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Archivi del giorno: luglio 26, 2014

Il cacciatorpediniere Andrea Doria parte per l’operazione antipirateria Atalanta 

Taranto, 26 luglio 2014 – Martedi mattina, tra l’abbraccio commosso di familiari e amici, il cacciatorpediniere Andrea Doria della Marina Militare ha lasciato la Stazione Navale Mar Grande di Taranto per prendere parte all’operazione Atalanta per il contrasto alla pirateria nelle acque dell’Oceano Indiano. La nave è ora in rotta verso il porto di Gibuti dove il prossimo 6 agosto il contrammiraglio tedesco Jὓrgen ZUR Mȕhlen cederà il comando dell’operazione al contrammiraglio Guido Rando della Marina Militare italiana.

L’Italia assume per la terza volta il Comando dell’Operazione da quando, nel dicembre 2008, Atalanta fu approvata dal Consiglio dell’Unione Europea per contrastare il fenomeno dilagante della pirateria marittima. «In quel periodo la situazione in Oceano Indiano era critica. Oggi, grazie all’intervento delle Marine europee, NATO e di coalizione, alla maggiore consapevolezza delle unità mercantili ed all’impiego dei Nuclei di Protezione, la situazione è sotto controllo, ma è necessario non abbassare la guardia: la minaccia dei pirati non può essere sottovalutata». Questo il commento dell’ammiraglio Rando pochi attimi prima del disormeggio.

Alle sue dipendenze, quale Force Commander della Task Force 465, al momento composta da quattro fregate (una olandese, due spagnole e una tedesca) nonché da una rifornitrice di squadra tedesca, uno staff internazionale formato da 34 ufficiali e sottufficiali appartenenti a 12 differenti nazioni (Belgio, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Olanda, Portogallo, Romania, Serbia e Spagna).

La nave Andrea Doria, sotto il comando del capitano di vascello Gianfranco Annunziata, ha un equipaggio di 208 tra uomini e donne comprensivo dei team specialistici della Brigata Marina San Marco, del Gruppo Operativo Subacquei e della Sezione Elicotteri, che disporrà di un elicottero EH 101.

Lunedì, il comandante in capo della Squadra Navale, ammiraglio di squadra Filippo Maria Foffi, ha salutato personalmente l’equipaggio di nave Doria, un momento di incontro per significare l’importanza della missione per la Marina Militare e per il nostro Paese. La Marina Militare è attualmente presente nel Corno d’Africa con il cacciatorpediniere Francesco Mimbelli impegnato dallo scorso 6 febbraio nell’operazione NATO Ocean Shield per il contrasto alla pirateria.

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Fonte e immagini: Marina Militare

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Fano: scoperti gli autori e i mandanti dell’incendio del ristorante “Pesce Azzurro”

Fano (PU), 26 luglio 2014 – Quattro anni fa a Fano, un incendio di vaste proporzioni e di difficile spegnimento aveva provocato la completa distruzione del ristorante all’insegna Pesce Azzurro, circa 1.600 mq di superficie, causando danni alla Coomarpesca per almeno 500.000 euro. Una grande perdita per l’attività, in aggiunta pure al mancato guadagno: circa 1.000 pasti al giorno a 10 euro l’uno. Per questo motivo la Coomarpesca ha cercato di riaprire una ventina di giorni dopo, anche se in maniera provvisoria.

Clamore e allarme tra la popolazione, e non solo a Fano, perché il Pesce Azzurro un tipico locale della marineria fanese, frequentatissimo sia dalla popolazione locale che dai numerosissimi forestieri di passaggio per turismo o lavoro. Caratteristica del locale era di servire specialità di pesce fresco, pescato nel mare della zona, dalla marineria fanese e offerto a buon mercato, per questo motivo, negli orari di apertura, si potevano notare all’ingresso del ristorante grandi file di persone.

Sul posto sono intervenuti subito i militari del Nucleo Operativo della Compagnia CC di Fano e di quelli del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Pesaro e Urbino. Facile intuire che l’incendio era di origine dolosa. A protezione dell’attività erano installate delle telecamere, i cui filmati sono stati subito sequestrati. Dalle immagini si potevano notare due figure scavalcare la recinzione per entrare nell’area, e pochi minuti dopo il bagliore dell’incendio e, quasi contemporaneamente, le stesse due figure saltare velocemente la recinzione e allontanarsi per la stessa via dalla quale si erano introdotte.

