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Incendi, Sicilia: l’Esercito interviene a Enna, quarto intervento in provincia di Agrigento da parte dell’Aeronautica

HH 139

Sigonella (SI), 30 luglio 2018 – Un elicottero HH 412A del 2° reggimento aviazione dell’Esercito è decollato da Sigonella alle 15 di oggi su richiesta della Sala Operativa Unificata della Regione Siciliana per un incendio che è divampato nel comune di Piazza Armerina, provincia di Enna. L’intervento è durato un’ora e quaranta e sono stati riversati 8 mila litri di acqua.

Ancora in corso invece l’intervento di un elicottero HH-139 dell’82° Centro C.S.A.R. (Combat Search and Rescue) di Trapani Birgi, impegnato da questa mattina nelle operazioni di spegnimento di un vasto incendio che si è sviluppato nella zona di Catena-Sabuca di Sicilia, in provincia di Agrigento. Qui sono stati già effettuati più di 40 sganci, per oltre 30 mila litri di acqua riversati sulle aree colpite dai roghi attraverso la speciale benna di cui è dotato l’elicottero. Dopo il cambio di equipaggio, è da poco partita la quarta missione sul posto. 

Con gli interventi odierni salgono ad oltre 100 le ore di volo complessive già effettuate dagli elicotteri della Difesa in Sicilia per la lotta agli incendi boschivi.

Un contributo che si inquadra nell’ambito dell’accordo siglato lo scorso giugno tra il Ministero della Difesa, la Regione e la Protezione Civile Nazionale, grazie al quale sono stati messi a disposizione – in diverse zone dell’isola – personale ed assetti delle Forze Armate. L’antincendio è una delle capacità duali che la Difesa mette a disposizione della collettività nei casi di pubblica utilità o in occasioni di calamità, operando in questo caso in stretto contatto e a supporto delle diverse agenzie e corpi dello Stato impegnati nei soccorsi a terra e in volo.

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Fonte e immagine: Stato Maggiore Difesa
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Traffico di migranti (video): indagati dalla DDA di Palermo cittadini africani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

 

Palermo, 1 luglio 2014 – La Polizia di Stato di Palermo ha eseguito, nelle province di Agrigento, Catania, Milano, Roma e Torino, 9 decreti di fermo e notificato 5 informazioni di garanzia, in stato di libertà, emesse dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti di 14 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, nonché di favoreggiamento dell’immigrazione e della permanenza clandestina, aggravati dal carattere transnazionale del sodalizio malavitoso.

Le indagini, condotte dalle Squadre Mobili di Palermo ed Agrigento coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, furono avviate dopo il tragico naufragio avvenuto il 3 ottobre 2013, nei pressi di Lampedusa e nel quale persero la vita almeno 366 migranti, hanno consentito di ricostruire, anche attraverso mirate attività tecniche, la struttura organizzativa e le dinamiche criminali di un pericoloso sodalizio malavitoso transnazionale, composto da soggetti eritrei, etiopi e sudanesi, che ha favorito, traendone ingenti profitti economici, l’immigrazione illegale di diverse centinaia di connazionali.


(nel video il testo delle intercettazioni telefoniche)

Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano un cittadino etiope e uno cittadino sudanese, ritenuti, da tempo, tra i più pericolosi e importanti trafficanti di migranti. In particolare, è emerso che quest’ultimo aveva il ruolo di raccogliere a Khartoum (Sudan), una consistente parte di migranti che venivano trasferiti, spesso con modalità vessatorie, a Tripoli (Libia), dove l’altro, dopo averli tenuti “segregati” in diverse abitazioni, di cui ha la disponibilità, li faceva imbarcare su natanti fatiscenti diretti verso le coste siciliane.

Le investigazioni hanno consentito, altresì, di individuare una cellula della medesima associazione criminale, composta da cittadini eritrei operanti in Italia, in particolare nelle province di Agrigento e Roma, che favoriva la permanenza illegale di migranti clandestini sul territorio nazionale e ne agevolava il successivo espatrio, sempre illegalmente, verso altri Paesi dell’Unione Europea, in particolare Norvegia e Germania, o del continente americano, tra tutti il Canada.

Nel corso delle indagini sono emersi, inoltre, precisi riferimenti alle continue violenze fisiche e alle reiterate torture che hanno subito numerosi migranti, nonché ai ripetuti stupri, anche di gruppo, cui sono state sottoposte diverse donne.

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Fonte: Polizia di Stato

 


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