Archivi del giorno: dicembre 19, 2014

Carabinieri: il generale Gino Micale a Novara premia i militari per attività di servizio

Novara, 19 dicembre 2014 – Questa mattina il comandante della Legione Carabinieri “Piemonte e Valle d’Aosta”, generale di brigata Gino Micale, ha fatto visita al comando provinciale di Novara per premiare i militari distintisi in attività di servizio.

In particolare, sono stati consegnati gli encomi al luogotenente Adriano Tarantola, al maresciallo Lorenzo La Manna, al brigadiere Angelo Tavilla, agli appuntati Giovanni Di Resta e Christian Marangoni, tutti effettivi al nucleo investigativo, con la seguente motivazione: “Addetti a Nucleo Investigativo di Reparto Operativo, dando prova di qualificate doti professionali, spiccato intuito investigativo ed incondizionata dedizione, offrivano determinante contributo ad articolate attività di indagine, nei confronti di sodalizio criminale, dedito alla commissione di furti in abitazione ed alla ricettazione. L’operazione si concludeva con l’arresto di 39 persone, 29 denunce in stato di libertà, il sequestro di una pistola completa di munizionamento, nonché il recupero di refurtiva per un valore di oltre 3 milioni di Euro.”

La complessa indagine, condotta nelle province di Novara, Milano e Monza dal febbraio al luglio del 2013, nonostante le significative difficoltà incontrate – che ha costretto i militari operanti all’esecuzione di incessanti servizi di osservazione e pedinamento, puntualmente documentati e filmati – ha permesso nel complesso di:

  • effettuare su tutto il territorio nazionale e con l’ausilio dei rispettivi comandi provinciali di competenza, n. 39 arresti, tra cui n. 28 soggetti di etnia georgiana, n. 2 egiziani, n. 2 ucraini e n. 1 nomade slavo;
  • deferire in stato di libertà di n. 29 soggetti di varie nazionalità.

Inoltre i militari hanno seguestrato:

  • svariato metallo pregiato, tra cui 10 (dieci) chilogrammi di oro e 80 (ottanta) di argento, preziosi di varia natura, per un valore complessivo di oltre 3.000.000,00 euro;
  • 187 monete commemorative da collezione, in prevalenza d’oro;
  • una tela ad olio attribuita al notissimo pittore Picasso, con relativa attestazione di genuinità;
  • una pistola Glock 9×21 comprensiva di 15 colpi, risultata provento di furto in Torino;
  • attrezzatura industriale atta allo scasso comprendente bombole di acetilene, trapani e pistole per tagli laser;
  • valuta straniera pari ad euro 200.000,00.

Infine hanno restituito gli aventi diritto dei preziosi vari per oltre 200.000,00 euro.

Al termine, il generale Micale ha espresso la propria soddisfazione per i risultati conseguiti nel corso del corrente anno, ed in particolare per la rapida e felice conclusione delle indagini relative all’omicidio Milani, augurando al personale ed alle famiglie di trascorrere in serenità le prossime festività.

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Fonte: Arma dei Carabinieri
(Comando provinciale di Novara)

Esiti dell’attività investigativa della polizia di stato contro il traffico di migranti

 

Catania, 19 dicembre 2014 – Si è tenuta oggi a Catania una conferenza stampa nell’aula delle adunanze del palazzo di giustizia, alla presenza del Procuratore della Repubblica preso il Tribunale di Catania, dott. Salvi, del direttore del servizio centrale operativo della Polizia di Stato, dott. Raffaele Grassi e i dirigenti delle squadre mobili di Catania, Siracusa e Ragusa, durante la quale sono stati comunicati i dati relativi all’attività investigativa di contrasto al fenomeno del traffico di migranti. Nel corso degli ultimi 18 mesi, (1.6.2013 ad oggi) la Polizia di Stato, avvalendosi anche di gruppi di lavoro interforze, ha sottoposto a provvedimento restrittivo 705 soggetti, di cui 593 considerati scafisti e 112 trafficanti.

Quattro sono le operazioni investigative che in collaborazione con la procura distrettuale di Catania hanno trovato la conclusione.

