca di questi giorni.

Iniziative  come la giornata mondiale dedicata alla sicurezza in Internet – ormai celebrata in oltre 100 paesi – sono di grande importanza perché aiutano a portare il tema della sicurezza della rete all’attenzione di un grande numero di utenti, soprattutto adulti, che sono oggi nel nostro paese quelli meno coscienti dell’importanza di educare i minori a un uso sicuro, consapevole e responsabile della rete.

“Il nostro osservatorio privilegiato sulle dinamiche di utilizzo illecito o deviante del web – dichiara Antonio Apruzzese, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – ci permette di confermare anche a livello italiano il quadro dei rischi che emerge dai risultati della ricerca in ambito europeo. Di qui il nostro continuo impegno, oramai decennale, in una costante azione di vigilanza e di “vicinanza” a fianco di tutti i soggetti,  pubblici e privati, impegnati a promuovere le più utili forme di sensibilizzazione stimolando esperienze di vita digitale sempre responsabili, rispettose delle regole e, principalmente, della dignità delle persone, che non smettono di essere tali sul Web.”

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Fonte: Polizia di Stato


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