In quello stesso punto, a ridosso del muro di recinzione, nella parte esterna, è stata trovata una tanica di plastica da 5 litri, contenente circa 4 litri di benzina verde, anch’essa sequestrata. Come già noto agli inquirenti, alcuni ristoranti della zona della Sassonia di Fano non navigavano in buone acque, scarsamente frequentati causa l’elevatissimo numero di persone richiamate dalla concorrenza, costituita dal limitrofo locale “Pesce azzurro”.

Questo è stato senza dubbio un valido movente per l’incendio doloso, la distruzione del locale sarebbe stata certamente risolutiva per le sorti commerciali della concorrenza. Altra considerazione degli inquirenti è stata a proposito della tanica di carburante, che poteva avere un un forte collegamento con un personaggio di origini pugliesi, da tempo residente a Fano e altri personaggi collegati al suo entourage. Gli investigatori hanno quindi avviato, con carattere d’urgenza, una serie di attività info-investigative coordinate dalla Locale Procura della Repubblica riferibili alle persone sottoposte ad indagini.

Le successive complesse e articolate indagini hanno permesso di appurare che i responsabili di tale barbaro gesto facevano parte di un sodalizio criminoso incardinato in Puglia. Per questo motivo per cui, nel mese di febbraio 2011, la locale Procura della Repubblica ha trasmesso gli atti per competenza alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Del fascicolo trasmesso a Bari facevano parte anche gli atti e i risultati delle indagini sull’incendio del noto locale ristorante “Pesce azzurro”, la direzione dell’attività quindi veniva assunta dalla suddetta Autorità Giudiziaria.

Nel successivo mese di maggio 2012, a seguito dello stralcio della posizione riguardante l’incendio del ristorante Pesce azzurro, gli atti pertinenti a quell’episodio sono stati restituiti all’Autorità Giudiziaria di Pesaro che ha iscritto il nuovo procedimento penale, delegando i Carabinieri della Compagnia di Fano e quelli del Nucleo Investigativo di Pesaro ad eseguire delle indagini supplementari. Nel corso delle indagini sono state raccolti inconfutabili indizi di colpevolezza, che hanno reso i soggetti sopradescritti responsabili dell’incendio.

In particolare è emerso che una coppia, di origine pugliese e residente a Fano, proprietaria di un ristorante, aveva ideato il piano per eliminare la concorrenza. A tal proposito i coniugi si sono rivolti a un malavitoso della zona di Barletta, affinché li supportasse nel loro intento, individuando soggetti capaci di eseguirlo materialmente. Dalle indagini è emerso che i due erano socialmente pericolosi, grazie anche da indicazioni fornite da persone a conoscenza dei fatti. A finanziare il reato è stato un imprenditore fanese, anche lui intenzionato ad eliminare la concorrenza. Due pluripregiudicati pugliesi si sono adoperati per ingaggiare gli autori materiali dell’incendio, individuati nel territorio di loro influenza, supportandoli e mantenendo contatti con loro per tutta la durata della trasferta, finalizzata ad eseguire l’azione delittuosa. Inoltre due pluripregiudicati, che hanno eseguito materialmente l’azione, con lo scopo di eludere qualsiasi controllo, hanno utilizzato come mezzo di spostamento il treno dalla stazione ferroviaria di Rimini, due ore dopo l’incendio. Località quest’ultima raggiunta in macchina per il tramite dei mandanti.

L’azione, che ha provocato un ingentissimo danno economico alle vittime, e grave pericolo causato dalla vastità dell’incendio prodotto, e che ha distrutto un’area di notevoli dimensioni, ha visto coinvolti soggetti che sono inseriti in un ambiente criminale consolidato, nell’ambito del quale si sono dimostrati profondamente introdotti ed operanti. Il locale imprenditore, che inizialmente sembrava estraneo dell’ambiente, aveva tuttavia dimostrato di sapersi destreggiare bene con certe dinamiche tipiche della malavita pugliese. È quindi emerso il suo coinvolgimento diretto, che, unita alle prove raccolte che lo avevano fatto ritenere un favoreggiatore, lo inseriscono pienamente nel ruolo di concorrente nel reato.

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Font: Arma dei Carabinieri
(Comando provinciale di Pesaro e Urbino)


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