Operazione MARKEB EL KHEBIR

Il 12 settembre 2013, in provincia di Siracusa, investigatori delle squadre mobili di Siracusa e Catania e del Servizio Centrale Operativo, hanno eseguito 20 fermi di indiziati di delitto nei confronti di altrettanti cittadini egiziani ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta di esseri umani, aggravati dal carattere transnazionale. Nel corso dell’operazione, in acque internazionali, è stata sottoposta a sequestro una “nave madre; il 14.9.2013, in provincia di Siracusa, sono sati eseguiti 3 ulteriori decreti di fermo nei confronti di altrettanti referenti dell’organizzazione criminale egiziana, operanti a Siracusa.      

Nel medesimo contesto investigativo, il 10 novembre 2013, a Catania, investigatori di quella squadra mobile e del servizio centrale operativo hanno eseguito 16 fermi di indiziato di delitto, nei confronti di altrettanti cittadini egiziani, ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I predetti sono stati individuati quali componenti dell’equipaggio di una seconda nave madre, con a bordo 176 migranti.
Inoltre, il 31 gennaio 2014, gli investigatori della squadra mobile di Catania e del servizio centrale operativo hanno eseguito un provvedimento di fermo d’indiziato di delitto, emesso dalla D.D.A. di Catania, nei confronti di 14 membri dell’equipaggio della nave madre sequestrata, il giorno precedente, a sud di Capo Passero, nel siracusano.      
Infine, nel corso dell’inchiesta, è stato identificato l’organizzatore di numerosissimi viaggi di clandestini attraverso il Mediterraneo, grazie anche a una proficua attività di cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria con l’Egitto, il cittadino egiziano HANAFY Farrag, destinatario di una misura restrittiva estesa in ambito internazionale e tuttora ricercato.

L’HANAFY, peraltro, è ritenuto dalle autorità egiziane uno dei più pericolosi criminali di quel Paese. ricercato dalla polizia egiziana in quanto trafficante internazionale di stupefacenti e di armi, oltre che favoreggiatore dell’immigrazione clandestina e vertice del sodalizio incriminato.

Il 18 marzo 2014, nell’ambito della medesima operazione, investigatori delle squadre mobili di Siracusa, Catania e del servizio centrale operativo hanno dato esecuzione a 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Operazione TESSA

Il 29 gennaio 2013, a Catania, Siracusa e Milano, sono state eseguite 11 misure cautelari, nei confronti di altrettanti cittadini eritrei, responsabili di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e alla permanenza illegale di clandestini nel territorio nazionale. La complessa indagine, in particolare, ha consentito di individuare, nelle province menzionate, una rete criminale di cittadini eritrei dediti, dietro compenso, a fornire assistenza logistica ai connazionali giunti, con imbarcazioni provenienti dalle coste del Nord Africa. I destinatari delle misure restrittive accoglievano i migranti irregolari – fuggiti da strutture di accoglienza o sottrattisi alla individuazione delle Forze dell’ordine al momento dello sbarco – presso abitazioni o strutture fatiscenti nella loro disponibilità, provvedendo, dopo aver ricevuto somme di denaro, al loro trasferimento verso le destinazioni finali, solitamente individuati in Paesi del Nord Europa.

Operazione TOKHLA

Il 25 novembre 2014, nelle province di Catania, Milano, Roma e Trapani, investigatori della Polizia di Stato hanno eseguito 9 fermi di indiziati di delitto, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le indagini, hanno consentito di ricostruire, anche attraverso l’esperimento di mirate attività tecniche, la struttura organizzativa e le dinamiche criminali di un pericoloso network malavitoso transnazionale, composto da soggetti eritrei, che ha favorito, traendone ingenti profitti economici, l’immigrazione illegale di alcune migliaia di connazionali.

In particolare, le investigazioni, hanno evidenziato che alcuni dei trasferimenti via mare si sono conclusi con numerosi naufragi in cui hanno perso la vita centinaia di persone. Sono stati ricondotti al sodalizio menzionato 2 naufragi avvenuti, al largo delle coste libiche, il 13 maggio e il 28 giugno scorsi, a seguito dei quali sarebbero morti oltre 300 migranti.

Tra i soggetti appartenenti al sodalizio malavitoso in argomento figurano ulteriori 3 persone, sempre di origine eritrea, che operano stabilmente in Libia, nei confronti dei quali è tuttora in corso l’attività tesa alla compiuta identificazione.         
Durante l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi, peraltro, all’interno della base logistica catanese del sodalizio criminale, è stato rinvenuto il “libro mastro”, dell’associazione, e sono stati liberati 9 cittadini somali, di cui 8 minorenni, reclusi all’interno di una mansarda. Per tale motivo, si è provveduto all’arresto di un ulteriore complice, incriminato anche per sequestro di persona.
Infine, il 2 dicembre 2014, a Muncheberg, investigatori della “Bundespolizei”, del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Catania e del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia è stato eseguito un mandato di arresto europeo nei confronti del cittadino eritreo TESFAMARIAM Measho, oggetto di due articoli sull’ESPRESSO, coinvolto in un naufragio in cui hanno perso la vita oltre 200 persone, e ritenuto uno degli elementi verticistici dell’associazione criminale in argomento.

Naufragio del 9 settembre 2014

A seguito del naufragio del 9.9.2014, quando è affondato un barcone partito da Damietta, in Egitto, con a bordo centinaia di clandestini, prevalentemente palestinesi,  sono state avviate indagini dal servizio centrale operativo della Polizia di Stato e dalla squadra mobile di Ragusa, coordinati dalla Procura Distrettuale di Catania, finalizzate all’individuazione dei responsabili dell’organizzazione criminale che ha organizzato il viaggio clandestino e i responsabili dell’affondamento del citato barcone.

In particolare, l’inchiesta presenta evidenti profili transnazionali, per cui tramite una proficua attività di cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria, con la Palestina e con l’Egitto, si è pervenuti all’identificazione di due trafficanti, organizzatori del viaggio conclusosi tragicamente e operanti in Egitto, nei confronti dei quali è stato emesso un provvedimento restrittivo dalla competente autorità giudiziaria, esteso in ambito internazionale. Sono tuttora in corso indagini, finalizzate all’individuazione di ulteriori complici e in ordine alle responsabilità per l’affondamento del barcone in argomento.

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Fonte: Polizia di Stato
(Questura di Catania)

 

 

 


Libano: la JTF-L SW di UNIFIL impegnata nell’esercitazione multinazionale RITEX

Shama, 19 dicembre 2014 – Nei giorni scorsi i caschi blu della Joint Task Force Lebanon – Sector West (JTF-L SW) di UNIFIL, su base Brigata Pinerolo, sono stati impegnati nel sud del Libano nell’esercitazione multinazionale denominata “RITEX”  (Reserve Integration Training Exercise).

L’attività, diretta dal comando UNIFIL di Naqoura, ha permesso di testare le strutture di comando e controllo presenti nella missione (sala operativa di Unifil, sala operativa del Sector West, posto comando tattico del Sector West), la Force Commander Reserve, su base reggimento dell’esercito francese, e alcune unità di manovra italiane su base reggimento “Cavalleggeri Guide” (19°), tra cui la Riserva del Sector West (SMR – Sector Mobile Reserve).

L’esercitazione si è sviluppata attraverso la simulazione di un incidente basato sulla protesta di un gruppo di manifestanti locali, in questo modo le unità hanno effettuato un test di intervento gestito dalle sale operative dei comandi di Naqoura (JOC – Joint Operation Center), di Shama (TOC – Tactical Operation Center) e dal posto comando tattico del JTF- SW schierato sul luogo scelto per l’esercitazione.

Le unità coinvolte hanno potuto svolgere procedure di contenimento e controllo della folla (Crowd and Riot Control), che hanno consentito di testare prontezza e capacità di reazione dei soldati ed affinare il coordinamento delle strutture di comando e controllo.

Ad assistere all’attività erano presenti anche rappresentanti delle Forze Armate Libanesi (LAF), secondo il principio di supporto sancito dalla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il generale di brigata Stefano Del Col, comandante del Sector West di UNIFIL e del contingente italiano, nel commentare positivamente gli esiti dell’esercitazione, ha espresso la propria soddisfazione per la verifica addestrativa e la conferma di una concreta sintonia multinazionale capace di esprimere un modello operativo efficace.

La risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, oltre al supporto alle LAF prevede anche il monitoraggio della cessazione delle ostilità e l’assistenza alle popolazione locale.​

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Fonte: contingente italiano nel Libano del sud

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